Il commento di Nicla Morletti

L'ombra della madre di Imperia TognacciUn appassionante romanzo che trasporta il lettore in un’atmosfera particolare in cui si sentono vibrare sogni e aspirazioni. Speranze e Amore. Appare sfuocato nella mente un lume di candela nel cuore della notte, mentre si diffondono soavi le note di un pianoforte. Siamo in una casa nella provincia di Lucca. Le vicende narrate sono ambientate tra la fine dell’ottocento e i primi decenni del novecento. Alla parete uno specchio che pareva essersi immedesimato in tutto ciò che avveniva tra quelle mura, appropriandosi di tutti i segreti della casa. Desideri, rimpianti, nostalgie erano passate come immagini evanescenti da quello specchio. E così pure i volti, i sorrisi, i sospiri. “L’ombra della madre” è un bel romanzo costruito con magistrale perizia linguistica. Un libro tra le cui pagine scorre il fiume della vita.

L’OMBRA DELLA MADRE
di Imperia Tognacci

Edizioni Giuseppe Laterza – Collana Narrativa
2009, p. 240
Ordina questo libro con dedica autografa dell’autrice (Prezzo: € 15,00)

Il romanzo è ambientato a cavallo tra la fine dell’Ottocento e i primi decenni del Novecento, i luoghi spaziano da Lucca a Monsummano, a Cassino fino a Roma. Lo specchio è il protagonista, questo, personificato, riflette non soltanto rimandando immagini, ma anche pensando, ricordando, parlando, consigliando, ammonendo, esso è muto testimone della memoria e del passaggio del tempo lungo quella che si potrebbe chiamare “la carriera umana” dei vari personaggi. Il romanzo è costituito da trentatré capitoli, offre uno spaccato della storia e dei costumi di un tempo.


Dal libro

(…) Marco Bellettani era conosciuto negli ambienti mondani di Lucca. La ricchezza di cui disponeva non lo obbligava a lavorare; l’amore per le arti lo faceva essere un po’ musicista, un po’ pittore, un po’ poeta, senza, in realtà, eccellere in alcuna in alcuna di queste discipline. Era un modo per occupare tempo. La musica lo faceva assiduo al teatro, sempre in compagnia di donne dell’aristocrazia. Era presente nei salotti, circondato da donne eleganti, e non gli passava neppure per la mente di legarsi in matrimonio con una di loro. Diceva, scherzando agli amici:
“Di ogni donna amo qualcosa, la bellezza, l’intelligenza, la grazia, la bontà, la sensualità, la curva di certe forme. Mi piace cercare in loro le caratteristiche meno evidenti. E non è necessariamente tutto nobile ciò che di loro mi attira. Le avvicino solo quando ho la certezza che possono cedermi una parte, anche piccola, che ho scovato in loro e che non ho trovato in nessun’altra. Quando le ho frequentate per un po’ di tempo, mi accorgo che ciò che di raro mi pareva di aver trovato in loro, non è ancora sufficiente. E’ quello che a loro manca che, in definitiva, finisce con lo sbiadire e cancellare la primizia che vi avevo scovato. Amano interpretare, quando la storia finisce, la parte di Giulietta che ama in maniera assoluta e totalizzante. La loro voce cambia, diventa stridula, poi lamentevole. Mettono il panico addosso e il consiglio che do a me stesso è una rapida ritirata. Non è viltà. Non è forse ogni stretto legame la minaccia più grave alla libertà, e il matrimonio non è forse il luogo ideale per il compromesso e la menzogna?”.

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