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“Dai finestrini del presente entravano il tepore e l’aria fresca di sempre con gli aromi e le fragranze delle piante, dei sentieri, delle erbe aromatiche che avevano già accarezzato l’olfatto infantile. Silenzio e assenza di traffico erano i segnali premonitori di uno strano percorso, di un giro speciale.” Mi soffermo sull’incipit di questo romanzo che è scritto molto bene; esso infatti  incuriosisce e crea attesa in quell’attimo sospeso di profumi attraverso i mirabili finestrini del presente.
Continua, assidua, la mia lettura per scoprire una storia dei giorni nostri con l’intreccio delle vicende di due sorelle costrette dalla sorte o dal destino, chissà, ad affrontare imprevisti densi di pericolo, un po’ come camminare sul filo del rasoio. Il tutto ben narrato dallo stile moderno, agile e chiaro. E questo senza dubbio conferisce alla trama una sorta di grande attesa e suspense, in cui non mancano riflessioni sul presente e sul passato e sentimenti forti e profondi. Il tutto inizia in un viaggio in auto per giungere ad un finale quanto mai  ad effetto e di forte impatto emotivo. Il narrare e gli scritti di Lorenza Lucchi, sia che rievochino le fasi di un amore animato anche di silenzio, sia che affrontino una tematica più tormentata, rivelano una scrittrice sensibile, spigliata e fantasiosa, capace di arricchire i nuclei della sua ispirazione con un preciso sventagliare di figure, di oggetti, annotazioni e sentimenti, attraverso i quali esprime la sua poliedrica personalità artistica, tesa alla ricerca continua di fili radiosi per dare vita a appassionanti storie da leggere e gustare. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Capitolo 1

