La Primavera delle libellule di Gaia Zuccolotto

Gaia Zuccolotto è una giovanissima autrice di indubbio e innato talento. Dopo il successo di “Chandra”, ci propone un romanzo inedito dal fresco e allettante titolo: “La primavera delle libellule”, un fantasy straordinario, una favola per ieri, oggi e domani. Una storia bellissima per tutti in compagnia di Vanessa e del mondo delle fate fra ortensie, voli di farfalla, foglie d’edera. Un regno magico e incantato quello che ci propone l’autrice, come del resto la sua scrittura colma di quella freschezza, scioltezza e naturalezza, che vibra nella mente di chi ha già nel cuore tutti gli ingredienti per riuscire a vivere e a creare in armonia con il cosmo. Va veniamo all’incipit quanto mai particolare e attraente: a Città Capitale regna un’innaturale confusione. Una simile festa non si è mai vista. Una festa in onore della gente del luogo. Ovunque le voci del popolo delle fate che raccontano la loro storia sotto l’occhio lattescente e vigile della luna. Creature eteree, le ghirlande di campanule intrecciate tra i capelli si muovono leggere al vento che porta il profumo di fiori lontani. Trae inizio da qui la mirabile avventura che varcherà le soglie dell’infinito fino a giungere nel mondo degli umani. Da dove vengono le idee? Da dove trae ispirazione uno scrittore? Questo nessuno lo sa. Certe volte afferra un’idea in tram o ai giardini pubblici, magari di fronte al lago dei cigni, oppure vedendo nel cielo un volo di rondini. E’ lui stesso a catturare l’infinito o l’infinito a catturare lui? Insomma sono le idee che giungono o siamo noi ad afferrale al volo? E cosa dire dei personaggi? Sono essi che vengono a noi, magari in una notte di pioggia o di vento, oppure in un giorno di primavera al fiorire dei ciliegi? Chi scrive crea, chi scrive pensa, immagina, costruisce, si immedesima, vive la sua storia oppure tante storie. E Gaia Zuccolotto è un vero talento in questo. “La primavera delle libellule” è un sogno che si avvera e il trionfo della scrittura. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Prologo

Confusione. Regnava un’innaturale confusione a Città Capitale. In quel momento, più che mai. Una simile festa non s’era mai catapultata, in quei territori, scompigliando ogni cosa. Si teneva in onore del regno, in onore delle origini della gente del luogo. Ovunque si udivano le frivole voci del popolo delle fate, che raccontavano la loro storia a chi prima non aveva avuto orecchie per poterla sentire e occhi per poterla vedere: i più giovani stavano seduti ad ascoltare le secolari avventure narrate dagli anziani che le avevano vissute. Quattro eccentrici ragazzi stavano in disparte, seduti in circolo a parlare fra loro sotto l’occhio lattescente e vigile della luna, a poca distanza della quale si scorgeva il bagliore dorato del sole. Nei loro modi di fare, nei loro gesti, si intravedeva una grazia regale che solo poche delle fate presenti possedevano. Dai loro capelli si poteva intuire la loro natura fatata: uno dei quattro, fra i boccoli biondi, aveva maestose ortensie fiorite e delicate campanule; un altro pungenti rovi, intrecciati ai riccioli scuri; un altro ancora era circondato da una moltitudine di farfalle colorate. E poi, c’era seduto il ragazzo più bello, con i modi più raffinati: aveva capelvenere delicate, fra i capelli, e scure foglie d’edera. Ogni volta che scuoteva il capo, le foglie di felce danzavano sulla sua testa, solleticandogli la fronte. A guardarli, sembrava avessero tutti la stessa età. Ma chi poteva dirlo? Le fate sono esseri immortali e la loro pelle si raggrinzisce molto lentamente. Così seduti, se ne stavano a parlare tra loro in tranquillità, nonostante i loro occhi scrutassero vigili e irrequieti chiunque passasse loro troppo vicino. – Chi è con me?-. Dopo un lungo momento di silenzio, era stato il ragazzo dell’edera a parlare. Tutti gli altri abbassarono lo sguardo. -Allora?-. -Kyle, non ti pare un’idea avventata? Fuggire così dal regno…è oltraggioso!-, intervenne la fata dei rovi. Kyle fece una smorfia, irritato. -I codardi non sono ben accetti- , proclamò, -e come vedo, qui ce ne sono parecchi-, osservò i compagni uno per uno, sospirando. – Vorrà dire che partirò solo-. Il ragazzo con le farfalle sul capo gli si avventò contro. Inamovibile e inarrestabile, afferrò il compagno per la camicia, contraddicendolo con occhi furenti. -Se credi di darmi del codardo-, sibilò, -vedi di guardarti bene le spalle, d’ora in poi-, -Sebastian, non mi pare il caso-, lo ammonì il giovane dei rovi, afferrandolo per un braccio. Sebastian tornò al suo posto, continuando però a scambiarsi occhiate torve con Kyle. -Kyle, come pensi di scappare da qui?-, continuò il ragazzo dei rovi, -Ci sono troppe guardie a controllarci-, Kyle fece spallucce. -È tutto studiato, Ben, non darti troppe ansie-, -E le provviste? Come faremo per le provviste?-, intervenne il giovane che fino ad allora era rimasto in silenzio, quello che sul capo aveva ortensie profumate. Kyle gli sorrise. -Ho abbastanza denaro per sfamare l’intero regno, Herbie-, spiegò, -e poi non mi sarà difficile barattare tutto l’oro con qualche pagnotta-, Sebastian tornò alla carica. -Brutto lurido bastardo: avevi tutto e non ci hai detto niente?!-. Kyle sostenne il suo sguardo di fuoco e fece una smorfia, che bastò per far perdere la calma a Sebastian: si aggredirono l’un l’altro. Benjamin voltò lo sguardo altrove, verso le fate che danzavano attorno al grande falò, cantando a ritmo dei flauti dolci. -Cantano di un mondo in pace e di libertà-, disse. Alle sue spalle i suoi compagni si acquietarono. Benjamin si voltò, passando i suoi occhi dorati su ognuno dei compagni. Sorrise. -E allora, andiamo a cercarla-.

