La recensione di Nicla Morletti

le-api-di-pauletteUna raccolta esemplare di racconti editi in cui regnano sovrani sentimenti ed emozioni. In un sottile filo che lega esistenze, luoghi ed eventi, gira la ruota del destino: si susseguono ricordi, pare di udire voci, rumori e suoni. Vincono l’amore, la giustizia, la tolleranza, anche là dove le vicende si tingono di dolce malinconia e solitudine del cuore. Destano l’animo impreparato del lettore la delicatezza e anche la fragilità dei sedici anni di una ragazza che all’improvviso scopre di essere madre. Cosa farà? Terrà il suo bambino? E ancora una donna anziana, rimasta perdutamente sola. Come riuscire a proseguire nel cammino della vita? La gioia dell’infanzia e l’angoscia per la morte imminente. La giovinezza e la vecchiaia.  Il principio e la fine. Tutti temi che fanno riflettere su questa nostra ineluttabile esistenza terrena.
Un ottimo libro di racconti in cui l’autore scava a fondo nei sentimenti nel caleidoscopio della vita.

LE API DI PAULETTE
di Sandro Orlandi

Gruppo Albatros Il Filo – Collana Nuove voci
2008, p. 102
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Cinque racconti sospesi tra passato e presente, realtà e fan­tasia. Grazia nel tratteggiare gli animi femminili, pietas nel descrivere le vicende di ognuno. Quanto può essere duro per una ragazza di sedici anni disfarsi del bambino che porta in grembo, e fin dove può arrivare il suo senso di colpa (Il vestito rosso)? Come si misura il coraggio di sopravvivere per una donna anziana rimasta sola, falsamente protetta dalla quoti­dianità domestica (Fortunata)? E un uomo scacciato da tutti, con l’accusa di recare il male, quale segreto nasconde (Le api di Paulette)? Può un anziano rivivere la gioia della propria infanzia e dimenticarsi dell’angoscia per la morte imminente (La cornice)? Ne Il carro, infine, lo scenario che inneggia alla Resistenza dà risalto alla violenza e alla disumanità insita in ogni guerra di ieri, di oggi e di domani. Amore, giustizia, tolleranza, solitudine, ricordi: questi i temi tratteggiati nei racconti; temi che s’intrecciano l’uno nell’altro dando vita a un caleidoscopio di voci e di umori.


Dalle prime pagine

Il vestito rosso

Avevo sedici anni e mezzo.
I miei capelli erano rossi, ondulati e lunghi fino alle spalle, gli occhi verdi scuro e la pelle bianchissima, di quelle che si ustionano al primo raggio di sole estivo. Il mio corpo era esploso in una pubertà fuori dalle regole, attirando l’attenzione di ragazzi e uomini adulti che, con sguardi divenuti improvvisamente diversi da prima, mi mettevano profondamente a disagio. Da un anno all’altro giocare era diventato più difficile e meno divertente perché si doveva far attenzione a certe pose, o a quando si indossava la gonna.
Mi chiamavo Alice, avevo sedici anni e mezzo e solo da sette mesi sapevo come nascevano i bambini.
Me l’aveva spiegato Monica, la sorella maggiore di una mia amica.
Faceva il terzo anno di medicina e mi dette tutte le spiegazioni necessarie, debitamente arricchite da illustrazioni e tabelle. Riuscii finalmente a capire cosa volesse dire partorire e il significato di termini come “cicli ovulatori”, “contraccezione”, “concepimento” e “mestruazioni”.
Capii pure perché io non le avevo più da circa due mesi: ero incinta.
Non ricordo neanche bene come avvenne. Si chiamava Luca e con i suoi occhi e il suo modo di fare mi ricordava tantissimo Robert Redford, che all’epoca mi faceva impazzire. Aggiungerò soltanto che fu la prima volta che alzai un po’ il gomito con la birra e lui, evidentemente, ne approfittò subito. Sia chiaro che non mi violentò e non mi sedusse; semplicemente non avevo freni inibitori quella sera e quando lui allungò la mano io non lo fermai. Come ho già detto fu la prima volta che mi lasciai andare così e fu la prima volta anche per il resto.
Qualcuno dice che il sesso adolescenziale non è mai vero sesso, specialmente se lo si fa per la prima volta. Dicono che c’è il timore di mettersi alla prova, di non essere all’altezza e che soprattutto c’è curiosità perché si vuole verificare se sono vere tutte le cose costruite sopra il sesso e di cui sentiamo parlare tutti fin da quando siamo nati. Credo che sia giusto, ma per quanto mi riguarda, io ricordo solo una gran fiammata dentro di me, una forza smisurata che mi spingeva a unire in qualche modo il mio corpo a quello di Luca. Il resto non lo rammento; ma può anche essere che non ci fosse nient’altro. Certo non mi sono preoccupata di prendere le cosiddette precauzioni: figuriamoci! In quel momento i miei sensi vibravano come una corda di chitarra pizzicata con impeto e quella furia interiore non ammetteva tentennamenti.
Così, ero incinta!

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2 Commenti

  1. Mi ha incuriosito molto la lettura dell’anteprima. A sedici anni non è facile essere responsabili e autocontrollarsi. Ora Alice si sentirà grande malgrado la giovane età e dovrà prendere una decisione più grande di lei. E la solitudine, la superstizione, le violenze degli altri racconti dove li mettiamo? Spero di poter colmare questa mia curiosità avendo la possibilità di leggere il libro. Complimenti all’autrice per gli argomenti trattati.
    Roberta

  2. Il racconto di l’adolescente spensierata, forse un pò troppo, chissà come si evolverà questa fase verso la maturitá.
    Grazie per l’anteprima.

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