domenica, 5 Febbraio 2023
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Poesie e racconti sotto l’Albero, 2022-2023

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Poesie e racconti sotto l'Albero 2022-2023

Nel Decennale della Fiera dei Libri on line abbiamo deciso di lanciare, durante Libri sotto l’Albero, sessione invernale della Fiera, Poesie e racconti sotto l’Albero, Iniziativa letteraria che ci terrà compagnia fino al 2 febbraio 2023. È un’occasione speciale con cui vogliamo offrire a tutti l’opportunità di partecipare liberamente, in modo assolutamente gratuito e volontario, presentando con brevi estratti libri oppure pubblicando poesie e racconti direttamente nei commenti di questo stesso articolo.

Il tema è libero e possono partecipare tutti: autori, lettori, social blogger che si occupano anche di libri e letteratura.

Gli autori possono presentare le loro opere pubblicando brevi estratti di romanzi, racconti, raccolte di poesie, pubblicando anche una immagine di fantasia oppure, nel caso dei libri, la copertina con cui sono stati pubblicati.

Lettori e social blogger che amano i libri e che dimostrano continuamente la loro abilità nella scrittura di pregevoli commenti e recensioni, possono presentare libri che hanno letto oppure pubblicare poesie, racconti, pensieri e riflessioni.

Durante questa Iniziativa voteremo anche i Libri dell’Anno che saranno poi in primo piano in primavera, nella prima sessione della Fiera dei Libri on line del 2023.

Siete invitati tutti a partecipare con l’augurio che questa Iniziativa possa regalarvi belle emozioni, una riserva di speranza e fiducia nel futuro, come un viatico per l’inizio del viaggio nel nuovo anno.

Buone Feste, Buon Anno e buona lettura e scrittura a tutti!

Robert

*Alcune raccomandazioni*
1. Non pubblicare testi troppo lunghi se vuoi evitare tagli da parte della Redazione.
2. I testi saranno pubblicati così li inserisci. Rileggi prima di pubblicare.
3. Non postare più di una poesia, un racconto o un estratto di un libro in ogni commento.
4. Non pubblicare più di due commenti consecutivi per volta.
5. Oltre a pubblicare i tuoi testi leggi e commenta quelli di altri autori e lettori.

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Robert Manuale di Mari
Robert Manuale di Marihttp://www.manualedimari.it/blog

Autore del Blog Manuale di Mari – Poesie e Storie d’amore e Direttore editoriale del Portale Manuale di Mari. Ha ideato e lanciato nel 2005 il Concorso di Emozioni. Nello stesso anno ha creato il Blog degli Autori che riceve nel 2008 il Premio Speciale della Giuria “Il Molinello” per la diffusione della letteratura nel Web.

86 Commenti

  1. La mia nomination per la selezione dei libri dell’anno per il libro Aspettando le stelle di Carola Helios.
    Una prosa scorrevole e una scrittura che è poesia, ci accompagnano in questo coinvolgente romanzo. Seguiamo l’evoluzione di Beatrice la protagonista, in un arco temporale che va dal secondo dopoguerra ad oggi e soffriamo e speriamo insieme a lei.
    “Ogni stella è uno spirito che ha lasciato questa terra e che ha adesso il compito di farci un pò di luce mentre arranchiamo pateticamente nel buio.”

  2. La mia nomination per la selezione dei libri dell’anno per il libro Tra le dita dei sogni di Anna Calisti.
    “Ho smarrito nel vecchio baule dei ricordi
    il mio senso della Vita…
    Non so più quale fosse
    i sogni sono andati persi, volati via
    nel logorio e nella polvere del tempo…”
    Rime e prose che emozionano e descrivono un’anima dolce e sognatrice, che ha tanto sofferto ma non si è lasciata abbattere dalle avversità.
    Un’anima che spera ancora… In fondo “i sogni son duri a morire,
    allora offro il volto al sole,
    al vento, chiuso glii occhi e Sorrido…”

  3. La mia nomination per la selezione dei libri dell’anno per il libro Uno squillo per Josephine di Emanuela Esposito Amato, per la particolarità della storia raccontata, per le descrizioni e per i personaggi finemente caratterizzati.
    Personalità variegate cesellate con cura dall’autrice, una trama non banale ma ricca di sentimenti e di eventi. Questo, insieme alla descrizione puntigliosa dei luoghi, porta il lettore a entrare nella storia e ad esserne parte. Una scrittura raffinata è attenta ci porta a Napoli con le sue mille sfaccettature. C’é infatti la Napoli “bene” con le sue ipocrisie e convenzioni, c’è la Napoli dei quartieri popolari dove le madri arrancano per sopravvivere e c’è la Napoli di Josephine, che accoglie e accetta.
    Diversi e attuali i temi trattati come l’infertilita’, l’anoressia, la prostituzione. Ma la vita, come sempre, riesce a sorprendere e offre varie possibilità, come i buonissimi macarons preparati da Josephine. L’autrice ci dice, quindi, che non bisogna abbattersi perché grazie all’amicizia sincera c’é sempre una possibilità di riscatto, per tutti.

  4. La mia nomination per la selezione dei libri dell’anno per il libro Quattro terzi pi greco erre tre di Lucia Amendola Ranesi, per le emozioni che questa storia regala al lettore.
    “Affinchè tu oggi e i nostri figli domani, possano leggere la storia del nostro amore tanto inconsueto e forse perciò tanto bello, io te lo racconto come una fiaba, rapita al volo della fantasia”
    L’autrice ha tratteggiato personaggi indimenticabili che rivivono, attraverso le pagine, nell’eroica semplicità che ha contraddistinto la loro vita.
    L’amore tra Maria e Rodolfo è davvero “una favola suggestiva e delicata” tanto inconsueto quanto immenso e puro. Un amore che si è nutrito di lettere, di matematica e di poesia, ma che ha conosciuto anche tanto dolore.

  5. L’ULTIMA VISIONE AD AUSCHWITZ
    In quel cortile triste
    Volava un uccellino,
    Bambini lì ammucchiati,
    Nei loro pigiamini,
    Capivano che a loro
    Mancavano le ali
    Per liberarsi in cielo
    E poi andare verso il mare,
    ,Andare verso I prati
    A cogliere ogni fiore
    Ed a sentir profumi
    Ed a veder colori
    Di farfalle variegate,
    No il nero dei tralicci
    E del filo spinato.
    La musica non c’era,
    Urlavano parole
    Quegli uomini cattivi
    Armati di pistola.
    Le lacrime non c’erano
    Erano già cadute
    Le mamme eran lontane
    Ed erano perdute.
    Oggi toccava a loro
    Seguire quei signori,
    Varcare quella soglia
    Dell’ultima prigione
    E l’uccellino in volo
    Fu l’ultima visione

    • Povera gente, poveri uomini, donne, creature,quanto dolore, quanta sofferenza, un giovane fratello di mia Mamma fu deportato in Germania, aveva appena 20 anni, la cosa terribile fu che si presentò volontariamente ( mentre lo scongiuravano di nascondersi, non era stato convocato..,) ma c’era il ricatto morale, “ chi non si presentava alla partenza avrebbe condannato i genitori a pagare per lui” ed il mio dolce zio Marino benché non convocato nel timore di rivalsa sugli amati genitori si presentò, salí su quel treno tra le lacrime dei familiari… e non fece più ritorno… ne vivo ne morto, non hanno ancora deciso , non sanno dire a chi è rimasto se è morto, non c’è una tomba su cui portare un fiore, non c’è il suo nome nella lista dei caduti in Guerra… come non fosse Mai esistito , mia Nonna ne era impazzita, mia Mamma era agli 80 anni e faceva ancora ricerche su quello sventurato fragile fratello… che Dio ci aiuti!

  6. CITTA’ STRANIERA
    Salerno,città straniera,
    Gente sconosciuta,
    Folla vociante, animi distanti.
    Non trovo i miei vent’anni,
    Nelle piazze,nelle vie,
    Nei pugni stringo forte
    La mia malinconia.
    Di che colore gli occhi
    Di quel lontano amore?
    Non so,
    Perché dovrei
    Ricordarmelo ancora?
    In tutto questo luogo,
    Solo una cosa è mia,
    Sopra una tomba bianca,
    La sua fotografia.

  7. ´☆. ANGELO BIONDO .☆´

    Sei entrato
    nei miei sogni,
    Della mia vita
    fai parte,
    Lo so,
    mi sei accanto,
    ovunque e sempre
    mi proteggi,
    da lassù con tenero
    Amore mi guardi,
    Angelo Biondo…
    Angelo di luce…
    mi hai rubato
    il cuore,
    mi sento
    avviluppata
    dai tuoi sguardi
    e riscaldata dalla
    potenza
    del tuo Amore,
    Chi ti ha messo
    al mio fianco…?
    Chi mi ama così
    tanto da volerti
    a me accanto…?
    La tua presenza
    io sento,
    il tuo sguardo
    attento
    mi accompagna
    ogni dì lungo la via…
    Sull’uscio mio,
    mi attendi ogni sera,
    le braccia aperte…
    Per consolarmi dopo
    ogni mia fatica…
    E per poter
    riconciliarmi con la vita…♡

    ©RosaRossa @)’;-‘;-‘;————

    Anna Calisti

    (Testo tratto dalla mia Silloge qui presente a titolo «Tra le dita dei Sogni » della Vertigo Edizioni)

    • Bravissima, Anna. Questa poesia è celestiale. Mi ha suscitato un emozione unica. Tutti noi abbiamo un angelo custode che ci protegge. A volte lo sentiamo attraverso il soffio del vento, altre volte ci sorride e ci accarezza sfiorandoci… Complimenti sempre!

  8. Ringrazio infinitamente, lo staff di Manuale di Mari per l’opportunità straordinaria che mi sta offrendo sia come autore che come lettore. E’ apprezzatissima. Buon 2023 a tutti.

