La recensione di Nicla Morletti

Parlo di te col vento di Daniela Terigi
Un libro di poesie dove sovrano domina l’amore. L’amore che penetra e trafigge. Sconvolge e muta. L’amore che “strappa un grido” e semina parole affinché il vento le trasporti lontano, come eco di un nostalgico cuore. E mentre l’autrice ascolta il rumoreggiare del mare in una notte di cristallo, quasi uno spezzarsi di stelle, il suo pensiero, “chiuso in un guscio di sogni”, va all’amato.
“Non  dirmi che sono il segreto di una notte quando l’alba ci trova ancora nel sapore dei baci…” scrive Daniela Terigi e poi ancora:  “Fammi dormire… oppure svegliami con un bacio che sia continuità d’Amore.”
Stupenda raccolta che si chiude con questi intensi versi: “Tu mi hai reso bella ai miei occhi… Questo basta per aver legato il mio destino a te”. Ottimo libro.


PARLO DI TE COL VENTO
di Daniela Terigi

SASSOSCRITTO EDITORE
2008, 138 p.
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Introduzione di Marco Regattieri

“Lévati aquilone, e tu, Austro, vieni,
soffia nel mio giardino. Si effondano i suoi aromi.
Venga il mio diletto nel suo giardino
e ne mangi i frutti squisiti.”
(Cantico dei Cantici 4,16)

Come fosse facile scrivere d’amore… Eppure tutti ne parlano. Tutti lo cantano. Tutti amano, prima o poi. E tutti si feriscono con l’amore, come con un coccio di bottiglia che ti squarcia la mano d’un tratto. Ti penetra la carne e ti strappa un grido. Profondo. Rabbioso. Atterrito. Scorre sangue, ma più copiose del sangue scorrono le lacrime. Tutti amano. Tutti piangono, prima o poi. Alcuni amano, piangono e scrivono d’amore. Pochi riescono a scrivere qualcosa che valga la pena leggere, perché è difficile davvero dare voce a quel sussurro, a quel grido, a quel totale esproprio di se stessi che è di tutti, prima o poi…
Daniela sa scrivere d’amore.
Molti di noi, leggendo i versi di Daniela Terigi, ritroveranno l’eco di una propria vicenda personale, il ricordo di un amore ferito o incompreso, la memoria intima di quel totale affidarsi che trasforma chi ama in un diamante grezzo, inerme e prezioso al tempo stesso, che si lascia violare dal tagliatore. Quella pietra può diventare scrigno di luce inesauribile, oppure frantumarsi e lasciarsi ridurre in polvere, per sempre.
Queste poesie ci appartengono perché aveva ragione Emily Dickinson a dire ” Che l’amore è tutto, è tutto ciò che sappiamo dell’amore”. La fatica dei poeti è tutta qui: dire l’amore. Come fosse facile… Come fosse qualcosa che si può raccontare.
Anche in questo suo libro Daniela Terigi dimostra una maturità poetica compiuta. La sua arte attinge dai giorni della vita l’acqua miracolosa della consapevolezza e diventa dono per tutti, attraverso parole che il cuore solo può comprendere. L’esperienza emotiva, forte, faticosa e assolutamente intima di un amore appassionato e carnale sale, nei versi di Daniela, fino a conquistare il linguaggio e il senso dell’Amore universale. E questo avviene, come per i grandi della poesia, senza alcuna leziosità, senza bisogno di sublimazioni o di velature artificiose.
Daniela vive, Daniela ama, Daniela pensa, Daniela prega, Daniela scrive.
Questo vivere pienamente consente al poeta di dire l’amore in tutte le sue dimensioni, non escluse le più crudeli, le più difficili, le più radicali.
Ecco che ritroviamo, in questo libro, i tratti dell’amore arreso e sincero descritto da Alessandro Baricco in Oceano Mare:
“Non ti ho amato per noia, o per solitudine, o per capriccio.
Ti ho amato perché il desiderio di te era più forte di qualsiasi felicità”.
C’è l’amore alto e incarnato di Teresa di Calcutta, che scrive:

“II vero amore deve sempre fare male.
Deve essere doloroso amare qualcuno,
doloroso lasciare qualcuno…
Solo allora si ama sinceramente”.

C’è il sentimento ferito e amaro di chi ama da solo, come nei versi disperati di Pedro Salinas:

“E sto abbracciato a te
senza guardare e senza toccarti.
Non debba mai scoprire
con domande, con carezze,
quella solitudine immensa
d’amarti solo io “.

E c’è, infine, l’amore umano. Il parlarsi di due corpi che nessun altro linguaggio hanno se non il loro stesso muoversi, donarsi, trasmettersi vita. È la poesia di tanti grandi di ogni tempo. La poesia straordinaria delle aquile di Whitman:

“Artigli che si afferrano, s’intrecciano, una ruota selvaggia,
viva, turbinante,
Quattro ali che battono, due becchi, una massa vorticosa
strettamente avvinghiata,
Che cala in cerchi, si rovescia, s’arrotola, cade giù a precipizio,
Finché sul fiume sospesi, ancora uniti, la calma d’un istante,
Un immobile muto bilanciarsi nell’aria, poi il distacco, gli
artigli che si sciolgono,
Le ali lente e salde nuovamente piegate verso l’alto, i loro voli
diversi, separati,
Lei il suo, lui il suo, seguendo”.

Tutto questo e molto altro ancora c’è nel “parlare col vento” di Daniela.
E il vento, delicato, forte, silenzioso, urlante a cui il poeta si rivolge è immagine perfetta di un cuore in eterno movimento d’amore.
Poi ci sono gli haiku… Nella seconda parte del suo libro, Daniela si cimenta, con successo, in una sfida poetica lontana dalla letteratura occidentale. Gli haiku appartengono alla poesia orientale colta e iniziatica. Sono versi che rispettano regole rigide di sintesi e di metrica: 17 sillabe esatte in tre versi.
L’haiku è una poesia materica, fatta non di concetti o di idee, ma di immagini vive. È, si potrebbe dire, una poesia dipinta col tratto veloce e colmo di colore delle ninfee di Monet. È una impensabile economia di parole che deve comunque contenere e raccontare emozioni alte e compiute.
Daniela incontra gli haiku grazie a “Neve”, meraviglioso romanzo di Maxence Fermine. Storia struggente di una bella equilibrista, addormentata per sempre in un cristallo di ghiaccio. Dedicati all’amore, questi versi liberamente ispirati alla tecnica haiku, spesso composti, come racconta lei, nelle ore del risveglio, assumono un’elasticità poetica che va ben oltre le regole della metrica e comunicano sensazioni, immagini, fantasie. Daniela accetta la sfida e, come “Neve”, sceglie la difficile arte del camminare su una corda tesa fra le vette di due altissime montagne. Non è forse questo l’amore?
Un impossibile gioco d’equilibrio. Una danza con il vento. Un universo di parole che diventano silenzio nell’inarrivabile semplicità di un bacio. E infine, non vorremo forse tutti che l’attimo della bellezza più profonda e pura, che ha sfiorato almeno una volta la nostra vita, si potesse conservare in un cristallo di ghiaccio, per sempre?

Leggi e commenta alcune poesie tratte dal libro nel Blog degli Autori.

Il Profilo di Daniela Terigi nella Galleria degli Autori.

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