La Parola pura del nostro destino di Maria Rita Bozzetti

“I poeti, soprattutto nell’epoca dei social network, sono i custodi della purezza della parola, della sua inviolabile, misteriosa profondità e bellezza” scrive nella prefazione Carmelo Mezzasalma, per poi proseguire: “Contro tutte le seduzioni della comunicazione facile e superficiale, la parola della poesia, infatti, è abitata da un desiderio insopprimibile di autentica moralità e, dunque, di verità.”
Trovo bellissimo il titolo di questo libro che andiamo a presentare: “La parola pura del nostro destino”, come armoniose e amabili sono le pagine dai profondi e intensi contenuti che invitano alla riflessione più attenta. Dice Maria Rita Bozzetti: “Quest’opera nasce dal mio impegno di testimoniare la presenza di Dio nella mia vita: è una raccolta di meditazioni suggerite dalla lettura di un Messale, per anni interlocutore di preghiera. Rivolgermi alla Bibbia per avere luce sulle zone buie del quotidiano è stato un esercizio imparato da ragazza, e poi raffinato nelle comparazioni con altri testi di Religioni diverse dalla cristiana, in uno studio che mi convinse della Infinitezza e grande attualità del messaggio di Gesù.”
La Parola è l’illuminazione, la Parola è il Verbum divino che accompagna la nostra vita e che soprattutto ci dà vita. E’ l’incipit del mondo. “Bisogna sperare oltre il visibile” scrive l’autrice. “Il mio è stato un sentiero con sassi di indifferenza e di dolore: ma sempre dietro il sasso nasceva timido un fiore piccolo di speranza, che aiutava a dimenticare, e di questo si è alimentato il mio volo verso Dio. Energia della Speranza: forza di non abbandonare mai la certezza di un Ignoto che ci conosce e ci ama.” Parole, queste di Maria Rita Bozzetti che si commentano da sole, per la loro interezza, per la loro pienezza e immensa bellezza. Una scrittura che è l’elogio stesso della parola che qui si eleva verso le vette più alte della conoscenza e del profondo sentire umano, unito a quella scintilla divina che arde nel cuore degli uomini e da cui essi stessi traggono linfa vitale. Pensieri questi, per crescere, per elevarci a spirito, per incontrare Dio e udire la sua voce che regna dentro di noi, ma che spesso il quotidiano vivere con il suo rumore e la fretta nasconde, insidia, cancella. Un bellissimo libro che racchiude perle di pensieri di saggezza e d’amore, scritto nella maniera più egregia. Un libro dove è racchiusa “la parola pura del nostro destino”. Da non perdere la lettura. Per vivere meglio. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Beato l’uomo
che non segue il consiglio dei malvagi,
non resta sulla via dei peccatori
non sta in compagnia degli arroganti
ma nell’insegnamento del Signore trova la sua gioia
e medita il suo insegnamento giorno e notte.
Sal 1, 1-2