    • Tantissimi Auguri di Buon Anno anche per te Alba, hai ragione questa Vetrina è una splendida opportunità per ognuno di noi, sempre grazie al grande Robert ed ai suoi Ragazzi, come li chiamo io, un sorriso, buona notte e buona settimana nuova, ancora pochi giorni ed anche gennaio sarà andato… Dio come vola il tempo, 😉 un abbraccio.

  9. IL MONDO DI PILLY

    C’era una volta in una casetta di campagna una streghetta che si chiamava Pilly. Aveva una testa ovale, gli occhi nerissimi che brillavano come braci, aveva i capelli castani lisci e dritti come una pazza, aveva un viso lungo e magrissimo e continuamente imbronciato, aveva il naso ingobbato, la bocca sempre con il rossetto blu il suo colore preferito, aveva le gambe storte ed era vestita con gonne a ruota fino ai piedi per coprirle. In più lei era anche bassa e la chiamavano pure streghetta nana. Però, guai a dirle a Pilly che era una delle streghe più brutte del mondo. Il suo viso diventava rosso fuoco e subito andava a raccogliere le erbe che coltivava in campagna per fare i peggiori incantesimi e poverino chi capitava sotto le sue spietate grinfie. Lei aveva anche astutamente intrappolato con un filtro d’amore (a base di basilico, gardenia, geranio, margherita, orchidea, papavero, rosmarino, chiodo di garofano, lavanda e noce moscata) un falegname attraente di nome Tommy che le era venuto a fare i lavori a casa in cucina e l’aveva trasformato in suo marito e suo schiavo, lasciando senza parole la gente del suo tempo. Aveva però, un unico pregio la streghetta Pilly l’intelligenza perché aveva studiato molto alla Scuola di Magia Nera e Magia Bianca, ma era troppo amante del male come fosse impossessata dal demonio. Tutti i contadini in campagna suoi vicini che la incontravano sulla strada per recarsi in città la salutavano in questo modo: “Ciao bella Pilly” e lei si atteggiava contenta perché come una povera fessa tanto ci credeva a quelle finte parole. Un giorno però, accadde che Pilly era andata a chiedere le cipolle alla contadina Lelly a lei vicina e prima di bussare alla porta origliò e la sentì parlare con un’altra contadina Kelly che le diceva il suo vero parere: “E’ proprio stupida quella Pilly. Veramente, crede di essere bella? Avrà rotto il suo specchio a casa per non vedersi mai così non vede la realtà.” L’altra contadina le rispose: “Che problema c’è falla sognare a quella poveretta! Mi fa anche pena.”. Allora, Pilly non entrò più a casa di quella persona per chiederle le cipolle e decise di vendicarsi con l’ignara contadina e la sua amica di confidenze. Come? Cominciò di nascosto a gettare intrugli acidi sul suo campo di pomodori, cipolle ecc così restava senza cibo per lei e la sua famiglia. Poi bucò le ruote del trattore del marito della contadina per non far arare la terra e come se non bastasse, mise una corda fuori dall’uscio di casa della contadina Lelly che uscendo cascò a terra e si fratturò la gamba e i figli la dovettero accudire per lungo tempo. Anche alla sua amica contadina Kelly accaddero cose troppo strane: il suo cane venne avvelenato con delle polpette; il marito non fece più ritorno dalla città verso la campagna perché venne investito da ignote persone. In seguito, un sospetto venne alle contadine che vedevano la streghetta Pilly molto fredda nei loro confronti da un po’ di tempo, ma non volevano credere che arrivasse a fare dispetti o meglio cattiverie fino a quel punto. Infatti, le due contadine Lelly e Kelly stavano studiando un modo per mettere alla prova la streghetta e farla tradire nei suoi atteggiamenti, ma non era facile. La notte Pilly quando il marito Tommy si addormentava volava sulle case della campagna in forma di civetta per spiare il vicinato ignaro ma sospettoso che dietro quella civetta ci fosse sempre lei “la malvagia”. Un giorno le contadine ebbero l’idea di chiedere aiuto dal cielo al Signor Sole al quale chiesero di fare gli straordinari e di non far venire mai la Notte oscura delle tenebre così Pilly non le poteva spiare né a loro né agli altri. Il Signor Sole che aveva in antipatia Pilly accettò però, disse loro che al massimo poteva fare straordinari per 7 giorni poi, doveva far rientrare la Signora Notte altrimenti, tutte le persone del mondo avrebbero perso il proprio equilibrio della vita. La streghetta Pilly aspettò invano che per 7 giorni venisse la notte per fare la civetta spiona come le piaceva tanto. Nel frattempo, le contadine misero fuori la sua abitazione di Pilly spilli nascosti in mezzo all’erba così quando lei usciva di giorno le davano fastidio sotto le scarpe e poi, avvisarono anche il marito Tommy senza farsi vedere e gli chiesero, se con una scusa qualunque, le faceva bere un sonnifero fatto da loro in un pentolone a base di miscuglio con agrimonia, lavanda, menta piperita, rosmarino, sambuco, camomilla, tiglio, timo, valeriana e verbena uniti al sapore di fragola per camuffarlo e così lui fece. Pilly al suo risveglio si ritrovò il viso sul lato sinistro tatuato con un serpentello viscido come lei e si infuriò e bestemmiò con il marito che le disse che non sapeva come fosse successo, ma lei ugualmente, capì che qualcosa non quadrava. Come mai la Signora Notte non si faceva più vedere e c’era sempre il Signor Sole? Pilly allora, si fece un intruglio di erbe magiche con mentale alloro, legno di sandalo, loto, nocciolo, rua, seme di sedano e valeriana che bevve così le aumentò la sua potenza e la trasformò in una gigantesca Aquila Reale che le consentì di rubare il Sole rimpicciolito dal cielo per tenerlo nascosto nella sua abitazione. Ad un tratto ci fu l’oscurità delle tenebre ovunque, nel mondo. Ai contadini li trasformò tutti in animali: le donne le trasformò in volpi e gli uomini in castori e mischiò tutte le coppie in modo sballato escludendo il marito falegname che amava troppo anche se sapeva non essere da lui contraccambiata. Poi, a Pilly per riprendere la forma umana le bastava bagnarsi in acqua in cui aveva gettato foglie d’anice e alloro. Però, non seppe che per dispetto anche il Signor Sole aumentò la potenza dei suoi raggi e accecò Pilly che perse per sempre la vista e la sua malignità. I contadini di quel luogo vennero così liberati dall’incantesimo di Pilly e cominciarono ad essere felici ognuno con le proprie coppie. La streghetta venne lasciata sola alle sue sofferenze senza il marito per farle espiare le sue colpe. I contadini però, offrirono ospitalità al povero falegname Tommy che li aveva aiutati e che vicino a Pilly aveva perso il suo fascino che poi piano piano ritrovò. Il falegname ottenne la liberazione dalla fattura d’amore da parte di una fata buona che gli apparve in sogno con le erbe della forza e del coraggio a base di timo, borragine, alloro, iperico e garofano. Successivamente, da uomo libero e non più schiavo, conobbe la figlia di un contadino Ilenia che tornava dalla vicina città di Shungry dove era andata a studiare canto e pianoforte al Conservatorio. Poi il matrimonio con Pilly venne, a richiesta dello stesso Tommy, annullato dal prete perché estorto con l’inganno tramite una fattura d’amore. Pilly appresa la triste notizia si lasciò andare e morì punita senza nessuno accanto. Alla sua morte però, a sorpresa, lei per riscattarsi del male che aveva fatto si trasformò in una bellissima Dea del Bene in possesso di strumenti magici le cosiddette erbe della protezione esempio aglio, agrifoglio, alloro, aloe vera, ortensia, basilico, edera, betulla, mandragora, prezzemolo, melo cotogno, olivo, ortica, pino, salice, ecc. per migliorare il futuro del mondo che poteva già vedere nella sua sfera di cristallo. Il bene finalmente, anche se con fatica, trionfò sul male.

  10. Vorrei…

    Vorrei…
    vorrei sentire il vento
    giocare nei miei capelli,
    Vorrei per noi
    un cielo senza nuvole,
    Vorrei annegare
    nella profondità azzurra
    degli occhi tuoi,
    Vorrei mi stringessi
    forte sul tuo cuore,
    Vorrei sentire il mio battito
    come celestiale musica
    cantare all’unisono con il tuo,
    Vorrei conoscere la gioia
    di un lungo caldo fremente abbraccio,
    Vorrei sentire le tue labbra
    fondersi con le mie
    in un bacio senza fine,
    Vorrei…
    oh quanto lo vorrei…
    che l’Amore così a lungo represso
    dilagasse come fiume in piena
    portando via con se paure,
    angosce, timori e pregiudizi,
    Vorrei sentirti tremare
    mentre ti stringi a me
    ed irruenti le tue mani
    disegnassero su di me
    come pennelli di rara maestria
    disegni arditi
    dai colori forti e brillanti,
    mentre la mia mente
    vacilla persa di te
    Amore, fondere il mio corpo
    con il tuo, un grido, quasi un rantolo
    uscire dalla gola,
    le nostre anime elevarsi nell’infinito,
    perché finalmente insieme a te
    ho scoperto l’Amore,
    quello vero che fa girare il mondo
    palpitare i cuori,
    annebbiare lo sguardo,
    vagare la mente,
    aver voglia di morire d’Amore
    insieme a te
    si, perché con te,
    stretta tra le tue forti e calde braccia
    ho finalmente conosciuto l’Immenso,
    l’infinito,l’assoluto, il Paradiso…

    e Vago sperduta nell’attesa
    di incontrarti un giorno Amor mio…

    ©RosaRossa @)’;-‘;-‘;———-
    Anna Calisti

    **********
    Partecipo con questo scritto contenuto nel mio Libro « Tra le dita dei Sogni » presente qui a questo meraviglioso Evento del Portale di Manuale di Mari,
    Grazie Robert…

      • Grazie Giovanna cara, si, quando scrivo questi canti all’Amore sogno anch’io, perché dalla chiusa avrai compreso che era soltanto un sogno ad occhi aperti, un aspettare l’arrivo di questo grande amore che sicuramente negli anni deve aver perso la via, visto che non è mai arrivato, pretendenti tanti ma nessuno che sapesse farmi battere forte il cuore… qualcuno mi ha chiesto «come mai eppure… » Eppure è che dopo tanta attesa non posso scendere e cedere ad accomodamenti pur di avere un uomo accanto. Dopo un matrimonio disastrato e disastroso ho promesso a me stessa che «O tutto o niente, o per Amore o per niente » Quindi visto che l’Amore con la A non è arrivato, «meglio da sola che mal accompagnata » Grazie mille… ho già ampiamente dato, 😉 un abbraccio forte forte dal cuore mia cara, grazie per esserti fermata qui, baci baci !

