Non aver paura di Carmelo Cossa

Innanzitutto il titolo “Non avere paura” è eccellente, in quanto è evocativo e portatore di un bellissimo messaggio, come tutto il resto del romanzo stesso che è anche una storia pienamente vissuta che reca in sé la speranza di “un’altra vita ancora da vivere.” È nel dolore e nella sofferenza, nella paura, nel tormento e nell’incertezza di un futuro segnato da un’imminente malattia che si trova il coraggio di andare avanti, di credere, di sperare ancora in un futuro migliore. E attraverso la sofferenza si può rinascere ed avere una nuova vita. Occorre coraggio, forza d’animo per superare la prova del fuoco, è necessario credere e ancora credere e soprattutto sperare. Ed il motto essenziale è appunto questo: “Non avere paura”.
Un libro toccante, coinvolgente, così vero ed autentico in ciascuna delle sue pagine che tiene con il fiato sospeso. Denso di pathos e di emozioni ci trascina nel percorso tortuoso dell’esistenza fino al riscatto finale. La storia di una malattia resa ancor più drammatica dalla crisi e dai soprusi di istituzioni e banche ci offre uno spaccato di vita difficile da dimenticare. Una lettura bella, intensa, emozionante, toccante. Scrive l’autore: “Grazie a chi fa parte della mia vita, a chi mi stima e a chi mi ignora, a chi mi ama e a chi mi odia, a chi mi fa sorridere e a chi mi fa piangere. Grazie anche alle storie finite. Grazie alla paura, al dolore e alle sofferenze perché anche queste mi hanno permesso, di dire: viva la vita! Quale altro messaggio può essere più bello di questo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

L’odore del dolore

Erano trascorsi parecchi minuti, ma le fìtte alla testa erano ancora lì a sommergerlo con nuove ondate. Spalancò gli occhi, si stropicciò il viso con le mani e si concentrò sul bagliore dei numeri della sveglia proiettati sul soffitto per ricordare l’attimo in cui aveva creduto che la sua testa scoppiasse. Quel dolore, provato più volte nel momento del piacere, aveva reso l’aria irrespirabile. Tommaso si rannicchiò in un angolo del letto imprecando contro la sorte. Un velo di capelli sulla fronte nascondeva le lacrime. Nadia si avvicinò. Lui la guardava al suo fianco, e con le dita iniziò a carezzare il profilo incurvato del suo corpo. Lei rimase immobile. Forse non aveva ancora compreso ciò che tormentava il marito.
Tommaso avrebbe dovuto renderla partecipe di quel dolore, degli esami a cui si era già sottoposto e, forse, del suo nuovo destino, ma non sapeva come dirglielo. Il silenzio lo aiutò a riprendersi e percepì una piacevole leggerezza, anche se non durò a lungo e di lì a poco cominciò ad ansimare. Si stava con-vincendo che il suo cervello stesse imparando a ignorare quelle fitte e a trattarle come qualcosa di normale. “Ma c’è ancora qualcosa di normale nella mia vita?”
Tommaso, negli anni addietro, aveva sempre cercato conforto nella famiglia e nel lavoro, ma ora, a cinquant’anni, pensava che forse sarebbe stata meglio una vita senza gli obblighi che questi comportavano. Si sentiva sfinito, ma per il loro bene doveva convincersi di non essere ammalato e continuare a combattere.
Avrebbe condiviso volentieri quelle riflessioni, ma con chi?
Si sentì sfiorare la pelle e prima di rendersene conto Nadia gli stava baciando la schiena.
Tommaso si voltò, la strinse fra le braccia e senza pensare alle conseguenze la baciò. La baciò tragicamente, come se gli rimanessero pochi minuti di vita. «Ti amo», le disse con lo stesso tono.
Avrebbero desiderato baciarsi a lungo, esplorare uno la bocca dell’altra e assaporare il gusto dell’intimità; ma non avevano tempo per le tenerezze. Non in quel momento. Non quella notte. Tommaso, in balia della paura, si ritrovò nel corpo che tanto desiderava.
Esitò un attimo al pensiero che il piacere, che da vari giorni sfuggiva al loro mondo, si tramutasse di nuovo in sofferenza. Cominciò a muoversi, ma sopraggiunse ancora la fitta lancinante che lo lasciò tramortito, senza fiato.
La testa era come sul punto di esplodere, e Tommaso urlò. Nadia rimase incredula, come se un verso così carico di dolore e di sconcerto non potesse provenire dal marito. Poi capì.
La fitta si placò per lasciare il posto solo a un senso di spossatezza.
Tommaso chiamò a raccolta le sue forze e sedette sul letto. Aveva già notato che quel dolore, con il trascorrere dei giorni, pareva aumentare d’intensità e di durata ma quella sera si accorse che, dopo aver rotto gli argini, una materia oscura si diffondeva nel reticolo del suo corpo come un parassita. Non avrebbe voluto mostrare a Nadia i segni del suo strazio ma gli sfuggì ancora un gemito seguito da smorfie di sofferenza. Era terrorizzato. Quei momenti lo riempirono di una paura nuova, sconosciuta; non paura come quando la testa stava per esplodere, né era paura di perdere Nadia. Era paura di se stesso, di un altro Tommaso, indifeso e fuori controllo, nascosto nel suo stesso corpo. In quell’istante, nella sua mente si aprì una porta che conduceva in un mondo incerto. Desiderava fare l’amore, sentirsi vivo. Avrebbe voluto che quello non fosse un momento di resa, in cui gli occhi ingannano e la bocca tace, ma il culmine di un piacere bloccato però da quella fitta improvvisa.
«Scusami, Tommy, ma che cosa sta succedendo?» chiese Nadia.
«Non scusarti, e non chiamarmi Tommy.»
«Perché?»
«Quando non sto bene questo nomignolo mi innervosisce.»
«Ma non mi hai ancora detto cosa ti sta succedendo.»
«È accaduto come prima e come le ultime volte che abbiamo provato a far l’amore. »
«Allora dovresti andare dal medico.»
«Domani. Ora però vorrei dormire.»
«Ma ho il diritto di sapere. O nella tua vita sono solo una comparsa?»
«Perdonami, ma rimanere imprigionato tra il desiderio di te e la paura che la mia testa scoppi è diventato un incubo da cui non so come uscire.»
Nadia lo scrutò e sentì le labbra tremare. Era stanca del comportamento del marito, di chiedersi perché e di preoccuparsi della loro situazione. Le pareva di non aver fatto altro negli ultimi tempi.
«Spiegami. Parla!»
«Ho paura.»
«Dovrei essere al tuo posto per capire. Ma non posso, e allora spiegami.»
«Quando sto per raggiungere l’orgasmo, sembra che la mia testa esploda» mormorò Tommaso voltandosi di lato.
«Buonanotte» disse lei, amara. Pareva offesa.
Tommaso sentì il cielo cadergli addosso. “In ditta non mi credono e ora non lo fa nemmeno lei. Ma che mondo è questo?” Forse si stava ammalando davvero, o forse stava impazzendo e non lo sapeva.
Il lavoro della sua azienda procedeva a stento, i clienti non pagavano e, con la salute che cominciava a scricchiolare, doveva cercare un appiglio per non scivolare nel baratro che vedeva sempre più vicino. Anche Nadia, la sua unica ancora, cominciava a cedere e non poteva crederci.
Come non credeva che la sua attività, creata dal nulla trent’anni prima, si stesse sgretolando. Tommaso aveva perseguito quel sogno fin da quando aveva lasciato i genitori e la sua terra per cercare fortuna a Torino. Una fortuna che, a parte le vicissitudini degli ultimi tempi, aveva trovato nel successo lavorativo, economico e in altre gratificazioni come la laurea in Economia e commercio della figlia Monica e nel suo secondo matrimonio con Nadia.
Il ricordo del pomeriggio lo riportò a una realtà che avrebbe evitato volentieri. Monica, nonostante il lavoro da fare, gli aveva detto che sarebbe uscita prima. Tommaso l’aveva ripresa, ma la ragazza, ignorando i suoi rimproveri, l’aveva sfidato alzando le spalle e passandosi una mano nella chioma ribelle. Sapeva che quel gesto lo infastidiva, ma dopo aver sistemato i capelli e il colletto della camicia, era uscita sculettando come una mannequin in passerella. Sua figlia non smetteva mai di sorprenderlo, ma considerando il carattere della nonna materna, non era poi così strano che si comportasse in quel modo.
Era fatta così. A volte pareva interessata solo ai fatti suoi e l’attimo successivo sembrava un’altra persona. Così era successo anche quel giorno: poco prima dell’ora di chiusura era poi tornata al lavoro, una sciarpa consunta intorno al collo e un maglione sbiadito, si era chiusa nel suo ufficio ed era rimasta a lavorare a una delle ricette che stava seguendo.
«Ti ho ripetuto più volte di non venire in ufficio conciata così» le aveva detto Tommaso.
«Perché mi dici questo, dato che non devo dar conto a nessuno?» La voce di Monica era asettica, ma gli occhi trasmettevano un’arroganza che pareva congenita. Lui non le aveva risposto, presto però le avrebbe parlato per chiarire i loro ruoli. Ma forse, ripensandoci, non avrebbe mai trovato il coraggio di farlo, e probabilmente era anche questo ad alimentare il menefreghismo di alcuni collaboratori e lo spettro di un fallimento dell’azienda. Tommaso si sentiva attaccato su più fronti, a tal punto da aver iniziato a temere di non avere più nessuna azienda da lasciare alla figlia.

