Metamorfosi di Maurizio Tolloi

Pur non volendo essere una fiaba, come spiega l’autore, “Metamorfosi” è un libro affascinante che coniuga perfettamente realtà e fantasia dando vita ad un mondo magico e incantato che attrae profondamente il lettore. Oltre alla mirabile storia narrata, tra le pagine si possono vedere bellissimi scorci di paesaggi montani, alberi e vette innevate dall’ampio respiro che infondono un senso di grandezza e di spazio infinito, come la lettura delle pagine stesse, del resto. Bellissimo l’incipit con l’erba lussureggiante nella livrea verde smeraldo, l’erba sferzata dalle piogge torrenziali d’autunno lassù sulle montagne. La magia del vento corre tra le pagine, il vento, fluido vitale fra il mondo spirituale dell’essenza e quello materiale di ogni giorno. La descrizione del panorama tra le vette è straordinario, le Dolomiti maestose. Si rimane affascinati dagli stambecchi, i fiori, l’immensità del paesaggio, pare di udire la voce delle nubi. Le stelle nel cielo, i lampi, i tuoni, la pioggia, la neve, i fiori nei prati, altro non sono che i molteplici volti della natura. La lettura prosegue tra magici incanti e dolci melodie del creato, tra misteriose pietre del tempo e invisibili confini del mondo. In questo variegato spazio della natura tutto è possibile: fate e folletti interagiscono con piante e animali, che assumono così caratteristiche simili a quelle umane. Tutto questo accade a Bruno, il protagonista della storia, che trascorre i suoi giorni spesso a cavallo fra il mondo reale e fantastico. Tutto questo accade al lettore catturato dalle pagine. Maurizio Tolloi, con straordinaria capacità descrittiva e narrativa, dà così vita ad un libro meraviglioso, di ampio respiro, in cui si percepisce sapore d’immenso con immensa e consapevole creatività, ispirazione e fantasia. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Prologo

