Natale insieme nel web!

Natale insieme nel web
Scaldiamo il nostro cuore raccontando il Natale!
Pensieri, riflessioni, poesie, brevi racconti, brani di libri e storie di vita vissuta.

Celebriamo il Natale nel miglior stile del Portale letterario Manuale di Mari con la scrittura, esprimendo un pensiero, una riflessione, una emozione oppure, se preferite, in modo letterario, con una poesia, un breve racconto, un brano estratto dai vostri libri, anche una storia di vita vissuta. Raccontiamo il Natale, scambiandoci così gli auguri per la Festa più bella dell’anno. Autori e lettori, vi invitiamo tutti a partecipare a “Natale insieme nel web”! Iniziativa letteraria che tanto successo ha riscosso negli anni scorsi nel Blog di Nicla Morletti!

Pubblicate direttamente nei commenti al presente articolo i vostri scritti, il tema è libero anche se è gradito un riferimento al Natale e alla particolare magia di questa Festa. Potete abbinare ad ogni vostro scritto o componimento anche una immagine, inserendola nel rigo apposito (sotto la scritta “Aggiungi una immagine”) prima di inviare il vostro contributo.
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Commentate le opere e gli interventi di altri autori, dialogate e scambiatevi gli auguri con i partecipanti a questa Iniziativa che rappresenta una occasione unica per trascorrere Insieme il Natale con la parola scritta, on line, nei mari del web!
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Gli scritti ed i componimenti più belli saranno premiati con un omaggio floreale offerto da Punto Flora!

*Alcune raccomandazioni*
1 – Non pubblicate racconti troppo lunghi che si leggono con difficoltà nello spazio dei commenti.
2 – I testi saranno pubblicati così come li inserite. Rileggete tutto prima di pubblicare.
3 – Non postate più di due opere o interventi per volta.
4 – E’ possibile lasciare tutte le repliche che volete a opere e interventi di altri autori.

74 Commenti

  1. Esistono persone che sono speciali per la profondità… con cui attirano i nostri e sentimenti, regalano emozioni e fanno nascere delle vere amicizie ben radicate come forti alberi che nessuna tempesta riesce sradicare.

    A tutte queste persone, alla sig.ra Nicla Morletti, nonché a tutta la redazione avvolgo e invio IN UN RAGGIO DI SOLE UN GIOIOSO ANNO NUOVO 2014.

    BEH…Gli anni che passano sono come i libri sibillini: più se ne consuma, più diventano preziosi SERENITA’ da FRANCA FASOLATO.

  2. E L’ORIZZONTE AVRÀ I TUOI OCCHI

    Tutta l’acqua non basterebbe
    a dare l’immenso ad ogni esistere
    che i tuoi occhi toccano.
    Sole, cieli, lo spettacolo dell’universo,
    non sono che brevi elegie
    dinanzi alla bellezza del tuo sguardo.
    Non ho più bisogno di scoprire
    cose che non hanno in dono
    il libero volo degli angeli.
    Posso infine spogliarmi
    della tristezza dell’impermanenza.
    Tu giungi come il bene più grande
    e l’orizzonte avrà i tuoi occhi.

      • Ciao Andreina,
        grazie per il tuo commento. Sono felice di averti regalato tanta emozione, ma quale delle mie qui presenti ti ha emozionata di più?
        Alla prossima Franca Fasolato un abbraccio poetico.

        • Ciao Franca, la poesia che più ha toccato le corde del mio animo è “l’orizzonte avrà i tuoi occhi” …mi rendo conto leggendo questo portale di quanta sensibilità alberga ancora nel cuore degli uomini nonostante la cruda vita. Complimenti per le tue poesie, sono ricche di sentimento e beltà d’animo

  3. LUCI A NATALE

    Quante luci ha Natale,
    luci nelle strade,
    luci nelle vetrine,
    alberi di luce,
    cascate …………….

    Sosto nell’angolo
    e osservo:
    luci di desiderio
    negli occhi dei bimbi
    davanti alle vetrine;
    luci distratte
    negli occhi del barbone
    che s’incammina stancamente;
    ombre di sofferenza
    nei volti scavati
    dei diseredati;
    raggi d’amore nel cuore
    di ragazzi abbracciati
    che corrono sorridenti.

    Mi lascio rapire
    dal ricordo delle tue parole
    e so che
    riflessi di gioia bambina
    guizzano nei tuoi occhi
    incantati, sereni,
    ricchi
    anche per noi.

  4. Esiste una stella per ogni uomo e donna di buona volontà. Per questo nella notte di Natale il cielo è un manto di luci splendenti. Per questo nasce Gesù e Dio s’incarna in noi. Chi ha fede prega per gli uomini che non hanno trovato la loro stella e che non risplendono ancora nel firmamento del creato. Chi non ha fede dice “no” al Natale e lo rinnega e lo ignora in tutti i modi possibili. E questo sforzo sembra un atto di fede. La notte di Natale leviamo gli occhi al cielo e abbracciamo con un solo sguardo tutte le stelle. Tutti gli uomini e le donne. E se non l’abbiamo trovata, cerchiamo la nostra stella. Non smettiamo mai di cercarla. La troveremo. La riconosceremo. Ha il nostro nome.

    ***

    Tanti cari auguri di Buon Natale a tutti.

  5. Natale è luce, calore, amore. Natale è avere la speranza nel cuore.

    I migliori Auguri di Buone Feste a tutti. E che l’anno 2014 sia come la scia di una stella cometa. Semplicemente splendente.

    Nicla Morletti

  6. Buon compleanno, Gesù

    Quest’anno mi piacerebbe trascorrere il Natale e il Capodanno in campagna. In fondo, tutti, anche noi “gente di città” abbiamo vissuto la prima età in campagna, riscaldandoci le membra e il cuore con la fiamma e la brace del camino. Possediamo una campagna mitica, ancestrale, nel nostro patrimonio genetico.
    Quando annusiamo l’aroma delle castagne arrostite, a un angolo di due vie cittadine, ci sfiora il ricordo di altri odori: quello delle patate sotto il “coppo”, delle rape “strascinate” e del pane appena sfornato.
    Chissà cosa ci riserva l’anno nuovo in questo mondo tanto prodigo di sorprese non sempre a lieto fine? Meno guerre, meno carestie, meno malattie? Speriamo!
    Lo spirito più profondo del Natale è proprio la speranza, il rafforzarsi, il rinnovarsi della speranza.
    Noi osiamo sperare, Gesù mio! Io, i miei cari… E lo vorremmo fare quest’anno, raccogliendoci nel silenzio e nell’intimità struggente di un posto di campagna, con intorno un’aia con le galline, una cantina dove mettere, su una tavola, piccole mele verdi a maturare, un ovile che ci ricordi di essere umili, più umili, come tu ci hai insegnato nascendo, appunto, in una stalla.
    Vorrei assaggiare lenticchie, ma sarei più contenta di sapere che tutti quelli che soffrono la fame hanno almeno un fetta di pane e olio, questo Natale. Penso, allora, alle tante iniziative di solidarietà che fioriscono sempre più numerose dalla terra fertile della generosità e dell’altruismo.
    Devo assolutamente portare qualche pacco di pasta alla mensa dei poveri! Devo frugare nel guardaroba e tirare fuori maglioni e coperte, scarpe e altri indumenti che non uso da anni! E donarli!
    “Io ho quel che ho donato” ci ha insegnato il Vate.
    Ho tanti pensieri ammassati nella mente ma fra i molti che si confondono prevale un empito di fratellanza, un ardore di fare del bene.
    E prevale anche un’attesa di festeggiare il Natale di Nostro Signore con una cucina a base di “scrippelle ‘mbusse” piuttosto che di caviale, di “caggionetti” e di “neole” piuttosto che di tartufoni farciti, di “cerasella” piuttosto che di amari alla moda.
    Voglio cantare “tu scendi dalle stelle” con l’accompagnamento di una zampogna, giocare a tombola segnando i punti con i fagioli e poi andare alla messa di mezzanotte nella chiesetta del paese, nella casa del Padre per dire da vicino a Gesù “buon compleanno”. Nell’anno del Signore che verrà si riaccende la fiammella della speranza.
    “Lo spirito dell’uomo è capace di tutto, perché contiene tutto il passato e tutto il futuro”… “lo spirito muove la materia…”.
    E noi saremo capaci, almeno a Natale, di essere più vicini a Dio? Forse passare un Natale in campagna, anche solo idealmente, ci aiuterà, ci farà sentire più grandi nell’animo, più disponibili e, in definitiva, meno ansiosi, meno sperduti di fronte all’incertezza e alla precarietà del domani.

    (Da “Quel che resta del tempo” di Daniela Quieti, Ibiskos Ulivieri 2013)

  7. Fuoco di calore,
    che trasmette amore.
    Atmosfera di luci,
    di rumore,
    un canto,
    un pianto di purezza,
    che insegna la saggezza.
    E’ nato un santo bambino
    che in braccio alla sua mamma,
    ascolta la ninnananna.
    E’ nato
    il salvatore.

  8. NATIVITÁ

    Bianco e folto il mattino
    annebbia, tra i rami spogli,
    le linee d’una madonna
    che stringe al candido seno
    il frutto infinito dell’Amore.

    Tra poco resteranno solo
    trasparenze del loro passare;
    trasparenze durevoli, invero,
    interminabili di addii e ritorno.

    Nella grazia infinita ella avanza,
    il capo reclino, sorridente in volto
    al piccino che, in grembo, scopre
    se stesso e la bruma d’intorno.

    Tra poco non li vedrò più,
    nel bianco silenzio però,
    risuonerà un sentore di pace;

    il ricordo imparerà a parlare
    di lei e del bimbo in grembo,
    in cammino sotto le stelle,
    le stesse, che ogni uomo guarda.

