L’ultimo Natale delle province di Massimo Cortese

Tre storie per narrare i vari volti della nostra Italia, un Paese – come scrive Massimo Cortese – dotato di grande senso civico e solidarietà che trova nella memoria storica della guerra la forza di superare crisi e avversità.
Nulla è più forte della memoria, del ricordo. Certe volte basta un solo testimone affinché nulla cada nel deserto dell’oblio. L’autore con questo trittico di storie ci narra dell’Assemblea dell’Unione delle Province, tenutasi a Roma nel 2013, del manicomio di Ancona bombardato durante la guerra e di una commemorazione che onora solo le vittime che preferisce a cui segue la cronaca del 17 marzo 2011, centocinquantesimo dell’Unità d’Italia.
Massimo Cortese con grande capacità narrativa e analisi profonda guida per mano il lettore in un’atmosfera particolare perché, come afferma lui stesso, accanto alla storia ufficiale ne esiste sempre una minore. Nasce così spontaneo il desiderio di conoscere, di sapere di più. Durante la lettura sfilano nella nostra mente personaggi e vicende attraverso i vari racconti: “La Madonnina del piano”, “Alzabandiera a piazza Cavour”, L’ultimo Natale delle Province”. Lo stile è fluido, snello e perfetto nella narrazione che si dipana tra eventi, affreschi dell’Italia di ieri e di oggi, e realtà. Massimo Cortese possiede il grande dono della capacità di analisi, di coinvolgere il lettore a soffermarsi sui vari temi trattati. Scrive di getto e i suoi messaggi e le sue emozioni si fanno sentire, sgorgano come acqua di sorgente della mente e della memoria. Un libro che consiglio a tutti di leggere per i tesori che racchiude. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Introduzione

Dopo la conclusione della Trilogia della Speranza, articolata nei libri pubblicati tra il 2009 e il 2011, non sapevo se avrei continuato a scrivere. D’altra parte, in quel “Poi si vedrà”, presente nella quarta di copertina di “Un’opera dalle molte pretese”, lasciavo intravedere la possibilità di concludere la mia avventura letteraria.
Poi è accaduto un fatto, che è appunto narrato ne “L’ultimo Natale delle Province”. Improvvisamente, la passione civile si è risvegliata e il desiderio di scrivere è tornato a farsi sentire, prepotente. La paventata abolizione delle Province si è trasformata, da impedimento psicologico nel continuare a scrivere, nella motivazione ideale a raccontare: debbo dire con una certa emozione che sono molto soddisfatto dell’opera che ne è scaturita. Si tratta di un racconto lungo in presa diretta, affiancato da due racconti ispirati a reali momenti di Storia, quali la Seconda Guerra Mondiale e il recente Anniversario dell’Unità Nazionale.
Mi sono reso conto che i libri della Trilogia della Speranza, strettamente collegati tra loro, contenevano degli elementi che sono alla base dell’ultimo scritto, e questa considerazione non mi pare di poco conto. Temi come quello dell’educazione – che è il motivo ispiratore di “Candidato al Consiglio d’istituto” – della speranza, presente nei racconti di “Non dobbiamo perderci d’animo” e della crisi della politica – si veda “Un ’opera dalle molte pretese” – sono propedeutici a “L’ultimo Natale delle Province”.
Come i tre scritti precedenti, anche questo è dedicato al Paese che, dall’inizio della recente crisi economica, si trova a dover fare i conti con uno stato di angoscia che condiziona l’esistenza di molte persone.

La Madonnina del Piano

Accanto alla storia ufficiale ne esiste una minore, costituita dalle testimonianze di chi ha vissuto determinati eventi. Ma se vengono a mancare i filmati, le fotografie e i documenti scritti, la memoria di un determinato fatto finisce con la scomparsa dei testimoni, a meno che…
…a meno che qualcuno non immortali il fatto con una targa, una scritta, una lapide.
Al Piano, vicino alla casa dove abitavo prima di sposarmi, su due palazzi vi sono delle opere murarie che hanno destato il mio interesse fin da bambino. La scritta sul busto di marmo nero raffigurante Giordano Bruno, indicato quale precursore e martire del libero pensiero, segnala che un’opera analoga già esisteva sul palazzo, ma era stata soppressa dal Fascismo, per cui nel 1947, a Liberazione avvenuta, si è pensato di ripristinarla.
Sono sempre rimasto colpito dall’immagine severa di Giordano Bruno e mi sono allarmato quando, qualche anno fa, improvvisamente l’opera è scomparsa, tanto che ho pensato: “Mamma mia, si son portati via pure Giordano Bruno, ma chi ha potuto fare una cosa del genere?”
Poi, dopo qualche tempo, l’opera è tornata al suo posto: era stata semplicemente sottoposta a restauro e mi sono subito tranquillizzato.
A qualche metro di distanza, c’è una targa con le fotografie di cinque partigiani scomparsi nel corso della seconda guerra mondiale. Sulla targa è stata apposta di recente una corona d’alloro, di quelle con cui si è soliti commemorare determinati fatti in occasione delle festività civili. All’angolo dell’altro palazzo c’è poi un archetto che contiene un dipinto raffigurante la Madonna con in braccio Gesù Bambino, che in origine doveva essere luminoso, come è testimoniato dai fili ancora ben visibili.
Accanto all’immagine sacra compare una scritta in ferro, penzolante, su cui hanno apposto le parole Ave Maria, e sul muro si legge Anno mariano 12.12.1954. A dire il vero, la scritta muraria ormai non si legge più, tanto è stata usurata dal tempo, ma per fortuna l’avevo impressa nella mia memoria visiva. A differenza di Giordano Bruno, la cui opera ha ricevuto una sorta di lifting, e dei partigiani, alla memoria dei quali viene destinata annualmente una corona d’alloro, sembra che nessuno s’interessi della Madonnina del Piano, che rimane sempre al suo posto, con la scritta prossima alla scomparsa.
Non mi risulta che, di recente, sia stata fatta alcuna manifestazione in suo onore. Immagino che nel lontano 12 dicembre 1954, nel giorno in cui è stata affìssa l’immagine, probabilmente ci sarà stata una processione, aperta dalla fila delle bambine vestite con l’abitino della Prima Comunione, seguite dai maschietti e dalle altre persone, mentre la banda musicale chiudeva il corteo: ormai di quelle immagini non rimane neppure il ricordo.
A proposito: gli abitini della festa delle bambine mi riportano alla mente gli analoghi vestiti, indossati da altrettante bimbe scomparse sotto il bombardamento aereo che colpì Ancona il 1° novembre 1943. Era infatti tradizione che, durante le festività religiose più importanti, le bambine indossassero il caratteristico abito bianco della Prima Comunione. Anche quel giorno di Ognissanti doveva essere una gran festa, così come l’8 dicembre di quell’anno, il giorno in cui si festeggiava la Madonna.
Una targa apposta nel 1951 dall’Amministrazione Provinciale di Ancona nei locali che un tempo ospitavano il Manicomio provinciale ci ricorda ciò che accadde. Dice infatti la targa: “Qui l’8 dicembre 1943 un bombardamento aereo causò la morte degli eminenti professori, degli assistenti medici, degli infermieri (tutti con nomi e titoli vari) e di trentadue poveri ricoverati.” Da molti anni il manicomio è stato chiuso e, per qualche tempo, quei locali hanno ospitato la Guardia medica. Fu in quell’occasione, in una fredda serata di febbraio, che venni a conoscenza dell’esistenza della targa. Ebbene, questi trentadue pazienti erano talmente poco considerati che, una volta morti, non si è avvertita la necessità di ricordarne il nome. E pensare che quella struttura era nata per loro, o forse serviva a preservare la società dalla loro scomoda presenza.
Cara Madonnina del Piano, non mi sembra giusto che nessuno ricordi quelle vittime, come se fossero meno importanti degli altri individui. Che diritto hanno gli uomini di cancellare certe persone dalla faccia della Terra, alla strenua di esseri inferiori? Non esiste forse la pietà anche per i più piccoli, gli ultimi, gli abbandonati? Chissà come saranno morti, quei poveretti: forse gridando, legati a un letto con la camicia di forza! Forse qualcuno di loro avrà bestemmiato, ma tu, Madonnina mia, non ci fare caso, quelle parole sono state pronunciate per via del trambusto…o forse – e io credo che le cose siano andate esattamente così – una delle quattro suore appartenenti all’Ordine delle Figlie della Carità e scomparse sotto il bombardamento aereo avrà pensato bene di riunirli in uno stanzone, e tutti sono morti a quel modo, magari dicendo un’Ave Maria.
Allora lancio una proposta provocatoria, che non vuole essere una protesta: fra qualche tempo sarà l’8 dicembre 2008, sessantacinquesimo anniversario di quell’evento. Sarei felice se le autorità civili e religiose, nuovamente riunite, scoprissero una targa riportante i nomi dei trentadue pazienti: sarebbe un bella prova di coscienza civile.

***
L’ultimo Natale delle province
di Massimo Cortese
2014, 42 p., brossura
Montag
Ordina questo libro

Massimo Cortese

Massimo Cortese, nato ad Ancona nel 1961, è funzionario di un ente locale. Scrive racconti dalle ore 14.52 del 2 dicembre 2006, a seguito della nomina a Consigliere d’istituto nella scuola frequentata dalla figlia. Nei suoi scritti sollecita sempre il lettore alla riflessione sulla realtà incontrata. Scrive sulla rivista Visione dell’Unione Italiana per la Lotta alla Distrofia Muscolare di Ancona, dove cura lo spazio intitolato Cortese…mente. Con Montag ha già pubblicato ‘Candidato al Consiglio d’istituto’, ‘Non dobbiamo perderci d’animo’ e ‘Un’opera dalle molte pretese’, opere che gli sono valse unanimi consensi da parte della critica e dei lettori. Scrive anche sul suo blog Massimo Cortese Blogspot.

Guarda tutti gli articoli

5 Commenti

  1. a volte serve uno scossone per ricordarci chi siamo e quali sono le nostre radici.
    Grazie per l’anteprima, spero che la sua avventura letteraria continui.

  2. come dice l’autore il libro e’ un omaggio all’attaccamnto al nostro paese
    Le provincie i paesini le citta’ del ns paese sono tutte belle, ma sempre piu’ spesso gli abitanti conoscono benissimo le spiagge assolate della tailandia marocco ecc ma magari non sanno che nella propria provincia vengono da ogni parte d’italia a vedere una mostra un palazzo….sta a noi riscoprire il gusto per questo nostro paese

  3. Sono Massimo Cortese. Sono contento che la recensione sia stata data il 4 ottobre 2014, vale a dire il giorno di San Francesco, Patrono d’Italia, perché il libro “l’ultimo Natale delle Province”, come recita l’Introduzione, è stato scritto avendo a cuore l’attaccamento a questo Nostro Paese.
    Massimo Cortese

    • Condivido l’osservazione di Franca. Il mio libro “L’ultimo Natale delle Province” si occupa di un’Italia minore, quella identificata con le Province, con le quali non siamo mai stati troppo teneri, se pensiamo che con il termine “provinciale” intendiamo una persona contrassegnata da una arretratezza talvolta non priva di goffaggine. A pensarci bene, questa definizione è ingiusta, ma ormai è ben radicata nella nostra lingua. Dobbiamo riscoprire la nostra cara Italia, fatta di realtà territoriali periferiche spesso sconosciute, che rischiano l’incuria e l’abbandono.
      Massimo Cortese

LASCIA UN COMMENTO

Please enter your comment!
Please enter your name here

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -