Pino Bruno

Il giornalista deve essere colto ed elegante. Deve essere sempre più specializzato e impiegare un linguaggio semplice ed idoneo per decodificare la complessità della realtà contemporanea

Pino Bruno, il giornalista della Rai tra i blogger più apprezzati d’Italia, intervenuto ai Dialoghi di Trani 2013, nell’ultima giornata della manifestazione, nel dibattito “Giornalismo e nuovi media in Europa” insieme al giovane direttore di Pool Magazine Michele Casella, ha sottolineato la necessità di rivoluzionare l’approccio culturale del giornalismo italiano attualmente attraversato da una crisi non solo economica, ma anche etica. Sostanzialmente in sintonia Casella, secondo cui oggi, anche per merito dei nuovi social media – non sempre usati, tuttavia, con buonsenso – “il lettore esercita un ruolo attivo nel mondo dell’informazione poiché può costruirsi quotidianamente e autonomamente il proprio giornale”. I due speakers, inoltre, si sono confrontati sul fact checking, ossia sulla consuetudine, non diffusa enormemente nel nostro Paese a differenza di quanto già da tempo avviene nelle redazioni dei quotidiani esteri, di verificare la veridicità della notizia sulla base dell’autorevolezza della fonte, prima che essa venga pubblicata. Secondo Pino Bruno, il fact checker è una figura professionale che avrà molta fortuna nel prossimo futuro soprattutto se ci sarà, nel nostro Paese, lo sforzo culturale di comprendere l’importanza di un’informazione sempre più specializzata e dettagliata negli approfondimenti per arginare la deriva rappresentata dall’information overflow. Per Casella, invece, una delle criticità principali, anche tra i più giovani giornalisti, è la poca flessibilità nel modificare il proprio atteggiamento rispetto agli strumenti oggi disponibili nell’esercizio della professione. E come, inoltre, una certa diffidenza verso le nuove potenzialità digitali manifestata dagli editori “tradizionali”, anche probabilmente per un gap cognitivo, rischia di inficiare anche i modelli economici alterando la possibilità di nuovi business. Pino Bruno, ricordando la sua esperienza decennale all’Ansa – “precursore di Twitter” – ha sostenuto, supportato anche da alcuni dati accurati, la disponibilità da parte del generico lettore di pagare per un’informazione di qualità e che, quindi, l’attenzione debba essere indirizzata da un lato alla formazione di una nuova “classe” di professionisti, dall’altro alla valorizzazione di esperienze come quelle dei blogger – citato quello del Guardian che in queste settimane sta mettendo in crisi anche la Casa Bianca con il suo “Datagate” – che hanno colto che “questo mestiere senza tenacia, curiosità e voglia di verità” non ha alcun senso.

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