  11. Il vecchio e il nuovo telefono

    Un cellulare fanatico e moderno
    nel tempo indietreggia
    e ahimè, un telefono a gettone immobile beffeggia:
    “Ah pezzo di ferro, sembri un juke box, ti ci voleva un gettone
    per dare alle persone possibilità di comunicazione”.
    Il telefono antico rispose: “Sì però con me, gli amori vivevano in eterno”.

  12. Amori stellari
    (Dedica ai miei suoceri)

    Cuori inseparabili
    hanno sofferto tantissimo
    il loro distacco forzato.
    Il dolore per quell’amore
    al cuore innamorato
    tanto lo aveva lacerato
    fino a bruciargli l’anima.
    Nel cielo stellato
    quell’amore affiatato
    si rincontra ora teneramente, con l’altro cuore alato
    e gioisce beato.
    Amatevi per l’eternità,
    accennate il vostro bel sorriso,
    Franca e Sami
    e regni per voi la felicità
    senza più lacrime sul viso.

  13. Nostalgia (testo tratto da Libro Sogni e Pensieri)

    Chiudo gli occhi
    e penso a te ovunque.
    Vivo per te
    in memoria dei bei ricordi
    e dei tuoi insegnamenti.
    Occhi malinconici
    accennano lacrime
    che scivolano tiepide sul viso
    mentre fissano le tue foto.
    Che nostalgia
    del tuo amore bellissimo,
    indenne e indissolubile,
    ma il tempo fuggente e tiranno
    impedisce il tuo ritorno
    e ti sento ahimè, ancora più lontano.
    Poi, l’emozione intramontabile del cuore
    riavvicina me a te per sempre.

  14. SOGNI E PENSIERI pubblicato a dicembre 2022 (libro con la prefazione di Alfredo Rapetti Mogol) serve a chi sa che la vita è ingiusta e trova comunque, in una lacrima, il coraggio di tornare a sorridere e ancora la voglia di speranza. Tutti devono comprendere che per quanto buia sia la notte le stelle non si spengono mai e quindi, per quanto dura sia la vita, i sogni non si abbandonano ma si inseguono sempre. Il libro coinvolge chi vuole stare tre metri sopra il cielo semplicemente per vivere una situazione più leggera e di svago grazie anche a un sano umorismo che spesso fa da intermezzo sia nella parte dei sogni che nella parte dei pensieri e che invita comunque, a una velata riflessione. Sogni e Pensieri è un libro agrodolce che accarezza l’anima mentre si presenta al mondo sotto forme diverse e curiose.
    I pensieri sono pronti a diventare magici sogni oppure pensieri
    stupendi e bellissimi con gli occhi della speranza. Una cosa
    accade soltanto, se ci credi davvero, ed è crederci che la fa accadere.
    citazione di Frank Lloyd Wright.
    Con la prefazione di Alfredo Rapetti Mogol

  15. Acqua

    Acqua, vita dell’uomo e dell’universo.
    Che scorri, che vai…
    Porti civiltà,
    porti belle cose.
    Traspari, innaffi, conduci
    induci a bagnarsi ovunque.
    Fai crescere, guarisci
    disseti le piante, la terra.
    Acqua che tutto pervadi…
    Le mie cellule.
    Evapori, ti ghiacci
    sorridi, colori…
    Dài sapori
    a questa esistenza.
    Inauguri sapienza
    nei tuffi, nei bagni.
    Acqua che avvolgi i misteri più grandi.
    Giovanni Minio

  16. Sorrido…

    Anche se gli occhi
    restano tristi
    velati di malinconia…
    le labbra si schiudono,
    la speranza
    che un raggio di sole
    torni a scaldarmi…
    a farmi battere il cuore…
    è li, è forte, mi illudo
    pur sapendo consciamente
    che è soltanto un sogno,
    ma i sogni si sa
    son duri a morire,
    allora offro il volto al sole,
    al vento, chiudo gli occhi
    dolcemente e
    con un velo di malinconia
    sul volto e nel cuore…
    teneramente nell’attesa …
    Sorrido… 🙂

    Anna Calisti
    ©️RosaRossa
    @)’;-‘;———

    (Partecipo con gioia e gratitudine a questa con il mio Libro «Tra le dita dei Sogni » di cui foto qui sopra,) SPECIALE OPPORTUNITÀ DATACI DA ROBERT ED IL SUO PORTALE LETTERARIO MANUALE DI MARI. GRAZIE ROBERT.

      • Grazie Giovanna, sei gentile, sono piccole cose, « spremute di cuore »,
        Faccio tutto «in punta di cuore » come dice il sottotitolo del mio libro,grazie per esserti fermata qui da me, buona serata e Buon Anno 2023 , è ancora fresco fresco,un abbraccio. 😉

    • “Sorrido”, il titolo del tuo testo è la risposta giusta, anche se non facile, per affrontare gli eventi della vita che spesso e volentieri ci fanno troppo soffrire. Forza e coraggio.

      • Ciao Alba, il sorriso è tanto importante in ogni occasione, sia per noi che per chi ci sta intorno, non è sempre facile e se sorridi soltanto con le labbra l’effetto non è lo stesso, il sorriso deve nascere dentro noi, amo dire una frase inventata da me ed è questa… «Un volto senza sorriso è come un giorno senza sole » a me ha aiutato molto nei mille problemi della vita, anche un sorriso tra le lacrime può alleggerire il peso sul cuore.Grazie per esserti soffermata qui, Buona giornata e cmq Buon Anno, è ancora nuovo. ;-)Un abbraccio.!

  17. Risveglio

    Vedo all’improvviso che il mattino ha spalancato
    la finestra e grida al mondo la sua luce.
    Non c’è uomo o albero che ascolti.
    Tutto il buio è ancora dentro il cuore della terra
    e il fiato dentro il petto profondo come il sonno.
    I passi lenti del giorno strisciano sul selciato.
    Gli uomini si avviano per dimenticare
    che camminano da soli verso l’agguato della notte.

  18. Consiglio

    di Giovanni Minio

    La vita è un problema
    che devi risolvere.
    Perciò abbraccia un tema
    e fallo scorrere.
    Non esiste il “tutto va bene”,
    perché devi passare per molte pene.
    Attraversa a testa alta,
    questa foresta,
    perchè quello che resta,
    sei solo te stesso.
    E quando avrai raggiunto il nesso,
    tra mente e cuore,
    forse solo allora,
    sboccerà amore!
    Impugna l’arma della vittoria,
    porta alla gloria,
    tutti i tuoi perché,
    i tuoi dilemmi e le tue crisi
    ed allora avrai i sorrisi,
    per affrontare ciò che è!
    Non tralasciare i tuoi sogni
    ed i tuoi pensieri,
    per rinchiuderli in bui cassetti,
    ma porta alla luce,
    tutto quello che c’è!
    Solo così, vivrai appieno la vita,
    per quello che offre,
    per quello che è!

  19. LA GABBIA
    Volevo grandi ali
    E orecchi per sentire
    Il canto degli uccelli,
    Invece del rumore
    Di catene e chiavistello.
    Ho aperto la mia gabbia,
    Ma l’anima ìnvecchiata
    Ha detto-è troppo tardi‐
    E non se n’è volata.

    • Mai smettere di sperare, Mai, i sogni e la speranza aiutano a vivere e ci salvano anche la Vita,Mai smettere qualunque cosa accada,mai lasciare che la flebile fiammella della speranza si spenga,Mai Mai Mai. 🙂

      • Ciao Anna,
        I versi non sono ĺa nostra vita.
        Approfitto per complimentarmi
        Per la tua sensibile capacità di espressione e per quell’immagine su l’uomo dei sogni

        • Ciao Elisa, grazie per avermi risposto, so bene che non tutti i versi sono vita vera anche se per me non è sempre così.
          Cmque le mie parole valgono per ogni occasione, di vita vera o meno, ti ringrazio per le tua gentilezza spesa per me, grazie davvero.Sono contenta che il mio lavoretto grafico per « l’uomo dei sogni » ti sia piaciuto… sai come quasi sempre mi accade ( perlomeno quando facevo grafica attiva qualche anno fa)
          Parecchi dei miei testi , compresi nel libro e non, sono stati ispirati dalla Tag grafica e non il contrario, non ho mai amato eseguire Tutorial altrui, amo creare e a modo mio, a volte amavo prendevo una semplice foto, anche presa da un giornale e renderla come un dipinto, il mio sogno sin da bambina era di essere artista a 360gradi, ho sempre amato scrivere, disegnare, ho dipinto oggetti su seta, ho modellato degli oggetti senza mai averlo fatto prima, non ho potuto dipingere su tela perché mi sono intossicata con l’odore del prodotto usato per preparare delle tele, purtroppo non avendo altro posto le ho lasciate in casa e sono andata a dormire, la notte gli incubi mi hanno quasi fatto impazzire, ho solo avuto la forza di metterli sul terrazzo e poi quando l’odore forte era sparito sono finiti in garage… scusami mi sono lasciata andare, dicevo che molti miei scritti hanno visto la luce dall’emozione che mi dava la creazione grafica, prima magari con una breve frase che poi diventava quasi un racconto, uno di quei momenti non vissuti, soltanto sognato che mi hanno tenuto in vita.
          Per l’Uomo dei Sogni creare quel quadretto idilliaco era stato come vivere un sogno, una volta terminato mi sono sentita parte del quadro e di getto ho scritto quelle parole.
          Perdonami la “tastiera chiacchierina” quando inizia deve raccontare per bene, la sintesi non è ne il mio ne il suo forte. 😉 Altre volte era una parola, una breve frase che diventava uno scritto, questo soprattutto sulle cose mie personali, scusami la lungaggine, ti auguro ogni bene ed una splendida notte, tanto successo e soddisfazione con i tuoi scritti, ti auguro un anno nuovo colmo di soddisfazioni, Buona notte a rileggerci su queste pagine, un abbraccio.

