La stanza delle memorie di Cecilia Cartocci

Un bellissimo titolo, una bellissima storia, toccante, intrisa di intensità di sentimento e forte emozione, il tutto narrato in uno stile sobrio, elegante, preciso. Le descrizioni di stati d’animo e personaggi trascinano il lettore in un vortice di sensazioni che avvolgono nella spirale del tempo, delle cose, dei fatti e penetrano nell’anima come il vento tra gli alberi, le siepi, le case, ma senza frastuono, solo con la delicatezza di un soffio che tocca le corde del cuore. Tra le mura del Convento dell’Istituto Bambin Gesù di Spoleto nel quale Nina fa ritorno dopo tanti anni, si annidano i ricordi. Nella “Stanza delle memorie” c’è tutto ciò che ha segnato il trascorrere dei secoli tra le pareti antiche. Nina adesso è sposata, ha un bellissimo figlio e purtroppo è malata di sclerosi multipla, ma non ha mai perso il desiderio di indagare sui fatti del passato. Si ritrova così a leggere le lettere che un ragazzo di nome Nazareno scriveva dal fronte della prima Guerra Mondiale alla sua fidanzata Fidalma che era appunto rifugiata in quel Convento. La lettura del libro è struggente, coinvolgente, ricca di dettagli e avvolgenti stati d’animo. Il tessuto narrativo è ben intrecciato su diversi piani temporali. Una lettura indimenticabile che non lascerà delusi. Un romanzo bellissimo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

1
(OGGI, SPOLETO, NINA)

Lo stesso vento turbinoso di allora s’insinuava tra le case antiche della città, ma il frastuono, che proveniva dall’alto, Nina non l’aveva mai sentito. Alzò così gli occhi, verde scuro, al cielo cupo e guardò attentamente in attesa di scoprire il perché del rumore che l’assordava. Molti palazzi erano vuoti e degli interni erano visibili solo la vecchia carta da parati sui muri, mobili antichi e soffitti a cassettoni. Nessuna voce si udiva e nessun volto era visibile, però.
Qualcosa era attaccato in cima a molte finestre spalancate, alcune senza più infissi. Dopo aver guardato attentamente capì che erano sacchetti di plastica vuoti, azzurri per lo più. Da lì veniva il rumore incomprensibile: battevano al vento senza che nessuno li agitasse. Così sembrava, almeno, ma per Nina tutto ciò non aveva senso e non si vedeva nessun passante a cui chiedere.
«Li mettono in tanti per i piccioni, perché non si avvicinino alle case» seppe poi da una delle rare persone che si trovavano a passare, un signore anziano col cappello in capo, mai visto prima, e interrogato a proposito.
Voleva assolutamente capire perché tanti sacchetti di plastica stessero appesi lassù a fare tutto quel baccano: non le bastava quanto le aveva detto l’anziano passante.
Ma si faceva scuro e alla donna bionda non restava che inoltrarsi verso il proprio alloggio, sperando di riuscire a trovarlo senza alcuna guida. Molto tempo era passato dall’ultima volta che era stata in quel luogo. Tanti, però, erano i ricordi rimasti incastonati nella sua memoria.
Una cella del Convento dell’Istituto Bambin Gesù, da cui il Palazzo Ancaiani (luogo in cui si teneva il Convegno di Studi sull’Alto Medioevo) non distava molto, era l’alloggio che la ragazza aveva prenotato mesi addietro, appena saputo di essere stata ammessa al Congresso. Si trattava di una piccola stanza bianca e fredda in cui c’era posto soltanto per un letto, un comodino e un armadio a un’unica anta.
Era a Spoleto da sola, grazie a una borsa di studio, ed era fantastico potersi guardare intorno e scoprire la storia centenaria di quel posto: nicchie alle pareti, immagini sacre, un’unica finestra che dava sul chiostro, la porta di legno senza chiavistelli, le crepe intonacate che dal soffitto arrivavano al pavimento; segno, queste ultime, d’antichi terremoti.
Eppure, preoccupazione non ne aveva neanche un po’. Aveva solo curiosità di scoprire cosa nascondesse quella specie di ripostiglio nell’angolo in basso accanto al comodino, che le sembrava vagamente modificato, viste le spesse mura su cui insistevano le imposte.
Era il caso di profanare le due grucce antiche di legno nell’armadio vuoto scavato nella parete, ovviamente, col suo cappotto e i suoi calzoni?
Dunque… dove erano i grossi tramezzi una volta doveva esserci il muro portante, lo aveva chiaro in mente.
L’immagine di Suore addossate alle pareti, inginocchiate ai piedi del letto o a sbirciare dalla finestra i crolli provocati dal terremoto, aveva accompagnato la sua prima notte solitaria tra le coperte ruvide e pesanti del lettuccio, dove anche oggi si sarebbe addormentata.
A questo pensava Nina quando si era installata per la prima volta in quel Convento.
Su questo e su quello che era avvenuto durante il tempo trascorso dalla sua ultima visita, quando quelle Suore antiche non esistevano più (ma c’erano state davvero), rifletteva adesso.

2
(OGGI, SPOLETO, LA CUCINA COMUNE)

Ora erano passati molti anni e il motivo della sua presenza a Spoleto era un po’ diverso. Qualcuna delle anziane Suore, certo tra le più giovani, era ancora lì e la ricordava.
«Che cosa fai tu adesso?» le chiese Suor Agata con la consueta cordialità nel chiostro dove si erano appena riconosciute.
«Mi sono sposata, insegno Lettere e ho un figlio. Ah… soffro di sclerosi multipla, mi sostengo e cammino con un bastone. Qui come va?».
«Bene, solo che purtroppo le Suore giovani sono sempre meno, soprattutto le italiane. Soltanto qualche Africana o Indiana è entrata nell’Ordine, altrimenti sarei io da sola a portare avanti il Convento».
«Anche quando sono stata qui la prima volta la sua presenza era indispensabile, Suor Agata».
«Sì, ma come vedi, sono invecchiata pure io e per spiegare le regole del luogo agli ospiti c’è bisogno di sapersi far comprendere».
«La cucina comune, comunque, c’è sempre?».
«Certo, però è meno frequentata di quando sei stata tu qui».
Nina ricordava bene le cene tra studenti dapprincipio sconosciuti tra loro e poi le amicizie, le chiacchiere, le confidenze.
«Domani cucino io».
«Io laverò i piatti».
«Chi va a fare la spesa?».
Un continuo scambio di promesse, sempre mantenute, tra chi, provenendo da università lontane e diverse non poteva conoscersi prima, ma si trovava nello stesso luogo allo stesso momento. Si chiedevano a tavola di cosa si stessero attualmente occupando. Se erano argomenti interessanti iniziavano conversazioni lunghissime finché non era ora di ritirarsi, un po’ per rispetto alle abitudini del luogo, un po’ per la stanchezza che si diffondeva.
«Mi hanno proposto di scrivere una sorta di diario della battaglia tra Annibaie e i soldati romani sul Lago Trasimeno» raccontò una sera una ragazza piemontese.
«E tu? Non sei un’archeologa medievalista?» le chiesero in molti.
«Certo, ma mi pagano molto e, se studio un po’ su un testo fatto bene, credo di sapermela cavare».
«Anche se non conosci nemmeno il Trasimeno?».
Nina taceva e pensava che lei non avrebbe mai accettato un incarico simile. Questione di principi morali, pensava, anche se lei era in netta minoranza tra i giovani che sedevano a tavola.

***
La stanza delle memorie
di Cecilia Cartocci
2014, 124 p., brossura
Europa Edizioni
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Cecilia Cartocci

Cecilia Cartocci è nata a Roma il 14 aprile 1963. Laureata in Lettere ad indirizzo archeologico, di­plomata in Paleografìa greca e perfezionata in Ar­cheologia medievale, inizia a lavorare come arche- ologa scavando in alcune chiese paleocristiane di Roma e a Castel S. Angelo. Abilitata all’Insegna­mento, è entrata di ruolo ed ha insegnato Lettere e Storia dell’Arte.
Lasciato l’insegnamento per motivi di salute ha lavorato come bibliotecaria in un Liceo Classico di Roma.
Ha pubblicato, nel 2009, il suo primo racconto I Melangoli e, nel marzo 2014, Le stanze.

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20 Commenti

  1. Storia che sembra molto toccante.
    Ho un bimbo piccolo e sono molto sensibile, ora.
    Sarebbe bello sapere come prosegue!

  2. Queste poche righe, suscitano già tanta emozione e curiosità…sono sicura che tutta la storia sia così emozionante ed intensa…

  3. Sembra un libro interessantissimo e coinvolgente, appassionante e struggente, che ci porta a capire quello che hanno vissuto e provato i protagonisti vissuti in un’epoca diversa dalla nostra.

  4. Credo sia un libro emozionante che ci trasporta in un tempo lontano dal nostro. Mi piacerebbe leggerlo per scoprire se è come lo immagino!

