domenica, 26 Maggio 2024
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Linee e confini di Mario De Rosa

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Prefazione di Angela Barba

Linee e confini di Mario De Rosa“Pezzi di vetro nella sabbia”: quest’immagine, contenuta nella lirica “Un giorno la notte”, rappresenta la chiave di lettura di questo canzoniere che costituisce l’ultima fatica poetica di Mario De Rosa. Attraverso un uso sapiente del correlativo oggettivo il poeta viene raffigurato come sospeso nell’inquieta attesa dell’epifania della luce diurna, intento a scorger nella sabbia “pezzi di vetro” che, levigati dai flutti, racchiudono in sé un misterioso segreto. “Pezzi di vetro” quali parole che solo il poeta può pronunciare, sparsi frammenti di una totalità perduta per sempre, oggetti apparentemente inutili, eppur così luminosi se investiti dalla luce solare. L’autore in questa nuova raccolta di versi dal titolo emblematico intende offrire al lettore il senso di una ricerca esistenziale lucidamente sofferta che abbia come oggetto le complesse geometrie di una realtà che si presenta sfuggente e difficile da interpretare. Una realtà che tuttavia la poesia contribuisce a decodificare attraverso la corporeità della parola – unione inscindibile di significato e significante, concetto e materia – e l’evidenza fenomenica degli oggetti rappresentati. Per comprendere le ragioni di fondo di questa poetica risulta essenziale l’ossimoro “Io canto il silenzio” che enuncia l’aporia insita in ogni tentativo di canto, poiché cantare è dare voce al silenzio, dotare di corpo il pensiero, sfidare il nulla opponendo ad esso la parola. Una parola che intende recuperare la sua essenza primigenia e che, depurata da ogni incrostazione, si presenta scabra ed essenziale nella sua empirica evidenza. La poesia “soliloquio inudito sotto le labbra”, unico antidoto al diluvio del senso, positivizza il vuoto e l’assenza trasformandoli in segni che fuoriuscendo dalla gabbia del pensiero cercano di spiegare la “sostanza compressa e raggrumata del reale”. Il repertorio tematico si presenta compatto ed omogeneo: al tema della poesia come sfida al silenzio si affiancano gli affetti familiari, l’amore-passione, il tempo, la memoria. La parola-segno si fa più densa rispetto alle prove precedenti – si infittiscono gli echi letterari, gli omaggi ai poeti amati e meditati, siano essi i classici o le voci più recenti della lirica contemporanea -, diventa più raffinata ed allusiva, reca in sé le tracce di un sapere ormai non più scolastico, intimamente assimilato, che in un rapporto dialettico con la tradizione ha condotto l’autore ad esiti originali. È una poesia che profuma d’antico – nel preziosismo di alcune scelte lessicali, metriche, rimiche, ma che si rivela nel contempo moderna nel suo esser testimonianza delle inquietudini del nostro tempo. Pezzi di vetro nella sabbia che il giovane poeta raccoglie per sé e per noi per sottrarli all’azione disgregatrice del tempo e al buio della morte.

LINEE E CONFINI
di Mario De Rosa

Montedit
(collana Le schegge d’oro)
2011, p. 32

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