  9. Natale anni ’60

    tra stelle di carta
    e fiocchi di cotone
    pungeva d’azzurro
    il nostro ginepro
    stringeva fra i rami
    profumo di neve
    la forza del bosco
    e i suoi segreti

    nella grande cucina
    che sapeva di muschio
    un fiume di latta
    scendeva dal monte
    al lago incantato
    del nostro presepe

    l’uomo del gregge era felice
    passava sul ponte
    seguiva una stella

    fuori nella notte
    il fumo dei camini
    si perdeva nelle strade
    d’un paese in bianco e nero
    silenzioso s’insinuava
    come nostalgia
    o fiamma tremolante
    nell’attesa del prodigio

    Vanda Guaraglia

  10. Iper-natale 2011

    giocano luci multicolori
    si accendono e spengono
    creano disegni
    diventano bianche
    e fingono neve che scende dal tetto
    si scioglie in ruscelli
    forma cascate

    esagerando giù nel parcheggio
    ogni lampione diventa un abete

    pannelli solari fotovoltaico
    risparmio energetico
    come d’incanto più non esiste
    dimenticato

    va bene il tripudio nelle ore di punta
    ma a notte fonda almeno spegniamo

    mi angoscia lo spreco la fretta il consumo

    torno ai negozi del centro città
    e faccio due passi dentro alla sciarpa
    appanno gli occhiali con il mio fiato
    incontro un amico
    e senza la rabbia di code alla cassa
    ci scambiamo gli auguri
    davanti a un caffè

    Vanda Guaraglia

  11. Uguali nell’Amore

    Nell’ora in cui tutto tace,
    nei colori, nelle luci del Natale,
    ogni anno rinasce un desio
    a destare attesa, amore, poesia.

    Le note d’un campanile allora,
    s’impigliano tra rami e stelle,
    la notte accoglie il creato,
    il buio rende tutti uguali.

    Un abbraccio segna la via,
    la terra riluce e così ogni cuore;
    sono gli occhi accesi di gioia
    d’un bimbo, che si stringe alla madre.

    Un corteo danzante i pensieri,
    tendono la mano a mille e più sorrisi;
    il campanile intona una ad una le ore,
    lieve il vento ed un profumo di resina.

    • Vere le tue parole Gaia: Un abbraccio segna la via e la terra riluce. Perché è di questo che la terra abbisogna… di più Amore e di Luce da parte di tutti dal più grande al più piccolo. Cosa che in realtà di tutti i giorni si intravede solo in velata lontananza.

  12. Grazie Gaia,
    per il tuo commento alla mia poesia che vuole vibrare di eterna Luce.
    Quale ti piace di più?
    Quella di cui parlo dello Spirito Cosmico Universale che ha COME titolo ha: Natalis o le altre tre?
    Comunque, anche le tue sono bellissime, sentite e profonde!

    Ancora… Felice Natale Anno Nuovo che verrà 2014.

    • Franca cara,
      I tuoi versi sono tutti mossi da profondo sentire; colorati dell’armonia di un consapevole esistere. Poesie tutte emozionanti, poesie che sono canto di luce, armonizzazione alla luce.
      Auguri a te, al tuo certo, generoso cuore,
      Gaia

  13. Lettera all’amico

    “Noi ci incontreremo ancora/ e tu mi parlerai/ della tristezza ambigua del Natale/..Noi ci ritroveremo:/ forse intorno a un tavolo/ tra i fumi delle teste/ che ammiccano idiote/ o in mezzo agli arabeschi che tagliano la nebbia/ dei vetri vaporati / alle finestre..”
    Così scrivevo, ricordi?, in una poesia di qualche anno fa: quando intenso era il desiderio di cercare l’amicizia e l’amore, quando “vivevano le tradizioni del cuore/ e balenavano/ febbrili/ guizzi di certezza/ nelle vicende future”.. Oggi ti ripropongo con lo stesso desiderio il medesimo sogno, le identiche aspettative di un tempo: non tanto e non solo per suggestione da clima per così dire festivo, non tanto per sindrome natalizia, quanto piuttosto perché avverto, anche questa notte l’antica smania di fantasticare e di piangere: così, senza apparente motivo, o forse per le stesse, irriducibili, latenti ma valide ragioni di sempre..
    Anche tu, forse, ti sarai tappato in casa a snodare il filo memoriale, o forse ti affanni a cercare qualcosa o qualche immagine per le strade con l’inspiegabile uggia di sempre che senti attaccata alle ossa ancor più del freddo circostante. O probabilmente sei in compagnia di qualcuna. E mentre tenti di giustificare all’occasionale compagna di vagabondaggio il fastidio del brivido, facendolo passare per effetto del rigore invernale, ti sforzi di camuffare il disagio, maldestramente, con un’inattendibile verve di circostanza.. Ma tipi come noi sono poco credibili, e la finzione dura poco. Noi intristiamo all’improvviso e preferiamo comunque ritrovarci da soli da qualche altra parte. Non sentiamo più la festa e tuttavia aspettiamo che comunque accada qualcosa. E sebbene intimamente consapevoli dell’inutilità dell’attesa (che andrà delusa, noi lo sappiamo già, anche quest’anno..), quantunque psicologicamente indotti e quasi condannati al periodico appuntamento del cuore, al quale, lo sappiamo, mancherà anche stavolta chi aspettiamo, noi ci ostiniamo inconsapevolmente a vivere queste ore di attesa con la struggente trepidazione di un bimbo, o con la sognante e stramba ingenuità del disperato. Ma tant’è : paghiamo così, puntualmente, lo scotto di una sensibilità anomala e il privilegio dell’intelligenza devastata dal lirismo. A fregarci sarà ancora una volta la nostra mistificazione letteraria.
    Come ogni anno, fra i nastrini colorati e il rutilante pulviscolo d’oro delle vetrine in festa si perderanno ancora una volta pensieri e desideri. E muovendo verso casa, noi ritroveremo solo la nostra antica solitudine.
    Ahimé, fratello mio, la nostra infanzia è finita da un pezzo, senza peraltro essere mai cominciata, e pare proprio che non ci sia in giro quasi nulla in grado di suscitarne l’incanto e la vitalità fiduciosa..
    Diciamocelo chiaramente: noi siamo stati letteralmente fregati da un’esistenza che nei nostri confronti non ha mantenuto un solo impegno!..
    E allora che senso ha, per ciascuno di noi due, tuffarsi nella finzione della festa collettiva – in cui appare nuova la fragranza degli odori, sincera anche la bontà dei vicini, appetitosa la pantagruelica varietà delle pietanze, spontanea la liturgia rituale dei gesti e degli auguri – se poi ci càpita puntualmente di non poter consumare le nostre emozioni con l’amico che è lontano o con la donna che è assente? Via, c’è qualcosa che non va: i conti per noi realmente non tornano!..
    Oh, sì, Natale dovrebbe venire, ma una volta tanto veramente in modo diverso. Dovrebbe essere quello, per intenderci, che vedesse uniti in un pazzo girotondo di riconoscimento i fratelli, quello che lasciasse identificare finalmente gli amici e gli amanti, quello che disponesse spontaneamente alla carezza i padri e lasciasse individuare immediatamente lo schietto amore delle madri tra i falsi affetti delle altre donne: quello insomma che facesse rinascere le poche, autentiche gioie elementari della vita e ci liberasse definitivamente dal “polipo” dell’ansia, e della paura: quella di sbagliare, come quella, primordiale, di esistere.. E allora, sì, avrebbe un senso anche il resto: la tradizione e il rito, la cucina e la finta neve sull’albero addobbato, il vino e la partita a carte, l’augurio al portiere assonnato e l’umidità che inonda i davanzali, il bacio della riconciliazione e lo stupore della notte che annuncia il prodigio..
    E non mette conto qui – del resto abbiamo già provato inutilmente a farlo tante altre volte – indagare e fare il punto sulle cause, remote o recenti, vere o fittizie, della nostra perenne insoddisfazione, del nostro inappagato senso di rivalsa nei confronti di una sorte che comunque ci ha negato o sottratto qualcosa, talora con frode, ma sempre ingiustamente. A niente varrebbe interrogarci ancora o chiedere ragioni ad altri della cifra misteriosa che marchia il nostro destino doloroso, che connota il nostro smarrito senso della realtà comune, la nostra indicibile pena di esistere in mezzo agli altri..
    Eppure, un’ora di felicità ci spetta di diritto, di là da ogni valutazione sbagliata, o da qualsiasi calcolo scombinato e azzardato. Pretendiamola dunque anche noi quest’ora e strappiamo alla sorte un momento di serenità, una pausa finalmente dolce per l’anima, una tregua dai travagli ingiusti, una sosta all’angoscia innaturale e assurda..
    Domani, sul tardi, ci lasceremo ancora risucchiare dal vortice delle passioni e degli inganni. Ci faremo nuovamente irretire dalle preoccupazioni stupide e dai tormenti insensati, c’invischieremo nei problemi della quotidianità e ci faremo catturare ancora, senza apprendimento né pudore, dall’antica fatica di esistere.. E riprenderemo la lotta che sappiamo bene essere ìmpari alle nostre forze, ma alla quale, per vizio inveterato, non ci sottrarremo comunque..
    Io sono follemente innamorato di una donna. Poi te ne parlerò. Ma a Natale non si dovrebbe soffrire. Nemmeno per amore.
    Spero di vederti presto e abbracciarti.”

    Osvaldo Ammendola

    • Che bella questa lettera, questo sfogo, questa pagina di diario e di vita…sapessi come ti capisco e come condivido ciò che scrivi…grazie di avermi donato un brivido emozionale.

