domenica, 3 Marzo 2024
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Luci d’ombra di Salvatore Enrico Anselmi

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Luci d'ombra di Salvatore Enrico Anselmi

Luci d’ombra di Salvatore Enrico Anselmi, il nuovo libro dello scrittore e storico dell’arte

Luci d’ombra di Salvatore Enrico Anselmi, periegesi dell’umanità e dell’arte

La raccolta Luci d’ombra può essere considerata un’indagine sulla natura umana, uno studio sulla condizione privilegiata e solipsistica dell’artista, dello scrittore, del compositore, ma anche sull’ondivaga aspirazione all’innalzamento e all’inabissarsi della creazione e della vita che tocca l’abbrivio della vertigine e della tensione più elevata, e può imbrattarsi nella guazza del vivere basso e triviale.
Jan van Eyck, Leonardo da Vinci, Michelangelo Buonarroti, il principe musicista Carlo Gesualdo da Venosa, Giacomo Leopardi, Edvard Munch, John Fante, Scott Fitzgerald, Ernst Hemingway, Virginia Woolf, Katherine Mansfield, Mark Rothko, Massimo Campigli, Franco Angeli, Tano Festa sono soltanto alcuni di quanti sono richiamati in superficie dalla narrazione, da un barlume, da una citazione, da un riferimento più tenace, dalla contezza circa l’onere di vivere e creare all’unisono o in conflitto interno. Protagonisti o comprimari, attraversano il percorso dei racconti nel quale si mescolano analisi, dissezioni e indagini autoptiche sulla natura umana. L’elevatezza e il basso vivere, l’ironia e il surreale, il lirico e il crudele, la morte e la violenza del morire in guerra o su commissione.
Il titolo Luci d’ombra deriva dalla condizione dello spazio, del luogo, dell’oggetto sollecitato da una luce filtrata che passa attraverso una superficie o una massa frapposta come quando si rimane all’ombra degli alberi, di una pergola, all’ombra di un tendaggio o di un telo. La non perfetta, alta e diffusa illuminazione in tal senso chiazza lo spazio di ombre o richiama in superficie le zone sollecitate dalla fonte che attraversa il vuoto senza ostacoli. Così come accade nell’esistenza del singolo e nella vita comunitaria, la luce irradia e si nasconde. Può richiamare al brillio pieno la superficie di un oggetto o l’esercizio esperienziale di un uomo, può relegare entrambi al ristagno in penombra.
Convivono, nella trama di queste storie, racconti, lettere, monologhi, considerazioni solipsistiche che trovano voce nella parola scritta seguendo talvolta un abbrivio elevato, talvolta la medietà, talvolta la bassezza dei registri formali. A imitazione della vita e dei suoi protagonisti che veleggiano alti, ma possono incurvarsi nella negligenza quotidiana con la stessa frequenza e disinvoltura.
Luci d’ombra è un terreno minato e un luogo d’inciampo, è un quesito la cui risposta forse contiene un imperativo. È una ripresa e una stasi.
Luci d’ombra è dunque un terreno chiaroscurato, percorribile a tappe, dopo soste, per sferzate e abbrivio del ritmo e del percorso periegetico intorno all’uomo.
Luci d’ombra è la sfida di un viaggio lanciata a chi vi si accosta per leggere e maturare un cambiamento in sé. Un testo raffinato, godibile e coinvolgente.

Leggi anteprima

Il mostro
«La paura è il grande mostro.
Non è il mostro delle favole, pistrice-drago, gigante malfatto, abnorme di piede e di mano che devasta l’intera regione, ma poi si commuove, annusando il fiore che una bambina gli ha dato.»

Dissonante principe Gesualdo
«Eppure amai Maria d’Avalos, che mi apparve nella sua sfolgorante bellezza da far tremare i polsi e le giunture.»

Questo vorrei cantare
«Silvia scende le scale della sua casa che fronteggia il palazzo del contino.
Scende le scale con una certa fatica, il cuore le salta in petto come un guizzo irrisolto, come un pesce preso all’amo, come un leggero e indistinto sentore di malessere che fiacca e rattrista.»

La fattoria di Padre
«La fattoria di Padre era in mezzo alla pianura, posta lì da una manata caduta dal cielo sulla terra per farla incarcare e rialzare ai bordi della frattura tracciata da quel micidiale colpo. Era come una maledizione contro la tigna di cervello, l’arsura di pensiero, che faceva trattare la vita quale di fatto era, un bene da tenere stretto al petto senza lasciarlo scivolare.»

