La Vita appesa ai muri di Caterina Guttadauro La Brasca

Oggi più che mai siamo tutti costretti a toccare con mano la precarietà dell’esistenza e nuove sfide attendono l’uomo nella corsa della vita. Tutto questo ci racconta Caterina Guttadauro La Brasca, in un’alternarsi di sentimenti, angosce, gioie e malinconie.
Personaggi indimenticabili sfilano tra le pagine con i loro dolori, le loro speranze, le loro storie “appese ai muri dell’esistenza”. Gli occhi di Giada, che deve fare un servizio su uno dei paesi più colpiti dal terremoto dell’Emilia, vedono, stupiti, muri crollati come brandelli di vita sospesa, vedono uomini, donne, anziani e bambini con la sofferenza nel cuore e il dolore di perdere i loro ricordi. Crolla passato e futuro. Il silenzio degli anziani ferisce più delle macerie. E tutto quello che prima era, adesso non è più. Semplicemente e irrimediabilmente così. Altri personaggi vengono tratteggiati dall’autrice in punta di penna e nel fluido scorrere delle parole si fa largo Croce, una donna che è sempre stata sola, a servizio di una famiglia benestante… Ma desidero lasciare al lettore la scoperta di pagine che si fanno leggere piacevolmente per la loro scorrevolezza e per gli aspetti umani più profondi. Pagine che arricchiranno di più il nostro sapere sulla precarietà delle umane cose e dell’ esistenza. Caterina racconta la vita e dimostra amore per tutti i suoi personaggi. E poi, come ha scritto Franco di Mare, chi l’ha detto che nella malinconia non ci sia qualcosa di amaramente felice? Nicla Morletti

