martedì, 20 Aprile 2021
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Niente che ci assomigli di Anna Benvenuti

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Niente che ci assomigli di Anna Benvenuti

Niente che ci assomigli di Anna Benvenuti, bellissimo romanzo di esordio della scrittrice che insegna Lingua e letteratura catalana all’Università degli Studi di Milano.

Niente che ci assomigli di Anna Benvenuti, alla ricerca dei fili segreti che legano scelte e desideri, silenzi e parole

Arianna è un’adolescente milanese, insicura e introversa, costretta a crescere di colpo dopo la separazione dei genitori. Isolata nella masseria dei nonni, tra i colori avvolgenti della campagna pugliese, inizia a cercare verità sulla sua famiglia, su di sé, sul senso della vita. Giorno dopo giorno, la realtà si accende.
Nel buio di un granaio, tra scatoloni pieni di diari e vecchie foto, ricostruisce con rabbiosa curiosità tasselli di passato per capire l’origine della storia dei suoi genitori, che non è mai stata una favola. In un’indagine che si tinge di giallo, la protagonista fa i conti con le sfumature di significato dell’amore e della libertà, si interroga sui volti dell’amicizia e accetta il rischio della verità per ricucire i legami con una famiglia che credeva di conoscere.
Il fratello maggiore Pietro, prima estraneo al suo mondo, si rivela un punto fermo nella tempesta. Gli incontri con il coetaneo Gabriele e soprattutto con Ayman, giovane egiziano che lavora nei campi con il nonno, tuffano Arianna in un tumulto di emozioni e domande tutte da decifrare.
La sua testarda sete di autenticità costringerà anche gli adulti intorno a lei a dipanare i fili segreti che legano scelte e desideri, silenzi e parole.

