sabato, 8 Maggio 2021
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Ombre di Daniela Terigi Rossi

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La recensione di Nicla Morletti

Ombre di Daniela TerigiLuci ed ombre. Meraviglia e passione. Un percorso attraverso le alchimie del cuore per riuscire a scorgere velieri che navigano tra le stelle e arcobaleni di sogno.
Foglie di cristallo e “baci di viola notturna che colano, goccia a goccia, dai petali di un respiro, sull’orlo di un tramonto.” Tutto questo è “Ombre”, libro di dolcissima e armoniosa poesia di Daniela Terigi. E molto di più. E’ scoperta dell’amore e dell’eterno di cui esso si nutre. E’ un canto alle nubi, al cielo e alle stelle. Al Paradiso che è in noi: nel palmo della nostra mano. Un libro bello e intenso come “il giorno che appoggia le sue vesti sulle colonne d’alabastro del mattino”.
Scrive l’autrice: “Voglio la vita, fosse anche l’ultimo istante, come parola d’amore posata sulle labbra.”

OMBRE
di Daniela Terigi Rossi

PETRARTEDIZIONI
2007, p. 165

Introduzione di Giovanni Bovecchi

L’ombra e la luce nella poesia di Daniela Terigi Rossi come dialettica e metafora di “patior” e “desire”.

Non ci sarà sortita tu sei dentro
e la tua fortezza è pari all’universo
dove non è diritto né rovescio
né muro esterno né segreto centro.
Jorge Louis BORGES
(ELOGIO DELL’OMBRA)

II grande inganno delle scienze
è credere che la luce elettromagnetica
sia l’unica luce possibile.
Giuliana CONFORTO
(UNIVERSO ORGANICO)

Es la luz que traspasa el cristal virgen
Vincente ALEIXANDRE
(Premio Nobel per la Letteratura, 1977)

O luce etterna che sola in te sidi, sola t’intendi,
e da te intelletta e intendente te ami e arridi.
DANTE
(PARADISO)

El puro azul ennoblece mi corazón. Sólo tú, àmbito altisimo
inaccesible a mis labios, das paz y calma plenas
al agitado corazón con que estos años vivo.
Vincente ALEIXANDRE
(Premio Nobel per la Letteratura, 1977)

La struttura dialettica della raccolta di poesie di Daniela Terigi Rossi dal titolo “Ombre” si snoda appunto intorno ai tre momenti estetici hegeliani della conoscenza: “nulla”, “divenire”, “essere” corrispondenti ad “ombre”, “cristalli di luce”, “indaco”. Invero tale processo è teorizzato anche nel De umbris idearum di Giordano Bruno.
Il cammino esistenziale che tende all’agape (Indaco) ovvero ad uno stato di quiete/ tensione spirituale suppone e presuppone la coscienza del dolore come dato umanistico sperimentale che, nei poemi, viene esaltato e talvolta superato esteticamente a mezzo del grande compito della poesia tout-court e cioè quello di anestetizzare o per converso potenziare l’elemento soggettivo dell’emozione all’interno di una visione del mondo completamente speculare o ribaltata.
Capovolgendo quindi, come ogni intenzione poetica capovolge, il dato razionale, il cogito ergo sum di Cartesio, Daniela Terigi Rossi, con Breton, sottolinea, anche insistentemente, il patio ergo sum quale elemento necessario per giungere a e raggiungere l’equilibrio tra mente e corpo, tra ciò che qui è l’istinto primario dell’emozione e il suo controllo estetico.
La poesia di Daniela Terigi Rossi quale potente mezzo di celebrazione della vita o della morte e, appunto, della vita in quanto morte, non esorcizza il dolore ma ne fa l’assunto, diremmo, autoreferenziale per poter iniziaticamente favorire prima la luce, poi l’indaco quale stadio superiore della luce, quello più spirituale.
Ancora Breton sembra emergere “lasciate che i sentieri del desiderio non si coprano di sterpi” poiché l’indaco è cercato, invocato e osannato: “cristalli di luce” rappresenta il cammino nel suo stadio del desiderare ancora in una forma di pothos romantico e struggente che si abbandona in Indaco in una poetica più classica e sintetica, come in una sorta di oceano cosmico, come in un leopardiano “naufragar m’è dolce in questo mare”.
E’ il “terso cristallo” dalle molteplici facce l’elemento di paragone dell’Anima in santa Teresa D’Avila preconizzando ante litteram la moderna psicoanalisi. E luce fu. E’ l’indaco lo stadio della luce più vicino alla creazione del mondo celebrata in “Raffigurazione della luce” un dipinto del 1892 di G. Previati alla Galleria d’Arte Moderna di Roma.
Dal “cristallo” di santa Teresa D’Avila, ovvero dall’anima modernamente e laicamente intesa Daniela Terigi Rossi solca le pendici di un ipotetico “Purgatorio dantesco” fino ai confini del più alto grado del ciclo, così distante e così vicina al “patior” delle Ombre, così vicina e così distante dal “desire” di Cristalli di Luce.
Il percorso è certamente di natura iniziatica come uno psicocosmogramma circolare sanscrito necessario all’incontro dell’uomo con Dio che presuppone uno stato di coscienza alterato dalla illuminazione (altro termine che evoca l’irradiazione di una luce superiore ai fini della conoscenza). Non senza iniezione in tal senso è quel “Una voce mi chiese/quando ormai ero già sveglia:/ Come ti chiami?/ E io risposi:/ Emmaus Daniel”.
In quest’ultimo episodio poetico possiamo riconoscere lo stato di transizione psichica precedente nel passaggio “quando ormai ero sveglia” e il richiamo alla divinità incarnata, come in una sorta di trascinamento del divino nell’umana esperienza, smascherato, involontariamente, neh” appena sussurrato nomen, tra sogno e veglia, di Emmaus Daniel che in sé contiene i relitti letterari di Dio e la sua rivelazione dopo l’ombra della passione e della croce nella luce della risurrezione.