Anteprima del libro

Come sempre, Giada andava di corsa. Erano mesi che non riusciva a bere un caffè con la calma necessaria per gustarlo, e vederlo fare agli altri gliene faceva sentire di più la mancanza. La Redazione l’aveva appena incaricata di fare un servizio su uno dei paesi colpiti da quel terremoto che ormai da venti giorni massacrava l’Emilia Romagna.
Tutti i mezzi di informazione si sfidavano a cavalcare la notizia momento per momento e ad arrivare per primi a divulgare immagini di crolli, di ferite inferte a monumenti che hanno narrato per secoli la storia, di fabbriche che si erano accartocciate sugli operai che, nonostante il pericolo, stavano sul posto di lavoro perché lì era il pane per i loro figli.
L’uomo, fin dalla sua nascita, convive con paure più o meno logiche, cercando di non farle prevalere sulla ragione per non smarrire sé stesso.
Di consolatorio c’è il fatto che più si avanza nel cammino della vita più si riesce a trovare la forza di controllarle.
Il terremoto è una calamità naturale, non prevedibile e, con qualsiasi intensità si manifesti, provoca terrore perché mette l’uomo dinanzi alla sua impotenza, facendolo sentire infini-tamente piccolo.
Giada era per la prima volta su questo fronte e doveva correre più degli altri suoi colleghi, perché la tempestività e l’utilità della notizia le garantivano la continuità del suo lavoro.
Per questo motivo, non era mai tardi, non era mai festa, a lei si chiedeva il doppio per non chiudere con quel lavoro che, nonostante tutto, amava fin da bambina.
Era già per le scale quando si accorse di non aver preso le chiavi della macchina che, la sera prima, aveva stancamente appoggiato sul tavolo della cucina.
Rifece le scale al contrario, prese le chiavi che mise in tasca perché la borsa, sempre aperta, non garantiva più la sicurezza di ciò che conteneva.
La macchina era poco distante e mentre controllava mentalmente se aveva con sé il registratore, il taccuino, il broncodilatatore che la faceva convivere con una fastidiosa asma, si accorse del cenno di Adriana, che era al bancone del bar dove, Giada ogni tanto, agli orari più impensati, tra una telefonata e l’altra, ingoiava un caffè.
Oggi non c’era tempo, doveva indossare la paura, la rabbia, il dolore e la disperazione che la natura “vigliacca”, da anni appostata come un cecchino, aveva in trenta secondi, ripetutamente nell’arco di venti giorni, fatto sentire provocando ferite che difficilmente si sarebbero rimarginate.
Giada sapeva di non essere pronta a vivere in diretta un’esperienza del genere ma chi mai può esserlo? Una cosa sentiva: doveva far parte di quella tragedia! A lei non bastava fare un numero telefonico per l’invio di due euro.
Donare vuol dire aiutare e lei desiderava farlo mettendoci, oltre al cuore, anche le mani.
Sapeva quali erano i limiti che il suo mestiere esigeva: mantenere il controllo, non lasciarsi coinvolgere, almeno visivamente, dall’emozione, essere concisi ma precisi, perché una notizia approssimativa o enfatizzata non informava e poteva creare false speranze o inutile disperazione.
La motivava il fatto che fra una registrazione e l’altra, fra un articolo e l’altro, avrebbe potuto asciugare una lacrima di qualcuno che piangeva sulla sua vita diventata un mucchio di calcinacci o, abbracciandola, contenere il tremito di un’anziana donna che aveva dovuto, dopo una vita di stenti, arrendersi al senso di una frase che aveva sentito dire da sempre: «Al peggio non c’è mai fine».
Giada era una giornalista atipica in quel mondo: non cercava lo scoop ma voleva dare, a chi leggeva i suoi articoli, la possibilità di vivere l’emozione che scaturisce dalla parola, quando essa è vera, non elaborata dal mestiere, un fedele ritratto di una realtà bella o brutta che sia.
Dopo aver guidato in apnea mentale, si accorse di essere quasi arrivata al cuore degli eventi, lasciò la macchina, tanto un posto valeva l’altro, i vigili quel giorno avevano già molto a cui pensare.
Scese e gli occhi fotografarono ciò che la mente non poteva neanche immaginare: muri crollati e altri faticosamente in piedi, come brandelli di vita sospesa; chi si era sentito al riparo abitandoli ora li guardava frantumarsi con il dolore di perdere i propri ricordi.
Contemporaneamente crollavano il passato e il futuro. Lo leggevi negli occhi smarriti di vecchi e bambini.
Il silenzio degli anziani feriva più delle macerie.
Quel poco che avevano era la scommessa di una vita, anni di lavoro all’estero, vacanze mai fatte, mogli invecchiate dal lavoro nei campi adesso sventrati da quella stessa natura che li aveva visti rigogliosi, ondeggiare come un mare dorato quando il grano era maturo, nascondere tra i propri rami i nidi d’aprile, tra le gemme appena spuntate a salutare la primavera.
Avanzando lungo la strada, ognuno lavorava con quel che c’era: mani, vanghe, ruspe, ci si accorgeva che la vita e la morte andavano a braccetto.
Si estraevano corpi da sotto le macerie per dare loro una sepoltura e invece, in qualche caso fortunato, ti trovavi dinanzi due occhi che ti guardavano riconoscenti per aver messo fine a lunghissime ore di attesa, incastrati tra le macerie che avrebbero potuto ucciderli anziché proteggerli.
C’era un ordine diverso in tutto ciò che la circondava, ognuno scopriva parti di sé che non conosceva.
La risposta alla paura e al dolore diventava esagerata al punto di non riconoscersi in ciò che dicevano e facevano.
Giada avanzava e vedeva facce conosciute di colleghi che l’avevano preceduta, per raccontare ancora una volta una realtà che si aggiornava minuto per minuto.
Udì all’improvviso un rumore sordo, come di uno scoppio in lontananza, e sentì che i suoi piedi si smarrivano. Sentì freddo, ma un freddo che non sarebbe passato con un giaccone, tutto l’universo attorno a lei si animò di voci, grida, pianti di bambini.
Vedeva attorno a sé flash di giubbini arancio, gialli, che non metteva a fuoco, ma non era importante catalogarli, bensì farli operare ad ampio raggio e, se possibile, sommare al loro il proprio aiuto.
Nel vortice di tanto movimento, la colpì l’immobilità di due figure: un uomo anziano e un bambino fermi, dinanzi a una sola prospettiva: una casa che era appena crollata, adagiandosi in un mare di polvere che era il suo ultimo respiro. Li guardò e, avvicinandosi, ruppe con le parole quella staticità.

