lunedì, Settembre 28, 2020
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Liceo a Luci Rosse di Paola Lena

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Liceo a Luci Rosse di Paola Lena

Liceo a Luci Rosse di Paola Lena, un racconto che sembra cronaca per come si collega a tanti fatti che ogni giorno accadono o potrebbero accadere realmente.

Liceo a Luci Rosse di Paola Lena, alla scoperta del mondo dei nostri figli

Conosciamo veramente i nostri figli? Sappiamo cosa si nasconde nei loro cuori? Quale oscura verità celano i loro occhi da adolescenti?

Liceo a Luci Rosse di Paola Lena tratta del difficile rapporto tra madre e figlia in quel particolare momento della vita, l’adolescenza, in cui le due figure, anziché rendersi complementari, cozzano tra di loro, creando acredine e rivalità. Adele si è nascosta dietro un muro distacco e silenzi e Doriana, preoccupata per il suo cambiamento, mette in discussione non solo il loro rapporto, ma l’intera sua esistenza di donna e madre. Nonostante le rassicurazioni delle amiche, Doriana cerca di capire cosa stia accadendo. La scoperta di un libro porno appartenente alla giovane, insinuerà ulteriori dubbi e sospetti che la costringeranno ad analizzare minuziosamente gli errori del passato; dovrà ammettere di aver abbandonato i suoi due figli proprio nel difficile momento della separazione dal loro padre. Ma il futuro ha in serbo altre amare sorprese, legate ai segreti inconfessabili di Adele: un ricovero in ospedale per uso di anfetamine materializzerà uno dei peggiori incubi per un genitore, la droga, e in seguito a un misterioso omicidio a scuola, anche lo squallido mondo della pornografia farà la sua apparizione. Con l’aiuto dell’ex marito e di un ispettore di polizia, dichiaratamente innamorato di lei e di cui subisce il fascino, Doriana verrà finalmente a conoscenza di tutta la verità così fortemente e a lungo taciuta dalla sua adorata Adele.
Il romanzo vuole essere un monito per tutti quei genitori che perdono il contatto con i propri figli, con tutte quelle madri che, prese dai propri problemi, perdono di vista i loro ragazzi, dando per scontato che non può succedere loro nulla di male; con tutti quei padri che, separandosi, si separano ingiustamente anche dai figli. Bisogna prevenire, evitare gli epiloghi drammatici ai quali è impossibile porre rimedio. Bisogna restare vigili, presenti e pazienti.
Una storia che fa riflettere e che accende mille campanelli di allarme; una storia che, nella sua folle assurdità, risulta essere purtroppo possibile e fin troppo reale.

