Macchine intelligenti e autocoscienza di Paola Grandi

Paola Grandi stupisce sempre con i suoi libri. Meraviglia e trascina. Lo è stato per “La commessa dagli occhi verdi”, con cui ha vinto il Premio speciale Molinello, per varie raccolte di liriche e molte altre pubblicazioni. Anche questo mirabile saggio “Macchine intelligenti e autocoscienza” ha un suo fascino tutto particolare e desta tutta l’attenzione del lettore a cui balzano alla mente molte domande. Cos’è in verità l’autocoscienza? Si tratta soltanto di una prerogativa umana? Implica essa l’esistenza dell’anima?
Ce lo spiega Paola Grandi che oltre ad essere abile poetessa e narratrice è anche una grande cultrice delle scienze e della dinamiche filosofiche. Laureata in Economia e Commercio e in Ingegneria Elettronica, ha prestato la sua opera come progettista di automatismi e ricercatrice presso importanti compagnie internazionali, contribuendo agli studi sulla diffusione elettromagnetica. Il che non è da poco. Si avverte questa sua grande conoscenza, man mano che procede la lettura di questo saggio. Si percepisce una dinamica del dire e dello spiegare le cose in modo diretto, chiaro, snello, tipico di chi si destreggia bene con la materia di cui tratta e di chi ha ormai appreso e fatti propri concetti e nozioni. L’autocoscienza implica necessariamente l’esistenza dell’anima? L’autrice ci riporta a Immanuel Kant, alle sue teorie, alla “Critica della ragione pura”, ci parla dell’applicabilità di estetica e logica trascendentali alla macchina intelligente che tramite il suo orologio interno riconosce e gestisce tutti i fenomeni al cui controllo è preposta e tutti gli eventi riguardanti il suo funzionamento. Ne scaturisce una deduzione: da questa affinità si potrebbe arguire che gli esseri viventi, proprio come i computer, sono temporizzati, tesi da non ritenere poi tanto assurda, dal momento che anche Agostino, nelle sue “Confessioni”, quando si interroga sul tempo, come scrive l’autrice, arriva a dire che la sua misura è nell’anima e Martin Heidegger in “Essere e tempo” dimostra che “L’esserci nella sua radice” è temporalità, ossia non un essere puro, ma un essere avanti a sé, calato in un essere già nel mondo presso l’ente che si incontra. Non è fantastico? Certo affascina immergersi in questa lettura. I miei complimenti all’autrice che dimostra ancora una volta tutta la sua eccellenza nelle umane scienze e nelle lettere. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dal Capitolo I – La critica della ragione pura

1.1 Struttura dell’opera
Il titolo del libro può essere interpretato in due modi: o è l’autore che sottopone a critica la ragione pura, priva di dati tratti dall’esperienza, oppure è la ragione pura che sottopone se stessa a un esame critico. Indipendentemente dal modo di intenderne il titolo, Immanuel Kant definisce la sua opera, che si limita a giudicare i principi a priori della conoscenza dal punto di vista sintetico, preparatoria alla filosofia trascendentale, a quella scienza cioè della ragione pura speculativa, che «contenga tutti i principi della medesima e l’analisi completa dell’intera conoscenza umana a priori».
Nella prima parte della Critica della ragione pura, la Dottrina trascendentale degli elementi, la sensibilità viene distinta dall’intelletto e dalla ragione, di conseguenza l’Estetica trascendentale è separata dalla Logica trascendentale. L’estetica trascendentale è la «scienza di tutti i principi a priori della sensibilità», la logica trascendentale è la «scienza dei principi del pensiero puro» e ha per oggetto gli elementi della conoscenza pura dell’intelletto e i suoi principi sintetici a priori, le idee pure della ragione e le argomentazioni fallaci su di esse.
Alla Dottrina trascendentale degli elementi segue la Dottrina trascendentale del metodo; se la prima ha come contenuto il giudizio sui principi a priori della conoscenza pura, la seconda tratta del modo di congiungere tali elementi in modo da formarne, in via soltanto preliminare, preparatoria alla filosofia trascendentale, una scienza. Pertanto lo scopo della Dottrina trascendentale del metodo è la «determinazione delle condizioni formali di un sistema completo della ragione pura».
Essa è suddivisa in quattro capitoli, La disciplina della ragione pura, Il canone della ragione pura. L’architettonica della ragione pura, La storia della ragione pura. Siccome non riguarda l’analisi delle funzioni dell’intelletto che possono essere riferite alla macchina intelligente, ma l’uso che è lecito fare della ragione speculativa quando va oltre i limiti dell’esperienza sensibile, questa parte della Critica della ragione pura non sarà presa in esame.