***
La Vita appesa ai muri
di Caterina Guttadauro La Brasca
Editoriale Programma, 2013 – pag. 119

Caterina Guttadauro La Brasca

E’ nata e vissuta in Sicilia dove ha completato i suoi studi classici. Vive da 37 anni a Bologna, sposata è ma­dre di una figlia, medico psicoterapeuta. È da sempre amante dello scrivere. Il suo primo libro “LA BARRIERA INVI­SIBILE” pubblicato nel 2010, ha vinto il Premio Speciale della Giuria al Premio Letterario Internazionale “Città di Cat­tolica”. È stata nel direttivo dell’Associazione Culturale “Lo Specchio di Alice”, dove scriveva sulla Rivista Quaderni ed ha preso parte ad un Romanzo Collettivo, assieme ad altri scrittori.
Nel 2011 ha pubblicato il suo secondo romanzo: “SILENZI D’AMORE” che ha vinto nella 2A Edizione del Premio Lette­rario Internazionale Montefiore, il Primo premio per la Sezione “PIANETA DONNA”. Silenzi D’Amore ha anche vinto il Premio Speciale della Giuria nell’Edizione 2012 del Premio Letterario Histonium ed è stato presentato dall’Autrice al Salone Interna­zionale del Libro di Torino Anno 2012 e a Roma alla Fiera del Libro “Più Libri Più Liberi” anno 2012.

Guarda tutti gli articoli

32 Commenti

  1. Come sempre hai saputo cogliere il senso della vita e tutto ciò che ci stà intorno. Auguri e aspettiamo il prossimo libro. Buon lavoro!!!

    • Gentile Rossella,mi auguro di continuare a scrivere,motivata dai vostri apprezzamenti. Grazie.

      Caterina

  2. Cara Katia mi dispiace che il terremoto le abbia distrutto la casa, immagino che ci si senta “nudi” senza le piccole cose di ogni giorno, senza i muri che hanno protetto le nostre emozioni. Provi però a fare una riflessione: i suoi sentimenti, tutto ciò che ha vissuto è dentro il suo cuore e la sua mente e nessuno mai potrà portarglieli via, ma soprattutto ha ancora un futuro. C’è purtroppo chi ha perso il bene più prezioso: la Vita. Non posso chiedere al momento altri indirizzi alla Redazione perchè sono oberati da tante richieste, pertanto se vuole continuare a parlarmi, mi contatti attraverso il mio blog raggiungibile cliccando sul mio nome qui nei commenti.
    Un caro abbraccio.
    Caterina

  3. purtroppo anch’io con il terremoto ho perso una parte della mia vita: la casa. leggendo l’anteprima del libro mi è venuto un dolore forte allo stomaco, mi sono ritornati alla mente brutti ricordi. comunque il libro è da leggere tutto d’un fiato, perchè l’autrice è una persona semplice che sa esprimere i veri sentimenti di una persona.

    • Cara Katia, mi dispiace non averla più sentita. Le ho lasciato la mia e-mail nel Blog e spero che lei l’abbia vista e che la usi.Non ho altro mezzo per raggiungerla perchè non si possono pubblicare dati riservati su questo Portale per il rispetto della privacy.
      Un caro saluto.

      Caterina.

  4. Una lode di gratitudine per le inesauribili risorse di Caterina a favore dei lettori.
    Nei primi tre libri che Caterina ha scritto con talento emerge una forte sensibilità, ricchezza di sentimenti ed una straordinaria capacità di scrittura.
    Caterina ha un grande amore per la scrittura, suscita forti emozini legate alla prfondità delle tematiche trattate.
    “La barriera invisibile” parla del vissuto di Caterina che incontra la sofferenza, la solitudine con sempre vivo il calore della speranza.E’ un libro affascinante che nell’ avanzare della lettura suscita “pathos”. L’ amore si prova, si sente, si condivide. Numerosi sono gli spunti su cui riflettere.
    “Silenzi d’amore” è uno straordinario romanzo, tutto al femminile, carico di suspance e di avventura. Caterina ci parla dei non detti delle donne; ci riporta alla Sicilia alle sue origini, alla sua cultura ed alle sue tradizioni.
    Nel libro “La vita appesa ai muri” l’ autrice non rifugge dalla drammaticità delle vicende umane spesso personalizzate da riferimenti autobiografici. Le inquietudini sono sempre placate da sillabe di gioia; il lettore vive un iridescente pullulare di azioni.
    GRAZIE Caterina!
    La tua migliore amica

    • Cara Ester, so quanto tu sia sincera ed affettuosa ma rimango sempre piacevolmente sorpresa dalle tue considerazioni. Tu sai quanto rispetto io abbia per i lettori e per chiunque ami la scrittura.
      Per chi scrive i libri sono come dei figli che si amano tutti allo stesso modo. Ho dato voce a storie che raccontano la vita che potrebbe essere anche la nostra.Chi legge troverà quindi gioia, dolore, difficoltà, la malattia,gli abbandoni ma non troverà disperazione e questo permette ad ogni personaggio, anche al più oltraggiato, di risollevarsi e di riconquistare la speranza. La Vita è un dono e spesso ci dimentichiamo che ci è stata data in prestito,è un valore da restituire arricchita d’amore e di fraterna solidarietà.
      Buona Vita amica mia.