Chi sono gli empi da cui dovrei difendere il cuore? Cui dovrei rifiutare anche la comunione di un passo, o di una parola? Chi i peccatori sulla cui strada dovrei evitare anche la più piccola sosta, un attimo di curiosità, un secondo per scrutarne il volto? Sembrano tutti buoni, gli uomini, imboniti dalla loro sete di raggiro, dal proposito di nascondersi sotto spoglie inermi, maschere di agnelli per celare il lupo: non si separa la schiera dei buoni da quella dei cattivi, ogni gesto anche il più turpe trova una giustificazione, quasi che essere malvagi è una intrinseca possibilità di esprimere la propria umanità e non uno stato che va rinnegato perché rappresenta la feccia dell’essere uomini. Anche io dopo un atto che infligga dolore ad un altro io, troverò sicuramente chi spiegherà il mio operato alla luce della più spregiudicata logica e salverà dall’accusa la mia volontà di male, lasciando il debole, vittima indifesa, nella solitudine.
Alimentare la schiera dei cattivi scampa ogni nostro atto; confondere i margini amplia lo spazio dove possiamo muoverci con la coscienza di non aver voluto nuocere, addebitandoci dei peccati mortali solo una leggera venialità. Ma l’uomo che non allena la propria coscienza non è beato, perché subisce la prepotenza psicologica degli empi, e nel camminare accanto ai peccatori ne sopporta il lavaggio delle parole egoiste, e nel sedersi accanto ai beffardi ne condivide la schiavitù perversa e velenosa, pane che non sazia nel suo insaziabile piacere di critica e che riduce il raziocinio ad inseguimento di uomini e non di idee. Questo uomo che non ha il coraggio di porsi una domanda fuori dal cerchio della dorata prigione della società, che si annulla nella comoda imitazione e nell’assenso tranquillo ai dettami di un potere senza giustizia e senza amore, non raggiunge la coscienza della pace interiore, né può arrivare a sentirne il profumo, è avulso dalla serenità del Sapere, unico interruttore per aprire il palcoscenico della vita e capire il ruolo di sé e quello degli altri.
E come se la contiguità con una visione poco chiara annullasse la vista, come se il non andare al fondo dei problemi esistenziali portasse l’essere nelle sabbie mobili, dove la coscienza soffocata dalla melma diventa dolore di vivere e deprime l’ansia di libertà. Bisogna imparare a distinguere dal bene il male, il proprio prima di quello dell’altro, e poi quello di chi ci è simpatico, di chi Condivide il nostro operare, di chi ci piace: allora sapremo riconoscere i veri recinti e non abban-doneremo l’autentica vittima, nuda di falsi ideologismi atti a catturare simpatia e che nella dignità dell’isolamento avrà la forza di insegnarci la strada della Verità.
E quali dettami deve meditare l’uomo per imparare ad avvicinarsi all’emozione della beatitudine, in pace con sé e con gli altri fratelli? Non certo i pensieri della sola sua esperienza, ma quelli che rappresentano il massimo della legalità, senza l’ombra di particolarismi e di facili soluzioni celanti il personale interesse. E chi se non la Parola del Signore può incarnare questa realtà, che si snoda dalla passione umana e diventa leggero pensiero al di sopra dei destini dell’uomo? Questo studio della Sua Parola, nel silenzio della notte e del giorno, immune da ogni tentazione di vanagloria, rafforza l’io, perché possa difendersi dagli attacchi subdoli di malvagie perversioni, lo incoraggia ad essere padrone della vita, personaggio e non comparsa della quotidianità.

Signore, quanti sono i miei avversari!
molti si levano contro di me
molti dichiarano su di me:
“’Per lui non c’è salvezza in ‘Dio!”.

Ma tu, Signore, mio scudo e mia gloria
sei tu che alzi la mia fronte.
Sal 3, 2-4

Chi è questo interlocutore che chiamo “Signore”, che merita il mio rispetto, e anche la mia devozione? Chi è mai quest’anima che sa capire così bene la mia da ottenere la mia fiducia, la mia richiesta di aiuto? Chi il dialogante così confidenziale, così vicino a me, che diventa naturale rivolgermi a Lui, in un ampliamento di coscienza che abbraccia sconfinati ambiti di spazio e di tempo?
Lo chiamo Signore, mi hanno insegnato che Dio esiste, ho contattato la sua presenza nella mia vita, tante volte, ho imparato ad ascoltarlo, per ridurre gli errori del mio vivere. Ho letto come un’atea i suoi dettami, e ho dovuto ammettere che il rigore della sua logica mi ha impedito spesso di sbagliare. E nella dispersione del tempo in mezzo agli altri, nell’inevitabile conflitto con un mio simile, in diverbio di interesse psichico e materiale, nelle nascoste distanze rafforzate dalla vicinanza, quando si crede di poter fare “giustizia” per riportare legalità al convivere, interviene il bisogno di rivolgersi a Questo Altro, capace di svelare la sede della Verità e di suggerire alla coscienza le parole che formano lo scudo inattaccabile dalla menzogna. Si inserisce sul guado del fiume quotidiano la sua presenza che unisce come un ponte di equità, che avvicina come un ponte di chiarezza, una luce che aiuta a vedere i caratteri un po’ stinti della Verità. Questo Altro può divenire la mia gioia, se ho superato l’accesso alla sua casa, ba-gnandomi nelle acque che devono lavare le macchie delle cattive intenzioni, spesso solo nascosta volontà di emergere e sopraffare. Devo interrogare la coscienza sulla lealtà del mio operato, davanti alla legge del rispetto del prossimo, standard universale di paragone per tutte le mie azioni. Questo Altro sa rispondere, se la mia voce è domanda sincera e pronta ad accettare tutte le conseguenze di un verdetto; sa indicare strade, anche solitarie, con un traguardo abbondante di pace per colmare i vuoti della traversata; sa suggerire l’azione da fare, quella che rende libero il cuore dalla servitù dell’egoismo personale.
Questo Altro ho imparato a chiamare Signore, e poi Padre, e poi Tu, in un rapporto naturale, nato dentro i bui del mio sentirmi coscienza, spesso slargata in un infinito da dover riempire di Qualcuno più grande, e spesso così ridotta da limitare il passo, in esigenza di un orizzonte più ampio proporzionato alla bellezza del mondo visibile.
Accanto alla sua Parola c’è gioia, quella del distacco, quella del tutto riducibile a nulla se confrontato con la misura incommensurabile del tempo, quella che si dispensa dalle proprie ragioni e si accontenta di guardare con il volto in alto, in possibilità di scrutare nuovi margini vivibili, di cogliere del domani quei suoni leggeri e imponderabili che sono l’ombra del futuro quando da Dio cammina.