1.2 Estetica trascendentale
Principi a priori della sensibilità, o strutture a priori della medesima che rendono possibile ogni conoscenza, sono lo spazio e il tempo, in quanto tutti i fenomeni sono collocati nello spazio e accadono nel tempo; lo spazio è la «forma di tutti i fenomeni dei sensi esterni», il tempo è la «forma del senso interno, cioè dell’intuizione di noi stessi e del nostro stato interno». Viene ulteriormente precisato da Immanuel Kant che «il tempo è la condizione formale a priori di tutti i fenomeni in genere. Lo spazio, quale forma pura di ogni funzione esterna, è, come condizione a priori, limitato esclusivamente a fenomeni esterni. Invece, poiché tutte le rappresentazioni, che abbiano come oggetto cose esterne o no, appartengono allo stato interno, ma questo stato rientra sotto la condizione formale dell’intuizione interna, dunque sotto il tempo, il tempo è allora una condizione a priori di tutti i fenomeni, e, precisamente, è la condizione immediata dei fenomeni interni, e appunto con tale mediazione, anche dei fenomeni esterni».
Tutti i fenomeni, fisici o psichici che siano, avvengono nel tempo; come una relazione spaziale esterna si trasformi in una relazione interna temporale si può comprendere riflettendo che presso i popoli meno evoluti la distanza viene espressa in “giorni di cammino” e che anche presso di noi per dare un’idea dell’ampiezza di un fondo agricolo si parla di “giornate di lavoro” necessarie per arare, o seminare, i terreni del fondo. Così il tempo impiegato ad abbracciare con lo sguardo una vallata o la veduta prospettica di un edificio ci dà una prima stima della relativa estensione. La misura di un corpo non è altro che l’addizione di una all’altra delle parti tra loro omogenee del medesimo (si pensi a questo proposito al significato secondo Mengoli-Cauchy di integrale definito di una funzione f(x) continua e limitata in un intervallo limitato (a,b)), addizione appunto integrale il cui risultato, un numero, è una rappresentazione che, conglobando la successiva addizione delle parti, genera (riduce a unità) il tempo speso nell’apprensione del corpo medesimo: quanto maggiore ne è l’estensione, tanto maggiore il tempo occorrente per coglierlo interamente”.

1.3 Logica trascendentale
La Logica trascendentale è la scienza che si occupa delle leggi a priori dell’intelletto puro, escludendo ogni conoscenza di tipo sensibile; nell’ambito della logica trascendentale Immanuel Kant distingue la logica della verità dalla logica dell’apparenza.
Il compito della logica della verità, definita «Analitica trascendentale», è di esporre gli elementi della «conoscenza pura dell’intelletto» e i «principi sintetici a priori dell’intelletto puro», senza i quali nessun oggetto può essere conosciuto. L’Analitica trascendentale si divide in due libri, l’Analitica dei concetti puri e a priori dell’intelletto e l’Analitica dei principi sintetici a priori del medesimo. Questi principi, al pari delle categorie, elementi della «conoscenza pura dell’intelletto», sono validi solo se applicati a esperienza sensibile, ovvero a fenomeni collocati nel tempo e nello spazio.
Allorché si applicano le conoscenze pure dell’intelletto e i suoi principi al di fuori dell’esperienza sensibile insorge la «logica dell’apparenza» e l’«uso dell’intelletto puro sarebbe dialettico». «La seconda parte della Logica trascendentale è una critica di tale apparenza dialettica ed è detta Dialettica trascendentale».
Oggetto della Dialettica trascendentale è la ragione, la «facoltà pura del pensiero» che connette tra loro principi e giudizi formati dall’intelletto per trarne delle conclusioni che non hanno alcun riferimento con l’esperienza. Anche la Dialettica trascendentale si divide in due libri, I concetti della ragione pura, ovvero le idee di anima, di mondo e di Dio, e Le inferenze dialettiche della ragione pura, i raziocini fallaci che stanno alla base delle tre pseudo-scienze fondate sulle idee della ragione pura, la psicologia, la cosmologia razionale e la teologia.

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Macchine intelligenti e autocoscienza
di Paola Grandi
2012, 78 p., brossura
Firenze Atheneum

Paola Grandi

Paola Grandi è nata a Bologna e vive a Torino. Laureata in Economia e Commercio e in Ingegneria Elettronica, ha prestato la sua opera come progettista di automatismi e ricercatrice presso compagnie di rilevanza internazionale, contribuendo agli studi sulla diffusione elettromagnetica con lavori presentati in congressi scientifici. In campo letterario ha pubblicato il romanzo La commessa dagli occhi verdi; le raccolte di liriche Vicolo delle ginestre, Metropoli ed oltre; lo studio Lettere al padre non recapitate. Kafka e Leopardi; recensioni su riviste letterarie riguardanti scritti di Liana De Luca, Giuseppina Luongo Bartolini, Elias Canetti, Jack London e prefazioni a volumi di poesie di autori contemporanei. Con L’Autore Libri Firenze ha pubblicato il dramma scenico Cronaca di un contagio.

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3 Commenti

  1. Queste prime righe oltre che essere narrate con grande maestria e chiarezza mi fanno capire che da questo libro é possibile prendere spunto per le proprie riflessioni, scienza e filosofia si fondono insieme e ci proiettano nel mondo attuale dove l’autocoscienza e l’intelligenza artificiale possono divenire quasi intercambiabili… la ringrazio per questa anteprima.

  2. Penso che Paola Grandi sia un’autorevole esponente della letteratura italiana contemporanea e sono onorato del fatto che ha recensito le mie pubblicazioni.

  3. Vola alto Paola Grandi col suo trattato sul rapporto fra autocoscienza e macchine intelligenti. In attesa di leggere l’ intero testo – se la bonta’ dell’ autrice vorra’ donarmi una copia dell’ opera – mi devo accontentare di un sbarco sul pensiero di Kant. Che nell’ intento di rivalutare la ragione cade nella contraddizione di tutti glì idealisti. Perche’ la speculazione metafisica, ben lungi dall’ esser oppio delle menti, le forgia in un’ indagine a trecentossessanta gradi nei confronti del visibile.

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