Anteprima

I

La mattina del 18 marzo Arianna si svegliò con la sensazione di aver perso qualcosa. Appena socchiuse gli occhi percepì la luce che filtrava dalle persiane. Tardò qualche secondo a metterla a fuoco e quando lo fece saltò su di scatto e si precipitò fuori dalle coperte. Non era suonata la sveglia, alle 6.30 la luce non c’era ancora, chissà che ore erano. Attraversò il corridoio ed entrò nella camera di Pietro dove il silenzio era interrotto dal suo russare sommesso. Dormiva anche lui beatamente. Proseguì ansiosamente nel corridoio per raggiungere la camera dei suoi genitori, chissà perché le sembrava che i battiti del suo cuore fossero addirittura rumorosi, non si spiegava il senso di angoscia che le faceva rallentare i passi. La porta era accostata e lei infilò la testa nella fessura: il letto era sfatto, una delle ante dell’ampio armadio era aperta, ma la stanza era vuota. La sveglia elettronica sul comodino della mamma lampeggiava regolarmente, qualcuno l’aveva spenta e di proposito non li aveva svegliati.
Arianna era spaventata, ma stranamente non sorpresa. Che qualcosa dovesse accadere era evidente: erano settimane che i suoi si parlavano a stento, quando lo facevano finivano per urlarsi addosso. Negli ultimi dieci giorni la mamma aveva praticamente smesso di interessarsi anche a loro. Non che fosse stata particolarmente pressante neanche in passato, ma in quella settimana era stato come non averla. Quando tornava a casa da scuola non c’era mai e mancava anche il solito biglietto con cui le dava le istruzioni per il pranzo. Compariva verso le quattro, con l’aria stanca, lanciava un generico saluto dalla porta e poi si chiudeva nella sua stanza a fare telefonate. Pietro non era d’aiuto, anche lui stava fuori il più possibile e quando rientrava scompariva in camera sua a studiare. Vigeva la regola del silenzio. Arianna, però, non ce la faceva proprio. Cercava di concentrarsi sui compiti per pensare ad altro, poi si rifugiava in palestra per gli allenamenti di pallavolo. Non era mai stata particolarmente brava, la sua allenatrice sosteneva che le mancasse la grinta, ma in quei giorni stava giocando decisamente meglio. In ogni colpo scaricava la rabbia che stava accumulando, mandava a segno tutte le schiacciate – fino a quel momento aveva sempre cercato di evitarle per timore di sbagliare – ; era il suo unico sfogo e anche le compagne avevano iniziato a guardarla con maggiore rispetto. Che lei si confidasse era fuori discussione, non le piacevano, non le conosceva abbastanza. Aveva iniziato ad allenarsi con loro solo da qualche mese, dall’inizio della terza media, e aveva trovato un gruppo coeso che non aveva allargato le maglie per accoglierla. Le avevano appioppato la maglia numero 13, senza premurarsi di nascondere qualche sorrisetto ironico e qualche battuta su quanto fosse adatta a lei. Arianna non era estroversa, poteva andare avanti a monosillabi per una vita. Fino a Natale la situazione non le era pesata. Le piaceva abbastanza giocare, ma soprattutto sapeva di dover fare sport per non diventare una foca, come diceva sua madre. A scuola si trovava bene, aveva delle buone amiche con le quali condivideva il banco dalla prima elementare, Lidia e Carolina, era la sua zona di conforto e non aveva bisogno d’altro. Da gennaio, però, la situazione in casa era precipitata e lei avrebbe davvero voluto sfogarsi con qualcuno. Improvvisamente il suo sistema monosillabico le si era ritorto contro e lei si era ritrovata senza qualcuno con cui parlare sul serio. Le amiche di scuola erano simili a lei, con loro poteva parlare del problema di matematica e dell’ultima puntata di Stranger Things, ma non aveva il coraggio di confessare che la sua famiglia non era normale. Pensava proprio questo, anche se poi non riusciva a capire neanche lei cosa significasse davvero essere “normale”.
Arianna si girò verso il salotto. Sentiva il parquet liscio sotto i piedi nudi e inconsciamente si aggrappò allo stipite della porta, come se temesse di cadere. C’era un bellissimo tavolo di legno scuro vicino alla finestra, contornato da sei sedie massicce. Su una di queste vide suo padre, le spalle curve, i gomiti sul tavolo per reggersi la testa con le mani. Non riusciva a distinguere il suo viso, ma i sussulti che scuotevano il suo corpo erano indizi sufficientemente chiari che stesse piangendo. Arianna non era mai riuscita a capirlo, pur amandolo molto: era un uomo attraente, socievole, spiritoso, ma sembrava non prendere mai nulla sul serio. Anche con i figli si comportava più da amico che da genitore, giocava con loro, anche in modo molto fisico, ma poi non intavolava mai discorsi seri, non chiedeva nulla, di fatto non sapeva nulla di loro. Da gennaio, poi, lei e Pietro avevano smesso di esistere. I suoi genitori si erano isolati in una loro devastante bolla e si erano fatti una guerra silenziosa e snervante in cui loro non erano ammessi.
Arianna rimase immobile sulla soglia fissando suo padre, come inebetita. Non l’aveva vista né sentita, continuava a singhiozzare, ma quasi senza convinzione, come se si stesse esaurendo. Non lo aveva mai visto piangere, neanche quando era morto lo zio Luca, suo fratello più grande: aveva solo indurito il volto, come una pietra, ma non aveva pianto, almeno in pubblico. Arianna si allontanò, tornò verso la camera dei suoi e questa volta entrò e si avvicinò all’armadio spalancato. Lo spazio in alto era vuoto, sull’asta di metallo dondolavano le grucce senza abiti. La ragazza aprì il primo cassetto, vuoto. Come il secondo. Non proseguì nemmeno e andò verso il comodino della madre. La sveglia continuava a lampeggiare imperterrita, ma solitaria, non c’era più nulla intorno a essa, solo un pacchetto di fazzoletti di carta mezzo vuoto. Quindi se n’era andata.
Quel pomeriggio arrivò a casa la nonna Angela, la nonna paterna. Arianna e Pietro non erano andati a scuola, naturalmente, anzi erano rimasti in pigiama. Il papà aveva preparato loro una colazione abbondante e avevano mangiato senza spiccicare una parola, come se non ci fosse nulla da dire. Per la verità Arianna aveva lo stomaco completamente chiuso ma sarebbe stato troppo difficile dare spiegazioni e preferì ingoiare un boccone dietro l’altro, salvo poi finire per correre in bagno a vomitare tutto. Odiava vomitare, la terrorizzava e quel giorno si ritrovò poi seduta sul pavimento del bagno con le lacrime che le rigavano le guance, piena di rabbia, una rabbia enorme.
La nonna Angela aveva 65 anni, era una donna giovanile ed energica che da due anni si era trasferita definitivamente con il marito in Puglia, da dove provenivano entrambi e dove avevano rilevato una vecchia masseria da alcuni parenti. Era una donna pratica, poco emotiva, anche all’aspetto, con i capelli grigi tagliati corti, senza un filo di trucco e abiti comodi. Si presentò subito dopo l’ora di pranzo, aveva preso un aereo senza molte cerimonie e si mise a dirigere la situazione come se suo figlio fosse un bambino incapace di intendere e di volere.
«Stefano, vai a darti una lavata e vestiti, su», gli disse come prima cosa. «E voi due fate lo stesso, avanti, siete impresentabili».
I tre obbedirono docili e sfilarono verso le rispettive camere. Angela si mise a sistemare i piatti della colazione, che erano rimasti nel lavello, spalancò le finestre e si diede, poi, a staccare dalle pareti le cornici con le fotografie che ritraevano la nuora o la famiglia al completo. Le infilò in una busta resistente di quelle per la spesa e la chiuse nello sgabuzzino sul terrazzo. Quando Stefano ricomparve in salotto, sua madre aveva fatto piazza pulita di qualsiasi immagine di Marina.
Rimasero a parlare seduti al tavolo, uno di fronte all’altro, per un paio d’ore. Arianna e Pietro non osarono intervenire, ogni tanto passavano davanti alla porta del salotto per controllare la situazione, poi ritornavano nelle loro stanze, scambiandosi appena un’occhiata. Pietro aveva compiuto 17 anni a gennaio, era un ragazzo solido, tranquillo, diligente. Non che non andasse d’accordo con sua sorella, ma non aveva mai instaurato con lei un vero rapporto fraterno, di complicità. L’aveva sempre considerata una bambina e non si era accorto che nell’ultimo anno era diventata una ragazza. Solo da piccolissimi avevano condiviso qualche gioco, soprattutto insieme al papà, magari al mare o quando andavano a sciare. Ma poi Pietro si era allontanato, da tempo sembrava essersi staccato dalle dinamiche familiari, viveva proiettato altrove, a scuola, con i suoi amici, con la sua ragazza Margherita, con i progetti per il futuro.
Da sola nella sua camera, Arianna si era seduta sul letto ancora sfatto e aveva preso il cellulare. Lidia e Carolina le avevano scritto un sacco di messaggi chiedendole perché non fosse venuta a scuola; la chat di classe si era scatenata contro la prof. Riggi, colpevole di aver propinato una verifica di storia agghiacciante. C’erano una ventina di messaggi anche nella chat di pallavolo, per organizzarsi sul ritrovo per la partita di sabato. Arianna scorreva tutto senza capire fino in fondo cosa stesse leggendo. Si sorprese a cercare il contatto di sua madre e lo aprì: lo sguardo chiaro di Marina le sorrideva dalla foto profilo. Restò come intontita a fissarlo e poi premette sul simbolo del cestino. Il cellulare ingoiò la fotografia. Rimase il buio.

Niente che ci assomigli
di Anna Benvenuti
Copertina flessibile: 264 pagine
Editore: Ares; 1° edizione (26 maggio 2020)

Anna Benvenuti
Anna Benvenuti

Anna Benvenuti è laureata in lettere a Milano e ha conseguito il dottorato in Iberistica a Bologna. Insegna lettere in un liceo milanese e Lingua e letteratura catalana all’Università degli Studi di Milano. Ha pubblicato diversi saggi accademici intorno alla letteratura spagnola e catalana, tra cui la monografia “Immagini di una città ricostruita. Scrivere a Barcellona (1985-2000), edito da Mimesis.
Niente che ci assomigli è il suo primo romanzo, pubblicato da Edizioni Ares nel maggio 2020.
A marzo uscirà, sempre per Edizioni Ares, il secondo romanzo, che si propone come seguito e conclusione del primo.

22 Commenti

  1. Anteprima che mi ha rapito totalmente. Nel leggerla mi sono rivisto nella storia della protagonista e sto già fantasticando sul finale della storia. Spero di avere la possibilità di leggerlo.

  2. Un’anteprima intrigante che invoglia a scoprire di più sulla vita di Arianna, sul suo passato..le luci e ombre sui suoi genitori..

  3. L’anteprima mi ha completamente rapita … mi farebbe davvero un sacco piacere leggerlo e poterlo consigliare ad amici e parenti . Molto molto coinvolgente

  4. Un’anteprima commovente e un pò malinconia, la storia di tanti, forse troppi. Una lettura da condividere e promuovere assolutamente, spero di poter presto immergermi nella lettura. Grazie in anticipo per l’eventuale copia

  5. Adoro i romanzi che raccontano le persone nella realtà della loro vita quotidiana. Leggendo l’anteprima risulta molto coinvolgente, mi piacerebbe leggerlo.