Leggi anteprima

Mia figlia Adele

Sono due settimane che mia figlia Adele è strana.
La guardo di nascosto e cerco di trovare una spiegazione nei suoi gesti strascicati, nelle sue espressioni annoiate. Non la riconosco più. Se ne sta sempre in disparte, silenziosa, assorta in chissà quali pensieri. Il suo volto sembra non aver mai conosciuto un sorriso.
Tra pochi giorni compirà quindici anni. Fisicamente è un’altra persona, non c’è più nulla di bambino in lei, ma il suo rimane un cervello di ragazzina capricciosa.
Ieri l’ho sorpresa a imprecare contro un mucchio di vestiti, buttati sul suo letto confusamente. Non c’era nulla che sembrava andarle bene. Quei pantaloni erano troppo stretti, la gonna troppo lunga, la maglia troppo colorata. In pochi minuti ha demolito l’intero guardaroba e deciso che era tutto da buttare. Me ne stavo con le braccia conserte, in piedi, sulla porta della sua disordinatissima camera e la contemplavo in silenzio, senza trovare una frase abbastanza intelligente da tirare fuori, che avesse il potere di calmarla o solamente di risvegliare la sua attenzione. Lei invece, appena si è accorta della mia presenza, mi ha scaricato addosso tutta la sua frustrazione, urlandomi di andarmene e farmi i fatti miei. In passato avrei reagito malissimo, stavolta invece sono rimasta impassibile. L’ho guardata qualche altro secondo prima di girare i tacchi e tornarmene in cucina, senza una parola, ma con l’inferno dentro.
Ne ho parlato con le amiche questa mattina, dopo averla accompagnata a scuola, mi hanno tranquillizzato, dicendomi che è normale. Adele sta attraversando un periodo delicato che io stessa dovrei ricordare, visto che ci siamo passati tutti in quel tunnel di disperazione e confusione che è l’adolescenza. Di sicuro hanno ragione, ma più che i suoi malumori, mi preoccupano i suoi silenzi.
Accompagno Lorenzo all’entrata della scuola elementare e rimango a salutarlo con la mano fino a quando non lo vedo sparire dietro la porta dell’aula in fondo al lungo corridoio, poi torno a casa. Non si è rifatta nemmeno il letto, questa mattina. Trovo sulla sedia girevole i jeans che doveva indossare oggi. Molto probabilmente ha cambiato idea all’ultimo momento. Possibile non mi sia accorta di come fosse vestita? Aveva i pantaloni o la gonna? Rovisto tra le carte e altri oggetti sparsi sulla scrivania: su alcuni fogli trovo dei disegni, su altri frasi spiritose e degli appunti di scuola. Niente di importante. Apro i due cassetti al lato della scrivania e i miei occhi si perdono in una moltitudine di oggetti stipati dentro alla rinfusa. Infilo la mano, smuovendoli con poca convinzione. Ci sono portachiavi, penne, pupazzetti, un accendino, delle carte da gioco, il vecchio Nintendo. L’accendino non funziona: non ha più la pietrina. Spero che non abbia iniziato pure a fumare.
Niente. Non scovo niente di importante. Niente che mi sveli i suoi misteri, i suoi pensieri… Non ha un’agenda, ormai non si usa più. Tutto quello che c’è da dire si scrive sul computer, si pubblica sulle pagine dei social network. Sposto lo sguardo dai cassetti al monitor grigio del suo PC. Lo accendo. Dopo pochi minuti mi appare la schermata in cui si richiede la password per l’avvio del programma. Ci penso un po’, poi provo con la sua data di nascita: 10.01.1997. Password errata. Ritento con il nome e il cognome: Adele Carini. Negativo. Rinuncio. È solo una perdita di tempo. Spengo il computer e mi metto a guardare la sua libreria. Sugli scaffali, senza un ordine apparente, vedo allineati romanzi fantasy e horror, libri per bambini, i sette volumi di Harry Potter e una vecchia raccolta di fiabe. Sorrido: mi piace sapere che conserva ancora i suoi ricordi di bambina. È un passato così recente che stento a credere faccia parte di un periodo che non tornerà più. Accanto ai libri ci sono delle foto che la ritraggono in diversi momenti della sua infanzia. Sono per lo più primi piani, sistemati in cornicette spiritose e coloratissime. Poi noto un piccolo volume, quasi nascosto dietro una sua immagine di dodicenne sorridente, e lo prendo. È un romanzo, almeno così sembra. Lo scrittore non lo conosco, ma il titolo è una sorpresa: Le voglie di Mila. Mi fa pensare ad un libro erotico. Leggo la prima pagina e mi rendo subito conto che di erotico non ha un bel niente. È un vero e proprio racconto porno, come non mi è mai capitato di leggere in passato. Supera di gran lunga L’anti-Justine di Nicolas Restif de la Bretonne, che mi ritrovai tra le mani quasi trentenne e catalogai come il libro più hard della mia collezione. Proseguo nella lettura, le guance prendono fuoco. È così osceno, così sporco, che ci fa nella cameretta della mia bambina? Continuo a leggere, finisco il primo capitolo, poi proseguo con il secondo, mi eccito addirittura un po’. Passano le ore senza che me ne renda conto, seduta sul letto di mia figlia col suo impossibile libro in mano. Giunta all’ultima pagina lo chiudo lentamente e rimango inebetita a fissare gli occhi scuri dello scrittore che mi osservano divertiti. Non voglio crederci. È un incubo. Da chi l’ha avuto? Chi è questo dannato Mirko Ferlini che l’ha scritto? Cosa gliene importa a lei di queste porcherie? Non che non abbia diritto a una sana curiosità sessuale, ci mancherebbe. Li ho avuti anche io quindici anni e ricordo benissimo i tuffi al cuore quando incontravo il ragazzo che mi piaceva. Ho ancora vivi nella memoria i miei primi baci, gli incontri amorosi durante i quali ogni giorno scoprivo nuovi piaceri intimi, la mia prima volta. Ma questo schifo no. Questo schifo non mi è mai interessato. In questo volumetto di soli sei capitoli c’è molto di quello che una persona normale non vorrebbe mai sapere ed è spiegato tutto nei minimi particolari con una cura quasi maniacale e una dialettica descrittiva che non lascia spazio a dubbi. Adesso devo solo decidere come reagire.