***

Da Parte Prima – Nel mondo degli umani – Capitolo 1

Una fresca brezza parlava dell’estate in arrivo. Il sole mattutino filtrava fra le persiane, spiando nella stanza una ragazza ancora addormentata sul suo letto. Una libellula andò a calarsi su una lampada danzante, sotto il potere magico del vento. Anche uno scacciapensieri, fuori dalla finestra, ondeggiava, mosso dalla brezza, facendo tintinnare i suoi sonagli.
Fu quel dolce suono, quella mattina, a svegliare Vanessa. Si rigirò sul letto, stiracchiandosi e bofonchiando qualcosa. S’alzò sui gomiti, stropicciandosi gli occhi e guardandosi attorno. Non si chiese che ore fossero, mentre si metteva in piedi: sapeva perfettamente che erano appena le sette e dieci di mattina. Ne era certa. Una folata di vento fece agitare le danze dello scacciapensieri, raggiungendo poi la giovane e scompigliandole i capelli. Sorseggiò un bicchier d’acqua, dimenticato fino a pochi istanti prima sul comodino, e abbandonò la stanza.
La libellula solitaria spiccò il volo e, sospinta dal venticello primaverile, sparì. Vanessa non sapeva. Non sapeva che, ogni mattina, ogni sera e in ogni altro momento della giornata, la libellula la seguiva. Era un insetto silenzioso e delicato, che la scrutava e celava ogni ricordo della sua vera natura.
Vanessa percorse il corridoio strisciando i piedi sul pavimento, gli occhi ancora socchiusi, i capelli spettinati. Raggiunse il bagno, si guardò allo specchio: ciò che questo le rimandò fu il riflesso di una ragazza qualunque, un po’ troppo bassa, un po’ troppo magra. Era l’immagine di una sedicenne con profondi occhi neri e capelli mossi, di un rosso innaturale. Erano capelli che troppe volte erano stati violentati da coloranti e ammoniaca e che avevano ormai perso la loro naturale lucentezza. Vanessa era così: una ragazza caratteristica, con un modo di vivere tutto suo. Vanessa era diversa dai suoi coetanei: non viveva di televisione o videogame, ma di natura. Il suo amore per gli alberi, i fiori, il cielo, superava ogni limite. Non vi era nulla, per lei, più bello del sole o più elegante di un insetto. Vanessa non si limitava ad amare la natura: la viveva.
Si sciacquò il volto, non curante della libellula che svolazzava per la stanza. Sospirò, incrociando lo sguardo del suo riflesso: i numerosi nodi fra i suoi capelli li facevano sembrare una parrucca. Rassegnata, afferrò la spazzola e l’affondò fra i crespi capelli, stringendo i denti ogni qualvolta s’impigliava su un nodo. -Fossi in te, non mi ostinerei a colorarli-. Vanessa volse lo sguardo verso sua madre, che sostava sulla soglia. -Ciao, mamma-. Sua madre sorrise ed entrò nella stanza, strappandole la spazzola dalle mani. -Aspetta, faccio io-, mormorò. Vanessa sospirò e, senza ribattere, lasciò che fosse sua madre a pettinarla. -Ecco fatto-, esclamò al termine dell’opera sua madre, riponendo la spazzola nell’armadietto del bagno. Baciò la guancia della figlia. -E niente più tinte per un po’-, sussurrò. Vanessa non rispose e attese che la madre uscisse, prima di riguardarsi allo specchio e sospirare nuovamente. – Buona giornata, Vanessa-.
Uno dei luoghi più affollati della città era sicuramente il liceo frequentato da Vanessa: lì, ogni mattina, centinaia di studenti sciamavano nel giardino e nelle classi, aspettando il suono della campanella. Fra questi, vi era anche Vanessa.
Si fermò davanti ai cancelli della scuola e sorrise. Il liceo era senza dubbio uno dei luoghi che preferiva: era un vecchio palazzo su tre piani, lungo il doppio della sua altezza e interamente ricoperto d’edera. Non appena varcò le cancellate, si diresse verso l’entrata principale, evitando di rivolgere lo sguardo ai gruppetti di adolescenti che parlavano fra loro. Entrò nell’istituto, iniziando a sgomitare per farsi largo fra tutti gli studenti presenti, fino a raggiungere la porta dall’altra parte del corridoio, quella che conduceva al giardino della scuola. Varcò la soglia e si guardò attorno, alla ricerca di sguardi conosciuti e volti a lei noti. C’erano moltissimi studenti là attorno, eppure erano in netta minoranza rispetto all’interno. Riuscì finalmente a localizzare un gruppo di due ragazzi e una ragazza, seduti all’ombra della magnolia al centro del giardino. Sorrise vedendoli. Erano le persone a cui teneva di più al mondo, erano la sua seconda famiglia. Li raggiunse velocemente. -Ciao, ragazzi-, li salutò, sedendosi vicino alla ragazza. -Buongiorno, cara-, ricambiò questa sorridendole. Aveva profondi occhi verdi, sotto lunghi capelli neri. -Stavamo giusto discutendo su un argomento davvero molto interessante-, gracchiò. Uno dei due ragazzi sbuffò.