***
Non aver paura
di Carmelo Cossa
2014, pag. 340, brossura
Parallelo45 Edizioni
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Carmelo Cossa

Carmelo Cossa nasce a Laurino (SA) il 30 luglio 1954. Finita la scuola dell’obbligo emigra a To­rino, dove trova lavoro come elet­tricista. Riprende gli studi dopo qualche mese ottenendo prima il diploma e poi, nel 1974, la maturi­tà. Ha lavorato in alcune aziende del settore elettrico prima da ope­raio tecnico e poi da responsabile. Dopo alcuni anni di esperienza diventa artigiano e la sua piccola impresa creata dal nulla nel 1980 oggi è un’azienda all’avanguardia nel campo dell’automazione indu­striale. Grazie ai suoi collaborato­ri, che lo aiutano nel suo lavoro, può dedicare maggior tempo alle sue passioni di sempre: leggere e scrivere. Ha pubblicato la silloge di versi L’essere è poesia (2009) e due romanzi noir: La voce del silenzio (2010) e Toccare il cielo (2012).

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24 Commenti

  1. Ringrazio, anche se tardi l’autore Carmelo Cossa per avermi inviato il libro… Letto tutto d’un fiato, e forse perché sono in un periodo di fragilità o forse e molto più probabilmente perché l’autore è riuscito a entrarmi nell’anima, ho pianto tanto. Emozioni uniche. GRAZIE

  2. Credo di arrivare troppo tardi a commentare questo libro. Un libro di forza, di coraggio, ma soprattutto di speranza. Peccato, mi sarebbe piaciuto molto leggerlo. Bellissima anteprima.

  3. Vorrei ringraziare Carmelo Cossa per avermi mandato una copia di questo splendido libro. L’ho letto tutto ad un fiato, coinvolta dalla storia di Tommaso, dalla sua malattia descritta con estrema lucidità, dalle preoccupazioni per la sua azienda, dal rapporto con l’amorevole moglie Nadia e dalle difficoltà di quello con la figlia. Un libro molto intenso, che ti fa entrare nella vita e nei sentimenti dei protagonisti in modo forte ed incalzante. Era un po’ che non mi emozionavo di fronte alle pagine di un libro…grazie a “Non aver paura” è successo

  4. Ho cominciato a leggere questa anteprima perché incuriosita dal titolo, e ho finito per leggerla tutta d’un fiato. Ho sempre ammirato gli autori che riescono a trascinarti sin da subito, che riescono a farti “toccare” le emozioni dei protagonisti.. era come se fosse con lui, era come se fosse con Tommaso. Poche righe, ma molto molto belle. Spero di poterlo leggere al più presto

  5. L’anteprima mi ha incuriosita e soprattutto ha suscitato in me l’ansia che doveva suscitare.
    Vorrei sapere come prosegue.
    Buona gornata!

  6. E’ mia abitudine leggere la prefazione del libro prima di tutto e sapendo che era in parte una storia vera mi sono incuriosita subito e devo dire che le mie aspettative non sono andate deluse.
    E’ la storia di Tommaso : imprenditore con tante difficoltà nel suo settore che scopre improvvisamente di avere un aneurisma al cervello che deve essere operato per potersi salvare. La mia trama finisce qui perché non voglio togliere al lettore il piacere di leggere il libro e tutte le sue sfumature. Si nota subito che, come dice l’Autore, tutta la parte riguardante la malattia è reale. Solo chi ha vissuto in prima persona una malattia cosi devastante che ti lascia senza fiato e che non ti fa vedere oltre il dolore può scrivere cosi bene quello che si prova. La descrizione di tutti i vari strati di dolore che si superano è descritta in maniera superba e senza fronzoli…e proprio tutto illustrato senza giri di parole che tante volte ti lascia veramente senza fiato. La fantastica figura della moglie Nadia che vive e convive col dolore e l’incertezza del futuro riguardante non solo la malattia, ma anche la situazione economica è davvero descritta benissimo: sarebbe meraviglioso che tutte le persone che attraversano questi momenti abbiano accanto a sé delle persone così meravigliose e presenti fino all’inverosimile. La situazione economica della ditta di Tommaso e la conseguente problematica con la banca sono davvero molto toccanti.
    Inoltre il rapporto o meglio il mancato rapporto di Tommaso con la figlia Monica è lo specchio di molte famiglie : l’indifferenza e la superficialità delle nuove generazioni è lampante e la costante insistenza del padre nel voler ricucire il rapporto è davvero molto ammirevole.
    La mia conclusione è che questo libro è veramente molto bello e toccante.
    Assolutamente da leggere!