  14. È NATALE

    Desta in un mattino di vetro
    In gocciare ch’ascende il risveglio
    Nell’umido e indefinito palpito
    Ignuda sulla linea del tempo

    Tra lumini assorti e pallidi sogni
    Di bianco vestita come colomba
    Tubante tra gorgogli di comete

    Nel silente spazio che circonda
    In poco più di un metro
    Di pelle ancora calda

    L’anima mia oggi fantasma
    È sentinella sulla muraglia
    Che getta ombre sul ricordo ancora
    Annodato alla notte del cuore

  15. NEL PROFONDO O NELL’IMMENSO

    Ovunque ti conduca
    La spinta d’essere uomo
    Spero sia nel profondo
    O nell’immenso
    Della felicità

    Quel duraturo
    Ora frale sentire
    Che apre la porta di luce
    Pura per l’anima
    Benevola di sua pace

    E nulla possono
    Nulla potranno
    Dubbi e orizzonti
    Nel profondo o nell’immenso
    Navigherà il sorriso

    E non avere timore

    • Bellissime parole Gaia, di un animo fervido.

      Con queste mie ti auguro ogni bene: Le ombre non potranno avanzare se nel nostro profondo o immenso astrale regna la Luce. Perché… Essa nella sua potenza
      le dissolverà nel suo perfido serpeggiare!

      Franca Fasolato

  16. E’ Natale attorno all’albero illuminato,
    nelle case, per le strade, sotto al cielo stellato
    e le mamme premurose con le faccende in cucina,
    con i bimbi che sognano la notte ormai vicina.

    E’ Natale nel freddo dei monti e nella valle lontana,
    nell’eco profondo del suono di una campana
    e la povera gente guarda ad un mondo migliore,
    senza ne odio ne guerre, ma pieno d’amore.

    E’ Natale in questa notte davvero speciale,
    dentro ad una grotta o in un letto d’ospedale,
    dove c’è chi aspetta la gioia della vita
    con il sorriso di una speranza infinita.

    E’ Natale nelle trincee abbandonate,
    nelle mani del contadino affaticate,
    nelle fabbriche, nelle scuole piene di colori,
    nei cuori di chi si ama e non ha più rancori.

    E’ Natale mentre la neve cade soffice e silenziosa
    e dipinge il buio della notte lieve e misteriosa,
    nell’abbraccio sincero di un magico canto
    avvolge leggera la terra nel suo candido manto.

    E’ Natale nei cuori semplici della gente,
    per chi crede e per chi non crede a niente,
    è Natale c’è voglia di pace…
    e per un istante tutto il mondo tace.

  17. AVVENTO

    Aspettando il Natale
    l’antico grido del tuo nome
    dissolve il ricordo millenario.

    La magia dei re Magi
    s’ode appena
    stretti nel gelo.

    Gemme di luce
    dipingono il cielo nero
    spruzzi di neve bianca
    si condensano in cristalli.

    Noi,
    tremanti davanti a te
    … a lodarti Gesù
    circondati da chiarori
    sulle alture del Verbo.

    Auguri a tutti di Buon Natale da Franca Fasolato

  18. E’ Natale,
    di stelle e colori,
    di pace e amore,
    famiglia e calore.
    E’ Natale,
    per chi è ammalato,
    per chi dorme sotto un cielo stellato.
    Per grandi e piccini,
    per cuori senza confini.
    E’ Natale,
    una festa santa.
    Grigio o bianco,
    il Natale è una festa d’incanto.
    E’ Natale lungo o corto,
    chiaro o scuro,
    nuova speranza per il futuro.
    E’ Natale,
    nel castello o in un capanno,
    che lascia spazio al capodanno.
    Per regalarvi i miei auguri,
    lascio spazio alla Befana nascosta dietro i muri.

  19. La Berta distribuì un dolce di frutta secca e cominciò a raccontare …
    C’era una volta una donna vecchissima e talmente brutta che tutti scappavano quando arrivava.
    Abitava in quella casa gialla vicino allo stagno e detestava la gente a tal punto che usciva il meno possibile per non vedere nessuno. Un giorno, decise di andare nel bosco a raccogliere i fiori selvatici che le piacevano molto. Cammina e cammina, arrivò in una radura e vide dei folletti seduti in circolo a discorrere.
    La fissarono sorpresi con il loro occhi trasparenti come l’acqua.
    “Che cosa fai qui? E’ lontano un giorno dal paese e non ci viene mai nessuno.”. Le dissero.
    “Per questo sono venuta, perché sono sicura di non vedere nessuno; tutti mi allontanano per il mio brutto aspetto e io allontano tutti perché mi sento umiliata ad essere trattata così.”.
    “Hai ragione, ma così facendo non risolverai mai nulla; perché non provi ad avvicinare le persone con un gesto gentile? Vedrai che ti risponderanno a loro volta cortesemente.”.
    “Ma se scappano appena mi vedono arrivare!”.
    “Perché tu ti vergogni della tua bruttezza e vorresti che nessuno ti vedesse; così diventi cattiva e malevola verso gli altri che si allontanano istintivamente. È il tuo atteggiamento a determinare quello degli altri, non quello degli altri a determinare il tuo.”.
    “Proverò a fare quello che mi dite, ma sarà inutile.”.
    “Chi è buono è bello e chi è bello è buono.”. Risposero gli gnomi. “Tutti gli uomini sono belli dentro, l’importante è che si decidano a mostrare questa bellezza interiore agli altri.”.
    E scomparvero alla sua vista.
    La vecchia si incamminò per tornare a casa; strada facendo, improvvisamente, si trovò davanti due bambini che sussultarono, a disagio, ben conoscendone la fama di bisbetica. Lei vinse la tentazione di procedere senza neanche guardarli e, invece, si sforzò di sorridere; disse: “Vi piacciono questi fiori che ho raccolto? Portateli alla vostra mamma.”.
    I bambini rimasero così sbalorditi che presero i fiori senza fiatare e tornarono indietro, voltandosi ogni tanto a guardarla.
    La vecchia arrancò verso casa, poco convinta dell’utilità del suo gesto; ma dovette ammettere con se stessa di sentirsi molto meglio del solito perché, fino ad allora, i contatti umani l’avevano sempre esasperata. Quel giorno, invece, si sentiva … ecco, come se avesse dovuto accadere qualcosa di bello.
    Il giorno dopo, mentre innaffiava i fiori del suo giardino, alzò gli occhi e vide i due fratellini che aveva incontrato il giorno prima.
    “Ciao.”. Dissero intimiditi.
    “Ciao.”. Rispose lei e, ricordando sempre le parole degli gnomi, si sforzò di sorridere.
    “Vuoi un biscotto?”. Le chiese uno di loro porgendole una scatola di latta. Questa volta, il suo vecchio cuore si fermò un attimo e lei sorrise sul serio.
    “Ma che buoni! Che gentili a venire a trovare una vecchiaccia come me.”.
    “Sai, prima avevamo sempre paura di disturbarti. Veniamo spesso qui nei dintorni a giocare perché papà e mamma lavorano in città, i nonni stanno volentieri a casa tranquilli e noi ce ne andiamo in giro da soli.”.
    “Allora, dovete sempre venire a trovarmi. Adesso vi racconterò una storia.”. E raccontò dell’incontro con i tre gnomi. I bambini ascoltarono avidamente e, alla fine, chiesero:
    “Ce ne racconti un’altra?”. E lei raccontò tutte le fiabe che aveva imparato nella sua lunga vita. Alla sera, i bimbi dissero:
    “Domani vieni con noi nel bosco?”. E la vecchia si sentì così felice che dovette limitarsi ad annuire perché le veniva da piangere per la commozione.
    Quando salì a lavarsi le mani, si guardò per caso allo specchio e rimase semplicemente allibita. La donna che la fissava non era solita strega grifagna ma una donna anziana e dolce.
    Ma che cosa era cambiato? Non già i capelli sempre grigi e ricci, né la pelle avvizzita, e nemmeno gli occhi sbiaditi; eppure, i capelli sembravano più morbidi, gli occhi non erano più grigi ma di un pallido azzurro e la bocca sorrideva senza che lei se ne accorgesse. L’espressione tormentata aveva lasciato il posto ad una grande serenità.
    Divenne la nonna di tutti i bambini del paese che l’adoravano semplicemente e non fu mai più sola. Tutti parlavano di miracolo o di magia.
    Perché, ricordate quello che hanno detto gli gnomi, chi è buono è bello e chi è bello è buono.

  20. CULLA DI LUCE

    La tua nascita
    sia un altare
    di germogli futuri

    che fioriranno
    di universali fragranze
    e profumeranno in tutte le stagioni.

    Nell’attesa,
    respiro un’onda di luce
    immersa
    nel canto che si espande
    nei tuoi occhi Gesù!

    Gesù!

  21. GOCCIOLA IL TEMPO

    Oggi
    alla nostra porta
    gocciolano gelide iridi
    di stelle,
    carezze candide
    lievi sulle anime affrante.

    Lento
    poi rapido
    il volo
    ridipinge
    ogni acceso colore
    d’autunno rimasto.

    Prendono il passo
    preghiere incerte
    di speranza
    vibra il paesaggio
    soffice innevato.

    Giunge l’eco
    da incerte assoluzioni
    ostacolato.

    Incatenato
    il grido
    di mondi esasperati.

    Libero
    il respiro di uomini
    in rivolta

    segna il tempo
    graffiti d’ore
    di memorie antiche
    e future…

    degli umani errori
    confuso il senso
    di preghiere disadorne,
    di un Natale in recessione!

  22. Là dove…
    le ombre e la luce
    s’incontrano senza guerre

    … l’anima e il corpo si fondono
    nella vera armonia
    universale e cosmica
    nell’equilibrio dello Spirito Divino

    e solo là…

    esiste il Vero Natale!