  5. Mi piacerebbe moltissimo leggere questo libro perchè leggendo la trama lo trovo emozionante e molto intrigante. Da leggere sicuramente per fantasticare sulle storie del libro

  6. I primi versi mi hanno già fatta emozionare. Spero di poter leggere il libro per intero e rimanerne così affascinata. Grazie!! Federica

  7. Spoleto è una città magica, ricca di fascino…il luogo ideale in cui ambientare un bel romanzo che, già dall’incipit, ha catturato la mia attenzione e il mio interesse. Mi piacerebbe molto leggerlo

  8. La stanza delle memorie è un libro affascinante e trasversale; grazie alla curiosità della protagonista (e dell’Autrice) veniamo trasportati in questo luogo magico nel cuore dell’Umbria e da qui in un’altra dimensione temporale, più remota, che parla di tempi lontani, tempi duri che hanno scalfito le menti e gli animi degli uomini e donne che li hanno vissuti, senza che i sentimenti veri venissero intaccati. Ci ritroviamo coinvolti così anche noi lettori nel conoscere i risvolti di questa storia lontana, che corre parallela rispetto alle vicende della protagonista Nina, col fiato sospeso e il cuore speranzoso.

  9. Come un testo sacro, che propone diversi livelli di approfondimento, anche questo testo, sempre piacevole, avvincente e dettagliato, si rivela denso di contenuti intrecciati e sovrapposti. Passare da un piano temporale all’altro ci aiuta a comprendere da un lato, come il cuore dell’uomo, sensazioni e sentimenti in fondo non abbiano età, dall’altro che ognuno di noi in fondo è un puzzle più o meno casuale di suggestioni che ci rimandano ad un rapporto con tanti altri soggetti incontrati (fisicamente o no) sul nostro cammino. Un libro profondo come l’animo dell’autrice, sempre vivace, mai banale.

  10. Incipit ricco di intense e sorprendenti suggestioni. Una immersione nella atmosfera senza tempo di un convento nel cuore di Spoleto. Da leggere d’un fiato con calma, assaporando ogni frase

  11. Con uno stile limpido ed efficace, elegante e suggestivo, il romanzo si dipana attraverso vari piani temporali. L’ultimo ventennio del 1600, gli anni della Prima Guerra Mondiale, gli anni ’90 dello scorso secolo si rincorrono e si intersecano con leggerezza e maestria con il mondo attuale. In queste storie, tra passato remoto, passato prossimo e presente, non mancano evidenti richiami culturali di matrice archeologica e storiografica, che rendono l’opera estremamente avvincente. Tutti i vari piani temporali esprimono l’esistenza di vari mondi, tanti quanti la stanza delle memorie riesce a raccontare. Consiglio a tutti la lettura di questo bellissimo romanzo.

  12. Ne LA STANZA DELLE MEMORIE, Cecilia ritrova quanto il tempo sembrava aver cancellata, riproponendo le emozioni che il passato nel presente amplifica e sedimenta.
    L’ autrice mi permetta, poi, un inciso personale. Spoleto e’ una città meravigliosa, solo intaccata dalle barbarie moderniste, architettoniche e non.
    Se possibile, chiedo a Cecilia una copia del volume, sul quale produrre il commento dell’ animo eletto.
    Grazie.

  13. Il titolo mi ha ricordato un libro famoso “Il sapore delle madalaine” di Marcel Proust perchè anche il quel libro i ricordi sono il nucleo fondamentale del romanzo.
    Mi piacerebbe leggere di questi ricordi ed immaginare queste emozioni.
    Chissà se ne avrò la possibilità!

  14. Ne LA STANZA DELLE MEMORIE, Cecilia ritrova quanto il tempo sembrava aver cancellata, riproponendo le emozioni che il passato nel presente amplifica e sedimenta.
    L’ autrice mi permetta, poi, un inciso personale. Spoleto e’ una città meravigliosa, solo intaccata dalle barbarie moderniste, architettoniche e non. Qui e’ nata mia moglie. E dunque, il mio cuore si e’ accasato fra le sue mura.
    Se possibile, chiedo a Cecilia una copia del volume, sul quale produrre il commento dell’ animo eletto.
    Grazie.

    Gaetano

  15. Come inizio niente male, sarebbe bello poterlo leggere per intero, bella l’ambientazione in un convento, che ispirano ricerche e segreti!

  16. Vorrei tanto leggere questo romanzo! Mi sembra molto intrigante nonchè interessante dal punto di vista dell’ambientazione in un convento!

  17. Molto colpita dalla copertina e dal titolo. Sembra un libro molto appassionante, da scoprire piano piano fino all’ultima pagina. Spero di averne l’occasione, grazie!

  18. Semplicemente magico, atmosfera piacevole e linguaggio narrativo fluente…spero proprio di riceverlo perchè me ne sono già innamorata!! Sarebbe un bellissimo regalo sotto l’albero 🙂 Posso averne una copia?? Grazie grazie grazie grazie grazie 🙂

  19. Storia che va scorrevole e sospende nel tempo. Mi piace questo andare alla ricerca, che è un po’ il senso della vita.

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