Nel cielo di una notte traboccante di stelle, senza luna, durante un rigido Inverno taciturno e persistente, i profili slanciati di piante aghiformi si stagliavano contro il suo velo scuro.
Le deboli folate di una gelida brezza muovevano appena le punte più alte degli alberi.
Non era un vento silenzioso ed immutabile, ed il leggero movimento provocato sulle fronde produceva un effetto acustico simile agli sbuffi di teneri bambini che soffiavano all’unisono su candeline accese sopra una torta.
Alcuni candidi fiocchi di una precedente nevicata, giunti sin lì dopo esser stati strappati da altri rami per mezzo delle raffiche più forti, si frapponevano fra gli alberi e le stelle determinando un effetto visivo vagamente struggente.
Deboli tintinnii di campanelli orientali, provenienti da un luogo ignoto e misterioso, si perdevano nel vento scomparendo in lontananza.
Era una sorta di alchimia verso la quale era impossibile rimanere indifferenti, che si adattava maggiormente a simboleggiare l’opera trasmutativa.
Tuttavia, il desiderio di rinnovarsi della natura restava tale solo in via transitoria e limitata nel tempo.
In ogni fase del percorso di formazione si era di fronte, come sempre, a vere e proprie differenti forme nelle quali era facile smarrirsi.
Così com’era facile riuscire a credere nell’esistenza di esseri fantastici e mitologici; creature leggendarie nelle quali si manifestava l’essere che trovava nella sua trasformazione la sua vera identità.
La necessità di tutto questo agire e di trasformarsi così tante volte era giustificata solo dall’esigenza di arrivare a vivere una nuova vita.
Dietro a tutto questo si nasconde da sempre un significato meraviglioso.
Come se la natura avesse creato tutti questi esseri per insegnare all’uomo il mistero più importante della vita stessa: la trasformazione.
Una metamorfosi che di frequente non sa di essere tale, lasciando spesso in sospeso il suo vero epilogo solo perché non siamo in grado di distinguerne i contorni, che invece agli altri esseri viventi appaiono netti e definiti.
Dietro all’apparente tranquillità che lo scenario notturno evocava, v’era un fermento continuo in movimento, simile a quello della lava di un vulcano, che cova a lungo nel sottosuolo prima di esplodere fragorosamente in superficie.
Ed in quest’ottica specifica e periodica, un nuovo quadro stava prendendo forma all’orizzonte, come un insolito avvento che rimandava al ciclico alternarsi delle stagioni sulla terra.
Un’adunanza che, fra tutti i periodi dell’anno, era rappresentata al meglio dall’ormai prossima Primavera, sebbene in quel momento potesse sembrare ancora lontana.
E il rifiorire di molteplici creature, sia animali che vegetali, nell’evenienza di quel particolare periodo dell’anno, riproponeva in tutta la sua prorompente attualità l’eterno mistero della metamorfosi.
Fra tutte queste quello di una larva è ancora oggi, sicuramente, il più affascinante, proprio perché è in questo ambito che l’animale si trasforma da essere di terra a essere volatile come una farfalla.
Una credenza popolare dei popoli antichi considerava quest’ultima simbolo dell’anima liberata dalla materia del corpo.
Ed è nello stato di crisalide che avviene la vera e propria trasmutazione.
Le diverse forme che assume questo insetto sono solamente accessorie ad un fine che non è la sola realizzazione della farfalla, ma l’espressione del movimento vitale che essa incarna.
Il lepidottero non invecchia; il suo processo è legato, in effetti, ad un continuo rinnovamento.
Tutto ciò non fa che evocare, realmente, la massima alchemica che ciò che si trasforma continuamente non può deperire, ma rende eterni.
Il cambiamento era nell’aria, nell’acqua, nella terra, in tutte le creature che l’avvertivano distintamente sebbene i segnali con i quali si evinceva fossero ancora invisibili.
Le creature più antiche sulla terra, le fate o i folletti che dimoravano nel profondo del bosco, rammentavano ancora la volta precedente in cui si era verificato qualcosa di analogo.
Era un cambiamento che veniva da lontano, da un altro mondo, da un’altra terra, quasi agli antipodi del luogo incantato nel quale si svolgevano questi ultimi eventi.
Ciò nondimeno, l’essere umano era quasi sempre l’ultimo organismo vivente ad avvertirlo, nonostante la sua crescita lo avesse portato a ritenere di essere la creatura più sviluppata.
Arrogandosi inoltre, non senza un pizzico di presunzione, l’origine della matrice sia reale che teorica, secondo la quale tutto discende da lui come da lui prende forma.
Frequentemente, almeno in parte, questo concetto è apparso piuttosto credibile; anche se malgrado ciò, si è spesso dimenticato che, nel complesso ingranaggio che permette il continuo riciclarsi della terra, egli è solo un minuscolo granello.
Un piccolo granello che, nonostante gli sforzi sostenuti e tutti i suoi passi avanti, non è mai riuscito a vedere la fine dell’immensa scacchiera che noi chiamiamo Universo.
Gli animali avevano un senso della percezione di gran lunga superiore a quello degli uomini, mentre, per questi ultimi, era ancora riservato solamente a pochi predestinati.
Certamente anche nell’uomo c’è un progetto evolutivo, una sorta di disposizione al miglioramento; una tensione verso l’alto e verso lo spirito che varia da soggetto a soggetto, come c’è senza dubbio anche a livello fisico.
Ma alla fine, evidentemente, la nostra forma umana non è nient’altro che una fase di un’evoluzione più ampia di quello che è l’essere che fondamentalmente siamo.
Tale processo include necessariamente, oltre che una reale consapevolezza della transitorietà della forma, anche una disposizione al “sacrificio” della stessa.
Così non era, viceversa, per le sporadiche nubi che pigramente si muovevano nel cielo fino al loro completo dissolvimento, o per i deboli suoni all’interno del bosco che si smarrivano in lontananza.
Tutte le angosce legate alla fine, gli attaccamenti alle proprie forme, ai propri averi, espressione di quelle stesse forme, per gli esseri umani non sono altro che parte di una condizione temporanea di ciò che realmente stiamo diventando.
Il sonno in cui l’uomo è immerso a livello di coscienza e consapevolezza, è solamente il sonno della crisalide che attende il giorno della trasformazione senza però esserne cosciente e si tormenta, non credendo al cambiamento che lo aspetta.
Ma in realtà non è la fine.
La volta celeste pareva ruotare su se stessa con l’avanzare del nuovo giorno, riproponendo l’identica metafora della trasformazione per l’ennesima volta.
Riproponendo se stessa quasi meccanicamente, inoltre, la luce del giorno avrebbe di fatto ripreso a produrre il mutamento necessario all’alternanza delle cose.
Ed il rinnovamento indispensabile anche dopo quella notte, così come dopo le notti precedenti, avrebbe ripreso a srotolarsi verso la bella stagione come un lungo tappeto, portando su di sé tutte le creature più sensibili della terra alle quali affidare il proprio compito.
Era un tappeto morbido e verde, fresco e profumato, che sostituiva quello consunto della stagione calda antecedente.
Era un soffice tappeto d’erba.