  23. Solitaria fra mille colori

    fra onde di terra e natura

    nel silenzio di dolci tepori

    un’ombra riflessa e più scura…

    © T.C. 12 dicembre 2013
    (Foto: © Rita Baccelli – Al mattino – Asciano – Crete Senesi)

  24. LUNA DI NATALE

    A Natale la luna
    si veste dei colori
    caldi delle prime luci

    Diafana sulla città
    suona raggi di rame

    Le guance nude
    i sospiri della terra
    le brillano in seno

    Sui boschi e sui campi
    più in là si china e posa
    la sua pelle quieta

    A Natale la luna
    prende la forma
    dei nostri pensieri
    semina sogni bellissimi

  25. UNA COMETA

    Farò della mia anima
    Il raggio di sole
    Che come arcobaleno
    S’inchina a colorare
    Di fantasia la terra

    Nella luce del presente
    L’onde del ricordo
    Oltre la siepe
    Alta la luna
    Accenderanno una cometa

  26. VORREI CHE GESU’ NASCESSE ANCORA

    In questa notte Santa, vorrei possedere la mitezza di un agnellino,
    per attendere una luce nella mia vita
    rischiarare il buio del peccato.
    In questa notte Santa, vorrei che nella fredda grotta del mio cuore,
    nascesse un bambino come a Betlemme,
    adagiato nella mangiatoia della mia misera esistenza.
    In questa notte Santa, vorrei la semplicità dei pastorelli,
    che all’annuncio dell’Angelo accorsero dal Redentore,
    inginocchiandosi senza indugio alcuno.
    In questa notte Santa, vorrei l’umiltà dei Re Magi,
    che dopo un lungo cammino,
    si prostrarono ai piedi di un povero Bambino.
    In questa notte Santa, vorrei che Gesù nascesse ancora… ancora e ancora.
    Vorrei che nascesse nel cuore di chi spera e attende,
    dimentico del tempo.
    Vorrei che nascesse ancora nelle suppliche di chi prega piangendo,
    stringendo forte la Croce.
    Vorrei che Gesù nascesse ancora per chi crede che il Natale
    è il compimento di un immenso amore
    da condividere tendendo la mano,
    a chi è vicino e a chi è lontano.

    Moretti Andreina

    • Andreina,
      ascolta nel silenzio profondo del tuo cuore e,
      sentirai che Gesù è là con te che si compiace per quanto hai scritto FF

      • Grazie Franca, in questo anno pieno di dolori e solitudine ho sentito il calore dell’amore di Gesù che nasceva nella mia vita

  27. SOLITUDINE

    Non lasciarmi solo
    a Natale,
    trema con me
    per il gelo di fuori
    ancora una volta..
    Poni una mano
    sul cuore
    più caldo
    più pieno di te..
    Leviamo anche noi
    con gl’inni di fuori
    l’inno che nasce
    dall’amore che nasce,
    che rinasce a Natale
    e che sfugge alla morte..
    E tu
    stendi una mano
    che accolga il mio pianto
    e dica al mio cuore
    che non si è soli
    a Natale..
    Oppure…
    tu ignora
    il pianto e l’amore
    che detta il mio verso,
    ma non lasciarmi solo,
    ti prego,
    a Natale..

    Osvaldo Ammendola

  28. TU, PRESEPE

    Mossi d’Amore
    e desio d’ascolto,
    accogliamo
    e condividiamo
    tenebra e luce,

    con te, Presepe,
    re della pace.

    Ogni bimbo
    dia lume dunque,
    ad una candela;

    ogni uomo,
    ogni donna,
    ad un sorriso;

    così la terra
    sarà stellata.

    E, come
    nell’alta volta,
    in ogni cuore
    rifulgeranno
    umiltà e pace.

  29. CANTO DI NATALE

    Schiudo il mio cuore serrato,
    un poco alla volta tutto lo dono
    a chi c’è, a chi non c’è più.

    E lascio che un canto sincero
    s’innalzi in augurio di pace;
    gonfio o piccino s’annidi,

    in Te ch’unisci l’alto e il basso.
    Che di tua luce
    l’universo intero splendi.

    Ed è un respiro nel mondo
    a donare stupore d’intorno.
    Il respiro giocoso di Te.

  30. Albero di Natale

    Ora che ti contemplo,
    albero di Natale,
    da alte vette,
    comprendo
    perché ancora in me risvegli
    sensazioni occulte,
    magiche visioni
    d’affascinanti mondi
    già conosciuti
    nel più bel tempo antico.
    In un baluginar di luci
    è il senso d’un’infanzia
    piena e cara.
    E nel ricordo
    di lunghissimi attimi
    di gelosa intimità
    spazio ritrova
    l’anima stanca.

  31. C’era una volta: il Natale

    C’era una volta un piccolo presepe
    nel vano profondo di una finestra;
    guardava l’inverno e la tormenta,
    sibilava di spifferi e di correnti.
    Aveva, per sfondo, un vetro incrinato
    con rami di gelo e felci di brina.
    Aveva, per neve, un po’ di farina.

    Eran fatti di muschio il prato e la siepe,
    di carta da zucchero la volta del cielo,
    di carta da pane colline e montagne,
    d’un coccio di specchio il laghetto con l’oca.
    Era fatta di paglia la piccola stalla
    e la strada sinuosa di polenta gialla.

    C’era una volta un presepe piccino
    nel freddo vano di una finestra:
    poche figure scolorite dal tempo
    e una cometa di carta d’argento,
    le braccia al cielo del biondo Bambino
    e il fragrante profumo d’un mandarino.

    M. Ivana Trevisani Bach

  32. Un racconto di Natale

    Luca è un bambino molto sveglio e riflessivo, figlio di genitori preparati e compresi del loro ruolo educativo e non solo biologico.
    Ha undici anni e si sta preparando, in questi ancor caldi giorni di settembre, alla nuova avventura scolastica che tra pochi giorni lo vedrà non più scolaro ma studente della prima media.
    I giorni precedenti l’apertura delle scuole, sono sempre caratterizzati da una grande animazione ed eccitazione: c’è l’acquisto del nuovo corredo scolastico, dello zaino più attuale, da pavoneggiare davanti agli altri bambini, i nuovi e numerosi libri, odorosi di stampa la cui tentazione di sfogliarli subito è irresistibile.
    Queste sensazioni di Luca sono amplificate dal passaggio importante dalla scuola Elementare alla Media. Un primo grande passo in avanti negli studi e nella vita. C’è, inoltre, l’emozione d’incontrare i compagni di scuola, salutati pochi mesi prima – “chissà se ci saranno tutti e se staremo ancora nella stessa classe?”
    Tutto questo accavallarsi d’emozioni e d’avvenimenti rende i giorni immediatamente precedenti l’inizio dell’anno scolastico, intensi e agitati.

    Finalmente, l’atteso giorno arriva. Alessia, la mamma, dopo averlo svegliato, lo aiuta a vestirsi ed a prepararsi.
    Insieme al papà Andrea, fanno un’abbondante colazione, durante la quale Luca è oggetto delle ultime raccomandazioni, che egli ascolta con educato sussiego, facendo capire che le ha ben comprese.
    I genitori sanno che Luca è un bambino a modo e di cui non hanno da preoccuparsi…ma qualche raccomandazione di troppo, non guasta, specie ora, che è uno studente!
    Andrea si alza per andare in ufficio e bacia Luca dicendogli: “In gamba eh! Ora sei un ometto!”

    Ancora pochi minuti e Alessia è pronta per accompagnarlo alla scuola, che è abbastanza vicina da poterci andare comodamente a piedi ma oggi è il primo giorno e lo vuole portare lei, dopodiché si recherà al lavoro.
    Mentre stanno in auto, Alessia chiede a Luca: ”Allora? Sei emozionato?” Ripensando al suo stato d’animo, quando andava a scuola.
    “No mamma, non è mica la prima volta che vado a scuola!”
    “Sì, lo so Luca, ma questa è la scuola media, avrai tanti professori e non più la maestra, compagni nuovi, un modo di studiare diverso…insomma è un gran cambiamento!”
    “Mamma…lo so, certo ho un po’ di curiosità, ma già mi sono preparato, ho parlato con i miei compagni e…credo che non ci saranno problemi!”
    Di fronte a tanta consapevolezza e lucida determinazione, Alessia non può fare a meno di pensare: ”Sentilo un po’-non ci saranno problemi- quando noi eravamo bambini, lo eravamo per davvero! Luca sembra già un adulto. Noi eravamo meno svegli, non c’era questa televisione con diecine di canali, Internet, i giochi elettronici e di ruolo, il telefonino e quant’altro…Chissà… forse, è meglio così!”.

    Giusto il tempo di queste rapide riflessioni e Alessia e Luca sono arrivati alla scuola. Riesce a malapena a fermarsi in mezzo ad una festosa confusione di bambini e genitori e fa scendere Luca non senza averlo abbracciato e baciato, con una certa ritrosia da parte sua: ” Mamma, dai, ci sono i miei compagni!” “Sì, sì, vabbé, Luca ci vediamo all’una, ciao!”