      Caterina

  5. Quando ho letto la pagina introduttiva, non ho potuto fare a meno di soffermarmi a riflettere sul tema devastante del terremoto. E Giada, questa giornalista atipica, è stata il filo conduttore tra un mondo caratterizzato da panorami immensi, rigogliosi, caldi, ed un mondo invece distrutto dalla forza di un evento inatteso, incontrollabile. Una realtà che ancora vive di quello che è accaduto, che stenta a dimenticare… fra quei muri rimasti in piedi come a proteggere una vita che non vuole morire. E poi l’amore, un sottofondo che dà senso ad ogni azione, ad ogni parola. Non ho letto tutto il libro (spero di farlo presto) ma ho percepito molta sensibilità, tenacia, ed un indescrivibile senso d’unione fra la forza nel “non crollare” e l’amore “nel sorreggere”. Un libro che sicuramente non lascia cadere le parole ma le fa rivivere nell’anima di chi legge, come granelli di sabbia che, dispersi vivono ognuno nel riflesso di ciò che erano ma una volta ritrovati, ritrovano la forza per formare nuovamente una distesa di terra, di vita e di amore. Grazie all’autrice e mi scusi se non sarò stata in grado di descrivere appieno ciò che ho provato.

    • Cara Simona,è stata chiara e,quindi, comprensibile nell’esprimere il suo parere.Soprattutto ha saputo soffermarsi su dei particolari che sono di grande importanza e fanno da collante nelle storie.
      L’amore è il filo conduttore di tutti gli accadimenti e può sembrare strano celebrarlo in un contesto di distruzione e morte.Ma è li, dove viene messo a rischio tutto che occorre per motivare, anche con i ricordi, la volontà di tornare a vivere.Ma nulla si dimentica, il passato vivrà nel cuore di chi lo ha conosciuto o vissuto.Ecco il cuore sul muro che lei ha opportunamente inviato.
      Legga il libro, mi dica il suo pensiero e, se secondo lei ne vale la pena, lo consigli a chi ama leggere .
      Buona Lettura.
      Caterina

  6. Perdere tutto nel giro di pochi minuti, di pochi secondi… è una delle cose che mi fanno più paura!
    <>: queste parole racchiudono alla perfezione il senso di smarrimento (e non solo) di tutte le persone vittime di questi terremoti.

    Mi incuriosisce molto, spero di avere presto l’occasione per leggere questo libro!

    Cordiali saluti.
    Barbara

    • Cara Barbara, mi fa piacere esaudire il suo desiderio di leggere il mio libro. Si, restare vittima
      di un fenomeno naturale che, in un attimo, distrugge il lavoro di una vita fa sentire abbandonati
      senza le piccole e grandi cose che erano, ognuna con il suo significato,ci si sente denudati.
      Eppure queste persone hanno la forza di lasciarsi alle spalle tutto e di voler ricominciare, la voglia di vivere è l’unica cosa che permette loro di tornare a sperare in un nuovo futuro. Aspetto un suo commento a lettura finita.

      Caterina

  7. Come era accaduto per gli altri tuoi due libri precedenti, ho letto anche questo tutto d’un fiato e non sono rimasto deluso!
    La tua scrittura semplice e profonda mi colpisce sempre, perché arriva direttamente in fondo all’anima, lasciandovi un senso di serenità.
    I tuoi personaggi affrontano la vita con amore, svelandoci momento dopo momento le piccole cose che accomunano noi tutti.
    Grazie

    • Caro Ivo, le tue parole di commento al mio libro sono per me un vero regalo.
      Conosco la tua capacità di scrittura, la tua sensibilità e la tua cultura sconfinata e sentirmi elogiare mi fa bene al cuore. Questo Cuore che oggi più che mai dobbiamo alimentare perchè non sia messo
      fuori uso dal cinismo e dalla superficialità che impera dappertutto.
      A risentirci e un abbraccio.

