giovedì, Luglio 16, 2020
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Morire in primavera di Ralf Rothmann

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Morire in primavera di Ralf Rothmann

«Rothmann, uno tra i più importanti autori tedeschi, è forse il narratore più sensibile della sua generazione».
Frankfurter Allgemeine Zeitung

«Un libro che non è solo un bel romanzo sulla seconda guerra mondiale, sul tacere dei padri e sullo sconforto che hanno trasmesso alla generazione successiva. È anche un trionfo della lingua, della bella lingua».
Vito Punzi, Avvenire

Nel tardo inverno del 1945, nella Germania del nord, Walter e Fiete, diciassette anni ciascuno, lavorano come mungitori in un podere dal magnifico stemma con un cavallo nero sotto due falci incrociate.

Il podere mostra tutti i segni della guerra. Lo stemma giace a terra in giardino, le travi della torre dell’orologio si ergono carbonizzate nel cielo, il portico è storto e danneggiato dopo un attacco dei caccia.

«Il soldato Ivan è già sull’Oder», sussurrano le donne e sperano che quell’ultimo sussulto di guerra non si porti via, dopo gli uomini, anche i ragazzini del podere, come Walter e Fiete, mungitori dalla faccia pulita.

Walter pensa che non lo spediranno mai al fronte. Sparava storto già nella Gioventù Hitleriana, ha gli occhi che non vanno, munge mucche, fa un lavoro che qualcuno deve pur fare. Inoltre, deve ancora finire di brigare con Elizabeth, la ragazza che fuma come una ciminiera e, con le sue sopracciglia, i riccioli neri e una sfrontatezza senza pari, sembra una zingara.

Fiete, il suo amico più caro, ha il volto scarno, la carnagione imberbe, le ciglia lunghe e ricce e, se chiude gli occhi pesti, pare una ragazza.
Quando beve, anziché dire «Heil Hitler», dice «Drei Liter». Ha già la fidanzata: Ortrud, dalle labbra rosse come nessuna. Insomma, è tutto fuorché un soldatino di piombo pronto a difendere l’onore della grande Germania.

A una festa, però, lungo il canale, tra barili di birra e un’orchestrina di otto elementi, compaiono anche le Waffen-SS, con le loro divise grigioverdi pulite, stivali lustri e un invito cui nessuno può sottrarsi, pena ritrovarsi un cappio attorno al collo: arruolarsi per sancire la fedeltà al Führer!

Walter e Fiete si ritrovano così in Ungheria. Walter a trasportare rifornimenti per le truppe e Fiete nell’orrore del fronte. Fiete rimedia una scheggia sotto la clavicola, viene curato alla meglio e rispedito in prima linea, dove gli ufficiali tirano le bombe a mano sui talloni dei loro stessi uomini per riuscire a mandarli all’attacco.

In un giorno di primavera, Walter apprende che Fiete non ha resistito all’orrore: ha disertato, è stato riacciuffato, sprangato e chiuso a chiave proprio nella cantina della sua camerata.
L’indomani tocca proprio alla sua camerata l’onore di «rispedire al mittente», davanti a un plotone d’esecuzione, il giovane amico.

Salutata in Germania come una delle opere più importanti della narrativa tedesca contemporanea, capace di inaugurare finalmente «l’era post-Günther Grass» (Die Zeit), Morire in primavera è più di un libro sulla guerra e sulla follia nazista.
È un romanzo in cui l’innocenza e la colpa, la libertà e il destino, l’amicizia e il tradimento sono chiamati a raccolta in una prosa limpida e controllata che colpisce al cuore.

Candidato al Premio Strega Europeo 2016

Ralf Rothmann

Ralf Rothmann (1953) è uno scrittore, poeta e drammaturgo tedesco, vincitore del Premio Francoforte-Bergen, del prestigioso Literaturpreis der Konrad-Adenauer-Stiftung e, nel 2013, del Friedrich-Hölderlin-Prize. I suoi romanzi sono tradotti in piú di dieci lingue.

Morire in primavera
di Ralf Rothmann

2016, 205 p., brossura
Traduttore: Cravero R.
Editore Neri Pozza
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1 commento

  1. le guerre mondiali sono state l’argomento della mia tesina di terza media, e da lì, sono rimaste sempre fissate nella mia mente (anche oggi che ho 40 anni), forse perché vissute in prima persona da tutti, anche dai miei poveri nonni. quando lessi “niente di nuovo sul fronte occidentale” rimasi sconvolta e colpita. mi piacerebbe tanto poter leggere ancora qualcosa di così incisivo!

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