Dai finestrini del presente entravano il tepore e l’aria fresca di sempre con gli aromi e le fragranze delle piante, dei sentieri, delle erbe aromatiche che avevano già accarezzato l’olfatto infantile. Silenzio e assenza di traffico erano i segnali premonitori di uno strano percorso, di un giro speciale. L’inconsueto compagno di viaggio stava per trasformarsi in un antagonista ma sulle prime, Elsa, non se ne accorse, sembravano percorrere tutti e due la stessa strada, poi fu man mano più evidente che la stesse seguendo, quasi a volerla avvicinare con una finalità imprecisata.
In realtà, come Elsa considerò in seguito, comprese che stavano scendendo entrambi nel circuito del loro cuore, giù per quelle vie tortuose, il monte a proteggerli da un lato e dall’altro alberi o case, unici limiti con l’infinito.
Prima di iniziare il suo giro, per non si sa quale percorso dei pensieri, si era ritrovata a ricordare alcuni campioni del mondo sportivo, poiché riteneva che soltanto quei miti, avessero potuto attraversare persino il tempo, senza una resa, in un continuo solcare strade che uniscono amici lontani, amici sconosciuti, amori mai incontrali ma percepiti. Strade che hanno congiunto chi era accomunato da un’idea, forse un ideale, una passione, un divenire che non può avere fine anche se si è già compiuto, già concluso, perché resta ed è per sempre, uomini che hanno solcato le strade della vita che si sono ricongiunte un giorno ad altre strade sulle quali si potrebbero ancora incontrare, senza più il segno della fatica e del dolore, non più ad inseguire soltanto le loro imprese ma inclini all’ascolto di storie non loro.
Era la parte eroica e sentimentale di Elsa quella che emergeva in certi momenti e la chiamava ad esporre a se stessa una sentimentalità più vera, più vicina all’essenza.
Intanto, l’automobilista che procedeva dietro la sua auto, continuava apparentemente a seguire. Decise di farlo passare, si tenne a lato della carreggiata e rallentò leggermente, in realtà era per convincersi che non la stesse seguendo ma presto ebbe la conferma dell’esatto contrario. Il ragazzo alla guida stava incollato alla sua auto, lo poteva vedere dallo specchietto retrovisore e non riusciva a credere che neppure dove la strada si allargava ulteriormente, proprio sulla curva e oltre, non volesse passare.
“Allora ti decidi o no?” diceva tra i denti mentre controllava dietro.
Le ipotesi possibili erano di vario genere, ovvero, poteva trattarsi di un tipo in vena di scherzi, di qualcuno messole alle costole per controllarla o semplicemente di uno che non aveva voglia di andare veloce. Anche più avanti sul rettilineo, però, niente, non accennava a superare. “Guarda che è lunga questa strada se si va avanti così” pensava.
Indubbiamente, Elsa preferiva che non ci fossero altri mezzi a seguirla in maniera così ravvicinata, forse, per poter mantenere una normale andatura o per rallentare e accelerare quando le andava di farlo. Poi si convinceva del fatto che essendo quella l’unica strada che conduceva a valle, era possibile, che apparentemente sembrasse di essere seguiti. Sì ma generalmente, se a lei capitava di essere preceduta da un’auto che accennava a farla passare, non si faceva pregare e la superava, mentre quello dietro, invece, continuava a restare lì, sulla sua scia per chilometri.
Come ultima ipotesi però, cercava di convincersi, che forse il tizio in questione si preoccupava di non lasciarle attraversare tutto quel territorio desolato da sola, almeno nel suo senso di marcia. In più aveva un’aria abbastanza innocua, anche se ovviamente, Elsa aveva deciso di non lasciarsi ingannare dalle apparenze e di metterlo ancora alla prova: “Se proprio insisti, ora ci divertiamo un po’” pensò ed iniziò ad accelerare, stessa cosa fece l’altro automobilista.
“Ma allora cerchi la sfida, dovevi dirlo subito” continuò Elsa, parlando nell’auto come se lui la sentisse
“E che la sfida abbia inizio” doveva aver pensato il giovane conducente alle sue spalle, visto che cominciò ad affrontare quella specie di rally con entusiasmo, come se fino a quel momento avessero entrambi sonnecchiato al volante.
“Finora abbiamo scherzato, ora si inizia a fare sul serio” era quello che gli leggeva negli occhi dallo specchietto retrovisore. Gli si presentarono varie occasioni di sorpasso ma lei sapeva come impedirglielo e glielo impediva, imprimendo sul volto del suo inseguitore sconforto e preoccupazione.
“Bel guaio, vero?” pensava Elsa. “E adesso che vuoi fare? A meno che tu non decida di fermare la macchina, tornare indietro oppure aspettare un po’, prima di ripartire, sarai costretto a seguirmi sul serio, questa volta.”
Anche nei rettilinei, l’auto in seconda posizione non passava, tentava il sorpasso anche vicino alla curva, ma niente, “e no, mio caro, troppo facile e anche un po’ scorretto se vogliamo.”
“Niente, non si passa” sembrava pensare il malcapitato, “e dire che pensavo di sfrecciare via quando volevo.”
“Sei in trappola, amico, volevi seguirmi solo per un po’ e adesso sei obbligato a starmi dietro a mangiare la polvere, finché mi va.”
Attraversarono due o tre piccoli paesi e dopo molti tornanti di discese ripidissime, la gara non sembrava ancora alla fine; giù fino in fondo lo vide tentare di avere la meglio ma purtroppo per lui, era tardi per i ripensamenti e Elsa non lo lasciò vincere, non poteva, lo doveva a se stessa.
Arrivati appena sopra l’ultimo agglomerato urbano da attraversare, controllò dal retrovisore e scorse, così le parve, nel suo antagonista ancora un barlume di speranza di farcela, ma sarebbe stato assurdo, tutto quel viaggio in un vertiginoso rally e poi all’ultimo momento, concedergli la palma della vittoria, sarebbe stato uno sbaglio. Decise però di lasciargli ancora l’illusione di potersela cavare ma non abbassò la guardia.
Si ritrovarono fermi al semaforo, negli occhi dell’altro “pilota” c’era disappunto ma non rabbia, ormai conoscevano ognuno le mosse dell’avversario, così come ogni singolo metro del percorso fatto. “Forse pensava di superarmi dopo la curva che porta in città ma si è sbagliato.”
Fu soltanto quando Elsa ebbe la certezza del suo incontrastato trionfo, giù nel traffico più intenso, con la gente ai lati della strada, che nell’immaginario rappresentava il pubblico per i corridori rimasti in gara, che sentì un lieve senso di colpa per averlo sconfitto, vedendolo compiere l’umano gesto delle mani tra i capelli, come chi ha capito di essersi classificato al secondo posto. Ormai era lei ad avere vinto, l’altro seguiva docile come un agnellino.
Dopo la spericolata corsa in auto, con i pneumatici caldi che stridevano sull’asfalto alla minima pressione sull’acceleratore, Elsa si rese conto che avrebbe dovuto riflettere un attimo di più, prestare attenzione alle situazioni di pericolo incontrate. “Cosa cavolo sto facendo?” si chiese e cominciò a pensare ai rischi che si corrono negli sport di vario genere nei quali spesso l’individuo in gara lascia che sia l’audacia o l’incoscienza a prevalere, anche se tutto ciò è finalizzato allo svolgimento di un’attività legalizzata; considerò quindi, come avrebbe dovuto porsi di fronte al rischio di cui era stata sprezzante insieme al suo antagonista, in quella fantastica gara virtuale.
Lei aveva vinto ma in palio non c’era niente e avevano rischiato grosso in due, senza avere diritto a nessun podio. Per questa volta era andato tutto liscio e ne erano usciti incolumi ma lei stessa, né fiera né pentita, accettava quasi a malincuore il suo modo di essere.
Il giorno seguente, sempre scendendo a valle in macchina, ebbe modo di constatare che potesse essere tutto sommato distensivo il viaggio che le dava modo di ripensare ad un tempo non molto lontano, a quando con alcuni compagni di viaggio, aveva seguito a piedi percorsi già tracciati sul territorio da attraversare e si era inoltrata così in viottoli erbosi senza una meta precisa e senza la fretta di chi deve andare per forza da qualche parte, in silenzio come alla ricerca degli spettacolari percorsi dell’infanzia, quelli seguiti con le biciclette per gioco, nei lunghi pomeriggi estivi.
I ricordi si riallacciavano poi, ad altri più recenti, fatti di mare e salmastro sotto le pinete in Toscana, alle immagini di vacanza che si ricongiungevano a quelle delle giornate trascorse insieme alla madre a casa delle zie o delle amiche di lei, sorseggiando tè o bibite fresche da lunghi bicchieri colorati mentre racconti divertenti ma educati, sui soliti familiari o conoscenti, si consumavano in tutta tranquillità. Lì i rumori esterni arrivavano attutiti e distanti e si sentivano più forti i profumi delle piante portati a tratti da soffi leggeri di brezza marittima che producevano in lei visive sensazioni di felicità. Le voci e i volti, le pareti stesse delle abitazioni, erano rassicuranti e li proteggevano in quella loro aura di perbenismo, dalle sferzate del mondo duro all’esterno. La stagione, l’estate, fatta di colori e luce, profumata di foglie verdi e di mare, era già di per sé rassicurante.
Si ritrovò a pensare, però, che anche da adulta, a volte come fosse naturale, creava un muro di protezione fra sé e gli altri, forse, per non perdersi in tante piccolissime storie di legame affettivo, incapace di vivere le situazioni in modo superficiale, umane situazioni dalle quali era fuggita, cercando di non perdersi nelle storie altrui, per non soffrire e soffrendo invece, comunque. Provò a considerare tutto in modo più saggio e filosofico, contemplando che il suo non fosse l’unico modo di percepire il mondo circostante. Provò a convincersi che le cose non stanno mai soltanto in un modo o meglio, non c’è mai solo un modo di considerare le situazioni, benché si debba sempre valutarle oggettivamente.