      Caterina

  8. Cara Caterina,
    anche questa volta ti sei “intrufolata” nelle pieghe della nostra anima..e da abile interprete ne hai decodificato i messaggi più intimi e preziosi stendendoli con delicatezza davanti ai nostri occhi..
    L ‘immagine di quella povera ed anziana donna mi commuove..la sua unica voce per rispondere a ciò che è più grande di noi e che non segue nessuna logica..”Al peggio non c ‘è mai fine”..quasi come amara consolazione o, meglio, come necessaria superstizione .. Un rito,una sensazione, una preghiera, per dirci e per sentirci pronti ancora…ancora una volta, nell’ attesa degli “urti ” della vita.
    Grazie per la tua sensibilità nel cogliere e raccogliere le nostre emozioni.
    Mi piacerà leggere questa tua nuova creazione!

    • Gentile Angelica ( bello il suo nome), mi piace molto raccontare la Vita e, come lei dice, decodificarne il messaggio e tentare di trasferirlo ai lettori. I vecchi sono figure da me amate
      perchè ricche di esperienze, sono la storia di un popolo.
      In questo ultimo libro ne parlo molto perchè molto toccate da un fenomeno destabilizzante quale un terremoto.
      Essi non hanno molto futuro, sono fragili e avvertono l’impotenza per il peso degli anni e la forza che non hanno più. Non a caso si dice che da vecchi si torna bambini.
      Quando finirà di leggere il libro mi piacerebbe sapere le sue impressioni.
      Buona Lettura!!!!
      Caterina

  9. L’amore di cui solo l’uomo è capace è il filo conduttore dei romanzi di Caterina un amore che dona oltre i pregiudizi e in questo donarsi i personaggi trovano il vero senso della vita. Piacevolissima la lettura forti i sentimenti percepiti dal lettore che, al termine di ogni romanzo conserva nel cuore i personaggi conosciuti attraverso le storie raccontate come dei nuovi amici. Complimenti Caterina. Sonia

    • Cara Sonia,la vita è uno scorrere di dolori e gioie, di sogni e delusioni, di vittorie e di insuccessi che solo l’amore ci può dare la forza ed il coraggio necessari per viverla,
      Grazie per l’intensità delle sue parole e Buona Vita.
      Caterina

  10. Credevo di aver compreso che cosa significasse essere terremotati. Una delle mie migliori amiche vive nel paese più colpito. Credevo di essere una persona sensibile e molto partecipe ai problemi altrui. E lo sono, giuro. Ma attraverso il personaggio del nonno ho capito che in realtà non mi ero mai soffermata in modo così profondo e sincero a comprendere cosa significasse davvero aver perso tutto, che cosa significasse non avere più nulla per cui aggrapparsi ai propri ricordi ed a ciò che si è costruito in una intera vita.
    Ed è proprio questo che mi ha colpito del libro: attraverso personaggi e storie molto diversi tra loro, la capacità come filo conduttore di farti scavare nelle emozioni e nei sentimenti più profondi, quelli della solidarietà, che troppo spesso sono assopiti e schiacciati dai ritmi del frenetico quotidiano, dove l’individualità regna sovrana. E tutto con la massima naturalezza e massima semplicità di un linguaggio che entra dritto al cuore e ti catapulta in quella realtà in modo inaspettato.
    Grazie per tutto questo,
    Cristina

    • Cara Cristina,
      anche la lettura di un libro ci può aiutare a comprendere meglio la conoscenza che abbiamo di
      fenomeni che, soltanto perchè non siamo coinvolti in prima persona, suscitano in noi una umana pietà e tutto si ferma lì. Invece aiutare significa calarsi anche fisicamente nel problema, come fa Giada,la giornalista menzionata nel libro. Hai ragione, la solidarietà è un valore da riscoprire anche perchè essere utili agli altri significa aiutare anche noi stessi. Grazie per gli elogi al mio linguaggio perchè mi rende felice sapere che arrivo al cuore dei miei lettori.
      Un caro abbraccio.
      Caterina

  11. Cara Caterina, io ho letto i tuoi due precedenti libri e mi sono ritrovato in luoghi e posti a me cari, essendo siciliano come te. L’anteprima e la recensione mi fanno capire che non mi deluderai anche se affronti un fenomeno della natura che ci fa paura anche nominarlo. So però che in questo contesto emergeranno storie umane e figure che ci faranno riflettere sul vero valore della vita, su come bisogna crederci e difenderla sempre e comunque.Lo leggerò con attenzione ma ti dico fin da adesso brava per come usi le parole e per quanta commozione ci trasmetti.
    Mariano Guttadauro.

    • Grazie Mariano, per le parole lusinghiere che hai avuto per i miei scritti. E’ vero, ci accomuna la sicilianità e questo ti consente di testare la realtà del mio narrato. Si, questo libro parla di storie che raccontano la vita in uno scenario di morte e distruzione. La Natura sa essere matrigna a volte distruggendo tutto quello che abbiamo costruito in tanti anni di lavoro ma una sola cosa non può rubarci: la volontà di tornare a vivere. Questo ci insegna che il cuore e la mente devono avere dei contenuti perchè diversamente smarriamo noi stessi.
      Cordialmente.
      Caterina

  12. Cara Ketty anche quest’ultima pubblicazione mi ha inchiodato alla lettura tutta d’un fiato! Forti emozioni fanno vivere le tue parole e descrivono posti e situazioni che paiono proprio materializzarsi in un viaggio continuo nel tempo ! I momenti che preferisco però sono sempre quelli legati alle descrizioni di storie e personaggi della tua magnifica Sicilia di cui sono da sempre affascinata… Li proprio mi sembra di entrare in un film dai colori tenui e caldi di seppia ,terre sabbiose e polverose assolate,rallegrate dai colori vivaci e caldi della natura e dagli odori di manicaretti o anche di cibi semplici ,dai rumori di tradizioni domestiche e culturali e dalll’immensa ospitalità e calore di cuore che i siciliani sanno regalare! Questo libro mi ha fatto meditare anche sul fatto che quello che siamo e’ frutto di una nostra personalissima elaborazione di insegnamenti ed esperienze che solo l’amore di chi ci ha amato ( indipendentemente da chi esso sia : genitori, nonni, amici…) ci ha permesso di fare e che senza quell’amore donato senza chiedere nulla in cambio oggi non saremo quello che siamo! Presi dagli eventi della vita e dalla fretta dei tempi moderni spesso non ci si accorge di quanto inaspettatamente gratuitamente amorevolmente e anche a volte casualmente ci viene donato ed indirettamente insegnato…! Grazie Ketty per questo bel libro!! Annalisa

    • Cara Annalisa, un autore ha successo quando i suoi lettori,leggendolo, provano le stesse emozioni vissute da lui quando lo ha scritto.Mi fa piacere che tu abbia percepito la sicilianità che mi appartiene e che amo.Sei anche una donna sensibile perchè non ti sono sfuggiti certi particolari. Le mie storie sono pennellate di vita che, con i loro colori, mi hanno aiutato a proteggere gelosamente ciò che ho vissuto in prima persona o da spettatrice. La Sicilia non delude mai proprio perchè, come tu stessa dici, è GENEROSA.Oggi la vita si vive con superficialità e fretta al punto che, talvolta, si brucia.Ti auguro, se non lo sei ancora, di essere una mamma attenta e fonte di esempio per i tuoi figli che ti ripagheranno con lo stesso amore che tu avrai loro trasmesso. Grazie e complimenti per le tue capacità espressive.
      Un caro abbraccio.
      Caterina

  13. Ho letto la recensione presente nel Manuale di Mari e l’anteprima, e sono molto interessato ad approndire gli argomenti trattati nel tuo libro “LA VITA APPESA AI MURI”. Il tuo modo di scrivere e di trattare gli argomenti mi affascinano e mi emozionano tantissimo, per cui avrei anche piacere di conoscerti meglio. Vorrei comprare questo tuo libro se me ne dai la possibilità di farlo one line.
    Indicami per piacere la modalità di acquisto. Molte grazie e cordiali saluti, G. Lo Dato

    • Grazie per leggere i miei scritti e per le emozioni che dici di provare leggendoli. Certo puoi avere il mio libro usando il modulo d’ordine predisposto e che puoi trovare nel Portale o nel caso tu non riesca a trovarlo, riferendoti alla Redazione i cui operatori sono gentilissimi.
      Spero di risentirti.
      Caterina