  6. Arianna e la sua storia rappresentano il mondo in cui oggi noi adolescenti viviamo e di come ci sentiamo , da questo breve estratto sembra un libro adatto non solo ai giovani ma anche chi vuole provare a capire un po’ come siamo.

  7. La storia di Arianna appare molto coinvolgente ed emozionante, presenta intrecci che ti rapiscono sin dalle prime righe dell’anteprima. Spero di poter scoprire tutto ciò che accade a lei e a Pietro. Complimenti all’autrice.

  8. Dalle prime righe dell’anteprima ci si ritrova coinvolti nella vita dell’adolescente, una vita che viene scombussolata da un giorno all’altro. Spero di poter leggere il libro e perdermi tra le scoperte del passato che l’adolescente si ritroverà a dover ricostruire, il tutto immerso nelle bellissime e spensierate campagne pugliesi.

  9. Dall’anteprima mi sembra di capire che questa è la storia di una famiglia, di una famiglia come tante con tutti i suoi problemi, con un passato fatto di scelte difficili che si trascinano in un presente che porta i nodi al pettine. Mi piacciono le storie che dal presente si intrecciano con i segreti e i problemi del passato; segreti e problemi che spesso aiutano a capire il presente.

  10. Una storia che coinvolge subito ,una vita da capire e da ricostruire senza la presenza amica della madre un libro coinvolgente da leggere.Auguri Mariliana

  11. Una descrizione dettagliata e miticolosa dell’ ambiente che leggendo sembra di essere lì. La storia toccante della ragazza che si trova ad essere senza la madre, ma con una nonna che le viene in aiuto. Ti cattura non riesci a etttere di leggere, vuoi vedere subito cosa succede. Senza sosta. E poi la Puglia un territorio fantastico. Lo leghi tutto di un fiato e non ti basta.

  12. Ho letto l’anteprima. Molto coinvolgente la storia di questa adolescente che si sveglia una mattina e si ritrova con la vita stravolta…la madre che se ne è andata …mi incuriosisce leggere come proseguirà la storia di questa famiglia

  13. Mi immedesimo in questa storia, anche se diventai figlia di separati a soli 10 anni mi piacerebbe leggere questa storia grazie un bel regalo di natale

  14. L’anteprima mi è piaciuta e dall’estratto presentato, questo libro suscita in me curiosità e voglia di approfondirne la lettura.
    Sicuramente sarebbe bello poterne riceverne una copia!

  15. Poche righe dell’estratto lasciano intendere che il resto sarà davvero interessante: scoprire il perché di una dinamica familiare ed il mondo di un’adolescente dei nostri giorni che va in pezzi in pochi attimi. Scrittura fluida, coinvolgente. Spero di poter leggere il seguito.

  16. Wow, sembra davvero un bellissimo libro. Sarebbe molto interessante poterlo leggere e recensire. Di sicuro sarà una fonte di emozioni dalla quale attingere.

  17. Leggendo l’anteprima mi ha coinvolto molto. Storie di vita molto comuni e di problemi familiari ed adolescenziali importanti. Percepire emozioni forti è davvero bello, complimenti all’autrice.

  18. Molto coinvolgente questa anteprima. Una scrittura scorrevole e fluida che ci fa entrare nel vivo della vita di questa adolescente, che una mattina si rende conto che il suo mondo è stravolto. Mi è sembrato di essere accanto a lei mentre assiste al pianto del padre e capisce che qualcosa non va. Sicuramente, l’adolescenza non è un periodo facile, come non è facile essere genitori e al contempo vivere la propria vita. Mi piacerebbe continuare la lettura e seguire l’evoluzione di una vicenda che sembra affascinante quanto complessa.

  19. Ho letto l’anteprima del libro ed il breve estratto, una lettura scorrevole, dettagliata, una tematica importante, tanti silenzi, tanti pensieri ruotano attorno alla protagonista.
    Una vacanza “forzata” in un luogo senza connessione telefonica, scatole di ricordi e forse anche di sorprese inaspettate.
    Mi piacerebbe poter leggere l’intero libro.
    Cordiali saluti.

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