L'amore cattivo di Francesca Mazzucato

Finalmente un libro in cui il sentimento universale, l’amore, viene trattato al femminile attraverso una categoria tanto semplice e infantile quanto autentica, la cattiveria. Quella usata dai bambini per ‘capire’ e ‘giudicare’ il mondo: «Mamma il mio amico è buono, mamma il mio amico è cattivo». Dove nell’aggettivo ‘cattivo’ c’è tutto ciò che attiene all’istinto: la diffidenza, la paura, il buio, il freddo, l’ansia, la perdita di controllo, il bisogno di rivedere la luce e trovare la mano del genitore cui aggrapparsi. La stessa luce che da adulti equivale al bisogno di vivere l’amore in una completezza che forse non esiste. E allora si cede, si deroga, si rinuncia ogni giorno a pezzetti di sogno pur di dividere la propria vita con qualcuno, pur di avere l’illusione di essere una coppia che chissà perché nell’immaginario collettivo equivale alla perfezione, quando più spesso è solo l’incontro tra solitudini e frustrazioni in un tentativo maldestro e malsano di incastro. E così, nella ricerca della ‘stabilità’, ci si avvicina al precipizio. E così, l’aggettivo cattivo assume l’accezione di ambiguo, perverso, ossessivo, maledetto, violento, criminale.  Con un ritmo incalzante, Mazzucato ci trasporta nel disagio e nella disumanità. Non solo dentro la ‘testa’ e il ‘cuore’ dei protagonisti, ma dentro le nostre stesse viscere. Mazzucato, mette in stretta relazione l’età adulta con l’infanzia, palesando – seppur non dichiarandola e lasciandola all’intuizione e alla sensibilità del lettore –  una verità sacrosanta: se non ti sei sentita amata dalla mamma, non ti sentirai mai veramente amata da nessuno; se non ti sei sentita bella per la mamma, non ti sentirai mai abbastanza bella per nessuno;  se non ti sei sentita abbastanza per fare felice la mamma, allora non potrai mai rendere felice nessuno; se la mamma è stata cattiva, allora non potrai mai riconoscere davvero la cattiveria degli altri, perché in qualche modo ti sembrerà normale,  giusta, addirittura – purtroppo – meritata. Questo romanzo  ci porta ‘oltre’ l’amore, ci riporta al suo ‘inizio’, là dove tutto nasce, in un rincorrersi di ‘mai’ che si cristallizzano in ‘sempre’. Ci fa capire che se ci imbattiamo nell’amore cattivo, è perché nell’età che dovrebbe essere dell’incanto qualche ingranaggio emotivo è saltato. Certo, non bisogna generalizzare, perché si può essere figlie amatissime e cadere nelle grinfie di un dannato. Così come si può essere figli educatissimi e trasformarsi  in dannati. Però è vero che la cronaca, quando ci consegna fatti oggi derubricati alla voce ‘femminicidio’, si concentra sulla coppia, un tempo forte e invidiabile e poi all’improvviso…. Basta ascoltare le interviste fatte ai vicini di casa, che paiono sempre gli stessi e ripetono frasi retoriche e standard, del tipo «chi l’avrebbe mai detto, erano così affiatati, qualche litigio, come tutti». Il fatto è che la verità di un amore cattivo non va cercata solo lì, alla fine, all’epilogo, qualunque esso sia. Va indagata prima, al tempo in cui si è formata la nostra personalità, quando la realtà si divide in due principali categorie ‘buono’ e ‘cattivo’. Che poi, da ‘grandi’, si articolano in ‘giusto’ e ‘ingiusto’. E allora, l’amore cattivo è anche profondamente ingiusto.
Camilla Ghedini

Anteprima del libro

E accade all’improvviso, tutto insieme, la serranda del garage che si alza, il fremito, il sussulto, non c’è tempo per pensare troppo. Non c’è tempo per niente, l’erosione dei minuti è scandita dai passi composti e ritmici, dalla sua pelle che, nell’attesa, diventa rossa d’apprensione, imperlata di un sudore gelato. Deve sistemare i cuscini sul divano, ordine perfetto, colori in gradazione, la bottiglia per l’aperitivo, il ghiaccio già pronto, i libri d’architettura uno sopra l’altro, l’ultimo aperto, le luci abbassate, la musica, il volto mansueto, le mani ferme, non una traccia di polvere, nessuna sbavatura, andrà bene ripete, andrà tutto benissimo.

L’amore feroce, quello delle bestie selvagge.
Che scortica, taglia, incide. Quello storto, che diventa crimine.
L’aveva conosciuto troppo presto.
Le era rimasto addosso come un’ustione.

Nora appoggiò il naso al vetro della finestra come faceva da bambina, e nell’alone disegnò una stella e una ballerina triste. L’interno di un carillon antico. Quelli con musica e movimento. Meccanismi perfetti, così diversi dalla vita.
Che si inceppa in un istante, si scombina.
I carillon funzionano sempre. Li rompe solo l’incuria.

***
L’amore cattivo
di Francesca Mazzucato
2015, 200 p.
Giraldi Editore

Francesca Mazzucato

Laureata in Lettere e specializzata in Biblioteconomia, è scrittrice, traduttrice, consulente editoriale. I suoi romanzi sono stati tradotti in Francia, Germania, Grecia e Spagna. I suoi racconti compaiono in prestigiose antologie uscite negli Stati Uniti, come Rome Noir, Venice Noir e La dolce vita. I suoi ultimi libri sono Belgrado Blues. La città bianca fra mito e visioni (2017) e 24 ore (2017).

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12 Commenti

  1. Un amore sicuramente diverso da quello conosciuto; un amore che purtroppo alcune donne riconoscono come “unico”.
    Mi piacerebbe tanto scoprire la storia narrata in questo libro.

  2. Ho avuto un groppo in gola mentre leggevo i versi qui trascritti. E’ un libro toccante, passionale, riflessivo. Bellissimo.

  3. Per esprimere certi concetti, a volte,bastano parole elementari, come quelle che usano i bambini. Nel caso dell’amore, per esempio. C’è l’amore buono, quello che rende felici e c’è l’amore cattivo che avvelena l’esistenza.
    Non poteva scegliere titolo più efficace Francesca Mazzucato per il suo romanzo.

  4. Tema importante… Il titolo mi ispira, come d’altronde l’argomento… ne vorrei ricevere una copia grazie

  5. Tema molto delicato e interessante allo stesso tempo. Non ne avevo mai letto in questa chiave di comparazione tra vita adulta e infanzia. Mi piacerebbe leggere, prima di parlare.

  6. Leggendo l’ anteprima del libro capisco da subito che si parla di un tema molto importante e molto ricorrente. Penso che questo libro farà riflettere molte e molte persone. Sarei molto curiosa di continuare la lettura perché sembra molto interessante.

  7. La scrittura di Francesca Mazzuccato mi colpisce perché lascia senza fiato (degna di una sceneggiatura di Muccino). Ma ancor di più mi aggrappo all’erosione dei minuti, al tempo che si fa largo sotto ai piedi della protagonista. Allora è questo il senso dell’amore? Un tentativo di fuga, una scorticatura corposa alla quale non c’è rimedio o, forse, bisogna fermarsi lasciarsi cullare dal tempo con la possibilità che esso ci salvi? Sarebbe interessante conoscere il percorso della protagonista.
    COMPLIMENTI ALL’AUTRICE

  8. Straordinaria la forza e la potenza della parola nella scrittura di Francesca Mazzucato. Questa volta ha affrontato con coraggio un tema molto importante, sul quale tutti noi dovremmo riflettere. Credo che questo sia un romanzo davvero necessario. Grazie, Francesca!

  9. “L’Amore Cattivo” mi appare scorrendo la Home di Facebook, mi appare mentre sto leggendo altro libro su una protagonista che subisce anche lei un rapporto distorto. Buoni e cattivi. Mi interessa molto come la cattiveria sia agitata dai cattivi. Sono loro che vorrebbero inscatolare i buoni e farli sparire. A volte ci riescono e non sempre con la violenza, più spesso con l’indifferenza. Ciascun o di noi, mi sembra sia questo il tema che vuole evidenziare la scrittrice, ha avuto una mancanza nella infanzia ed è questa che darà fragilità nei rapporti, facendo accettare qualsiasi cosa. Ho scritto anche io, nei miei pezzi brevi, quanta perfidia stia in debolezze, stia in rapporti malati, stia in famiglie e convivenze che distruggono corpo e mente dei presenti. Sempre utilissimi questi libri di riflessione e mi auguro di poter presentare questo libro nel mio regno inventato e letterario della Litweb

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