mercoledì, 3 Marzo 2021
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L’appello di Alessandro D’Avenia

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L'appello di Alessandro D'Avenia

L’appello di Alessandro D’Avenia,  il nuovo romanzo dell’autore di Bianca come il latte, rossa come il sangue

L’appello di Alessandro D’Avenia, un’orchestra di esistenze prende vita dentro l’aula

Sprechiamo la maggior parte del nostro tempo e delle nostre energie a nasconderci, ma sotto sotto vogliamo venire alla luce. Siamo fatti per nascere, non certo per morire.

E se l’appello non fosse un semplice elenco? Se pronunciare un nome significasse far esistere un po’ di più chi lo porta? Allora la risposta “presente!” conterrebbe il segreto per un’adesione coraggiosa alla vita. Questa è la scuola che Omero Romeo sogna.
Quarantacinque anni, gli occhiali da sole sempre sul naso, Omero viene chiamato come supplente di Scienze in una classe che affronterà gli esami di maturità. Una classe-ghetto, in cui sono stati confinati i casi disperati della scuola. La sfida sembra impossibile per lui, che è diventato cieco e non sa se sarà mai più capace di insegnare, e forse persino di vivere. Non potendo vedere i volti degli alunni, inventa un nuovo modo di fare l’appello, convinto che per salvare il mondo occorra salvare ogni nome, anche se a portarlo sono una ragazza che nasconde una ferita inconfessabile, un rapper che vive in una casa famiglia, un nerd che entra in contatto con gli altri solo da dietro uno schermo, una figlia abbandonata, un aspirante pugile che sogna di diventare come Rocky… Nessuno li vedeva, eppure il professore che non ci vede ce la fa.
A dieci anni dalla rivelazione di Bianca come il latte, rossa come il sangue , Alessandro D’Avenia torna a raccontare la scuola come solo chi ci vive dentro può fare. E nella vicenda di Omero e dei suoi ragazzi distilla l’essenza del rapporto tra maestro e discepolo, una relazione dinamica in cui entrambi insegnano e imparano, disponibili a mettersi in gioco e a guardare il mondo con occhi nuovi. È l’inizio di una rivoluzione?
L’Appello è un romanzo dirompente che, attingendo a forme letterarie e linguaggi diversi – dalla rappresentazione scenica alla meditazione filosofica, dal diario all’allegoria politico-sociale e alla storia di formazione –, racconta di una classe che da accozzaglia di strumenti isolati diventa un’orchestra diretta da un maestro cieco. Proprio lui, costretto ad accogliere le voci stonate del mondo, scoprirà che sono tutte legate da un unico respiro.

L’autore

Alessandro D’Avenia, quarant’anni, dottore di ricerca in Lettere classiche, insegna Lettere al liceo. Ha pubblicato, con Mondadori: Bianca come il latte, rossa come il sangue (2010, da cui è stato tratto nel 2013 l’omonimo film), Cose che nessuno sa (2011), Ciò che inferno non è (2014, premio speciale del presidente nell’ambito del premio Mondello 2015) e, nel 2016, L’arte di essere fragili. Come Leopardi può salvarti la vita, da cui l’autore ha tratto un racconto teatrale che ha girato l’Italia con enorme successo. I suoi libri sono tradotti in tutto il mondo.

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L’appello
di Alessandro D’Avenia
Copertina rigida: 348 pagine
Editore: Mondadori (3 novembre 2020)

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12 Commenti

  1. Dall”anteprima posso dire che il romanzo rispecchia il mio genere, infatti apprezzo molto le letture che trattano la realtà quotidiana, in particolare dei giovani, forse perché lo sono anche io. Mi piacerebbe leggere L’appello.

  2. Ho letto l’anteprima del libro con attenzione e mi ha colpito la seguente frase “gli occhi finiscono per non vedere ciò che vedono sempre, più vedono e meno guardano” penso che racchiuda il senso dell’opera…
    Una copertina che attira l’attenzione… un vaso vuoto ( disegnato con un gesso, sulla lavagna) e tanti fiori di varietà diverse, protesi verso lo stesso… l’unicità e l’insieme…
    Lettura sicuramente interessante

  3. Il professore è per me una figura importantissima la sua guida è fondamentale per lo sviluppo delle nuove generazioni. Non tutti però possono esplicare questa professione al di là della preparazione un insegnante deve riuscire con la sua sensibilità ad avvicinarsi ai ragazzi e costruire un rapporto di fiducia entrando in ognuno di loro. Un professore cieco lo sa bene perché riesce a sviluppare altri sensi e attraverso la sua voglia di dare riesce a coinvolgere e far sentire importante anche chi crede di essere diverso. Credo che questo sia un libro da leggere per riflettere sul significato di guida e questo scrittore è bravissimo nell’affrontare un tema così importante e delicato.
    Tantissimi auguri Mariliana

  4. Mi piacerebbe molto leggere questo autore, soprattutto per i treni trattati che si desumono dall’anteprima. Incrocio le dita!

  5. Io non ho ancora letto nulla di questo autore ma l’ho sempre guardato con interesse, è tra quelli che ho messo nella mia lista dei desideri. Mi incuriosisce perché racconta della scuola con gli occhi del professore che ci lavora con passione. Soprattutto questa storia è veramente molto bella, perchè se a credere in questi ragazzi con tutti i loro problemi è colui che li guida, allora non possono non avere una possibilità. Inoltre, se colui che insegna ha dovuto imparare di nuovo a vivere senza la vista, allora capiamo che ne esce una storia commovente di riscatto e coraggio.

  6. Quando ho consigliato tramite il comitato lettori questo libro non credevo che il Manuale di Mari mi avrebbe accontentata! Ma ancora grazie non mi deludete mai.
    Ma ora passiamo in breve a parlare del romanzo e più nello specifico dell’autore.
    Alessandro d’Avenia è, per me, davvero un mito. Il suo stile di scrittura è poetico e introspettivo e qualunque cosa scriva mi entra nel cuore. Il lettore rimane affascinato dal suo modo di raccontare la realtà e di narrare essenzialmente storie semplici ma importanti e accurate. I personaggi che sceglie sono sempre giusti e nella figura del professore che inserisce ogni volta in modo diverso, vedo sempre qualcosa di autobiografico che mi trasmette molta dolcezza.
    Bianca come il latte, rossa come il sangue mi è piaciuto come nient’altro, un romanzo che rimarrà sempre tra i miei preferiti.
    Come si potrà ben notare, ho le aspettative abbastanza alte riguardo a ” l’appello” spero non mi deluda, anche se stento a crederci.
    La figura di Omero mi incuriosisce come nient’altro, un professore che ha perso la vista e che si ritrova inaspettatamente a confrontarsi con le così dette “cause perse”. Come non essere incuriositi se si è amanti del genere?
    Spero mi sarà data l’opportunità di leggerlo e poterlo recensire.
    Muoio dalla voglia di farlo!

  7. Ho scelto nelle mie seconde un libro di Alessandro D’Avenia:” Ció che inferno non è”. Per i ragazzi era un momento molto bello. Sono sempre molto curiosa di leggere quel che scrive dei giovani e stavolta non posso perdere l’occasione di dire che si è superato perché il vero professore è colui che riesce a vedere oltre, a leggere con il muore e credo che anche questi ragazzi saranno i protagonisti di una storia di crescita personale…affronteranno una lezione importante per la loro scuola
    Di vita…

  8. Ho lasciato gli studi,la scuola troppo presto,avevo un impegno più importante,diventare mamma… A soli 15 anni, ma devo dire che ci sono riuscita bene…ma leggere questa storia mi farebbe ritornare indietro col tempo…

  9. La prospettiva dell’insegnante speciale che pur essendo ipovedente riesce a leggere gli animi dei suoi studenti è la dimostrazione che fare l’insegnante è un mestiere per animi sensibili. Non si vede bene che che con il cuore, l’essenziale è invisibile agli occhi e nella scuola e per la Scuola c’è bisogno di avere un cuore grande.
    Firmato: un’insegnante di sostegno.

    • Mi piacerebbe leggere questo libro perché conosco D’avenia come scrittore e mi piace molto. In particolare questo libro mi interessa perché tratta di come un insegnante, per me figura fondamentale per i ragazzi, riesca ad accogliere e “agganciare” i propri alunni, ognuno con una storia diversa. Credo che possa essere arricchente.

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