***
La parola pura del nostro destino
di Maria Rita Bozzetti
2013, pag. 102
Edizioni Feeria – Comunità di San Leolino

Maria Rita Bozzetti

Maria Rita Bozzetti, nasce a Roma, si laurea presso l’Università Cattolica del Sacro Cuore in Medicina e Chirurgia e si specializza in Ematologia clinica e di laboratorio. Si dedica con grande attenzione alla sua attività Ospedaliera, divenendo presto Primario Ospedaliero. Attualmente vive a Galatina (Lecce) e si dedica esclusivamente all’attività letteraria. Ha pubblicato: Polvere di giorni (1992); Canta l’Eterno Presente (1998); Il Dio che non parla (2002); Nell’ozio delle erbacce. Meditazioni in poesia su brani del Vangelo di Matteo (2004); I dintorni della tua memoria. Pensieri poetici in ricordo del Maestro Nicola De Donno (2004, del 2007 la versione in albanese); Segmenti ex temporanei (2006); Monade Arroccata. Meditazioni in poesia su brani del Vangelo di Giovanni e del Qohèlet (2008); Senza potere. Romanzo (2009); Sulla soglia. Poesie sui bambini uccisi in guerra (2010); La mia Cappuccetto Rosso. Fiaba rivisitata in endecasillabi (2010); brani di Monade arroccata musicati dal Maestro compositore Alberto Giglioni e recitati dall’attrice Grazia Ferrali (CD musicale, 2010); Tu, l’altra carne… Poesie meditando la Via Crucis dalle rovine di un terremoto (2012). Collabora ad alcune riviste, con testi di attualità e di critica.

Guarda tutti gli articoli

5 Commenti

  1. La Parola di Dio si e’ fatta carne: E anche le nostre parole devono insanguinarsi nella vita, per sostanziarsi.
    ” Ne ferisce piu’ la lingua che la spada ” , recita un antico adagio. Per significare la potenza del verbo. E Maria Rita Bozzetti ci introduce, con questo saggio, nel misterioso mondo del linguaggio, misterioso e affacinante. Complimenti.

  2. grazie cara Franca delle parole con cui chiarisci la poesia”un’espressione dello spirito individuale : dove viene esaltata la sincerità, verità, spontaneità e la creatività soggettiva e irripetibile. Per questo si possono gustare molti stili.” Questa affermazione permette di accogliere accanto ai grandi anche i piccoli poeti, in ricerca continua di comunicazione e dare loro una valenza particolare nel tempo. E’ confortante poter dire ed essere ascoltato e vincere l’isolamento. Grazie e Auguri di buone feste

  3. Complimenti Maria Rita Bozzetti,
    già quel poco che ho letto mi ha emozionato, mi piacerebbe leggerlo tutto in effetti. Per gustarmelo nella sua interezza.
    A mio avviso : …Nel Germoglio è già scritta la Gloria del Fiore!
    Sono perfettamente d’accordo che i poeti sono i custodi della parola.

    Per me, la parola, la poesia e l’arte pura è anche un’espressione dello spirito individuale : dove viene esaltata la sincerità, verità, spontaneità e la creatività soggettiva e irripetibile. Per questo si possono gustare molti stili.

    Io direi: Stelle che vibrano di luce propria nello stesso Firmamento!

    AUGURI DA FRANCA FASOLATO

  4. Ho conosciuto Maria Rita Bozzetti a Marineo, vincitrice di un concorso internazionale di poesia e ho potuto, in quei pochissimi giorni, apprezzare la sua sensibilità di donna e di poetessa del dolore e dell’ interiorità.
    Veramente una bella persona che mi piacerebbe conoscere di più attraverso questo suo libro che si presenta, dal suo incipit, profondo e ricco di spiritualità.

    • Grazie Elia, anche io ricordo quella parentesi piacevole a Palermo: ti ringrazio delle lusinghiere parole, credo che ognuno di noi cerchi una risposta la proprio vivere, e con il tempo scavi sempre più a fondo, fino a credere di ritrovarsi nel buio che lontano, comunque, sente di aver trovato luce. Grazie e un abbraccio

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -