Non appena l’opera cominciò a prendere la forma definitiva, non riuscì a trattenersi e chiese a un semplice manovale il motivo per cui, sui visi dei collaboratori, aleggiasse quasi un senso di beatitudine. L’operaio gli rispose semplicemente: ”Maestro, siamo lieti perché ci rendiamo conto che stiamo attuando qualcosa di importante che durerà nel tempo”. Sarà per il materiale utilizzato, la pietra, “l’ossatura del mondo” -come lui stesso, Pietro, la definiva-; sarà per la dimensione monumentale delle principali opere; sarà per il senso di forza ed eternità che esse trasmettono; sarà per il mistero, la suggestione, la tradizione arcaica che trasuda, la sintesi plastica dei volumi, il simbolismo, l’assoluta superiorità artigiana dei procedimenti e dei materiali, fatto sta che, di fronte a una scultura di Pietro Cascella, si resta incantati, affascinati, rapiti.

Il grande artista, di dimensione mondiale, deceduto all’età di ottantasette anni, ha lasciato un vuoto nella Pescara dove era nato, nel 1921, e nella Versilia, dove viveva con la moglie scultrice Cordelia Von den Steinen, e dove aveva lavorato e si è spento, a Pietrasanta, nel 2008.
Ma egli mancherà a tutto il mondo dell’arte e dei suoi ammiratori, tante sono le opere che ha realizzato.
Pietro Cascella aveva frequentato l’Accademia delle Belle Arti di Roma, interessandosi in un primo tempo di pittura, sulle orme del padre Tommaso e, successivamente, di scultura in pietra e bronzo. Negli anni quaranta e inizio cinquanta, si dedicò con il fratello Andrea -anch’egli scultore- a progetti di grandi dimensioni nella fornace di Valle dell’Inferno. Fu protagonista di diverse edizioni della biennale di Venezia e di tante importanti esposizioni, per cui l’elenco sarebbe lungo e incompleto.
Tra le sue opere più famose, dedicate a temi sociali, come non ricordare il “Monumento di Auschwitz”, progettato proprio con il fratello e con l’architetto Julio Lafuente, “L’Arco della Pace” di Tel Aviv, il “Monumento alla Resistenza” di Massa Carrara, la fontana “La nave” di Pescara.
Opere di pietra levigata, ruvida o corrosa, di marmo, di travertino, sono i suoi capolavori, quasi cubisti, di un purismo geometrico che affascina.
Pietro Cascella, d’altra parte, aveva, nel suo genoma, il genio dell’artista. I già citati padre Tommaso e fratello Andrea, il nonno Basilio, gli zii Michele e Gioacchino, erano tutti grandi pittori, ceramisti, scultori, incisori.
Basta visitare la casa natale dei Cascella, a Pescara -da anni trasformata in museo- per subire il fascino di un luogo dove si respirava cultura e arte a pieni polmoni.
Uomo di grande umanità e sensibilità, alla morte del fratello Andrea, gli dedicò questi versi:
“Siamo stati due vele della stessa nave/ mio fratello e io/ ora sono rimasto solo/ a tirare nell’ultimo vento forte/ il legno nella tempesta della vita/ sempre più al largo/ dove la riva sta scomparendo”.
Pietro Cascella continuerà a vivere nelle sue opere immortali.

Nave, Pescara, 1986
Monumento a Mazzini, Milano 1974

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