L’autore

Paola LenaPaola Lena è nata a Roma nel 1968. Appena diplomata ha lasciato la capitale trasferendosi prima nei vicini Castelli Romani per alcuni anni e stabilendosi poi ad Ardea, antica cittadina sul mare a pochi km dalla città eterna.
Ha iniziato a scrivere i primi racconti e le prime poesie all’età di undici anni e da allora non ha più smesso. Ama raccontare storie, scrivere di cose che capitano tutti i giorni, alla gente comune.
Nel 2010 ha partecipato al suo primo concorso letterario, che inaspettatamente vinse, aggiudicandosi la pubblicazione della sua opera nell’Antologia Letterabilia dal titolo “30 scrittori inciampati nella moda” a cura di Cinzia dell’Omo, Edizioni Progetto Cultura.
Nel 2012, con la stessa casa editrice, ha aderito a un “esperimento letterario” di scrittura collettiva online, dal quale è uscito il libro “Facebook, un romanzo… e nove scrittori” a cura di Manuela Giambuzzi.
Nel 2016 ha pubblicato “Bestseller – Cronaca di una vendetta” edito da Edizioni Il Viandante, un romanzo sinergico scritto con altri nove autori conosciuti in rete, con i quali ha lavorato alla stesura per tre anni, senza mai incontrare personalmente nessuno di loro.
Nel 2017 pubblica “Liceo a Luci Rosse” con Bibliotheka Edizioni, il suo secondo romanzo scritto, ma il primo a essere pubblicato.
Molti dei suoi racconti sono stati pubblicati in raccolte cartacee e alcuni hanno ricevuto premi e riconoscimenti.

Liceo a Luci Rosse
di Paola Lena
Copertina flessibile: 248 pagine
Editore: Bibliotheka Edizioni (13 settembre 2017)

28 Commenti

  1. Intrigantissimo il tema, davvero accattivante l’anteprima… Non manca tantissimo al momento in cui i miei figli, che erano così piccoli fino a ieri, andranno al liceo… mi piacerebbe davvero leggere questo libro, perché nonostante non siano passati secoli da quando al liceo c’ero io, a volte ho proprio la sensazione di non saper più decifrare i codici dei ragazzi di oggi!

    • Ilaria, ho iniziato a scrivere questo romanzo quando i miei figli erano ancora bambini, come i tuoi. Ho atteso la loro adolescenza con preoccupazione e purtroppo tante mie paure si sono materializzate. Adesso sono tutti e tre nel clou della loro giovinezza e, credimi, combattere con tre teenager, oggi come oggi, è un’impresa epica!

  2. Tema interessantissimo e sempre attuale! Sono madre anch’io e a volte mi ritrovo a pensare preoccupata a come è se riuscirò a gestire le adolescenze dei miei figli ancora piccolini!
    Mi piace lo stile di scrittura, mi ha coinvolta subito! Sicuramente un libro da leggere tutto in una volta per rispondere alle curiosità suscitate da queste poche righe, ma decisamente intriganti!
    Spero di avere la possibilità di riceverne una copia!