    Luca indossa lo zaino e si avvia verso il grande assembramento davanti all’entrata della scuola. Incontra numerosi compagni delle elementari, si salutano, scherzano e, poi, invitati dai bidelli, entrano nella scuola.
    Ognuno si dirige verso la sezione cui è stato assegnato, come dagli elenchi affissi già da giorni nella bacheca della segreteria.
    Quella di Luca è la 1° C. Una rapida occhiata ai cartelli e individuata l’aula, vi entra insieme agli altri compagni e si sceglie un banco.
    Trascorrono pochi minuti, arriva un insegnante, si siede in cattedra e si presenta:
    “Buongiorno ragazzi! Sono il professor Mancini, il vostro insegnante d’italiano e di storia”.
    Tutti i ragazzi rispondono al saluto, si siedono in silenzio e iniziano a scrutarlo e inconsciamente a valutarlo.
    Il professore si accinge a fare l’appello, quando bussano alla porta, una delle segretarie della scuola fa capolino per poi entrare in compagnia di un bambino dagli evidenti tratti somatici medio orientali.
    “Professore buongiorno. Ecco il bambino di cui le avevamo accennato nelle riunioni preparatorie. Si chiama Ammar e viene da una scuola di un altro quartiere. Approfitto, quindi, per presentarlo anche a voi ragazzi”. Un brusio percorre la classe unitamente a molti gesti di saluto e a qualche: ” Ciao Ammar!”
    “Grazie ragazzi. Dicevo che Ammar proviene da una scuola elementare situata dall’altra parte della città e si è iscritto qui perché i genitori hanno cambiato casa e si sono trasferiti in questo quartiere. Ammar è nato in Italia, parla molto bene l’italiano che è, quindi, la sua lingua madre, anche se conosce e parla l’arabo per averlo studiato con insegnanti arabi mentre frequentava la nostra scuola”.
    Il professor Mancini interrompe la segretaria e nel salutare Ammar e nell’invitarlo ad entrare e pendere posto, si sente in dovere di aggiungere alcune considerazioni a quanto detto dalla segretaria.
    “Ragazzi, come avete ascoltato, Ammar è nato in Italia, egli è, quindi, cittadino italiano, come pure i genitori, che vivono e lavorano nel nostro Paese da oltre venti anni, essendo emigrati in Italia molto giovani. Mi aspetto che lo accogliate e che lo consideriate, né più né meno, come uno di voi ed il fatto che si chiami Ammar e non Marco, Giuseppe, Massimo o altro ancora e che sia di religione mussulmana, non deve e ripeto, non deve fare alcuna differenza, perché Ammar è un bambino, un ragazzo, come voi, in tutto e per tutto e se prega Allah invece che Gesù deve essere ininfluente nei vostri giudizi e sui vostri comportamenti. Mi attendo che lo accogliate e lo rispettiate come merita e anche tu Ammar, ti comporterai con i tuoi compagni allo stesso modo.”. Un brusio d’approvazione si leva da tutta la classe, appena il professore ha pronunciato queste parole.
    “Vi desidero farvi notare, cari ragazzi, che la presenza di Ammar mi ha dato modo d’impartirvi la mia prima lezione dell’anno. Una lezione di vita, d’amore e di rispetto. Adesso sedetevi pure che faccio l’appello”.

    Ammar, che fino a quel momento era rimasto immobile vicino alla porta dell’aula, si guarda intorno e si siede sul primo posto libero più vicino, che sta proprio accanto a Luca.
    “Ciao Ammar” lo saluta schiettamente Luca. “Ciao…” L’esitazione di Ammar è subito interrotta da Luca.
    “Luca, mi chiamo Luca”. “Ciao Luca”. Ricambia Ammar.

    Inizia così il nuovo anno scolastico di Luca: nuova scuola, qualche nuovo compagno, anche “straniero”, nuovi professori.
    Giorno dopo giorno, fra Luca ed Ammar si stringe un vero vincolo d’amicizia, che va oltre il semplice rapporto fra compagni di classe. Fra loro è nata quella simpatia istintiva, epidermica ed immediata che, a volte, misteriosamente, scocca, come una scintilla, fra due persone.
    Non è un’amicizia facile perché, nonostante l’iniziale esortazione del professor Mancini, la cattiveria dei bambini che, a volte, ha radici nei discorsi e nei comportamenti dei grandi, ha messo spesso a dura prova Luca, che ha sempre difeso l’amico Ammar da chi, stupidamente, lo provocava per il suo aspetto fisico e per la sua religione.
    I primi due mesi di scuola trascorrono senza problemi particolari anche perché le iniziali ostilità ed intemperanze di alcuni compagni, si sono infrante davanti al carattere di Ammar e al comportamento degli altri, oltre Luca, che avevano accettato di buon grado l’amico straniero. La vita scolastica procede nel migliore dei modi: Luca ha confermato le sue qualità intellettive e comportamentali anche nella nuova scuola e l’amico Ammar dimostra di possedere un’intelligenza pronta e versatile e un’educazione esemplare. Entrambi procedono con un buon profitto in tutte le materie, non mancando di sostenersi a vicenda, aiutandosi l’un l’altro in quegli argomenti in cui uno dei due è più versato dell’altro.
    Il loro è divenuto un rapporto amichevole e simbiotico.
    La soddisfazione di Alessia e Andrea, per il rendimento scolastico di Luca, è amplificata da quell’intenso rapporto che ha saputo allacciare con il bambino d’origine egiziana del quale desidererebbero anche conoscere i genitori.

    Siamo ai primi di dicembre e come tutti gli anni, iniziano i preparativi commerciali del Natale. Ogni anno cominciano sempre prima: il Natale è anche (e in certi casi, solo) la festa dei consumi e dei regali!

    Un giorno, durante la ricreazione Luca fa una domanda, semplice ed ingenua, come sono spesso le domande dei bambini, ad Ammar: ”Secondo te, Allah e Gesù, Dio, sono la stessa cosa…sono lo stesso Dio chiamato in modo diverso?” “Luca non lo so, forse…sì perché Dio è Dio è lo è comunque si chiami!”
    Quest’affermazione concisa e non priva di logica di Ammar, colpisce e convince Luca. Non parleranno più di questo, in seguito.

    Alcuni giorni dopo, Luca chiede al suo amico che cosa facessero a casa sua, a Natale e come vivessero questa festa che non li riguardava.
    “Per noi, il Natale è un giorno come un altro, le nostre feste religiose rispecchiano i precetti del Corano, come ce li ha indicati il profeta Maometto”.
    “Sì, questo lo so e lo capisco, ma qui in Italia è una gran festa, non si lavora, gli uffici, le fabbriche e le scuole sono chiuse, quindi, anche voi partecipate alla festa, ecco perché ti ho chiesto, come la passate”. Incalza Luca. “A parte il fatto che noi tutti siamo a casa, è un giorno qualsiasi, stessa vita, stesso cibo”.
    Ah! Ho capito”. Risponde Luca. Dopo qualche secondo di pausa dice ad Ammar”. E…se la sera della vigilia di Natale tu venissi a casa mia con la tua famiglia, a partecipare al “cenone”, che dici…si potrebbe fare?”
    “No! Noi non festeggiamo feste cristiane e mio padre, che è legato alle nostre tradizioni e alla nostra cultura, anche se vive da molti anni in Italia, non fa eccezioni e concessioni agli “infedeli”.
    “Perché?” Replica Luca. “Perché non lo so…non l’ho capito bene, ma è così!” Risponde Ammar.
    “Io sono cattolico, eppure ti piaccio, no? Stiamo bene insieme e non ti ho mai detto nulla se tu preghi Allah e non Gesù, non è vero?”.
    “Si! È vero Luca e… anche per questo che non capisco bene il comportamento di mio padre, ma non ci posso fare niente”.
    Luca intristitosi per questa risposta e per il dispiacere che traspariva dalle parole di Ammar, gli dice: “Senti Ammar, se mio padre telefona al tuo, per invitarlo con la famiglia, una di queste domeniche? Così i nostri genitori si conoscono, come mamma mi ha chiesto più volte e potrebbe essere l’occasione per parlarne con lui e…chissà che non si convinca”.
    “Beh…sì, si può provare, perché no?”

    Quello stesso giorno, quando Luca ritorna a casa con la nonna, si prepara mentalmente un discorsetto da fare ai genitori.
    Più tardi quando la mamma e il papà sono a casa ed entrambi indaffarati in cucina nei preparativi della cena, Luca attira la loro attenzione:
    “Mamma, papà, vi devo dire una cosa importante!” “Una cosa importante?” replica Andrea “E che sarà mai questa cosa, manca solo la tromba!” Risponde, scherzando.
    “Dai papà, è una cosa seria. Ho pensato d’invitare Ammar e la sua famiglia al cenone della vigilia!”.
    Questa richiesta suscita stupore nei genitori di Luca, che interrompono quanto stanno facendo e lo fissano tra l’incuriosito ed il meravigliato.
    “Ma…Luca…” dice Alessia “ I signori Abdalla sono mussulmani, non festeggiano il Natale, né hanno una grande considerazione per i cristiani, in genere!”
    “Sì, mamma, lo so, però si può provare a chiederglielo. Tu li volevi conoscere, no? Allora invitali la prossima domenica a prendere il tè o il caffè o qualcos’altro e vediamo che dicono!” “Ecco, questo è il numero del telefono, chiamali!”
    Alessia e Andrea davanti a tanta determinazione, si scambiano un cenno d’intesa e Alessia dice al marito: ”Forse è meglio che chiami tu!” “Io?” “Sì tu, è meglio che parliate fra voi “maschi” di casa, così v’intenderete.”. Dice Alessia accendendo un sorriso ironico sul suo volto.
    “Ah sì? Fra maschi di casa… e da quando sono finalmente il maschio di casa, qui?” Risponde ironizzando Andrea, subito raggiunto sul viso da un canovaccio che Alessia stringeva fra le mani.
    “Va bene, vado, vado!” Bofonchiando Andrea va nello studio a far questa telefonata “solidale”.
    In cucina Luca e Alessia rimangono ad aspettare, non senza trepidazione.
    Trascorrono pochi minuti e Andrea ritorna in cucina con un’espressione del viso che non promette niente di buono.
    Luca impaziente: “ Allora papà, ci hai parlato? Che ti ha detto? …dai diccelo!”
    Anche Alessia pressa il marito, non comprendendo perché tentenni tanto.
    “Ecco…Luca “ un colpo di tosse interrompe per un attimo Andrea. “…come avevo previsto…non è possibile…” “Non è possibile cosa papà?” Insiste Luca. “Fammi finire Luca…non è possibile che la famiglia di Ammar venga qua da noi, domenica… prima delle cinque!”
    “Papà, sei sempre il solito!” Alessia di rimando: ”Ci hai fatto credere che non venissero, per poi…sei un mascalzone!”
    Segue una risata liberatoria generale. Dopodiché, Andrea precisa: ” Ma questo non significa che, poi, la vigilia vengano a cena da noi!”
    “Sì, sì papà, domenica si vedrà intanto, è già qualcosa!”
    “E bravo il mio ometto impegnato nell’integrazione multiculturale…bravo!” Così dicendo, Andrea lo solleva in aria e lo abbraccia.
    “Beh, ora mangiamo che ho una gran fame…cristiana!”

    Domenica, a casa di Luca, sono tutti in fermento per la visita della famiglia di Ammar. Tutti tradiscono il nervosismo e l’ansia per quest’incontro con una famiglia di cultura e religione così diversa, con la quale i contrasti, negli ultimi anni, si sono fatti più frequenti e più duri per le note vicende di terrorismo e per le guerre condotte in alcuni paesi mussulmani. Se a questo clima psicologico si aggiunge che il motivo della visita è di convincerli a venire alla cena della vigilia di Natale, ce n’è in abbondanza per essere apprensivi!
    Luca, il più agitato di tutti, guarda l’orologio: sono le 16,30!
    “Ammar mi aveva detto che venivano alle quattro, e ancora non sono qui!”
    Ha appena fatto questa considerazione, che il campanello squilla.
    “Luca, vai ad aprire tu!” Dice Alessia.
    “Sì, vado mamma.”
    Luca si precipita alla porta, apre e gli appare tutta la famiglia Abdallah al completo, con un fare timido ed impacciato, segno evidente dell’imbarazzo che quest’invito ha creato anche a loro. Appena spalancata la porta, Alessia e Andrea si fanno avanti e con la massima cordialità: ”Prego, signori, accomodatevi, siamo molto contenti di ospitarvi nella nostra casa!”
    Giunti in salotto Alessia li fa sedere sul divano e lei e il marito si accomodano sulle poltrone. Luca e Ammar, senza alcun imbarazzo già parlano, poi Luca dice: ”Ammar ed io andiamo nella mia camera a giocare, poi ci chiamate”. Senza attendere la risposta, sono già spariti nel corridoio.
    Alessia rompe gli indugi e rivolgendosi alla signora Amina le fa i complimenti per la figlia Farah, di sei anni, che con due occhi grandi neri e dai guizzi vivaci osserva curiosa, ma compostamente seduta sul divano, tutto quello che accade intorno a lei e l’arredo della sala. La signora Amina ringrazia Alessia e poi ritorna nel suo silenzioso riserbo.
    Andrea che si rende conto della situazione di stallo, chiede a Muhammad:
    ”Signor Abdallah, o meglio Muhammad… mi permetti di darti del tu, vero? Siamo quasi coetanei, abbiamo i figli che sono grandi amici, quindi, possiamo darci del tu ed anche lei Amina, dia del tu ad Alessia, è una brava donna, sa? Evitiamo i convenevoli e le cerimonie!”
    L’atmosfera comincia a sciogliersi. Muhammad, accennando un sorriso sul suo giovanile volto, dalla pelle ambrata, incorniciato da folti capelli neri, sul quale spiccano gli immancabili baffi, risponde ad Andrea, non senza spirito: ” Certo che mi puoi dare del tu. È da quando sono arrivato in Italia con mio zio, oltre venti anni fa, che tutti mi danno del tu. È naturale, per me, che mi si dia del tu…un po’ meno che sia io a dartelo, ma sono contento di poterlo fare”.

    Alessia e Amina, complice la comune condizione di madre, cominciano ad entrare in confidenza, con il trascorrere dei minuti. In capo a poco più di un’ora, tra un tè e un caffè con contorno di biscotti e una fetta di panettone, aperto per l’occasione, le due coppie non hanno più segreti e l’originaria timidezza e riservatezza, dovuta alla differenza sociale e (meno) a quella culturale, si è dissolta.
    Dopo aver consumato le bevande, mentre i bambini, Farah compresa, erano nella stanza di Luca a giocare, Andrea cerca di affrontare l’argomento che è all’origine di quella riunione.
    “Muhammad, una curiosità. Voi che siete mussulmani, anche se a prima vista non sembrate due bigotti, come diciamo noi, cioè degli osservanti scrupolosi che antepongono la religione davanti a tutto il resto… come trascorrete le feste di Natale… in un paese cristiano?”.
    “Per noi è un giorno qualsiasi, non è una festa nostra e quindi non lo festeggiamo!”
    “Sì, questo lo immaginavo”. Dice Andrea. “Siccome è un periodo festivo che coinvolge anche voi, se non altro perché non si lavora nei giorni venticinque e ventisei e il primo e il 6 gennaio, questa festa ha un aspetto positivo anche per voi che lavorate”.
    “Per questo sì. Facciamo anche noi festa perché non si lavora, non si va a scuola, ma niente di più che questo!”.
    “Beh, quando non si lavora…qualsiasi festa va bene!” Esclama, compiaciuto Andrea.
    “Mi chiedevo, quindi, se noi v’invitassimo a partecipare a quello che noi chiamiamo cenone di Natale, la sera del 24 dicembre, insieme ai nostri parenti e qualche amico…come voi, appunto, cosa questa che farebbe gran piacere ai nostri figli, che diresti? Si può fare?”
    Questa domanda, pur posta con la maggior delicatezza possibile, crea un’atmosfera di gelo inattesa cui segue un intenso scambio di sguardi fra Muhammad e Amina.
    Con un’espressione molto seria Muhammad risponde: ” Tu hai detto bene, Andrea, non sono un…biotto…” “Un bigotto…” precisa Andrea. “ Ah sì, un bigotto, un integralista o fondamentalista, come dite voi di noi mussulmani, ma non puoi chiedere a me ed alla mia famiglia di partecipare ad una festa religiosa cristiana. No! Questo non è proprio possibile, anche per rispetto alla mia comunità di cui sono un attivo esponente!”.

    Andrea, che era già preparato ad una risposta simile, sfodera tutte le sue capacità comunicative e gli risponde: ” Sì, ho capito e, sinceramente, mi aspettavo questa tua reazione!” “Ma vedi, non è questo il senso del mio invito. Noi non festeggiamo in casa in “maniera religiosa”, se così vogliamo dire. Il Natale, quello religioso, come dici tu, si festeggia in chiesa, alla messa di mezzanotte o alle messe del giorno di Natale. Il cenone, il pranzo, sono dei festeggiamenti laici, dove si sta insieme e si mangia in allegria. È un’occasione per ritrovarsi insieme alla propria famiglia e ai propri amici. Il Natale, sotto quest’aspetto, lo festeggia anche chi non crede in Dio”.
    Andrea prende un attimo fiato, quasi a voler meglio coordinare le idee e per verificare se dallo sguardo di Muhammad si vedono segni di ripensamento. Dopodiché, riprende il suo discorso, quasi non volesse dargli il tempo di pensare a una risposta.
    “A questo proposito, credo che tu sappia che il Natale si festeggia anche in Giappone, dove i cristiani non sono nemmeno l’un per cento della popolazione. Anche loro hanno accolto nelle loro usanze questa festa, come festa della famiglia, dei bambini…di chi si vuole bene in generale, che in quest’occasione cercano di stare insieme in pace e in gioia, dimenticando per un giorno gli affanni della vita, delle guerre, del terrorismo, delle catastrofi naturali e di tutti gli altri accidenti che succedono in questo pazzo mondo, che sembra aver smarrito il senso della vita!”.
    Andrea, senz’accorgersene, si era infervorato in questo discorso fino ad enfatizzarlo, pronunciando l’ultima frase con un nodo in gola.
    Riprende fiato per un momento e non lasciando di nuovo la possibilità di replicare a Muhammad, sulla scia dell’emozione che, ormai, lo pervade, prosegue: “Tuo figlio e il mio sono diventati amici, si vogliono bene, studiano e giocano insieme. Stanno dimostrando, a modo loro, che non c’è nessuna differenza religiosa e culturale che possa alterare i valori fondamentali di noi appartenenti al genere umano. Quando Luca, con le lacrime agli occhi, mi ha chiesto d’invitarvi, oggi, per conoscervi e chiedervi di stare insieme con noi la vigilia di Natale, ho capito che lui aveva superato, senza difficoltà, quelle invisibili e a volte, insormontabili barriere che, noi “grandi solo di fatto” innalziamo fra noi, dimenticando di essere sostanzialmente uguali. Allora, ho superato anch’io le mie perplessità e ti ho chiamato!” “Ecco, questo è tutto e scusami se mi sono accalorato, ma, per me, l’argomento della fratellanza e dell’amicizia è molto importante e sono orgoglioso di averlo trasmesso anche a mio figlio!”

    Preso dalla foga del suo ragionamento, Andrea non si è accorto che Ammar, Luca e la piccola Farah stanno immobili, affacciati sulla soglia del salone, impietriti e ammutoliti dalle sue trascinanti parole.

    Appena il papà finisce di parlare, Luca, con uno slancio inatteso e imprevedibile abbraccia Muhammad e gli dice: ”Io voglio bene ad Ammar e, quindi, anche alla sua famiglia e che io sia cristiano e voi mussulmani non me ne frega niente! Venite, allora, a cena la sera del 24 dicembre? Sì?”
    Dire che Muhammad è confuso e frastornato da quella situazione, anche per lui, inattesa, è dir poco. Il suo imbarazzo è evidentissimo. Vorrebbe rispondere, ma tutto ciò gli ha tolto la forza, la lucidità ed anche gli argomenti. La stessa Amina, rimasta finora in disparte e alla quale Muhammad si rivolge con lo sguardo in cerca di un aiuto, le mostra gli occhi lucidi, ma uno sguardo intenso che gli manifesta, più che con le parole, la sua approvazione e il suo consenso ad accettare l’invito.

    A questo punto Muhammad, ripresosi dall’emozione: ”Andrea, sono tanti anni che sto in Italia, in pratica sono cresciuto qui da voi e, a parte qualche episodio di razzismo che non manca mai, sono sempre stato trattato bene e con rispetto, da voi italiani. Una cosa del genere, però non mi è mai capitata e sono rimasto stupito. Non posso deludere Ammar e Luca né mia moglie Amina, il cui nome significa: donna di pace e d’armonia. Accetto con piacere l’invito a patto che tu… accetterai il mio nell’occasione della nostra prossima festività…!”.
    “Sarà un piacere ed un onore…per noi!” risponde Andrea.

    Il resto del pomeriggio continua nella più completa affabilità, anche Amina si è liberata del suo ruolo di donna silenziosa e subordinata al marito e con Alessia intrattiene un fitto dialogo, fino allo scambiarsi alcune ricette di cucina. Alessia a un certo punto, le chiede: ”Senti Amina, noi v’invitiamo e va bene, ma la vigilia di Natale mia madre, mia suocera e un’amica, portano, ognuna, una pietanza già cotta. Non credere di fare eccezione! Dopo ciò che mi hai detto sulla cucina, devi partecipare anche tu!” “Alessia, ci avevo già pensato e volevo farti una sorpresa, ma poiché me lo chiedi… ti confermo che vi porterò una specialità nostra, che vi piacerà sicuramente, ma non chiedermi di cosa si tratta…sarà una sorpresa!” “Benissimo, sono contenta, finalmente mangeremo qualcosa di diverso dal solito!” Risponde Alessia ridendo di gusto e guardando Andrea.

    Ancora pochi minuti e la famiglia Abdalla, calorosamente salutata, se ne va, con l’intesa di rivedersi fra pochi giorni.

    La porta si chiude. Nella casa si respira un’aria di soddisfazione e di gioia. Luca non sta più nella pelle e già fantastica sulla serata della vigilia.

    _____________________

    È la sera del 24 dicembre. In milioni di case si consuma, è proprio il caso di dire, il rito della vigilia del Natale, nell’attesa che il Bambinello nasca a mezzanotte.
    È una tradizione parzialmente svuotata dei suoi contenuti religiosi, ma sempre pregna di significati importanti, quali la comunione e l’abbraccio delle famiglie e delle persone care, riunite insieme intorno ad un tavolo, in pace e in serenità.

    Ciononostante è bello immaginare e credere che il divino Bambino, che sta per venire alla luce (essendo lui stesso Luce), si compiaccia di ammirare, Lui che, per antonomasia, ha i mezzi per poterlo fare, tutte le persone allegramente riunite, in suo nome e che passi anche davanti alla finestra del salone di Luca e guardi, sorridendo, quell’ennesimo piccolo/grande miracolo che in virtù del suo messaggio d’Amore universale, a distanza di duemila anni, ancora accade, grazie agli uomini e ai “bambini di buona volontà”, di qualunque cultura e religione siano!

    Buon Natale… sempre!

  33. La Berta riunì i bambini e, mentre mangiavano una torta di cioccolato e uva passa, cominciò a raccontare … Era inverno e il paese era sommerso dalla neve. La sera, tutte le case si illuminarono e i bambini ammirarono dalle finestre il bosco innevato dove vivevano gli esseri fatati. Poi andarono nei loro lettini e si persero nel mondo dei sogni. Mentre tutti dormivano, dal cielo cadde un fiocco di neve che sembrava più grosso e più pesante degli altri; infatti, non ondeggiava con grazia come i suoi simili, ma scendeva velocemente, come se non vedesse l’ora di arrivare. Finalmente, toccò il suolo: ma, sorpresa! Era un angelo minuscolo, con un visetto tondo allegrissimo, vestito di bianco e con due piccole ali; rimase un attimo in piedi a guardarsi intorno soddisfatto e poi volò su una finestra, oltrepassò la persiana e i vetri ed entrò in una casa. Ecco il salotto, con l’albero di Natale, le scale, le camere … Ecco i bambini, addormentati, sereni. L’angelo sfiorò volando i lettini e uscì per portare la sua benedizione in un’altra casa; infine, dopo aver visto tutti i bimbi dormire, decise di visitare gli adulti. Entrò nella casa del panettiere, si posò sul cuscino accanto al viso triste e contratto, ne distese i lineamenti in un sorriso sereno, pieno dei ricordi più belli; poi andò in un’altra casa e poi in un’altra ancora … Ora l’angelo poteva tornare in cielo: era davvero Natale.

  34. ALTRO NATALE

    Torna l’antica festa
    ma non è più la stessa
    dell’infanzia innocente,
    c’è qualcosa di nuovo
    nel cielo troppo azzurro
    lente vele sul mare
    tranquillo e senza vento

    Il mio sguardo errabondo
    non trova più il suo centro
    e il tuo sorriso stanco
    per troppo fingere
    non arriva al mio cuore,
    irrigidito e freddo
    per la lunga attesa

  35. L’alber da Natal

    Quando mi a seri un bagai, magari da nasc’condon,
    l’alber da Natal a sa podeva amò nàa nel bosc’ch a catal …
    pöö, per quasi tüt l’an, chel bel alberin
    u ghera el so posc’t … in mez ai fiòor … giò in giardin …
    L’era bel … l’era vert … l’era san … e da li in avanti al dropavom per un quai an …
    A sa po’ dìi che u creseva insema a nüm
    e da sicüür a gl’avresom mai dai a nisün …
    Con una quai bocia da vedro colorada tacada sü scià e là
    u faseva el sò bel figüron denta in cà …
    e per fàa risaltàa la fesc’ta püsée bela süla cima a tacavom sü una sc’tela …
    Sui ram invece a ga tacavom sü anca una quai candela …
    che a pizavom poch per mia consümala trop …
    In chi tempi a ghera mia in gìir i lüsin del di d’incöö …
    a ghera poch o naota per tüc’ i fiöö …
    Ma chel l’era el nosc’t alberel … l’era vìiv … l’era bel …
    Finìid i fesc’t al riportavom giò in giardin …
    con i radìis sc’tringiüüd denta in un vàas per fal resc’ta pinin …
    Li u viveva tranquil … sota ai sc’tel
    e u diventava sempro püsée bel …

    L’albero di Natale

    Quando ero un bambino, magari di nascosto,
    l’albero di Natale lo si poteva ancora in un bosco sradicare …
    poi, per il resto dell’anno, il piccolo alberello aveva il suo posto
    in un angolo fiorito del nostro orto …
    Era bello … era verde … era sano
    e da li in avanti per un qualche anno lo usavamo …
    Posso dire che con noi piano piano cresceva
    ed assieme le prossime feste di Natale attendeva …
    Con una qualche boccia colorata qua e la appesa
    faceva sempre il suo bel figurone dentro casa …
    e per far risaltare la festa più bella sulla cima gli mettevamo una stella …
    Sui rami invece appendevamo anche una qualche candela …
    che accendevamo poco per non consumarla troppo …
    In quei tempi tutte le lucine del giorno d’oggi non esistevano …
    c’era poco o niente e tutti lo sapevano …
    Ma quello era il nostro alberello … era vivo … era bello …
    Terminate le feste lo riportavamo nell’orto
    con le radici ristrette dentro un vaso per non farlo crescere troppo …
    Li viveva tranquillo … normalmente …
    sempre sotto a una stella lucente …

    Autore:
    Oswaldo Codiga

  36. Questo era il Natale.

    Una piccola bimba guarda fuori dalla finestra con il naso schiacciato contro i vetri appannati, una vecchia stufa a legna borbotta espandendo calore nella cucina, sulla piastra calda di ghisa una pentola emana il sapore del cibo contenuto, nella stanza accanto un abete preso in prestito al bosco aspetta per essere vestito con luci e palline colorate.
    Fra poco scenderà la notte, è la vigilia di Natale, la bimba è ansiosa per i regali desiderati e richiesti ad un Gesù Bambino che nascerà in una stalla, deposto in una mangiatoia in un presepe con il muschio ancora umido con tutte le statuine dei personaggi.
    Ella aiuta la mamma ad appendere all’albero le decorazioni di pasta di pane a forma di biscotto ed i festoni scintillanti, mancano solo i doni, quelli si vedranno come per incanto solo la mattina di Natale.
    Come ogni vigilia di questa festa l’atmosfera è solleticata dal mistero della sorpresa, anche le parole sono scandite con voce bassa ed ogni movimento è un rituale che si ripete ogni volta.
    Le è stato detto che in questa notte magica bisogna essere più buoni, obbedire ai genitori, non litigare con il fratello più piccolo, baciare sulla guancia rugosa tutti i nonni che arriveranno, cantare in maniera composta in chiesa insieme ad un vecchio e stanco prete la canzone” Tu scendi dalle stelle”, fare gli auguri a tutti i paesani che si incontreranno a messa, poi a letto senza capricci sennò non arriva nessun regalo.
    Nella piccola testa della bimba c’è tanta confusione guarda la statuina di quel neonato Gesù, e si chiede come farà a portare così piccolo i regali a tutti i bambini del mondo, se tutti sono curiosi come lei, se tutti mangeranno i dolciumi preparati dalle loro mamme, poi vede la stella splendente posta sulla punta dell’albero, una stella rubata al cielo che illumina la casa, allora corre felice fra le braccia della madre, è questo il regalo più bello l’amore donato e senza fine così grande, così caldo, immenso, da ricordare per sempre.

  37. IL NATALE NELLE MANI

    Lo guardava un pò perplesso
    non aveva la cintura
    e a studiarlo nel complesso:
    senza scarpe addirittura…

    Si scostò da quella stretta
    per vederlo da vicino
    non sembrava avesse fretta
    di fuggire da un bambino

    Così, ancor più coraggioso
    mentre il cuore palpitava
    si scoprì sempre più ansioso
    di saper chi lo aspettava…

    Sulla giacca un pò sgualcita
    si poggiò un pensiero ancora
    poi notò che tra le dita
    accennò un tremore allora

    “Tu non puoi partir così
    senza scarpe come fai?
    Son vicini notte e dì
    che il tuo viaggio inizierai…!”

    Lui, la barba non curata
    le sue mani gli mostrò
    e con voce conosciuta…
    il suo timore rivelò:

    “Sono vuote vedi un pò…
    non trattengono che il vento
    come fare io non so
    a far tornare quell’evento….
    Tu sei qui di fronte a me
    e mi parli del vestito
    quanti altri come te
    il segreto hanno intuito…?
    Gli stivali ho consumato
    senza sosta, per cercare…
    ma nessuno si è fermato
    neanche un bimbo per parlare…….”

    Con il capo un poco chino
    il bambino si scostò
    e in negozio quel mattino
    con la mamma ritornò

    Nuovo e rosso, il bel vestito
    all’amico regalò
    “gli stivali”, aveva ardìto,
    “la misura azzeccherò!”

    =============================

    Non ti dico dov’è stato
    perchè ora non è lì…
    nelle mani ha ritrovato
    la speranza di quel dì…

    E’ partito pettinato
    ripulito e motivato
    promettendo di tornar
    nella notte del Signor…

  38. ACCADDE QUELLA NOTTE

    Accadde quella notte, una di quelle notti che non te le scordi mai, così com’era stato scritto, come nessuno mai immaginò. Il mondo dormiva ma… quanta gente alla finestra! Quante vite insonni! Occhi spalancati di bambini, occhi curiosi, pieni di vita, pieni di attesa e poi… e poi sguardi stanchi, sguardi tristi e assonnati, sguardi senza più speranza. Tutti scrutavano il cielo. E i cuori erano spezzati, le anime ferite, le mani vuote, gli spiriti affranti! Signore dove sei? Dove sei… mio Signore? Nel paese splendido, la terra spalancò le braccia, ricolma di riconoscenza, la notte si adornò di stelle e poi… un pianto di bimbo nella notte! Oh qual meraviglia! Signore, qual meraviglia! Una gran luce rifulse dalla grotta, e la madre già stringeva il bimbo al seno. Un coro d’angeli si udì nei campi: «Un Salvatore vi è nato, gloria a Dio nell’alto dei cieli!» e corsero i pastori, ricolmi di gioia e di stupore. Accadde quella notte, si, che il miracolo si compì, e la morte non fu più. Il mondo osservò stupito, e quella lacrima scivolò lieve e consolò il suo pianto.

    Salvatore Nogara

  39. AVVENTO – 6 – NATIVITA’

    La Nascita del Salvatore
    e lo stupore della Vergine.

    L’Annuncio si è fatto realtà
    carne della mia carne
    occhi dei miei occhi.
    Scruto il volto del mio bambino
    ansiosa di scoprire l’umanità
    in questo Figlio del mistero
    che il Divino veste di luce.

    So che quest’ istante di gioia
    cela un futuro di sofferenze
    ma cresceranno
    la mia forza e la mia fede
    con il corpo e la sapienza
    di quest’ unico Figlio
    che in un guscio di umanità
    cela la grandezza della Divinità .

    Nel mio cammino
    il cammino di tutta l’umanità.
    Per me un Figlio
    per tutti un Dio.

  40. Il santo NATALE
    Da bambini il Natale era sentito come una cosa preziosa, intima e rara, della quale bisognava fare tesoro perché la nascita di nostro Signore veniva festeggiata una volta l’anno.
    Man mano che si approssimava il 25 di dicembre fervevano i preparativi,con il cuore che si interrogava se si era pronti ad accogliere l’arrivo del divino Bambino.
    Erano sensazioni che parevano riempire di se tutto il nostro essere.
    A quei tempi non era difficile, come lo è oggi, assaporare la felicità di questa ricorrenza non esistendo la distrazione dei tanti rumori mediatici che nel mondo odierno invadono ogni spazio del nostro io.
    Il Natale era l’unico protagonista e permeava di se tutto il nostro essere, che lo riceveva e custodiva amorevolmente, con un piacere vieppiù accresciuto dall’atmosfera familiare che si respirava in quel periodo.
    Oggi non sembra più possibile riuscire a percepire appieno le stesse sensazioni, accogliere e soprattutto mantenere gelosamente custodita nel proprio io la presenza di questa ricorrenza e dei significati della nascita di Gesù, coltivarla, meditarla e saperne cogliere tutti i suoi significati e insegnamenti.
    Passata la Natività, della quale non tutti riescono ad avvertire il messaggio e ad assaporare la gioia, il ricordo dell’Evento rapidamente scompare e si stempera nella nostra mente, sopraffatta dalla moltitudine di rumori e “chiacchiericci” di ogni genere che letteralmente ci sovrastano.
    Il rumore di tante cose futili continua poi a risuonare nella nostra mente rendendo estremamente arduo poterci concentrare sul messaggio del Natale e sul ricordo del suo passaggio.
    Non soltanto questo messaggio è sopraffatto e offuscato dall’assordante frastuono di tutti gli altri eventi mondani, ma addirittura esso è impoverito, distorto e svuotato del suo vero significato. Con il trascorrere degli anni il Natale ha perso sempre più la sua valenza teologica e la sua importanza come evento determinante per la salvezza dell’uomo, mentre ne viene evidenziata semplicemente la sua esaltazione come festa della bontà dei popoli.
    Occorre ricordare che il Natale è la festa della rivoluzione mistica del cuore dell’uomo, è un inno a Gesù e al suo messaggio di luce, non è la festa dei regali, delle vetrine illuminate e dell’albero di Natale.
    Il Natale è la festa dell’accoglienza del Signore nell’ambito della nostra vita quotidiana, così che egli possa vincere l’oscurità di un agire senza Dio e riaccendere la nostra vita spenta e agonizzante.
    Il Natale è la festa della famiglia e l’arrivo del Bimbo può renderla più gioiosa. Con il suo messaggio i genitori, i figli e i nonni possono trovare un aiuto per riuscire a fugare le paure, le preoccupazioni e le incomprensioni che la vita di oggi purtroppo “ci regala”, con il suo correre e affannarsi dietro a vuoti idoli senza valore,.
    Il Natale è la festa della famiglia che “sa vivere”, che sa stare assieme, non quella che corre dietro al danaro e alla carriera, che vive della solitudine dei suoi membri, ognuno con i propri spazi privati, perso nella babele di internet e nel miraggio dei “propri consumi”.
    Quale migliore occasione del Natale per riscoprire la gioia del dialogo con i propri cari e l’armonia del domandare e del silenzio nell’ascoltare, senza il brusio televisivo e il rumore dei media.
    Bisogna evitare di considerare il Natale come una breve e rilassante parentesi nella nostra quotidianità, come il week-end o le ferie estive, con la conseguenza di perdere il suo messaggio e incontrare soltanto noi stessi, ma non il Signore.
    Proviamo ad essere uomini e non già oggetti di mercato, consumati anche noi come tutto ciò che compriamo, compreso il Natale che oggi appare confuso tra i vari oggetti di consumo, inutili e gettati via poco dopo essere stati acquistati.
    L’uomo, quello vero, è ben altra cosa! Il Natale, quello vero, quello che meglio conoscevamo da fanciulli è ben altra cosa! Non è un oggetto di consumo, bensì un prezioso regalo che nostro Signore ci vuol fare per la nostra salvezza e senza alcun tornaconto da parte Sua.
    Il Natale è la celebrazione dell’uomo amato da Dio.

    Fulvio Gagliardi

    • Il Natale e’ la festa piu’ bella dell’anno ma, non per i regali.
      La maggior parte delle famiglie ha tutto ciò che serve, non ha bisogno del Natale per ricevere un dono.
      Nella mia famiglia cerco di trasmettere la magia di questi giorni di festa, questo ritrovarsi con i propri familiari. L’atmosfera può diventare magnifica.
      Si può riuscire a mettere da parte i rancori e le liti, sempre se si crede.

        • Bisognerebbe che trovasse amore

          Mi sembra di veder Gesù Bambino
          scostar le nubi per quaggiù guardare
          cerca su questa terra poverino
          un posto ove nascendo riparare.

          Sarebbe sufficiente anche una stalla
          ed un asino ed un bue per mitigare
          il gelo che venendo qui l’avvolge
          stante che ormai nessuno sa più amare.

          Ma tra i palazzi non ci sono stalle
          né asini né buoi per riscaldare e
          non ci sono più neanche i pastori
          disposti come allora ad adorare.

          Piange Gesù pensando al dono immenso
          che ogni anno ci viene a portare e
          cerca disperato un cuore puro
          ove poterlo almeno collocare.

          Anche quest’anno venendo tra noi
          Lui morirà di freddo e di dolore
          perché per dare il dono che ha portato
          bisognerebbe che trovasse amore.

          Nunziata Franco

          • Questo Gesù che non trova amore è una immagine molto triste ma ahimè… non lontana dalla realtà…
            Ma Gesù non muore e rinascerà sempre.

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