  20. «Oltre la Siepe
    Amanti sorseggiano
    Stille di Vita. »
    @);’-;’-;’———-

    (Continuo a presentare i miei Haiku / Haiga su sfondo, grafica e testo naturalmente miei,)
    E naturalmente partecipo con umiltà a questa splendida manifestazione di cui sono un granello piccolo piccolo ma sono cmq molto fiera di esserci 😉 Grazie Robert!

  21. « Petali di emozioni,
    Gocce di sentimenti,
    Sussurri d’Amore… »

    @);-‘;-‘;———

    (Un pensiero d’amore, su sfondo creato da me con foto di una mia rosa.)
    Partecipo qui con il mio Libro «Tra le dita dei Sogni » della Vertigo Edizioni.

  22. L’uomo dei sogni…

    Il cuore
    accoccolato sulla sabbia
    mentre dita di parole
    frementi mi stuzzicano
    l’anima ed i sensi,
    resto li accasciata
    nell’ansiosa attesa
    finalmente
    di viverti amor mio…

    ©RosaRossa @)’;-‘;-‘;——–
    Anna Calisti

    (immagine sopra è una mia creazione grafica)

    (Questo scritto è parte del mio Libro qui esposto a titolo «Tra le dita dei Sogni » della Vertigo Edizioni)

  23. Tratto dal mio libro “Tra Sogni e Avventure” un mio piccolo estratto.
    Dal racconto (IL TEMPIO DI LUCE)
    Venne l’atteso momento e Noel alzò gli occhi verso il cielo infinito; sbalordito, vide uno spettacolo magico: milioni e milioni di stelle cadenti illuminavano il firmamento e di colpo il tempio di luce si accese di infiniti colori variopinti. Era un panorama straordinario e Noel ebbe l’impressione di restare sospeso in uno spazio immenso dove tutto era possibile , anche volare. La bella sirena Luce disse: <>.Noel apprezzò molto le parole della bella sirena Luce, e contento disse:<>. La sirena Luce……..

    • Ciao Giovanna, l’estratto del tuo racconto trasporta in una fiaba, un sogno stupendo vedere una miriade di splendide stelle cadenti, mi ha emozionato, grazie e complimenti, la Sirena Luce deve essere meravigliosa.;-) Un abbraccio.

      • Ciao Anna, ti ringrazio infinitamente . Sono contenta che tu abbia apprezzato il mio estratto. Il titolo del racconto è ” Il tempio di Luce” ossia, la dimora della magica sirena del mare, la protettrice dei templi. Questa splendida sirena di nome Luce, con la sua infinita dolcezza e tenerezza, incontrerà in una calda notte d’estate, un bambino meraviglioso di nome Noel che, gli insegnerà a credere in se stesso e a realizzare i propri desideri e i propri sogni, senza mollare mai e senza arrendersi. E’ un racconto avventuroso, pieno di emozioni, costellato da mille sfaccettature con un finale commovente.

        • Ciao Giovanna, che bello il tuo racconto, deve essere emozionante come una splendida Fiaba, chi non le ha avute da piccolini potrà emozionarsi leggendoti,i sogni quando sono lievi e belli aiutano anche a sopportare il quotidiano non sempre all’altezza delle aspettative. Grazie un abbraccio

  24. Carissima Adalgisa Licastro,
    la lettura del racconto da te pubblicato, mi ha catturato per la bellezza delle descrizioni, nonché per il tema da te affrontato che induce alla riflessione sui danni dell’alcool.

    • Caro Raffaele Pallante, apprezzo molto il tuo commento che , pur se breve, sintetizza in maniera pertinente il vero significa del messaggio trasmesso dal mio racconto”L’orco dentro.Ti ringrazio di cuore.

  25. PARTECIPO A QUESTA STUPENDA INIZIATIVA CON UNA POESIA A TEMA DEL MIO LIBRO DI CUI FOTO QUI SOPRA.☝️

    “ L’ULTIMA SERA ”(Poesia a tema)

    « POLVERE DI STELLE »

    Pagliuzze dorate
 come mille lucciole accese
negli occhi tuoi
 quando mi guardi sussurrando
“ Amore è l’ultima sera”!
    Lo sguardo Tuo perso su di me
    annebbiato dai sogni
    che scorrono lenti
    come un vecchio film
    in bianco e nero!
    Con mano tremante
    sfiori le mie labbra
    abbozzo un sorriso,
    so cosa vuoi,
    (Ricordare per poi Ritornare…
    No, Non posso e non voglio,
    questa é e resterà per noi
    « L’Ultima sera, la Sera dell’Addio »
    Ancora una volta
    riportare indietro il tempo
    a quei giorni colmi d’amore,
    troppo tempo è trascorso…
    non voglio guardare indietro
    e ricordare, pensare.
    Rispondo,
    “ Si è l’Ultima Sera”…
    Meglio che la polvere del tempo
    cancelli lentamente
    un passato doloroso.
    Da oggi e poi domani
    per noi solo “polvere di stelle”
    negli occhi e nei nostri cuori
    colmi di vecchie
    sanguinolente cicatrici…
    ma in attesa di un nuovo, grande,
    giovane, impetuoso,
    e travolgente Amore!
    ©RosaRossa @)’;-‘;-‘;——–
    Anna Calisti

  26. Contribuisco all’iniziativa con un estratto del mio romanzo storico IL TRAMONTO DELLE AQUILE edito da Edizioni Tripla E e con il quale ho vinto nel 2017 il premio della giuria Zingarelli. Siamo nel Medioevo, il protagonista è Manfredi di Svevia, figlio di Federico II.

    Ero allegro e sudato quando smontai da cavallo, notando il disappunto dell’anziano mago Teodoro che aveva fatto capolino nel cortile.
    “Manfredi, dove sei stato tutta la notte invece di pregare per l’investitura!” esclamò.
    Osservò i miei amici: un suonatore provenzale e l’inseparabile Giorgio. “Siete andati in giro per la città a suonare strambotti e a cantare!” indovinò fissandoci uno a uno.
    “Se lo sapesse tuo padre non sai cosa accadrebbe e io che ti copro ogni volta! Vergogna!” mi ammonì puntando il suo indice dalla mano deformata dall’artrosi contro di me.
    Brontolava sempre perchè non rispettavo le regole di corte, eppure faceva di tutto per giustificarmi con mio padre che ordinava e prestabiliva tutto con precisione quasi maniacale.
    Entrammo nel palazzo dove c’era un andirivieni di servitori e di cuochi che si apprestavano a preparare cibi prelibati per la festa.
    La vecchia nutrice mi vide e si fece il segno della croce.
    “Dio sia lodato! Ho fatto dire all’imperatore che ti stavi vestendo!” disse, facendomi immergere in una vasca colma di acqua e lavandomi, aiutata dalle donne dell’harem. Mio padre mi attendeva con impazienza, il vescovo era già in chiesa. Giorgio si allontanò facendo cenno che ci saremmo rivisti più tardi.
    Socchiusi gli occhi mentre mi lavavano, la ragazza bionda che avevo notato in città era bellissima, non l’avevo mai vista a corte ed ero sicuro che non fosse del posto. Volevo sapere tutto su di lei e rivederla. Avevo dato a Giorgio l’incarico di informarsi sul suo conto.

  27. Radici
    Poesia Altro, Brevissimo – per Tutti
    di Giovanni Minio

    Le mie radici
    attingono sottoterra,
    linfa vitale
    per scrivere temi.
    I sali minerali
    in essa contenuti,
    alimentano componimenti
    che germogliano in alto,
    con foglie e fiori.
    E con la luce del sole,
    producono ossigeno per i miei polmoni.
    Respira anche tu,
    dentro e fuori…
    Fuori e dentro!

    • Sono certa che la linfa vitale a cui attingi avra’ il pregio della bellezza e della genuinità.
      Ti dico per esperienza che le opere più belle sono l’espressione e l’essenza del tuo essere uomo.

  28. Nel rosso lenzuolo

    Credevi di sapere tutto. Vero? Di aver conosciuto tutto della vita, del mondo, dell’amore. Tutto selezionato, classificato, archiviato. Come quel tuo vestito ben stirato sul letto ordinato, perfettamente rifatto con un candido lenzuolo.

    Ma nell’ordine apparente delle cose si nasconde il caos.

    Così una sera, ascoltando le note di una canzone, seduta al tavolino di un bar, lungo il mare o in qualsiasi altro posto, scorgi improvvisamente quel lato della vita che non t’immagini: misterioso, inesplorato, sconosciuto. Quella pratica imprevista che sporge polverosa dallo scaffale dell’archivio e che scopri solo sbattendoci contro il muso. All’improvviso il profumo delle viole si fa più intenso, ti accorgi dei prati fioriti e cogli ogni sguardo. Concentrazione assoluta. Ascolto perfetto, sapore pieno della vita. Sensibilità. Le parole non bastano mai. Le sensazioni le superano infinitamente. E passi come in un altro mondo. Ora il tuo vestito è un rosso lenzuolo che scivola lungo i bordi del letto sfatto. Levitando di emozione in emozione ti accorgi che non sei mai stata così viva. Il lavoro, i problemi quotidiani, le cose e le pene del giorno, nulla ti importa o può infrangere questo tuo meraviglioso stato di grazia.

    Sei innamorata.

    La strada scivola sotto i tuoi passi. La luna e il sole ruotano attorno a te e il cielo s’incardina sui tuoi pensieri ed è chiaro se sei serena ed oscuro se ti annuvoli. Quando gridi in riva al mare, questo ti risponde con un canto meraviglioso e i gabbiani sembra che volino intorno a te, in preda ad uno strano incanto.

    Fai l’amore con il mondo. Hai fatto mai l’amore così? Vedi? Non la conoscevi questa sensazione. No. Proprio no. Hai la voce, un filo soltanto, per dirmi: “Ti amo”. Ed io posso udire quelle due parole e baciarti ed abbracciarti continuamente anche se sono lontano da te migliaia e migliaia di chilometri. Continuamente. Non c’è oceano che possa dividerci. Perché noi siamo il sole, il cielo, la terra, il mare.

    Nel letto sfatto, nel rosso lenzuolo dell’amore, noi siamo l’universo intero.

    • Wuaw Robert, emozione allo stato puro…
      Quel letto sfatto mi ha ricordato un Haiga, (Haiku su immagine) che racconta di un letto sfatto, se ritrovo l’immagine la posto qui, si possono postare anche Haiku e brevi scritti? Vado a cercare… a poi spero. 😉

    • Caro Robert,
      nella bellissima descrizione di un ordine apparente, la scoperta di una realtà di tutt’altra natura. “Nel rosso di un lenzuolo”, la passione mostra un fuoco quale autenticità di chi ha scelto di condividere amore e desiderio.
      Dalle sensazioni ai sentimenti, il passo è breve.
      Leggere questo romanzo darà vita a ciò che di nascosto, è dentro di noi.

  29. Brano tratto dal mio Libro «Tra le dita dei Sogni » di cui foto qui sopra,
    Buona lettura a chi lo vorrà, Grazie.

    « FRAMMENTI DI CUORE »

    Gusci di conchiglie
    ridotti in pezzi
    polvere di pensieri,
    i ricordi di un’estate
    d’Amore che più
    non tornerà…

    Hai calpestato
    sapendo di farmi male
    quel bene grande
    che è stato il nostro Amore…

    Sbattendo l’uscio
    sei uscito dalla mia vita
    e dal mio cuore
    lasciando dentro di me
    solo ricordi dolorosi
    di un Amore
    finito in briciole
    cosi minuscole
    da non poterlo risanare…

    Vorrei chinarmi,
    riunire quei pezzi sparsi
    ma non posso,
    sono solo frammenti lo so,
    ma sono i…
    “frammenti del mio cuore”…

     ©RosaRossa @)’;-‘;-‘;————
    Anna Calisti

  30. Da “Gocce nell’oceano”
    Storie: solo gocce nell’immenso mare della vita…
    Carta e Penna Editore 2015

    L’orco dentro

    Nel consueto passaggio dai colori del giorno all’oscurità della notte, nessun annunzio di stelle. Nel cielo s’intravedevano nuvole nere appena percettibili alla luce morente del tramonto. La loro bassa coltre, fitta e opprimente, appariva inquietante nel suo scenario. Presto una tempesta di neve avrebbe ispessito lo strato già alto per le precedenti nevicate.
    Dalle vette imbiancate, un fumigar di ectoplasmi evocava misteriose fantasie che la complicità del silenzio, trasformava in strani e inafferrabili fantasmi.
    Nel percorso di Guido lungo il sentiero battuto che conduceva a Cogne, la valle circondata dai monti, presentava in un breve spazio, tutto ciò che di solenne, di crudo e di affascinante può offrire la montagna.
    La zona pianeggiante dall’apparenza accogliente, si blindava a un tratto nella stretta selvaggia di bastioni di roccia, per poi slargarsi nelle zone coltivate lungo il corso della vertiginosa Dora. Nel procedere in salita, Guido scorgeva in lontananza il fiume scorrere in una gola profonda fiancheggiata da dirupi. Ne intuiva il flusso rumoroso, anche se la distanza e il calare della sera nascondevano suoni e colori. Valle d’Aosta, piccolissima terra dal fascino grezzo e primordiale che evoca nel pensiero di chi la conosce per la prima volta, l’habitat preistorico dell’uomo di Neanderthal con la sua bellezza enigmatica, istintiva e cruda.
    In preda ad uno stato di strana euforia, reattiva alle ore trascorse in condizioni di piena ubriachezza, Guido Mauri aveva lasciato la panca a ridosso della chiesa dove solitamente sostava e, per scacciare il torpore che gli annebbiava la mente e gli immobilizzava le gambe, aveva preso a camminare. Vinto il primo disagio, la sua andatura era diventata veloce. Il lungo sentiero mondato dalla neve, aveva agevolato la lunga passeggiata che il sopraggiungere della sera conduceva già sulla via del ritorno. La strada, percorsa in senso inverso diventava impervia, tuttavia, a rallentare i passi di Guido non era la difficoltà della salita, ma la voglia di scoprire le bellezze circostanti in quell’ora del giorno, inconsueta per le sue passeggiate. Gli sembrava di vedere quei luoghi per la prima volta e, infatti, non li aveva mai osservati, così preso com’era da interessi lavorativi quando viveva la sua vera vita, dall’ebetismo demenziale dell’ubriachezza quando l’alcol annullava le sue capacità do’osservazione. Quella sera la mente di Guido, insolitamente lucida, passava in rassegna la sua vita; una grande nostalgia attanagliava il suo cuore, risvegliando sentimenti e sensazioni in un missaggio dolce e amaro insieme. Ma come aveva potuto abbandonare la sua sposa Lena e Lucio, il suo meraviglioso bambino? Come poteva continuare ad ignorare la loro esistenza e fuggire da ogni responsabilità legata alla sua e alla loro vita? La perdita del lavoro lo aveva fatto sentire inutile, sconfitto di fronte alla vita. Giorno dopo giorno, l’impossibilità di provvedere alle tante necessità familiari lo aveva svuotato da ogni sentimento buono e privato da qualsiasi slancio. Incapace di trovare soluzioni alternative al suo disagio, si era rifugiato nell’alcol che gli offriva la possibilità di fugare ogni pensiero e di nascondere a se stesso la sua viltà e la sua incapacità di vivere e di lottare.
    Lena, invece, era una donna saggia, onesta, piena di buona volontà e, soprattutto innamorata.
    Nel barlume di lucide riflessioni, Guido promise a se stesso che avrebbe preso in pugno il suo destino: avrebbe trovato un lavoro e, anche se lo stesso non fosse stato consono al suo titolo di geometra, ne avrebbe fatto tesoro. Sarebbe tornato dai suoi cari per dir loro che li amava e che non poteva restare lontano. E, intanto, proseguiva il cammino! Cominciava a nevicare, ma per fortuna, la neve ancora molle sul sentiero non intralciava molto il suo andare. C’era tanto freddo e malgrado Guido indossasse un vecchio montone offertogli da un benefattore dei poveri, le sue ossa sembravano congelarsi sempre di più. La luce fioca di una lanterna illuminava l’insegna della taverna di Romolo.
    Guido che la conosceva da tempo, la rilesse: «“Il rosso e il nero”; che strano nome!» si disse, e pensò al gorgogliar del vino nelle botti, al magico colore delle bottiglie e dei bicchieri colmi. Ancora pochi passi, poi sarebbe potuto entrare, berne solo un goccio per vincere il gelo che si era impossessato del suo corpo.
    «Ne chiederò solo un bicchiere!» si ripeteva, cercando di esserne convinto.
    Romolo lo vide e, ricordando l’ultima lite durante la quale lo aveva spinto in strada blasfemo e urlante, avrebbe voluto cacciarlo ancora una volta. Tuttavia, finse di non accorgersi di lui: non parlò, né chiese cosa volesse. Lasciò che si sedesse nel solito angolo dove di consueto affogava le sue pene nell’alcol. Ad accostarsi a lui fu Nando, il nuovo garzone. Al primo bicchiere di vino, ne seguirono altri completati dall’acquisto di una bottiglia di Whisky. «La porto via» biascicò nell’andar via e, per pagare, svuotò le sue tasche sul bancone.
    «Signore,» gridò Nando «prendete il resto!» Guido uscì senza voltarsi: erano gli ultimi suoi soldi e avere i pochi centesimi che rimanevano, sarebbe servito a ben poco. L’alcol, riscaldandolo, gli aveva messo allegria, cosicché proseguì, affossando i vecchi anfibi nella neve fresca e, cantando a squarciagola: “Nel blu dipinto di blu”.
    Nella valle, la sua voce possente e sgraziata per l’alterazione dell’alcol, rompeva il silenzio con l’echeggiar del ritornello: «Volare oh oh, cantare oh oh oh, nel blu dipinto di blu …, felice di stare lassù, con te!» L’eco si perdeva nella valle, mentre il canto diveniva sempre più roco. Barcollando sulle gambe malferme, giunse davanti alla porticina che gli consentiva di entrare in un piccolo locale che il parroco Don Aleandro, aveva fatto preparare per dargli la possibilità di dormire al riparo. Faustino che si prendeva cura della parrocchia, sapeva che l’accesso a quella stanzetta sotto il campanile doveva essere sempre possibile e, di solito, faceva sempre di tutto perché questo si verificasse.
    Guido spinse la porticina, poi bussò fino allo sfinimento, ma poiché nessuno gli rispose e l’ultima bevuta di Whisky completava il suo effetto, raggiunse a stento la panca sotto la tettoia. Col capo coperto da un passamontagna e il corpo avvolto nel montone che fungeva da coperta, si sdraiò, piombando subito in un sonno profondo, cullato da un sogno tanto strano quanto bello. “A Cogne si festeggiava qualche evento che Guido non riusciva a identificare. La piazza principale, addobbata con luminarie e coloratissimi festoni, era gremita. Gli uomini piccoli, grassi e giganteschi che si agitavano davanti ai suoi occhi, avevano grandi bocche da clown e occhi inespressivi che lo fissavano con impressionante staticità. Nel centro della piazza, tante donne in costume valdostano si muovevano con grazia in una strana ed eccentrica danza. Ed ecco una figuretta sottile e aggraziata avanzare verso di lui; indossava il costume tipico di Cogne: una gonna rossa lunga e ampia, completata da una voluminosa crinolina, un grembiule nero, una camicetta bianca con pizzi e ricami in oro con su una pettorina altrettanto preziosa. Aveva in capo una cuffietta che richiamava gli altri ornamenti.
    La volta celeste s’illuminava di stelle e una musica soave diffondeva una languida melodia. «Guido, balliamo?» gli diceva la giovane: era la sua Lena! Si era avvicinata così tanto che lui poteva stringerla a sé con passione. Oh, la musica! Quella musica melodiosa gli riportava i ricordi e i desideri che credeva sepolti nel profondo della mente e del cuore. Ma all’improvviso quel dolcissimo suono si mutava in percussioni dolorose. “Tun, tun, tun,” faceva la grancassa e quel frastuono lo stordiva.
    Ad un tratto, lame affilate e pungenti trapassavano il suo petto ed erano sempre più dolorose, sempre più forti. Poi più nulla! Non c’era neppure la neve e lui era solo una pietra. Un sonno cupo e profondo gli riportava l’immagine di un bimbo piccino che gli tendeva la manina. Guido avrebbe voluto prenderla e tenerla stretta, ma gli mancavano le forze. Ormai era troppo tardi! Intorno a lui, solo un profondo silenzio. Il primo a scoprire il corpo di Guido rannicchiato sulla panca, era stato Faustino. Affatto stupito per la presenza di Guido in quel posto, aveva pensato ad una delle sue stranezze, ma la porticina del vano del campanile chiusa, l’aveva messo di fronte alla realtà. «Accidenti!» aveva esclamato «ieri ho dimenticato di lasciarla aperta. Pover’uomo, avrà dormito all’aperto tutta la notte». Deciso a scusarsi, tornò sotto la tettoia e gli si accostò «Signor Guido, svegliativi! Vi faccio un po’ di caffè?» Ma per quanto Faustino insistesse a chiamarlo e a scuoterlo, l’uomo se ne stava immobile, come se il gelo l’avesse imbalsamato. Un piccolo crocchio di gente si fermò ben presto intorno a lui e ne constatò la morte. Pietà, sconforto, lacrime e tanti commenti: «è assurdo che un uomo buono, gentile e con una bella famiglia, debba perdersi dietro a un bottiglia» diceva un’anziana signora, e un’altra …: «e pensare che ha una moglie bella, affettuosa e laboriosa!» Un uomo aggiungeva in tono rabbioso: «la gente che annega nell’alcol non mi fa pena, anzi a dire il vero, mi fa proprio schifo! »
    L’arrivo di don Aleandro mise tutti a tacere. A lui toccava benedire la salma di un uomo che aveva sperato di salvare. La sua impotenza di fronte all’esasperazione di un vizio, lo feriva nel profondo dell’anima, ma nessuno conosceva i pensieri di Guido, i suoi propositi mancanti, la disistima verso se stesso per la sua incapacità di combattere l’orco che gli stava dentro. L’alcol aveva vinto sulla sua vita ricca di doni naturali e dell’amore di una donna e di un bimbo. Nella sua piccola casa da tempo immersa nella povertà e priva persino di un camino acceso, la giovane Lena e il figlioletto Leo avrebbero atteso invano il ritorno di chi non avevano mai smesso d’amare.
    Adalgisa Licastro