  14. Già il titolo “la vita appesa ai muri”, lascia un ampio raggio di riflessione.. perché fa presagire qualcosa di tragico, ma che allo stesso tempo ci si aggrappa a qualcosa per andare avanti..
    e poi il resto della descrizione da onore al titolo, perché si percepisce l’emozione, la voglia di raccontare questa tragedia, ma con gli occhi di chi ha un cuore e che non descrive solo i particolari già sentiti, ma fa rivivere quest’esperienza dal punto di vista di chi l’ha vissuto, raccontando sensazioni, quegli istanti in cui tutto si ferma soprattutto per i bambini e gli anziani..
    mi ha colpito molto la frase “Oggi non c’era tempo, doveva indossare la paura, la rabbia, il dolore e la disperazione che la natura “vigliacca”..
    in particolare questa metafora della paura come se fosse un abito con cui addobbarsi per affrontare questa situazione..

    • Cara Maddy,si le pietre parlano e quindi rivelano che hanno un’anima. Sono 5 le storie che questa giovane giornalista si sentirà raccontare:nonni che tornano ad essere padri per amore, cuori graffiaati dalla violenza che la sete di potere, chiamata guerra, scatena negli uomini,amori forti, che sfidano la maldicenza pur di essere vissuti.Il terremoto è la violenza per eccellenza ma che diventa positiva perchè scaturiscono poi tante motivazioni per amare ancora di più la Vita.Bisogna avere la voglia di scoprire cosa si trova ad ascoltare Giada.
      Grazie per il bel commento e sono qui disponibile a motivarla.
      Un caro saluto.
      Caterina

  15. Difficile calibrare le parole
    quando si oscura il sole
    e la speranza vien devastata
    da una natura sciagurata.
    Caterina ci prova impersonando
    una cronista quando
    nel suo lavoro incrocia le emozioni
    prodotte da insuperabili condizioni.
    ” La vita appesa ai muri ”
    non e’ un racconto per uomini duri,
    ma la cronaca di una disperazione
    che fa’ il pari con la distruzione.
    Eppur la speranza non si e’ eclissata,
    la si trova solo martoriata
    nel futuro di un popolo in cammino
    verso l’ incerto, nebuloso destino.
    Qui solo la solidarieta’
    potra’ condurre alla dignita’
    di sentirsi ancora protagonisti
    sulle macerie di orrori mai visti.

    Gaetano

    • Gentile Gaetano (nome che mi è familiare perchè molto usato nella mia Sicilia) mi fa piacere che lei abbia colto non solo la disperazione ma anche la speranza e la voglia di non arrendersi nei miei personaggi.Occorre leggere il libro per scoprire che “quei muri” raccontano storie mai sentite, vite che diventano eccezionali perchè sono riuscite a trovare”se stessi” vivendone il costo.
      Grazie per la dedica.
      Caterina Guttadauro La Brasca

  16. Gent. Mery, il libro affronta, tramite questa giovane giornalista,tutto ciò che scatena l’impatto con una realtà devastata dalla natura. Parola meravigliosa che evoca prati verdi,distese di fiori, voci gioiose e che, invece, diventa morte, paura, silenzio in pochi attimi. Ci sono però dei muri rimasti in piedi, come guerrieri che difendono strenuamente ciò di cui sono stati testimoni, scaturiscono così racconti teneri, intensi,che lasciano una traccia nel lettore che li legge. Giada ritorna alla sua vita dopo una giornata difficile ma, per certi aspetti, rivelatrice di verità che colpiscono e regalano emozioni più alla donna che alla giornalista. La verità, in assoluto, che emerge dal libro è che noi siamo polvere ma polvere innamorata. Grazie per la sua attenzione.
    Caterina

  17. Dopo aver visto e sentito per giorni e giorni il terremoto in diretta TV, con gli occhi sgranati dal terrore e il cuore in frantumi per la pietà, mi sono sempre chiesta se il lavoro delle telecamere fosse assolutamente fedele alla realtà o se, con qualche sistema tecnologico, non fosse selettivo, parziale o esagerato. Se sondasse troppo i particolari o sorvolasse su elementi apparentemente impenetrabili.
    E le domande degli operatori ai superstiti erano opportune o, piuttosto, erano da evitare perché insensate, stupide, fuori luogo o, addirittura, impietose?
    Ecco! Leggendo l’anteprima di questo libro sento che “ la mia inviata speciale” mi racconterà come vanno realmente le cose nella zona dell’epicentro di questo e di altri terremoti.
    Mery Carol

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -