mercoledì, Giugno 3, 2020
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L’ultima fuga di Daniela Quieti

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Il commento di Nicla Morletti

L'ultima fuga di Daniela QuietiPoesie che penetrano nell’anima queste raccolte nel libro “L’ultima fuga” di Daniela Quieti. Un’avventura dello spirito tra palpiti e volti a tramandarci antichi valori.
Versi che non hanno frontiere perché tutto ciò che sale dall’anima è immenso e si espande all’infinito. Emerge, tra un verso e l’altro, la grande vitalità delle donne e la loro capacità di resistere ai dolori della vita e alle lacerazioni del mondo.
E nell’eremo dei pensieri si dipana una storia dal sapore di eternità nello scorrere delle stagioni.
Scrive l’autrice: “Nel sogno ricorrente / i fiori sono morti / uno straccio m’imbavaglia / infesta un tamburo / nel petto il silenzio / mentre echi di te / m’incatenano / e la notte si stende / in eterno / su polvere di me.” Poesia dal ritmo serrato è di forte impatto emotivo. Lo stile simbolico, moderno e suggestivo dove il pàthos lascia traccia di sé.

L’ULTIMA FUGA
di Daniela Quieti

Tracce

2011, p. 72
Ordina L’ultima fuga di Daniela Quieti

Dal giudizio critico della giuria del Premio Scriveredonna 2009 composta da Maria Luisa Spaziani (Presidente), Marcia Theophilo, Anna Maria Giancarli e Nicoletta Di Gregorio: “Una poesia dal ritmo serrato e di grande essenzialità, che si presenta al lettore con pudore e coerenza espressiva. Lo stile che si evidenzia in questi testi, moderno e suggestivo, è anche fortemente simbolico, con una tensione lirica messa in risalto da versi intensi ed evocativi.”

Dalla prefazione di Márcia Theóphilo:
La poesia di Daniela Quieti rappresenta l’esperienza quotidiana di un’avventura dello spirito. […] la poetessa nel dare forma ai suoi versi, si dedica, di fatto, a un lavoro sia di conoscenza che di riflessione con un’espressione sensoriale e affettiva: “A chi importa/ il mio passato/ sono nata all’alba/ e il crepuscolo/ già si avvicina./ […]./ Sento ancora/ cantare/ il mio fiume/ sostiene la vela/ il vento forte/ e l’albero gigante/ ha radici di linfa./ Il tempo è un luogo/ inesplorato/ sul bordo aperto/ del cielo”.
[…] Nella poesia il passato sgorga nel presente e il futuro è proprio qui: “Ha un respiro smarrito/ quest’assenza/ che sussurra l’inganno/ dell’attesa/ dispersa offerta/ […]/ spoglia di voci/ […]/ lungo il silenzio/ innamorato di ritorni/ che inappagato m’invade”.
[…] Lei tratta l’umano con il rispetto degli antichi eremiti, ma anche con la saggezza di chi fa della poesia il proprio pane quotidiano, molte volte amaro, come tutte le esperienze che non si possono condividere.
Un eremita la cui montagna dove raccogliersi è la città con il suo linguaggio di tutti i giorni: poeta che non si chiude in una torre d’avorio, ma che scrive sui giornali, parla alla radio, si insinua in una civiltà globale che lo lascia lavorare da solitario: “Bagliore nei tuoi occhi/ nuda ala di carezza/ mi rapisce/ m’ammanta di sospiri/ d’universo m’acceca/ e ti penso amore/ immagino il tuo abbraccio/ d’illusione/ riempio la lontananza/ io marinaio senza vela/ scopro una costa/ nella profondità/ dei desideri segreti/ con te/ dove la notte canta sull’alba”.
Lievi sorrisi, espressioni sofferte, volti dai tratti dolci, vanno a comporre questi versi. Il testo è plurale, molte voci tramandano gli antichi valori che raccontano un passato perché le nuove generazioni possano conoscere, immaginare e non dimenticare. Dovendo affrontare un paesaggio sconcertante, tragico, la poetessa prende le parole che le cadono a fior di pelle o a fior di anima, come se questo paesaggio lirico venisse ad ogni istante battuto, sferzato da un quotidiano peculiare nei tratti dell’esistenzialità.
Dopo la lettura del libro è impossibile non penetrare nel dolore del mondo e nella grande vitalità delle donne, nella loro capacità di resistenza e di rigenerazione della vita, di idealizzazione e di speranza.

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