I

L’erba…
Incolta e lussureggiante nella livrea verde smeraldo dei suoi molteplici ed iniziali filamenti, le cui prime colonie si facevano largo a stento fra quelli altrettanto numerosi ormai rinsecchiti e schiacciati sulla terra dalla fredda stagione precedente…
Ancora l’erba…
Sferzata dalle piogge torrenziali d’Autunno e dalle prime gelate lassù, dove nessuno sembrava essere in grado di potersi riparare da brutali intemperie destinate a riflettere il candido manto uniforme che renderà tutti uguali…
Vento…
Originario e ineguagliato tramite fra il mondo spirituale dell’essenza e quello materiale di ogni giorno, per anime terrene e spettri ormai dannati da vite dissolute e folli deviazioni su rotte lineari tracciate dal destino…
Il vento…
Soffio divino, affettuoso e delicato, capace tuttavia di avvicendarsi fra struggenti e melodiose sinfonie senza tempo e minacciosi rullii di tamburo, precursori di un incombente e successivo fragore naturale di battaglia.
Entrambi creature di un mondo perennemente sospeso a metà fra la quotidianità reale e le molteplici alternative offerte dal pensiero, si erano date appuntamento come sempre in un universo che solamente ad una rapida occhiata superficiale poteva essere ritenuto statico.
Non aveva importanza quale il suddetto fosse, né come lo stesso si potesse chiamare; era sufficiente sapere che era un luogo come potrebbero essercene anche altri. Magari più belli, o addirittura perfino più brutti, ma con l’identica peculiarità di conservare una scheggia di un arcaico segreto radicato lassù da quel giorno nel quale tutto ebbe inizio.
La cresta scoscesa e a prima vista increspata, come le onde di un mare tranquillo, sul versante più a Est strapiombava per qualche centinaio di metri nel suo settore più elevato, fra ghiaie sconnesse e friabili dalle quali si ergeva l’unica massa rocciosa esposta facente parte della montagna.
Era una vetta meno elevata di altre e dal profilo indubbiamente meno imponente, soprattutto se paragonata al vicino gruppo montuoso dolomitico fra i più articolati e conosciuti dell’intera zona di appartenenza. Persino il suo nome forse, almeno quello con il quale avevano voluto identificarlo gli esseri umani, era meno autorevole di tutti coloro che gli tenevano compagnia.
Ciononostante, com’è ovvio in ogni altro essere vivente, aveva anch’essa tuttavia le sue indubbie caratteristiche che la rendevano dissimile da tutte le altre; e quella che forse era la più evidente, consisteva nel fatto che, se il suo profilo veniva osservato da una determinata angolazione, dava quasi l’impressione di un’enorme torta tagliata esattamente a metà.

***
Metamorfosi
di Maurizio Tolloi
2015, 144 p., ill., rilegato
Campanotto
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Maurizio Tolloi

Originario di Cervignano del Friuli (Udine), l’autore risiede da tempo nel centro montano di Forni di Sopra, eletto negli anni a sua fonte personale d’ispirazione.
Da sempre autodidatta nelle sue espressioni artistiche, matura la scelta di imbocca­re il cammino dello scrivere solo dopo una serie di avvenimenti che lo hanno visto coinvolto suo malgrado.
Con lo scrivere diviene ben presto, come lui stesso ama definirsi, un sensibile can­tore delle meraviglie naturali, dopo aver avuto modo di osservarle attentamente per lungo tempo fin da bambino. Nel frattempo, il percorso che dall’istante del suo ini­zio si è evoluto anche alla poesia, continua a riservare all’autore momenti da vive­re con intensità crescente, al pari di un’esigenza coinvolgente dalla quale non può più prescindere.

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22 Commenti

      • Molto bella l’immagine del piccolo stambecco che,venuto alla luce, è alla ricerca di emozioni che si intrecciano tra fantasia e realtà. Il lettore segue Bruno,il protagonista,per tutto il viaggio cogliendone tutte le emozioni.Trovo che lo scrittore in molti passaggi si dilunga un pò troppo con un lessico che tende a rendere la lettura poco scorrevole

  1. Interessante questo binomio, in molti ci provano ma senza riuscirci. Invece in questo libro, a giudicare dal’anteprima, sembra proprio che l’autore ci sia riuscito. Sarei proprio curiosa di leggere il libro per intero perché da sempre sono un’appassionata di fantasy e vorrei vedere come la fiaba si sposa con la realtà.

  2. Sto continuando la lettura del libro e sono quasi verso la fine, e devo effettivamente dire che è un buon libro anche se in alcuni punti mi sono un po’ persa tra i paesaggi e la descrizione di quello che c’era intorno. c
    Comunque non appena avrò’ terminato di leggerlo potrò dare un giudizio complessivo sul libro. Sono veramente contenta di aver ricevuto la copia dall’autore che ringrazio e spero che abbia altri libri da inviarmi nelle prossime edizioni della fiera… e che soprattutto me li voglia inviare. Grazie e al prossimo commento.