***
La Primavera delle libellule
Quando le farfalle non sono solo nello stomaco
di Gaia Zuccolotto
Inedito

Gaia Zuccolotto

Gaia Zuccolotto, è nata nel 1997 e abita ad Altivole (TV). Nel 2012 con la sua prima opera, Chandra  edita da Albatros-Il Filo, vince il primo premio per la Sezione Giovani al Premio Letterario Internazionale Il Molinello. La Primavera delle libellule è il suo secondo romanzo (inedito).

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12 Commenti

  1. Mi piace. Cominciare una storia partendo da un mondo fantastico e catapultarsi ai giorni nostri in una normalità fantasiosa ma reale, stimola molto la curiosità per sapere come continua storia. Spero di leggere il seguito anche per la coinvolgente semplicità espositiva della scrittrice. Molto giovane e brava. Complimenti.

  2. E’ da quando ho letto Chandra che aspettavo di leggere ancora questa giovane autrice! Dall’intro si evince una fuga proibita da un mondo fantastico ed il primo capitolo riporta alla quotidiana realtà della ragazza della porta accanto. Sembra che presto ed inevitabilemnete questi due mondi si fonderanno come in un sogno.
    Bentornata Gaia, non vedo l’ora di perdermi tra le pagine di questa avventura!

  3. una introduzione semplicemente fantastica , dettagliata, chi scrive vive in quel mondo. Poi d’ improvviso la realtà quotidiana di chi vive questo mondo.
    Ma che storia ci vuoi raccontare Gaia, quel poco che ho letto mi rende curiosa.
    Il seguito saranno dei capitoli nel portale o ci sarà un libro vero ,ci tengo a saperlo.
    Brava

  4. Un buon inizio per una giovinissima scrittrice a qui auguro sucesso se non altro per la sua bravura descrittiva e sensibile.Complimenti

  5. L’autrice con uno stile fresco ed avvincente ti catapulta fin da subito in nuovo meraviglioso mondo , dove l’incalzare degli eventi e le passioni emozionato al punto di farti far tardi la sera lasciandoti poi sveglio a fantasticare sulla magia di quello che hai letto

  6. Se questa e un’opera d’esordio ,complimenti ,in attesa della prossima . Lettura scorrevole che ti prende e sorprende dalla prima all’ultima pagina ….!!

  7. brava. complimenti. continua cosi sei sulla buona strada.
    voglio sapere come continua la storia. spero di poterlo leggere tutto.
    in bocca al lupo.
    CIAO!

  8. Uno stile inconfondibile, fresco ed avvincente ti catapulta fin da subito in un nuovo meraviglioso mondo , stimolando la curiosa fantasia del sapere cosa succederà nelle pagine seguenti. Brava Gaia spero ci farai leggere il seguito.
    Steffy ,Sara eMichela.

  9. molto bene Gaia, alla fine ti ritrovo, in scrittura, quello che penso sia la tua vocazione.
    Ti ho scoperto leggendo Chandra, mi son detto Fantastica ragazzina, ora leggo il prologo di questo inedito, “La primavera delle farfalle” sei cresciuta vero? lo sento dalle prime righe non è ” fantasia” Tu sei nella storia Tu già dalle prime battute sapevi il finale. Spero che presto tutti abbiano la possibilità di conoscere lo svilupparsi della storia ,me compreso .Di solito si va in un mondo fantastico ,nel tuo racconto si parte da Citta Capitale con quattro personaggi a dir poco Speciali che partono per venire nel nostro mondo a cercare Pace e Libertà. INTERESSANTE. voglio sapere come procede la storia.
    Volevo anche dirti Brava, come scrivi è facile è semplice Visibile e palpabile chi ti legge è dentro la storia . Ciao apresto Renato

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