L’ombra dei fuochi di Sauro Bartolozzi

Un ballo, il crepuscolo, il comitato delle feste paesane, musica in piazza, vino e tortelli. Il tutto per festeggiare la fine dell’estate mentre Eleonora, già dal pomeriggio, passeggiando tra querce e castagni, aveva visto spuntare tra le foglie i primi ciclamini non lontano dalla vecchia cascina e dalla parte abbandonata del vecchio castello. Un incipit scritto egregiamente che lascia presumere un’accattivante opera in cui ingegno, buona scrittura e capacità di destreggiarsi con un diretto e schietto tessuto narrativo, si fondono per dare vita a un sorprendente romanzo, tinto di giallo, ma anche scorrevole e fluido nella forma e nei contenuti. Trae tutto inizio da quel sabato della sagra paesana: un delitto, passioni e amori segreti all’ombra del castello conferiscono al romanzo un’atmosfera particolare, densa di mistero e attesa. Bachir, protagonista del libro, abita sulle colline di Firenze ed è figlio di immigrati marocchini. Egli scrive e indaga sul castello dell’omicidio, mentre la mente del lettore, pagina dopo pagina, si fa più attenta e cresce la curiosità di saperne di più. Un bel romanzo, che si fa apprezzare per la bella scrittura e per la trama ben concepita, studiata e strutturata. Una narrativa caratterizzata e concentrata in una sapiente distillazione verbale in cui pensieri e realtà, gioie e dolori, si mescolano in un’ accattivante scorribanda di ombre e di luci. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Quel sabato, un’ora dopo il tramonto, mentre attraversava l’androne del pianterreno, le giunsero i primi suoni della sagra. Per salutare la fine dell’estate, il comitato delle feste paesane aveva organizzato La notte della baldoria: ballo, musica in piazza, vino e tortelli. Già dal pomeriggio, passeggiando tra le querce e i castagni, Eleonora si era scoperta di buon umore. Aveva ascoltato cinguettare gli uccelli c visto tra le foglie i primi ciclamini della stagione. Un ricordo l’aveva turbata mentre costeggiava la vecchia cascina, ma subito si era ripresa ammirando il cielo rosso di sole. Ora, serena e leggera risaliva l’imponente scalone per spostarsi nella parte abbandonata del castello. Accanto al torrione si era costruita un rifugio. Dalla sua stanza voleva osservare San Bavello coi fuochi e la festa.
Al piano nobile, superato l’architrave di pietra, abbassò lo sguardo per non vedere le crepe sul bassorilievo. Rapida si lasciò alle spalle la fila degli arazzi anneriti. Tuttavia a metà corridoio fu costretta a trattenere il respiro per un filo d’aria pesante che l’investì. Chiusa nelle stanze di fronte vegetava sua madre. Fu tentata di proseguire per non turbare il buonumore. Ma per abitudine, o forse immaginando che non sarebbe stata tranquilla, si accomodò il sorriso e con decisione girò la maniglia.
La contessa Maria Gloria Del Colletto era sveglia. Rigida come un baccalà era legata allo schienale della sedia a rotelle da una cinghia ortopedica. Un filo di bava le usciva dì bocca. Mugolava e puntava al soffitto le dita scarnite. Rimasta inferma a causa di un ictus, sopravviveva con l’aiuto di una giovane donna straniera. Questa, all’aprirsi della porta, spense il cellulare e lo fece scomparire sotto la vestaglia.
– Stasera non vuole mettersi a letto – spiegò.
La ragazza si chiamava Anila ed era di origine albanese.
Eleonora avanzò tranquilla. Finse di interessarsi soltanto ai lamenti della madre perché aveva intuito con chi la badante fosse a colloquio. Anila si vedeva con un ragazzo di origine marocchina. Quasi ogni sera, dopo aver dato le gocce all’inferma, spente le luci, lo faceva salire nella sua camera. Lei aveva visto il giovane di pelle scura, alle sei del mattino, saltare la cancellata sul retro… Ancora non aveva deciso se informare il guardiacaccia, per adesso preferiva sorvegliare e chiudere un occhio. Mentre rifletteva, una falena svolazzò tra i bracci del lampadario. Per un attimo le tornarono in mente le feste dell’infanzia. Soprappensiero accarezzò la chioma materna. La contessa ebbe un sussulto, tossì spruzzando saliva. Lei seguitò a sorridere, si pulì e dette la buonanotte.
Come fosse in ritardo riprese a filare spedita verso la torre, fino al ballatoio. Inciampò nello scalino della porta chiodata, ed entrò nel rifugio.
Lo stanzone squadrato, requisito e messo a soqquadro dagli alleati durante il passaggio del fronte, aveva il soffitto dipinto con un soggetto rupestre, poco in linea coi mobili che si era scelta. Una fanciulla rosea e celeste precipitava da un dirupo atterrando tra le braccia di un fauno molto peloso. Per contrasto, lei aveva arredato la stanza in modo semplice: letto basso, libreria di metallo, portatile ed altri oggetti acquistati in un negozio moderno. Non era una siste-mazione comoda, tuttavia lei era contenta perché tra quelle mura si sentiva protetta. Qui incontrava Duilio il guardia-caccia.
Senza accendere le luci si orientò col chiarore che entrava da fuori insieme al rullio dei tamburi. Scansò il letto e la scrivania prendendo dal cassettone lo scialle per coprirsi le spalle. Appoggiò le mani sul davanzale e si sporse dalla finestra.
La luna piena era ancora bassa. La sorprese un rintocco di campana venuto dal santuario a mezza costa. D’improvviso le parve che anche i cipressi del parco, oscillassero. Guardò per la vallata ed un poco alla volta individuò i boschi dei castagni appena rischiarati sulla pendice di fronte. Abituandosi all’oscurità, incominciò a distinguere le vigne in basso, ed i campi d’olivi. Lo strombettare della banda non le impediva di sentire il canto dei grilli.
La distrasse il rumore di un mezzo che risaliva. La strada seminata di curve costeggiava il castello. L’auto sfilò veloce ma le fece ricordare la visita del promotore finanziario. Quella mattina, come un ciclone, si era presentato un tipo abbronzato. Era entrato in cortile con una Golf metallizzata e nonostante il divieto aveva parcheggiato accanto al pozzo.
Lei, abituata alle maniere civili, aveva fatto buon viso all’invadenza di quel maleducato. Lo aveva fatto accomodare nel salotto del pianterreno. Lui, faccia di bronzo, l’aveva aggredita incitandola ad investire parte dei soldi che teneva sul conto corrente.
–    Mi creda, adesso che la borsa ha toccato il fondo, chi non è fesso, si muove. Si compra a poco – aveva assicurato.
Parlava come se conoscesse le sue finanze… Tutto concentrato sulle proposte, voleva farle firmare un’assicurazione sulla vita. A suo dire c’era la certezza di ottenere dei grossi risultati. Ma lei, irritata da quei modi e spaventata dalla crisi, era stata risoluta.
–    Per quest’anno ho già perso abbastanza, non m’interessa la sua proposta – gli aveva risposto.
Aprendo la porta lo aveva liquidato.
–    Non ho figli, né nipoti, né altri parenti. In questo momento non penso al futuro.
Il tipo aveva incassato senza nascondere il suo disappunto, comunque si era sgonfiato ed aveva chiuso la bocca.
Con animo rasserenato, adesso ripensava all’arroganza di quell’individuo che si era intrufolato per conquistare la sua firma. Tra l’altro aveva affermato di lavorare per una finanziaria importante.
–    Ma è proprio certa… Sicura di non avere nessuno che le sta a cuore? – si era provato ad insinuare.
Il passaggio di un uccello notturno la costrinse a ritirarsi, dubbiosa si aggiustò lo scialle. Consigliata dal nuovo fattore aveva deciso di non chiamare extracomunitari per la vendemmia che tra due settimane stava per iniziare. A causa della congiuntura il vino non sarebbe stato venduto per intero.
La distolse un passo che saliva. Non si allarmò perché conosceva quel modo furtivo di avvicinarsi. Rimase alla finestra fingendo di essere concentrata ad osservare il lampeggiare delle lucciole.