  7. Leggendo l’anteprima… mi commuovo già… immaginare quale sofferenza si possa provare e quali atri sentimenti… quello che più incombe è la paura… Molto coinvolgente, è sicuramente un libro molto bello…

  8. La sera non riesco mai a prender sonno e, così, mi sono ritrovata in questo sito a leggere anteprime di libri. Come “buonanotte” mi concedo queste piccole letture spesso scorrevoli ma di gran significato. Solitamente scelgo le anteprime dalla copertina o dal titolo del libro, in questo caso per entrambe le cose. Amo i tramonti! Questo testo mi ha fatto venire i brividi e fa riflettere molto… Ed è così, con i miei pensieri, che vado a letto…E adesso si che sarà una buonanotte.
    Complimenti all’autore!

  9. Già dalle prime righe l’autore è riuscito a far emozionare il lettore, a fargli provare lo stesso dolore, la stessa paura del protagonista. E’ riuscito a far sentire il lettore nella stessa stanza dei protagonisti. L’incipit del libro mi ha totalmente coinvolta e presa a tal punto da voler leggere il libro tutto d’un fiato. Spero di averne l’occasione! Grazie! Federica

    • Federica se vuole ricevere i libri in omaggio deve indicare un indirizzo email funzionante e inserire il suo indirizzo postale completo di nome e cognome del destinatario nel rigo apposito al momento di lasciare il commento.
      La Redazione.

  10. Conosco bene il luogo in cui è stata scattata la foto che funge da copertina a questo libro, su quella panchina vado spesso per riflettere sul mio futuro e prim di fare una scelta importante. Mi piacerebbe molto leggere questo libro, già l’anteprima mi ha colpito molto.

  11. Il titolo ricorda la frase del Papa Giovanni Paolo II “Non abbiate paura” e devo dire che è perfetto…sicuramente l’argomento è molto attuale e sembra molto interessante…

  12. Appena ho letto il titolo ne sono stata subito attratta. Il titolo è emblematico e credo che l’autore lo abbia di proposito usato per dare un tono catartico a tutta la storia che racconta nel romanzo.
    Mi piacerebbe leggerlo per constatare se la mia impressione iniziale si riflette in quella reale.
    Grazie.

    Ilaria

  13. Sono bastevoli queste poche pagine per comprendere il dramma di un uomo che si ritrova a combattere da solo,giorno dopo giorno,un sentimento cosi’ opprimente come la paura,l’angoscia di un imminente futuro dai contorni sfumati: “Era paura di se stesso, di un altro Tommaso, indifeso e fuori controllo, nascosto nel suo stesso corpo”.
    Leggendo l’anteprima del libro,l’autore -riesce magistralmente a carpire l’attenzione del lettore,che si trova cosi’ immerso nel vortice di emozioni contrastanti che dominano la mente del protagonista: da un lato infatti “Tommaso si voltò, la strinse fra le braccia e senza pensare alle conseguenze la baciò. La baciò tragicamente, come se gli rimanessero pochi minuti di vita. «Ti amo>>.e ancora ” avrebbe voluto assaporare il gusto dell’intimità”,lasciarsi andare al piacere,dall’altro invece incombe su di lui il tormento dell mancata leggerezza del suo essere” Esitò un attimo al pensiero che il piacere, che da vari giorni sfuggiva al loro mondo, si tramutasse di nuovo in sofferenza.” Ecco che quindi Da queste poche righe traspare “l’odore del dolore, il peso di una vita segnata dalla sofferenza.
    Opera che suscita un certo fascino.
    Sarei ben lieta di poter assaporare il gusto di una lettura cosi’ densa di significato.

    • Grazie infinite per questo suo commento che ha colto veramente il tema e il significato del romanzo. Spero potrà leggere il romanzo.
      Le auguro buone feste.

  14. Adoro leggere, e mi piacerebbe questo libro di un autore che non conosco. Mi piace il titolo, mi piace il primo capitolo ed anche il titolo del capitolo stesso… l’odore del dolore…suscita interessanti riflessioni.

  15. Appena ho letto il titolo ne sono stata subito attratta. Il titolo è emblematico e credo che l’autore lo abbia di proposito usato per dare un tono catartico a tutta la storia che racconta nel romanzo.
    Mi piacerebbe leggerlo per constatare se la mia impressione iniziale si riflette in quella reale.

  16. l’odore del dolore…solo dal sottotitolo si può immagine la paura del dolore…
    forse l’insicurezza di non sapere cos’è questo dolore e il dopo dolore…
    cosa resterà dopo questo dolore…
    mi piacerebbe leggerlo tutto…grazie

  17. leggere l’anteprima mi ha incuriosita..la trovo una lettura scorrevole nonostante il tema non trattato con leggerezza

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