  31. Salve a tutti, son qui a dare il mio piccolo contributo a questa Splendida iniziativa con uno scritto che è parte del mio libro, vedi foto, è un brano molto sentito, uno stralcio di vita vissuta, la mia vita…
    Spero vi possa piacere e se ho sbagliato / non compreso bene qualcosa qui me ne scuso e vi prego di farmi sapere, grazie a Tutti, buona serata e buon anno a tutti Voi!

     DENTRO IL TUO CUORE

    Questa sera
     mi sono addentrata
     nei meandri del tuo cuore…
     Hai aperto tu la porta
     ma avrei preferito
     non entrare…
     Ho trovato
     grovigli di sentimenti,
     vecchi Amori
     mai dimenticati,
     emozioni contrastanti,
     dubbi, paure,
     vuoti mai colmati,
     cicatrici profonde
     che al solo sfiorarle
     sanguinano ancora,
     dolori sordi alla ragione
     ed un sentimento nuovo…
     Nuovo perché
     sinora  ignorato,
     da tempo era insediato
     nel tuo e nel mio cuore,
     lo chiamavamo
     “Amicizia”
     invece era “Amore”…
    Ora che ci siam guardati
     nello specchio dell’anima
     sappiamo che è Amore,
     Amore vero,
     ma dopo un attimo
     di assoluta gioia
     c’è il tormento…
     Promesse fatte,
     impegni già presi
     hanno fatto
     scendere la notte
    dove prima splendeva
     un radioso sole…
    Cosa ci riserverà il domani?
     Volevamo vivere
     un bel sogno
     seduti abbracciati
     su di una panchina
     nel giardino della poesia,
     invece…
     Tutto tace,
     comprendo il tuo bisogno
     di restare solo,
     so che stai soffrendo
     magari piangendo
     calde lacrime salate
     che io non potrò asciugare
     con i baci miei…
     Amore mio…
     forse questa
     è l’ultima volta
     in cui ti chiamo così…
     Come vorrei
     non avessi aperto
     quella porta…
     se non mi tieni
     per mano Amore…
     rischio di smarrirmi,
     di perdermi,
     nel groviglio
     dei meandri del tuo cuore…
     
    ©RosaRossa@)’;-‘;-‘;———–
     
    Anna Calisti

  32. Io vorrei contribuire a” Poesie e racconti sotto l’albero” con un estratto del mio libro ” La Contessa del Regno di Goldon”.

    Siamo a sud delle coste irlandesi: il sole era da poco tramontato nel regno di Goldon; sgombro da nubi, il cielo si tingeva di mille colori sfavillanti e, nel lontano orizzonte una piccola isola ricca di flora e vegetazione si affacciava timida alle spalle di un maestoso castello dalle torri alte e massicce che, fiero come un leone, si ergeva prepotentemente sopra uno sperone roccioso circondato dall’immensità del mare, le cui acque smeraldine riflettevano nella luce fioca come astri d’argento. In quel maestoso castello viveva una contessina incredibilmente bella, proveniente dall’Antica Persia di nome Nilufar, dal viso candido come un petalo di giglio e dai lunghi capelli scuri ed evanescenti.

  33. “Perché io mi conosco e so che tornerò e vorrò vederti ancora…”
    Così diceva ed era per lui come una promessa, una rendita d’amore sicura per l’incerto futuro.
    Così l’aspettava ed era sempre tornata. Prima o poi. Un giorno dopo tanti mesi, a volte anni. Giungeva quella telefonata. Poche parole per chiedere: “Come stai?” e un pretesto, una scusa banale, una improbabile ricorrenza, una richiesta di aiuto, un motivo qualsiasi che potesse appena celare la sfrenata voglia di rivedersi e fare l’amore. Sognare e fare l’amore. E quando succedeva, erano notti infinite, di quelle in cui nevicano stelle d’estate e la luna sembra la vela di una nave lontana nell’immenso mare dell’universo.
    Così lui immaginava una telefonata, ripensava a cosa dire, viveva come in apnea fino al momento di quel ritorno.
    Con questi pensieri contava i giorni segnandoli sulle pareti del cuore.

    Come altre volte, erano trascorsi molti giorni, mesi, forse anni dall’ultima volta. L’angoscia ti fa perdere il conto. E non vuoi pensare a quanto tempo è passato, come se potessi in questo modo accorciarlo.
    “Cosa fai quando non siamo insieme?”. Era la domanda rituale che lei gli rivolgeva.
    “Il palombaro.” Rispondeva lui. Una immersione nell’abisso più profondo della solitudine. Ma questa volta l’attesa era stata veramente lunga. Troppo lunga. Doveva riemergere prima possibile. Così cedette all’ansia quando a una prima telefonta scoprì che quel numero, che conservava dal primo giorno nella sua rubrica, non esisteva più.
    Forse lo aveva semplicemente cambiato, forse era solo un disservizio o qualche altra diavoleria tecnica che crea questi blackout.
    Blackout. Senza luce, senza energia, senza sapere quando e se sarebbe tornata.
    Cominciò a fare cose che non aveva mai immaginato di poter fare. Cercarla come si fa per una persona smarrita avendo cura però di non invadere la vita di lei di cui ormai non sapeva nulla. Né si era mai permesso di chiedere alcunché. Quell’altra vita di lei non era sua, era come un’altra dimensione in cui lei poteva amare un altro uomo. Poteva essersi sposata. Poteva avere figli. Una seconda vita.

    Una vita non ci basta mai, così cerchiamo infinite altre vite, percorriamo altre vie e, alla fine, non giungiamo mai alla meta. Nel crocicchio dell’esistenza occorre scegliere e andare fino in fondo. Sembra che non siamo più capaci di farlo.

    In modo incomprensibile. Con l’infinita amarezza e la stessa gelida mano con cui il suicida infierisce su se stesso, non la cercò più.

    Allora lei, in qualche modo, tornò. Come per reclamare il suo diritto su di lui. Per testimoniare il suo vero amore. Lei tornò.

    CONTINUA > Leggi il resto della storia cliccando sul nome dell’autore di questo commento.

  34. Propongo l’incipit del mio romanzo Il Piccolo Trismegisto”. Il romanzo narra le vicende di Shandy, al quale il padre dà il nome di Trismegisto Shandy, prendendo lo spunto dal personaggio del romanzo di L. Sterne.

      • Erano le prime ore di una splendida mattina del ventesimo giorno del nono mese del terzo decennio del ventesimo secolo: l’ovulo fecondato nove mesi prima era pronto ad uscire dal grembo materno. Fosse stato per lui, sarebbe volentieri rimasto là dov’era: le condizioni alimentari e climatiche erano perfette, stava bene; si sentiva un po’ solo ma, non avendo esperienza di compagnia, non ne avvertiva il bisogno. Erano trascorsi i mesi di prassi, secondo natura e fisiologia, del soggiorno nel grembo materno.Era scritto ed era inevitabile: doveva uscire. Poco dopo l’alba, infatti, fu lui stesso ad avvertire che era pronto per uscire.
        Nove mesi prima la donna, d’amore e d’accordo, in questa come in molte altre circostanze, con il marito, avrebbe volentieri preso a schiaffi, anzi, meglio, dato lo sgambetto e schiacciato sotto la scarpa sinistra, lo spermatozoo che era riuscito a raggiungere l’ovulo, ma non era più possibile. Quando se ne rese conto informò il coniuge.
        Come Lady Macbeth, il coniuge disse: – What’s done, is done. – – Come? Che hai detto? – chiese la coniuge, in tono secco.
        – Quel che e fatto e fatto. What’s done, is done.- – Ah… – fu la replica della donna. Il coniuge, fattosi consapevole della trasgressione che stava commettendo, non solo perché all’epoca la lingua inglese non godeva del favore di cui gode oggi, ma soprattutto perché ne era per legge vietato l’uso e. allo stesso tempo, per favorire ulteriormente la comprensione del suo eloquio, ribadì il concetto, esprimendolo con parole diverse, ma sempre prendendole a prestito, questa volta da padre Dante: – Capo ha cosa fatta… – Stava per emettere anche il verso successivo: – fu mal seme… – ma la rapidità del pensiero e la saggezza che tutti gli riconoscevano glielo impedirono, essendo consapevole della responsabilità che, al pari della moglie, diciamo almeno per il cinquanta per cento, aveva avuto in quel che era accaduto.

  35. Sembra di capire che è l’incipit del romanzo (in progress) o di un capitolo: interessante, ma sarebbe stato utile un testo un po’ più lungo. Auguri di buon anno e, soprattutto, per l’opera, quando sarà compiuta.

    • Virgilio, forse dei lasciare questo tua replica sotto il commento di altri autori e lettori. Cerca l’intervento a cui ti riferisci e pubblica di nuovo lì il tuo testo cliccando sul pulsante “Risposta” presente sotto il testo del commento. In questo modo l’autore del commento potrà vedere e leggere la tua replica.

      • Cara Adalgisa Licastro, ho letto il racconto” L’orco dentro” che avevo già letto tempo fa assieme a tutta la raccolta del libro “Gocce nell’ oceano”,ed è bellissimo, un vero capolavoro ! E’ simile a un ritratto espressionista i cui i tanti volti dipinti si sovrappongono nel comporre le variegate e contrastanti pennellate del personaggio protagonista, che abbracciano il tempo della vita: ieri, oggi e un domani che nel caso di Guido non ci sarà più . Emergono i conflitti di un uomo debole e incapace di sopportare ogni responsabilità, ma non incapace di ricordare e di amare anche se solo nostalgicamente nel suo cuore. Questo racconto potrebbe essere strumento utile per una approfondita riflessione attorno alle problematiche legate alla dipendenza dall’ alcol, poiché permette di entrare empaticamente nella psiche di chi non ha più nulla da perdere, dimenticando quanto questa grave debolezza possa sbarrare per sempre il percorso di vita.,ridurre l’uomo e i suoi valori a un’ ombra vagante creando voragini incolmabili, annullando la propria vita e mettendo a rischio quella di chi lo ama.
        Bravissima Adalgisa, i tuoi racconti appassionanti, cosi’ come i tuoi romanzi, mi sono sempre piaciuti e vanno incentivati, letti e vissuti . Complimenti di cuore !

  36. Amore, chiamami amore!

    di Giovanni Minio

    Non ho nulla
    ma ho tutto.
    Non sono distrutto!
    Amore, dammi il tuo cuore,
    amore, chiamami amore!
    Amore richiama amore.
    L’eco sonoro delle tue parole,
    le canzoni appartengono a te.
    E tutto è nel vento,
    nel suono del momento.
    Amore, chiamami amore,
    per sempre, perennemente.
    Amore è nel vento,
    in ogni momento.
    Suona, suona ogni strumento,
    che vibri nel cuore,
    che parli d’amore.
    Amore, chiamami amore!
    Ancora e per sempre,
    ancora con me!

  37. ::: Lockdown duemila venti :::

    Ricordi quando per strada
    baciavamo le persone
    che odoravano di vento?
    A volte nel contatto
    s’interponeva qualche ciuffo
    castano cioccolato Garnier
    e se era mattina presto
    dentifricio tabacco caffè.
    I dopobarba invece
    non li ho mai graditi troppo
    sono intensi per i miei gusti;
    mi rammentano i profumi accesi
    del barbiere di mio padre
    i calendari tascabili di donnine nude
    che gl’infiorivano la giacca
    e mia madre che sbuffava infinita.
    Una volta il mio preferito era il Paco Rabanne,
    assai di moda in quel luglio di esami di stato
    e Firenze canzone triste.
    Quando qualcuno lo indossa
    penso a Calamandrei e Graziani insieme.
    Ma cosa ne sanno le persone
    che ho baciato e abbracciato nel vento
    di tutto questo?
    Io non lo dico che m’inchino
    al naturale odore della pelle
    e di sudore qualche volta,
    ma solo se qualcuno mi piace.
    I baci gli abbracci gli odori
    morbidi dejavu d’incisioni amabili
    identikit di attimi non trasferibili
    ho voglia di farli e rifarli
    ancora.

  38. Vorrei contribuire a Poesie e Racconti sotto l’albero con un estratto del mio libro “assù dove si toccava il cielo”, la vita contadina sulle montagne bergamasche negli Anni Cinquanta rraccontata da un bambino di montagna.

    SANTA LUCIA

    La mattina di Santa Lucia, accanto all’urna di vetro della Maria Bambina Nascente dove la sera prima erano stati deposti una ciotola d’acqua e una manciata di fieno per l’asinello, noi bambini scoprivamo i doni: quaderni, matite, oppure i “basì”, caramelline zuccherate che venivano trovate anche sparse sulle scale, come fossero state davvero dimenticate dalla Santa. La sua notte era considerata la più lunga dell’anno, perchè fino al XIV° secolo e prima della riforma del calendario attuata nel 1562 da Papa Gregorio, il 13 dicembre coincideva con il solstizio d’inverno, quindi una notte lunga, come la trepida attesa che tiene svegli fino a tardi i bambini di ogni generazione, nella sofferenza di resistere al sonno e alla tentazione di spiare la Santa che giunge con l’asinello.
    L’ultima Santa Lucia è arrivata quando ero in quarta elementare e consisteva nel mio primo camioncino di plastica gialla, bellissimo. Mia sorella invece ricevette una bacchetta di legno dipinta d’argento: per lei fu un enorme dolore scoprire che probabilmente non si era comportata correttamente. Più tardi, durante la recita serale del rosario, mi accorsi che l’argento della bacchetta era lo stesso usato per ridipingere ad ogni primavera le canne della stufa in cucina. Anche per il giocattolo trovai una spiegazione: le mie sorelle cominciavano a lavorare in fabbrica e probabilmente l’avevano osservato in una vetrina già da alcuni mesi. Avevo scoperto il mistero.
    L’anno successivo mi alzai impaziente e ciabattai tremante di freddo, ma vicino all’urna non c’era nulla: avevano capito che io sapevo. Scesi da basso e ritto nel mio corto pigiama di flanella, soffocando il groppo in gola che rischiava di sommergermi, esclamai alle donne indaffarate in cucina: “Io adesso salgo alla chiesa a servire messa. Quando torno voglio trovare i miei doni.”
    Ancora oggi rivedo gli occhi azzurri pieni di dispiacere di mia madre, muta davanti a me, le sue mani screpolate che serravano tremanti il grembiule. Trovai alcuni mandarini, due arance, qualche noce, ma per me l’infanzia era finita.
    Dal libro “Lassù dove si toccava il cielo” 2009

  39. Io vorrei contribuire a “Poesie e Racconti sotto l’Albero” con una poesia ispirata ad una litografia dello scultore bergamasco Luigi Oldani, che rappresenta un bambino ucraino.

    IL BAMBINO SENZA TEMPO

    Ho visto una luce
    in una notte di luna nuova,
    erano i tuoi occhi di bambino
    che sfioravano le stelle
    e muti guardavano il mio profondo.

    Racchiudevano
    le invisibili storie dei nati senza nome
    delle anime schiacciate e strappate via
    dei tanti violati destini.