    • Grazie Roberta,mi hanno fatto molto piacere le tue parole. Il mio è uno stile semplice e diretto, senza fronzoli e spero che l’appello che ho voluto lanciare con questo romanzo arrivi dritto al cuore dei lettori. Un abbraccio.

  3. Queste prime righe mi hanno catturata: la scrittura è proprio bella e ho seguito la mamma nella cameretta della figlia con il cuore in tumulto.. anche io ho figlie che daranno presto adolescenti… E’ un periodo difficile quello dell’adolescenza e noi genitori non sempre siamo preparati, anzi non lo siamo affatto, però letture di questo tipo possono farci aprire gli occhi e capire che dobbiamo stare attenti. Complimenti all’autrice, non è facile trattare una tematica di questo tipo. Mi piacerebbe molto leggere il libro.

  4. Un libro sicuramente da leggere,una delle tematiche più difficili del nostro tempo dove è messo in discussione il ruolo dei genitori moderni. Sono fragili questi figli del nostro tempo ,si lasciano condizionare facilmente,nulla gli va bene , sono sempre alla ricerca di quel qualcosa che non hanno.In realtà vivono nella confusione perché non riconoscono più il ruolo dell’educatore,non ci sono più strutture capaci di metterli insieme seguendo le loro inclinazioni, strutture che come collante uniscano famiglie e scuola. Ecco perché il genitore che tiene ai figli è costretto a diventare poliziotto. Mi sono dilungata perché essendo madre questo problema mi affascina e ci terrei a leggere il suo libro per ampliare il discorso e conoscere anche le sue idee. Tanti saluti Mariliana

    • Trovo giusta la tua analisi sui nostri ragazzi, Mariliana. Ma la loro fragilità a volte è anche la nostra e le loro insicurezze riflettono le nostre paure. Parlo in generale, naturalmente. Nello specifico Doriana, l’eroina di Liceo a Luci Rosse, è una donna delicata che non è stata in grado di affrontare la separazione dal marito, né di offrire un porto sicuro ai suoi ragazzi.
      Grazie per il tuo commento.

  5. Argomento sicuramente di grande attualità…mi piacerebbe sapere come si evolve il rapporto fra madre e figlia…ho la possibilità di saperlo?

  6. Un mestiere difficile, quello del genitore, lo diceva anche mia madre….figuriamoci!
    Scherzi a parte, è estremamente consolatorio poter confrontarsi con altri circa le problematiche che affliggono un po’ tutti coloro che hanno figli.
    Da sempre desiderosa di mettermi in discussione, leggerei con piacere il libro, poichè è molto interessante per me, osservare i comportamenti in situazioni “complicate” – leggi gli scontri inevitabili – che costellano il percorso di vita che ci accomuna ai nostri cuccioli.

    • Elena B, mi fa piacere la tua curiosità. E’ proprio quello che voglio suscitare nel lettore: il desiderio di sapere come va a finire. La storia di Adele è un po’ estrema, ma terribilmente possibile. Ho scritto questo romanzo in tempi non sospetti e successivamente ho ascoltato dai notiziari di cronaca fatti incredibilmente simili. A volte, è proprio vero, la realtà supera la fantasia. Un abbraccio

  7. Libro che mi incuriosisce moltissimo, affronta un tema importante quello del rapporto tra genitori e figli, che nella società odierna viene sempre meno.
    Spero di avere l’opportunità di leggerlo.