***
L’ombra dei fuochi
di Sauro Bartolozzi
2013, 131 p., brossura
Prospettiva Editrice

Sauro Bartolozzi

Sauro Bartolozzi è nato nel 1947, vive a Bagno a Ripoli (Fi). Ha scritto poesie e testi teatrali. L’ombra dei fuochi è il suo primo romanzo.

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8 Commenti

  1. Leggendo questa breve anteprima del romanzo, devo dire che l’ho trovato interessante. Mi piace il modo di scrivere dell’autore, scorrevole, minuzioso nei particolari e nella descrizione degli eventi. Complimenti all’autore!

  2. Ho letto questo libro su consiglio di un’amica e devo dire che è stata davvero una piacevole lettura. Il racconto sulla formazione di Bachir si intreccia con la storia di Eleonora ed entrambe le storie sono descritte in maniera molto realistica.
    Lo stile narrativo è scorrevole e avvincente. Consigliato!

  3. Davvero un bell’incipit accattivante.. ci sono tutti gli elementi che trasformano un romanzo semplice in qualcosa di più accattivante, c’è della suspence e questo spinge il lettore a voler andare avanti.. a scoprire come si dipanerà questa matassa di questa protagonista, Eleonora, così tranquilla, ma che credo nasconda qualcosa..
    complimenti all’autore per aver saputo scrivere un romanzo con un linguaggio così colloquiale, con delle sensazioni e dei sentimenti così veri, con una descrizione così dettagliata, e soprattutto lineare e allo stesso tempo accattivante.

  4. ” L’ ombra dei fuochi ” illumina la sera di Eleonora, dopo una mattinata piuttosto agitata per una visita inattesa e arrpogante.
    La festa di fine estate diventa motivo di riflessione, per la protagonista, anche riguardo alla sue vicende passate, forse lambite da un amore segreto…..
    Sauro Bartolozzi, al suo primo romanzo, si mostra gia’ un veterano del genere. In attesa di vendemmie migliori e di castelli meno diroccati.
    Complimenti.

    Gaetano

  5. Una storia ambientata proprio ai giorni nostri: badanti, lavoratori extracomunitari, promotori finianziari, una storia che ti entra nel cuore dalle prime battute e ti invoglia a proseguire nella lettura per il suo stile lineare ma coinvolgente.
    Complimenti all’ autore e buon Natale!

  6. ci sono tutti gli ingredienti per un buon romanzo. una lettura scorrevole e una storia intrigante. spero di poter leggere il libro. Grazie.
    Stefania C.

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