  3. Quanto amore per Madre Terra trasuda da questo incipit! L’atmosfera eterea che riesce a creare incanta davvero. Un po’ come se l’autore fosse un moderno Walden attraversato dal filone fantastico. Sarebbe un interessante lettura.

  4. Ho aperto quest’anteprima, così, per curiosità, e mi sono soffermata a lungo a leggerla che quasi mi incantavo. Molto molto bello, coinvolgente ed interessante.

  5. Questa non è una fiaba ma è la realtà. Quella realtà che molti di noi non riescono a vedere persi nelle nostre difficoltà quotidiane. Ho letto molti libri che parlavano di luoghi incantati ma veri e di fate e folletti. Quasi tutti erano ambientati in Irlanda quindi ora sorge la curiosità di leggere qualcosa di così mistico scritto da un’autore italiano che con questo capitolo mi ha fatto emozionare davvero molto. E’ il genere di libro che porterei nella borsa con me per non sentire il frastuono della città. Spero di leggerlo e di avere la possibilità di recensirlo, magari seduta su un prato fuori dal caos in cui vivo.

  6. Interessante la descrizione così piena di sensazioni della Natura . E’ un po’ come la vedo io: misteriosa, affascinante e magica!

  7. Un incipit veramente coinvolgente! Sembra proprio di immergersi in una atmosfera fiabesca che mi piacerebbe approfondire con la lettura del libro.

  8. Davvero bello l’inizio di questa metamorfosi,….un viaggio nella natura che si trasforma e che aiuta a riflettere sul valore della vita degli esseri viventi che cambia forma con il passare del tempo, cosa che spesso ci si dimentica e a cui non si fa nemmeno caso, presi come siamo dalla vita moderna e dal ritmo frenetico che non ci si ferma ad osservare le piccole cose ed il cambiamento che fa ogni giorno la natura davanti a noi. Mi è piaciuto in particolare il passaggio in cui l’autore paragona il leggero muoversi delle fronde degli alberi agli sbuffi di teneri bambini che soffiavano all’unisono su candeline accese sopra una torta, davvero suggestivo. Come suggestiva è l’immagine della crisalide che diventa farfalla!

  9. Tra fiaba e realtà dal sapore mistico.

    DAala lettura dell’incipit si evince tutto il suo mistero.

    Mi piacerebbe riceverne una copia per poter esprimere un mio personale giudizio.

  10. Molto spesso la fantasia è più bella della realtà, ecco perchè preferiamo rifugiarci in essa. Con questo libro, credo, l’autore abbia voluto in parte dimostrarci questo. Vivere a metà la fantasia e la realtà può sicuramente aiutarci a vivere meglio e più in sintonia con l’ambiente che ci circonda.

  11. Con enorme sorpresa ho ricevuto il libro proprio prima di Natale ed è stato un inaspettato e graditissimo regalo che mi sto accingendo a leggere in queste feste. Ringrazio l’autore per avermelo inviato e gli auguro tanta gioia e serenità in queste giornate festose e magiche . Un sincero grazie e mille auguri.

  12. Un libro che cattura l’attenzione del lettore sin da subito per la sua particolarità,un misto tra fiaba e realtà, davvero molto affascinante e coinvolgente…complimenti!

  13. In METAMORFOSI , Maurizio Tolloi sul crinale di una ecologia permeata di romanticismo, ci guida all’ osservazione della natura e dell’ animo umano, cosi avvinti in un unico desiderio di migliorarsi, di metabolizzare il divenire del bello e del buono.
    Un libro avvincente, coinvolgente, del quale amerei gustare riga dopo riga.
    Grazie alla generosità dell’ Autore. Se possibile. In cambio di una recensione attenta e libera da conformismi.

    Gaetano

  14. FRA FIABA E REALTA’ QUELLO CHE CI VUOLE PER PASSARE IL NATALE CON UN ATMOSFERA SURREALE E DI FESTA, NELLE SERE FREDDE DI QUESTO INVERNO. SPERO DI LEGGERLO…GRAZIE..

  15. Tra sogno e realtà, lo scorcio di una montagna come scenario di un mondo incantato dove l’essere umano non è che un granello dell’universo.
    Interessante lettura.

  16. Un libro che cattura l’attenzione del lettore sin da subito per la sua particolarità,un misto tra fiaba e realtà,sicuramente da leggere tutto d’un fiato.

  17. Non volendo relegarci a letteratura elitaria, ma a letteratura comprensibile, concreta perché nasce dal quotidiano, dal vissuto, dalla realtà oggettiva, dalla capacità personale di generare circoli virtuosi, ecco un libro che infonde negli animi uno spirito critico e autocritico forte, la tensione interiore che consente di esplorare la complessità dell’individuo calato nel genere umano, nella collettività, non necessariamente obliterata dal particolarismo anedottico del dato naturale.

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