Pick-Up di Lorenza Lucchi

Pick-Up
di Lorenza Lucchi
2014, 123 p., brossura
Prospettiva Editrice
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Lorenza Lucchi

Lorenza Lucchi è nata a Carrara. Laureata in Lingue e Letterature Straniere all’Università degli Studi di Pisa, insegna attualmente nella Scuola Media. Ha pubblicato altri due romanzi: “Fuori… classe” e “Missione I.Z” per il quale ha conseguito alcuni premi e riconoscimenti.

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17 Commenti

  1. Un libro che mi piacerebbe sicuramente avere sul mio comodino.Un racconto che mi coinvolge già dall’inizio. Spero di poterlo leggere
    Grazie
    Roberta

  2. Di primo impatto mi piace lo stile scorrevole e coinvolgente, inoltre il viaggio come metafora della vita è un tema spesso trattato quindi sono curiosa di scoprire cosa di nuovo ci porta la protagonista.
    Mi piace molto scoprire autori che non conosco ancora, visto che i libri sono tema di discussione spesso in casa e con amici, quindi con piacere lo leggerei.

  3. Dall’incipit di questo romanzo si evince la sensibilità e la bontà d’animo dell’autrice, un susseguirsi di eventi che ti spingono a scorrere nelle pagine mentre ti trovi immersa nei pensieri della protagonista che diventano anche i tuoi. Un vortice di pensieri che frullano nella testa di chiunque scritti su queste pagine, nero su bianco. Mi incuriosisce molto leggere l’intero romanzo!

  4. Una bella storia fresca e forse anche piana di phatos e buoni sentimenti. Sembra un romanzo fluido nella scrittura, capace di catturare il lettore e trasportarlo in quest’avventura vissuta dalle due sorelle. Sarebbe un immenso piacere leggerlo.

  5. Beh, in molte cono curiose di scoprire come finirà il viaggio di queste due sorelle! Molte di noi tendono a identificarsi in Elsa, che sembra una donna alquanto forte e determinata. Non conoscendo l’autrice, gradirei scoprirne di più sulla sua scrittura e, soprattutto, su questa intrigante storia che già dal primo capitolo incuriosisce tantissimo.

  6. Libro appena arrivato!
    Grazie mille alla sua autrice.
    Ora non mi resta che leggerlo e scrivere le mie considerazioni.
    Grazie, come sempre, per questa fantastica opportunità al sito ed ai suoi autori che rendono possibile questo splendido progetto.

  7. La fluidità e la freschezza dello stile conferiscono ad un libro una marcia in più, secondo me. Questa è l’impressione che ho avuto leggendo l’incipit di questo libro. La storia di queste due sorelle costrette ad affrontare situazioni pericolose è intrigante e genera curiosità. Chissà se avrò la fortuna di leggerlo.

    • Grazie per aver partecipato con il suo commento alla Fiera dei Libri on line. Appena la Redazione mi invierà il suo indirizzo le spedirò il libro e potrà lasciare un commento completo al libro.

  8. Mi ha incuriosito il titolo che mi ha portata a leggere l’anteprima….e sono rimasta più curiosa di prima…molto interessante, ti rimane impresso questo viaggio in auto…a cosa porterà?

  9. Una storia molto carina! Ricordo dopo ricordo si cela la strada della vita. La storia scorre così fluida che si ha voglia di leggere il romanzo tutto d’un fiato!

  10. Mi ha molto incuriosito e credo che non possa lasciare nessuno indifferente! Il viaggio in auto come metafora del viaggio della vita che ognuno di noi intraprende nel momento in cui nasce è affascinante e ricco di punti di domande. Mi ha incuriosito molto e sarei molto felice di poterne leggere il seguito! Grazie

  11. Da sempre il viaggio e’ una metafora forte, un simbolo, un evento che racchiude mille significati. Viaggiamo per distrazione, viaggiamo per lavoro, viaggiamo per raggiungere luoghi e persone, viaggiamo per fuggire. Per quale motive viageranno queste due sorelle?

  12. Una trama scorrevole e allo stesso tempo densa del carattere di Elsa che ci coinvolge nelle sue riflessioni che altro non sono che le nostre.
    Sono certa che in tutto il libro Elsa ci porterà per mano alla scoperta di noi stessi ,fragili ma all’apparenza forti.
    Grazie per l’anteprima.

  13. La lettura del primo capitolo dà voglia di leggere cosa succede dopo. Quel viaggio in auto delle sorelle rappresenta infatti metaforicamente il nostro viaggio, la nostra vita e dovrebbe portarci a riflettere sui nostri atteggiamenti quotidiani. Un libro senza dubbio molto interessante, sono incuriosita e mi piacerebbe leggerlo !

  14. Credo anch’io che Lorenza abbia voluto descrivere questo viaggio in macchina di Elsa, proprio come un condensato della vita, affrontare le varie vicissitudini a volte con incoscienza, senza pensare più di tanto ai pericoli cui si va incontro…poi invece se si ragiona a mente fredda si capisce che c’è bisogno anche di un pò di saggezza e di “vedere”e “ascoltare” chi ci sta vicino e può aver bisogno del nostro aiuto.

  15. Il viaggio come metafora della vita. E Lorenza lo descrive in modo avvincente e un poco interrogativo, prendendo a bersaglio i tornanti della montagna. Con Pick up Elsa rappresenta tutti noi, impegnati – tal volta – in una chiusura agli altri che non permette la circolarita’ della fiducia. Bel racconto. Che gradirei leggere per intero……

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