La sentinella
«Non pensare troppo, respirare fino a fondo e ributtare tutto fuori anche la tremarella, la paura e l’orrore, sputare sul fottuto incepparsi del fucile, tenere il meccanismo del fucile ben oliato per evitare che s’inceppi, oliare gli ingranaggi del cervello, cantare, non cagarsi addosso, dire una preghiera, segnarsi a croce, non sperare più, non segnarsi più, imprecare contro tutti i santi quando passa il cappellano, pregare il cappellano di assolvere dal peccato, peccare ancora, non sapere dove cercare pentimento, cercare di trovare una spiegazione alla necessità di fare una carneficina, non rientrare nel numero di quelli maciullati durante l’attacco alla matassa di fronte del filo spinato, issare la bandiera, la bandiera…»

Caffè Paradiso
«Ogni volta che s’andava al Caffè Paradiso il cielo era terso e le nuvole sfiatavano come fumo all’orizzonte. Gli alberi facevano ondeggiare le braccia fogliate e commentavano le storie condotte lì dal vento. Sempre con arguzia e aria mite, di chi non vuole a tutti i costi saperne di più.»

La sentinella
«Oggi il tempo fa schifo. Peggio di ieri e di due giorni fa.» La sentinella sbadiglia e si riscalda le mani soffiandoci dentro.
L’altro in turno di guardia lo squadra contrariato. «Non ti devi muovere. Lo sai. Stia punito!
Lo sai come va a finire. In consegna!»
Sugli spalti è freddo e il vento taglia, e l’umido trova passaggi aperti dovunque e filtra, fin dentro, sulle costole, spacca la pelle ed entra dentro, s’impossessa di polpa e muscoli ed entra dentro, congela il sangue, fredda lo stomaco, paralizza i movimenti, stordisce la testa e le orecchie, congela gli occhi. Entra dentro e s’acquatta sul petto, s’arrotola sulla testa come un gatto col pelo di brina, e non cede, non recede, riprende il suo tarlo e scava fino ai polmoni per saldarli nella ghiaccia. Lo sbuffo fuma dalle bocche e segnala la presenza di due sentinelle, di due uomini che respirano contro l’aria gelida e si chiedono ancora per quanto tempo.
Anche i pensieri si sono rattrappiti, fino al minimo necessario, fino al minimo di sussistenza per credere che 46 il cervello attivi segnali di pensiero, forme di renitenza alla pioggia e al ghiaccio che forma piccole stalattiti dal bordo dell’elmetto, dalla punta del naso, dalla parte bassa del mento prima di scendere sul collo.
«La settimana prossima finalmente in licenza!».
«Dipende dall’esito delle operazioni. Se fossi in te non mi illuderei.»
Finito il turno i due rientrano negli alloggi. Uno si piazza sulla branda e si accende una sigaretta, l’altro comincia a leggere.
La camerata si svuota per una chiama inaspettata. I due si rialzano, come se una molla, trattenuta tra gli scarponi inzaccherati e il colletto della divisa, fosse stata azionata per farli saltare su a comando.
Un superiore li raduna in cortile. Comunica, strillando contro il muro che gli rinfaccia il suo stesso urlare, l’annullamento delle licenze e gli promette, invece, tre giorni di spostamenti verso la trincea di Passo Monaco.
«Carne da polpettone, hanno fatto dei nostri a Passo Monaco!» – I soldati ci bestemmiano volentieri, sopra il nome di Passo Monaco.
È il giorno della partenza. Il serpentone scuro si allunga come un laccio teso a spingere i carri e i pezzi da fuoco. Si scivola e si casca al limite dei crepacci, alcuni perdono lo zaino e il bagaglio, altri ci si ficcano a capofitto in mezzo ai tagli del ghiaccio.
La buriana imperversa e i cavalli s’azzoppano. Due vengono abbattuti e lasciati lì, in mezzo al sangue scuro dilagato sul bianco terroso della neve sporca di fango e pedate.
Uno ha perso lo scarpone e si fascia pezze di lana intorno alla gamba. La gamba sembra uno strano insaccato, di colore grigio-verde come se fosse andato a male. È gonfio e tozzo. Malgrado l’arrotolamento delle pezze, dopo neanche mezz’ora di cammino, diventa come una spugna imbevuta d’acqua, d’acqua che si ghiaccia, spacca le pezze e la carne.
Un altro cammina spedito e bestemmia come può, secondo inventiva e stizza del momento.
Due intonano una canzone di montagna e gli si rompe la voce quando la strofa canta della casa lontana e del fuoco che balla linguacciuto nel camino inondato dal fumo.
Un altro ancora fa oscillare le braccia e le incrocia sul petto, batte le mani sulle scapole e ricomincia l’oscillazione. Sembra uno scimmione vestito da soldato, un animale, ammaestrato per prendere la mira e fare fuoco, per acquattarsi dietro a un muro, di sacchi e fango, e aspettare che lo scuro scenda per tirarsi un po’ più su e sparare meglio senza essere visto subito, pennone incosciente sulla muraglia di tela inzaccherata, ominide evoluto, fantoccio votato all’amore di patria.
«Che cos’è la patria?» Da domani solo carne secca, due mozziconi appena per uno, da staccare a morsi dal pezzo grosso. E una sbobba scura di cicerchie. Forse questo è la patria, due morsi alla carne secca e una minestra limacciosa che si rigira nelle budella.
Da domani – «Porca la vita!» – si vince e si vive o si perde e si muore. Senza mezze misure, senza aggiusta- 48 menti di convenienza, scantonando dai compromessi, evitando gli allineamenti temporanei per brandelli lungo la trincea.
«Da domani si soccombe e si muore o si ammazza a volontà e si conservano la testa, le braccia, il petto e le gambe. Porca sta guerra che c’ammazzerà tutti!
Da domani ci mancherà il turno di guardia, odioso, ma almeno non ci morivi per essere rimasto dritto, con gli occhi mezzi aperti e mezzi chiusi, dritto come un palo piantato a terra».
E in realtà come una lancia orfana, come un’asta senza portatore, come un albero nero e secco che piange le ultime foglie impiccate e cadute, la sentinella poteva restare per ore mezzo addormentato, mezzo assiderato. Ma poi quando la corvè finiva poteva tornare in camerata, fumare una sigaretta, sdraiarsi sulla branda e guardare dalla finestra, fuori, dove non vigevano regole di guerra e di mitraglia, dove il cielo era cielo, azzurro o grigio, portatore di bello o di brutto tempo, dove gli uccelli cacavano in testa ai soldati senza distinzione di fronte e di trincea.