    Mi denudavano
    senza scoprir la mia pelle,
    mi trapassavano
    senza forare il mio corpo
    mi laceravano
    senza spezzare le mie membra.

    Ti chiedo perdono
    per l’umanità intera,
    bambino senza tempo,
    perché non ho saputo
    dare sogni ai tuoi occhi
    e parole alla tua bocca.

    Renderò le mie lacrime al cielo
    come un miraggio per te
    per guidarti nel buio
    e avvicinarti al mio cuore.

    Dove cullarti una volta sola
    e solo per una notte ancora.

    Aurora Cantini, dal libro “Uno scrigno è l’amore” 2007
    Disegno di Luigi Oldani scultore

    • Bellissimo testo. Quanti bambini ucraini sono diventati senza tempo per una guerra soltanto, di forza e poteri. È veramente, un dolore per l’intera umanità.

  40. Lascio un estratto dal libro di Beatrice Tognarelli che ho letto nel periodo natalizio :”Era una notte lunga, la magia del Natale faceva sì che tutti abbandonassero i brutti pensieri e iniziassero di nuovo a fantasticare. La notte rubò i sogni migliori trasformandoli in luoghi bellissimi in ricordi lontani, unì le persone che non c’erano più ma che continuavano a vivere in noi, i sogni divennero fantastiche distese erbose, musica sublime, parole, canti, e …”
    E’ stato magico trascorrere il Natale nel borgo sospeso, in compagnia di Marta ed Emma.

  41. Gesto lento

    Bianco di luna l’abito che indossi
    svela il tuo corpo in tenui trasparenze
    al confine tra sogno e desiderio.

    Toglilo ti prego con il gesto lento
    della piuma che scivola ai tuoi piedi.
    Del tuo corpo nudo la dolcezza fiera
    dice ai miei occhi: “il sogno adesso sia
    soltanto desiderio”.

  42. IL MIO PRESEPE

    Paesino in legno, sughero e cartone,
    Luci soffuse fra alberi e pastori,
    Con animali, doni e tanta gioia
    Verso la grotta e la mangiatoia.

    Madonna,San Giuseppe e Bambinello
    E dietro a Lui il bue è l’asinello.
    Io non ho più riavuto quel pressepe
    Io non ho avuto più gli occhi incantati
    Della mia infanzia nel luogo abbandonato.
    È quel presepe adesso lo rivedo
    Con gli occhi della mente
    E nel ricordo,
    Mi sembra di sentir le ciaramella,
    Venir dalle stradine del passato.
    Mamma, papà le voci ricordate,
    Risento in questa sera di Natale,
    In cui vorrei un presepe tale e quale
    E tutto il resto che è scappato via,
    Insieme agli anni della vita mia

    Elisa Barone

    • Molto bella questa poesia. Credo che i ricordi dell’infanzia ci accompagneranno sempre e che ai nostri occhi di bambini ogni cosa assumeva una rilevanza magica. Buon anno.

    • Ciao Elisa, la tua bella nostalgica poesia mi ha riportato alla mente il Natale della mi infanzia, quando eravamo ancora al Paese natio prima di emigrare, avevo solo 10 anni)
      Era tutto creato a mano, il Presepe più importante dell’albero, non aveva luci ma candeline, fiocchetti di ovatta a far la neve e qualche mandarino,nel Presepe era tutto povero ma ben curato, pietra di spugna per le rocce, muschio fresco per ricoprirle, il laghetto fatto con un pezzo di specchio rotto, i pastori che facevamo avvicinare un po’ ogni giorno, la Capanna fatta dal mio Babbo, la stella polare, i Re Magi in arrivo, gli animali nella stalla Giuseppe e Maria e poi … Lui il meraviglioso neonato Gesù Bambino posto da ultimo nella Mangiatoia… rivedo tutto questo ed il cuore si gonfia di Nostalgia di quei tempi in cui non avevamo nulla, nulla ma eravamo ricchissimi di Amore, tanto tanto amore che seppur non tornerà mai più,perché tutti loro non ci sono più, è ancora capace di farmi battere forte forte il cuore che per loro scoppia sempre di tanto tanto amore!
      Grazie per aver risvegliato questo ricordo con la tua Poesia Elisa, Grazie!

  43. “Il mio fuoco è diverso: non si esaurisce, né in me, né in te, né in qualsiasi creatura. È la forza che muove tutto.” (Estratto da “Il fuoco di Astrict”, BookRoad Edizioni)

  44. Piccolo estratto dal mio libro
    Per Storie sotto l’albero

    Finalmente il 24 Dicembre, giorno tanto atteso da Emma e Marta! Nella lunga notte mentre tutti dormivano nelle loro case avvolti nei piumoni, al calore dei camini accesi, fuori nella notte della vigilia candidi fiocchi bianchi cadevano lenti imbiancando il paese. Nel silenzio della notte tutto poteva accadere ma la cosa più bella che poteva dare atmosfera era la neve. Una vecchia leggenda narrava che gli aiutanti di Babbo Natale, oltre a lavorare in simbiosi con lui nella fabbrica dei giocattoli, vegliava sui bambini. Se un bambino era capriccioso o molesto il suo regalo sarebbe stato più piccolo di quello che nella letterina aveva richiesto. I bambini quella mattina facevano i conti con i nonni per capire quante volte avessero disobbedito ai genitori e quanto questo potesse influire sul regalo . Tutti nel Borgo Sospeso nel tempo si stavano preparando al Natale.

  45. vi lascio una poesia dedicata al mio cane Giambi:

    LETTERA A GIAMBI

    Il caso ti ha portato a noi,
    morente ed implorante
    ed io non ti volevo,
    gli altri ti hanno salvato,
    ma poi tu hai scelto me
    ed io ho scelto te
    e sei divenuto
    il “Mio Cane”.
    Altri sono stati fra queste mura,
    in questa terra,
    ma tu sei il “Mio” primo cane.
    Non so quanto tarderò
    a venire nella nuda terra,
    ma vorrei giacere lì,
    accanto a te,
    sotto il mirabolano* rosso che pianterò
    e insieme correremo nei verdi prati del cielo
    e chissà, forse ti porterò al mare
    e tu mi abbaierai ancora!
    Mi mancano le tue orecchie parlanti
    ed i tuoi discorsi semplici e diretti,
    brutto cane pulcioso e testardo.
    Rimpiango di averti dato poco ultimamente
    distratto dai miei problemi,
    ma indietro non si torna;
    ti ho lasciato andare
    incontro alla tua morte
    per non frenare la tua libertà,
    ma in un angolo del mio cuore
    e della mia mente
    ci sarà sempre
    un affettuoso ricordo
    di te.
    Addio Cagnone mio!

  46. LA SPOSA

    Nuvole di carta mi vestono da sposa
    come luna nel vento di marzo
    scesa lungo i prati della villa antica.
    Cammino tra le statue infreddolita.
    Nascoste tra i platani e le querce
    al canto ininterrotto degli uccelli
    inspirano espirano le statue
    ridono respirano non vedono
    sotto un arco di fiori irrigiditi
    calpestati dal freddo
    le mie spalle nude.
    Dove sono i compagni – chiedo ai fiori –
    i parenti, gli amici? Dove lo sposo che m’attende?

    Sono sola con la mia felicità.

    Con il suo sguardo vorrei cingermi le spalle
    Con le sue labbra baciare le mie labbra
    Con il suo fiato scaldare la mia pelle.

    Ma sono sola con la mia felicità.
    – – – –
    da “Donne Sole ” poesie che di donne alle donne

    • Sorprendenti quei versi “Nuvole di carta mi vestono da sposa” e “Sono sola con la mia felicità.”
      Fanno immaginare una figura eterea di donna, un idea di donna più che una donna in carne ed ossa. Grazie Marcello.

  47. Vi lascio una mia poesia, scritta tempo fa, s’intitola: CORAGGIO

    Delicato fruscio delle pagine:
    sfoglio la mia anima,
    faccio eco al mio respiro,
    al suono leggero e afono delle emozioni.

    Mi è arduo vivere in apnea,
    soffocando il grido di libertà
    che al mezzogiorno della mia esistenza
    cerca il coraggio per essere udito.

    Non ho forze, non abbastanza,
    neanche Lei me ne offre più.
    Le due gocce di me stesso
    ridono, saltano, chiamano.

    La notte è il mio rifugio, il sole la mia piaga;
    la sorgente del Suo amore, che rinnegar
    non voglio, non posso,
    non quieta e non sopisce la mia malinconia.

    Struggente fruscio delle pagine dell’anima mia.

  48. Piccolo estratto dal mio romanzo, in scrittura, “Gli anni come nuvole”.

    “Vodka Martini e un muffin allo zenzero, grazie.”

    Ana, seduta al tavolo vicino la vetrata, guardava fuori, le persone in movimento. Il traffico. Le luci e i balconi. Aspettava l’inizio di «Vite Scomposte», il live talk su Jam Radio. Come ogni sera, prima delle live session, il More Jazz Club trasmetteva la puntata in sottofondo.

    I capelli biondo platino raccolti con una matita, un neo sul labbro superiore a rendere più sexy la bocca rossa, gli occhi nocciola nascosti con occhiali da sole, sempre, anche di notte. Le mani turgide e rosa tenevano una Reflex, scattavano foto al mondo. Una vecchia agenda del 2002 e una biro erano ben visibili nella borsa nera, poggiata affianco.

    “Prego” sussurrò il cameriere, servendo l’ordinazione.
    Poi, notando il diario, aggiunse: “La usa per gli appunti, non per gli appuntamenti!”
    “Appunto!” rispose sorridendo. “Devi essere nuovo, eh?”
    “Indovinato!” esclamò il giovane, “Perché?”
    “Fate tutti la stessa, stupida, domanda. La prossima volta, non la farai” rispose, inarcando le sopracciglia.

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