Prefazione di Marco Regattieri

Che cos’è l’ombra?
Per molti l’idea stessa di ombra evoca immagini negative, legate al buio, alla paura, ad angosce ancestrali.
L’ombra ha contorni indefiniti, è inafferrabile e sfuggente.
Eppure, nell’esperienza di Daniela – come in quella di tutti noi a ben pensarci – l’ombra sembra essere innanzitutto “compagnia”. E’ il riflesso profondo e misterioso di noi stessi, che mai ci lascia soli.
E’ testimonianza assoluta del nostro essere vivi, in piedi, talvolta in ginocchio, di fronte all’esistenza.
In queste pagine le ombre diventano parole e le parole, forti e dolci al tempo stesso, si trasformano in immagini colorate.
Nei versi di Daniela ci sono i colori tenui delle matite di legno, che da bambini usavamo a scuola per disegnare alberi alti come il cielo, ma ci sono anche dardi di luce intensa che, come lampi accecanti provenienti dal fondo dell’universo, penetrano nel buio dell’anima, fino a farla sanguinare.
Grappoli di dolore, appesi a contorti tralci di memoria, vengono staccati, ormai maturi, e schiacciati nel tino della poesia, per diventare vino profumato di eternità.
Le ombre che Daniela ci regala hanno le ali e si allungano verso l’alto.
Angeli misteriosi e polimorfi prendono forma dalle immagini e dalle parole.
Lo stupore diventa messaggero del divino e lo si può leggere in questi versi, come sui volti di famosi angeli raffigurati da grandi artisti di ogni tempo: il volto carico di attese dell’angelo annunciante di Andrea Della Robbia; il viso giocondo dell’angelo ridente della cattedrale di Reims; l’enigmatica identicità dei tre messaggeri angelici dell’icona di Rublev.
La poesia di Daniela, intrisa di meraviglia e di passione, racconta il percorso di un essere che vive una sorta di nomadismo innamorato, unico atteggiamento vitale capace di condurre alla scoperta dell’immenso microcosmo che è il cuore dell’uomo.
Qui i poeti, gli amanti, gli alchimisti, o semplicemente i bambini, riescono a scorgere velieri che navigano fra le stelle, nubi che sorridono al vento, arcobaleni che si tendono fra colline di sogno. Qui e soltanto qui, nei più intimi intrecci del labirinto del cuore, il poeta comprende, come nella magnifica intuizione di Cronin, che il Paradiso, qualunque cosa sia, è nel palmo della nostra mano.
In questa “fatica” di Daniela Terigi Rossi le parole divengono suono ed immagine e salgono in alto “in ascensione verso il sole”.
La poesia è matura, essenziale, netta e disegna una traiettoria d’amore potente come potente e perfetto è un tulipano fiorito, che riesce a raccontare tutta la sua bellezza con sei petali soltanto.
Per chi si lascia trasportare sulle “grandi ali d’aquila divina” della poesia di Daniela, potremmo dire, con il grande poeta Tagore, che il mondo si fa piccolo “quasi canto, quasi bacio dell’eterno”.

Dal libro “Ombre”

Ho lavato
il mio canto di cigno
nelle pozze d’amore
ad ogni angolo
svoltando le curve
dei decenni;

ma tu l’hai colpito
con dardi di parole
fino a rendere muto
il labirinto del cuore.

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Gustav Klimt, Hygeia, Medicina
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Manuale di Mari è il Portale letterario fondato nel 2007 da Robert, uno dei primi blogger italiani, creatore del Blog Manuale di Mari e del Blog degli Autori, e Nicla Morletti, giornalista, scrittrice e Presidente del Premio Letterario Internazionale Il Molinello.

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