LA RECENSIONE di Nicla Morletti

La polvere d'oro
“La polvere d’oro” è una bella storia narrata con stile elegante e ricchezza di immagini.
Dorella Dignola Mascherpa ha una vera e propria vocazione per lo
scrivere, nel cesellare immagini e personaggi, nel dipingere con parole
appropriate scene e paesaggi. Nel creare atmosfere.
Ed ecco che nella lettura ci afferra il profumo dei fiori sotto le
chiome dei verdi pini, mentre il ruscello scivola tra i sassi e l’acqua
lambisce erba nuova. Un germano reale dalle piume lucenti vola
improvviso nell’aria. E tra i sentieri del bosco inizia una nuova
affascinante storia: polvere d’oro per i nostri invisibili occhi, per
le nostre anime leggere, ad arricchire i pensieri, le emozioni, le
sensazioni dell’alba di giorni nuovi.
Nella copertina, creata da Manuale di Mari, un dipinto dell’autrice.

LA POLVERE D’ORO
di Dorella Dignola Mascherpa
Inedito
2008
Editori interessati alla lettura integrale e alla pubblicazione del libro possono richiedere un contatto con l’autore.
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Ho voluto proporre il racconto di un vissuto di carattere “Surreale”
che si svolge sotto la vigile immanenza del Trascendente, reso
visibile, sperimentabile nella quotidianità.
L’uomo
sempre immagina quel qualcosa che lo supera, che determina l’esistenza,
in tutte le infinite forme di fede: le religioni che accomunano popoli
d’ogni nazione, l’Astrologia, fino alla malintesa forma di protezione
che è la superstizione.
Nella vita del romanzo non vi è
superstizione e la fede religiosa è narrata come la cosa più naturale
ed ovvia della vita, con i riferimenti ai luoghi di culto, ignorata
anche quando è visibile l’intervento del miracolo.
La Polvere d’oro è un tratteggio nell’istante che illumina il bene. La cenere è il richiamo, la denuncia del male presente.
Pagine di grande male si alternano a momenti di totale felicità, di candore, di bellezza.
Il
Trascendente cala nelle esperienze di ogni giorno dei componenti la
storia raccontata, ne percorre il tempo; accompagna, sorregge e
corregge la vita di ciascuno.
Si noterà come ogni personaggio sia
protagonista; non vi sono eroi od eroine, tutti sono autenticamente
umani nel bene e nel male. Il vero protagonista è il Trascendente,
impersonato dal familiare e tuttavia misterioso pescatore
Blu-fisher-man che con estremo riserbo, discrezione e con grande
rispetto della libertà, interviene nei momenti nevralgici della vicenda
affinchè sia fatta luce sulle consuete e sempre possibili confusioni
dell’umana esistenza.
La Polvere d’oro e il discrimine tra il bene ed il male; ne sottolinea la circostanza quale richiamo alla verità, alla luce.
Dorella Dignola Mascherpa

Dal Capitolo VI

Oliviero partì dalla stazione verso le otto del mattino. Era un lunedì ancora pieno del sole dell’estate che stava finendo.
Monica
e Mauro lo accompagnarono ed alla stazione trovarono anche il padre
che, suo malgrado, non riusciva a mascherare una certa fierezza.
Oliviero invece faceva sforzi per mostrarsi tranquillo e sfoggiava
sorrisi affinché potessero apparire credibili. Gli dispiaceva tanto
andarsene di casa, abbandonare gli studi, la musica adorata e Monica
che aveva fatto breccia nel suo cuore.
Monica era bella e Oliviero
ora la vedeva stupenda. Era cresciuta molto in altezza ed il suo corpo
aveva le sinuosità che si richiedono alle modelle della moda. Aveva una
massa di capelli co1or castano scuro ed occhi mirabilmente blu. I
capelli pieni di riflessi dorati erano voluminosi e a piccoli riccioli
che ella portava abitualmente sciolti. Aveva la carnagione chiara e
compatta, punteggiata da piccole efelidi sulla cima delle guance e del
naso. Somigliava molto alle bambole americane ed un po’ per scherzo ed
un po’ per davvero, in casa la chiamavano “Barbie”.
Era venuta
alla stazione recando un pacco che consegnò ad Oliviero dicendog1i:
“Non aprirlo ora, guarderai il contenuto quando sarai arrivato a
destinazione; ti ho messo cose che spero ti piacciano e che ti facciano
sentire meno solo” .
Oliviero l’abbracciò davanti a tutti, sebbene
fosse soltanto la seconda volta che lo faceva e non senza impaccio.
Egli capiva che appariva molto di più di quanto in realtà tra essi si
fossero detti; non soltanto non si conoscevano ma non sapevano neppure
se tra loro stesse iniziando un amore. Tuttavia la circostanza li
spingeva ad esprimere un rapporto intimo, come fosse già sperimentato.
Il padre ne era visibilmente contento e tra sè e sè già considerava il
figlio fidanzato con quella splendida ragazza.
“Ci ha tenuto tutto
nascosto, ma ora che sta per partire, ha sentito il dovere di farci
capire come stanno le cose. Eh! Birbante!”
Egli non aveva saputo
nulla fino a quel momento perché non c’era nulla da sapere; i due
giovani non si erano scambiati neppure un bacio.
Al momento di
salire in treno Oliviero abbracciò tutti e non esitò a prendere Monica
tra le braccia ed a baciarla lungamente come nelle scene dei vecchi
film; la situazione gli appariva un po’ grottesca e tale da
costringerli a quel comportamento; nessuno dei due però avvertiva
ambiguità: Monica pianse un pianto vero, con un dolore vero per il
distacco imminente. Mauro la strinse a sè e le accarezzò i capelli
mentre ella salutava con il braccio alzato Oliviero affacciato al
finestrino.
Tornando verso casa, Mauro le chiese: “Lo ami molto?
Mi dispiace che tu debba soffrire; con tutti i giovani che ci sono e
con tutti gli ammiratori che hai, proprio di Oliviero ti dovevi
innamorare che è tra i pochissimi che sono stati chiamati per questo
addestramento, su tutto il territorio nazionale.
Monica a quel
punto dovette continuare la sua finzione, non poteva più tornare
indietro e confessare di non conoscere i propri sentimenti. Doveva
ormai considerarsi la ragazza di Oliviero.
Si soffermò su questo
pensiero e s’accorse che la cosa non le dispiaceva affatto. Iniziò ad
immaginarlo in modo diverso, più legato a sè, alla sua vita; partecipe
delle sue decisioni di cui si ripromise di informarlo con
sollecitudine, per avere il suo parere e per dare concretezza alla loro
unione. Ciò l’aiutò a ritrovare una calma serenità. Questi nuovi
pensieri avevano cancellato la sua solitudine, ella ora sentiva di
appartenere, si sentiva sempre in compagnia…

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