  8. “Una storia che fa riflettere e che accende mille campanelli di allarme; una storia che, nella sua folle assurdità, risulta essere purtroppo possibile e fin troppo reale”
    Un racconto, un thriller, mistero, silenzi, dubbi, domande, verità sconcertanti, un libro che sembra narrare fatti reali di cronaca come si evince dall’anteprima.
    Il rapporto tra genitori e figli nella società del progresso, del poco tempo, della vita frenetica che scorre, senza accorgersi dei piccoli segnali.
    Complimenti all’Autrice per il tema trattato di grande attualità, che sicuramente porta a riflettere.
    Libro interessante, spero di aver l’opportunità di leggerlo interamente.
    Cordiali saluti.

    • Grazie Romina, è un tema a cuore di tanti di noi. I ragazzi sono figli di tutti e tutti se ne devono occupare. Questo è un concetto che il tempo ha cancellato nelle menti delle donne e degli uomini maturi. Dovremmo farlo riaffiorare e proteggere sempre e comunque i figli nostri e quelli degli altri. Un abbraccio

      • Gentilissima Paola Lena,
        grazie mille per aver risposto al mio commento.
        Concordo con quanto da Lei scritto “i ragazzi sono figli di tutti e tutti se ne devono occupare” un po’, purtroppo, questa attenzione si è persa nel tempo, forse anche per il cambiamento dello stile di vita, non so, comunque ricordo quando eravamo ragazzini e ci si ritrovava, in un qualche modo eravamo sempre controllati, anche se non direttamente dall’occhio dei nostri genitori, ad esempio bastava magari una “birichinata” innocente che ci veniva fatta presente direttamente, o riportata ai nostri genitori.. (poi c’erano i casi di solo pettegolezzo… ma questa è un’altra storia…) però era un modo di controllare, discreto ma attento…
        Complimenti ancora per l’opera, e per la sua bella famiglia (ho visto le foto che ha postato) un caro saluto.

        • E’ vero! C’era sempre un adulto pronto a intervenire quando meno ce lo aspettavamo. Che bei ricordi che mi ha fatto riaffiorare. Ci sono tante cose del passato che sarebbe meglio dimenticare, ma altrettante da far riemergere, da riprendere in considerazione. A volte, in giornate positive come questa, penso che sarà possibile. Ma quando mi capita di assistere a comportamenti disumani nella vita di tutti i giorni, mi abbatto e inizio a capire che il passato è passato. E non tornerà mai più. Grazie ancora, Romina. E buon fine settimana, Romina.

          • Gentilissima Paola,
            sono contenta di averLe fatto riaffiorare alcuni piacevoli ricordi, condivido che alcuni atteggiamenti del passato vadano riscoperti, anche plasmati alla nuova realtà, è altrettanto vero che certi comportamenti atroci lasciano sconcertati….
            Le auguro un buon inizio di settimana 😉

  9. Finalmente un testo che aprirà gli occhi a molti genitori… Perché ultimamente sembra che non conoscano più i loro figli…e questo accade perché nelle famiglie manca il dialogo. da leggere e riflettere…

    • Parole Sante, Cristina! Dobbiamo ritrovare la gioia di comunicare con i ragazzi. Non è certo un’impresa facile, ma i tentativi, anche se falliscono, lasciano comunque un segno nel loro cuore. Non bisogna mai arrendersi e lasciare che le cattive abitudini e l’isolamento prevalgano sugli affetti e sulla gioia di passare del tempo insieme serenamente.
      Grazie mille

  10. E’ un genere di lettura nel quale non mi sono mai addentrata ma che mi incuriosisce parecchio. Ammetto che mi piacerebbe approfondire l’argomento per avere uno sguardo più dettagliato su quello che può essere il mondo degli adolescenti ai giorni nostri. Un modo anche per scoprire le diversità che ci sono oggi rispetto alla mia di adolescenza…

    • Grazie per i tuoi apprezzamenti, Sara. Ora che sto vivendo l’adolescenza dei miei tre figli, riemergono le sensazioni e i pensieri cupi di quando avevo più o meno la loro età. Beh, penso che questo periodo travagliato della giovinezza in realtà sia sempre lo stesso. E’ la società che è cambiata, purtroppo. O per fortuna. Chi può dirlo?

      Un caro saluto

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