Luci d’ombra
di Salvatore Enrico Anselmi
Editore: ‎Linea Edizioni (10 maggio 2023)
Copertina flessibile: ‎232 pagine

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Vanessa.Dt
11 giorni fa

Un titolo veramente avvincente! questo mix di emozioni e al tempo stesso di riflessioni, cattura ogni lettore, spero di poter conoscere di più questo libro.

Mariliana
Mariliana
25 giorni fa

Il viaggio ideale per chi vuol comprendere le emozioni piu’ alte dei grandi che ci hanno insegnato a guardare la vita sotto un altro aspetto quello dell’ interiore. Mariliana

Salvatore Enrico Anselmi
Risposta a  Mariliana
16 giorni fa

Mi auguro davvero che il libro possa costituire il movente per un viaggio interiore conoscitivo della più profonda identità umana.

Valentina
Valentina
25 giorni fa

Indagare nel profondo dell’essere grazie a pensieri, sensazioni e emozioni di grandi menti del passato. Un viaggio per riflettere sulla propria vita.

Salvatore Enrico Anselmi
Risposta a  Valentina
16 giorni fa

Gentile Valentina, l’intento del libro è propriamente questo: indagare e riflettere sulla propria esperienza esistenziale sulla scorta di considerazioni condivise. Grazie.

Chiara
Chiara
25 giorni fa

Coinvolgente da subito. Non immediato e per tale ragione la curiosità di capire aumenta ad ogni verso. Sicuramente intenso di emozioni ed accadimenti, così come la natura umana vuole. Stupenda la copertina!

Salvatore Enrico Anselmi
Risposta a  Chiara
16 giorni fa

Grazie, gentile Chiara, per gli apprezzamenti circa la veste editoriale e per aver colto l’intento da parte mia di coinvolgere, attraverso un prgressivo crescendo in seno ai racconti, il lettore attento e fedele.

Marilena
Marilena
27 giorni fa

l testo “Luci d’ombra” sembra essere una raccolta che esplora profondamente la complessità della natura umana e la dualità della vita, affrontando temi come l’arte, la creazione, la vita quotidiana, la luce e l’ombra. L’autore sembra prendere ispirazione da diverse figure storiche e artisti, offrendo una prospettiva variegata sulla condizione umana. Il testo sembra anche giocare con diversi registri formali, passando da momenti di elevazione lirica a episodi più bassi e quotidiani. Questa varietà di stili contribuisce a riflettere la diversità della vita umana, con i suoi momenti di grandezza e di banalità. Sembra essere un’opera ricca, coinvolgente e raffinata… Leggi il resto »

Salvatore Enrico Anselmi
Risposta a  Marilena
16 giorni fa

Gentile Marilena, grazie per aver colto il tenore esplorativo del libro circa la natura umana, alta e nobile, così come pronta a perseguire intenti deteriori e utilitaristici. Aprrezzo in modo particolare la sottolineatura relativa alle variazioni dei registri linguistici nel corso della narrazione.

Cristina Verde
Cristina Verde
28 giorni fa

Ho letto un solo libro di racconti e non mi ha emozionato, ma vorrei riprovare e trovate storie appassionanti che abbiano un senso

Anna Maria Refano
1 mese fa

Pochi versi, poche parole e tantissime sensazioni…
Ho avuto la sensazione che pagina dopo pagina, verranno fuori tutte le sfumature che solo la luce riesce a dare…

Salvatore Enrico Anselmi
Risposta a  Anna Maria Refano
15 giorni fa

Gentile Anna Maria Refano, la ringrazio per aver tracciato, con una sintetica ma efficace definizione, un itinerario narrativo che mi auguro davvero possa essere apprezzato dal pubblico.

Nicole Ciccone
1 mese fa

Niente di più affascinante c’è del corpo umano, di quella macchina perfetta. Io studio medicina e giorno dopo giorno noto come la cura di quel corpo sia costantemente legata alla meraviglia negli occhi degli artisti. Mi piacerebbe leggerne di più. Complimenti.

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