venerdì, 19 Luglio 2024
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Qualunque cosa accada… amala di Marisa Provenzano

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LA RECENSIONE di Nicla Morletti


Un bel romanzo di vita e d’amore.
Bello lo stile, fluido e intenso. Ottima la narrazione di fatti e vicende dove dominano i sentimenti, la purezza dell’innocenza, la grandezza dell’amore. Marisa Provenzano vede le cose “con gli occhi del cuore” e le riporta sulla pagina con naturalezza, con scioltezza. Con amore. Le sue parole sono come note leggere, sospese nell’aria, mentre fuori i lampioni illuminano la via.
Scrive l’autrice: “Il vento scuote i rami, sembrano braccia in cerca di aiuto, come la mia anima che si aggrappa su quel muro di pietre, che scivola sull’asfalto bagnato, che si nasconde sotto cespugli di rose, ma non ci sono foglie.” Ed è pathos che cattura l’anima.

QUALUNQUE COSA ACCADA… AMALA
di Marisa Provenzano
Aljon Editrice
2008, 117 p.
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“… non si vede bene che col cuore. L’essenziale è invisibile agli occhi.”
Il naturale inizio di questa mia particolare condivisione alla vita di questo libro non poteva non partire da questa citazione da Antoine de Saint-Exupéry, non tanto per illuminare il mio giudizio, che sarà comunque soggettivo, ma quanto per rimanere fedele ad una linea di coerenza che la profonda lettura di quest’opera narrativa di Marisa Provenzano sollecita.
D’altronde, a mio avviso, per l’autrice scrivere è un atto perfettamente congeniale alle ragioni del suo sentire. Lei scrive come chi respira in perfetta vibrazione con il ritmo del cuore, suo e del mondo, senza forzature né calcoli di qualsiasi genere. Rimane se stessa e lo fa con estrema naturalezza.
Trama e percorso narrativo procedono in “Qualunque cosa accada … amala” come verifica incrociata alla verità di chi scrive e sono nel medesimo istante la garanzia e il controllo della sua capacità di guardarsi.
Marisa Provenzano si fronteggia nel meccanismo narrativo che crea per raddoppiare la sua immagine e proiettarla fuori dal tempo, per consentirle di essere allo stesso tempo la persona che vive sulla pagina e quella che racconta.
Ecco perché Sofia, protagonista di queste pagine, nel suo rapporto madre-figlio, molto intenso, molto particolare, alla fine, vive sì sulla pagina, ma è nel cuore e nel pensiero di chi scrive: ha avuto ed ha una sua vita fuori dal libro, si configge, insomma, nella tematica dell’esistenza, con particolare riferimento alle sue esperienze soprattutto anteriori (ricordi, percezioni, presenze incancellabili).
Ed è così simbolicamente insistente questo procedere per rapporti che adempiono rituali già vissuti con sofferenza o gioia, nelle somiglianze; appena percepibili ma che ritornano nella convergenza perfetta di futuro e passato dentro un tempo diverso e uguale   al contempo. Una catena fatta di anelli dove una figlia di due madri, una mai conosciuta, perché morta prematuramente, l’altra assegnatale poi dal destino, nel suo ruolo, anch’ella di madre, nei dialoghi con il figlio, rivisitando se stessa, trasmette gli insegnamenti del suo saper essere padre in un avvenire che la pagina, in questo caso, specchio della vita, accoglie nel suo percorso narrativo.
Il volume propone anche una serie di racconti sparsi, costruiti in forma di diario, dove si possono rinvenire prove e presagi del romanzo stesso e di uno sviluppo narrativo futuro da tenere in grande considerazione.
L’approfondimento psicologico, il peso del destino, lo scontro fra realtà oggettive e soggettive, la profonda devozione a sentimenti altissimi, la disarmante bellezza dell’innocenza, l’elevato valore dell’amore, tutto questo è presente nell’opera di Marisa Provenzano.
Lo stile nitido, intenso ci regala, attraverso una magistrale semplicità narrativa, un’opera di alto valore umano e una lettura godibilissima.

Bonifacio Vincenzi
(postfazione)

Capitolo I

Guardavano insieme, dietro ai vetri, le nuvole, ed i loro respiri appannavano la vista di quelle strane forme che correvano veloci verso il loro misterioso cammino.
“Mamma cosa c’è dentro le nuvole?”
“C’è il sospiro degli angeli”.
Erano tante le domande che il piccolo Andrea poneva e spesso esigeva risposte concrete e credibili. Non sempre Sofia aveva le risposte ed era allora che il suo cuore si intristiva e che quel dolore cupo, sordo, tornava a turbare la sua vita ed il difficile percorso di risalita.
Ma era bellissimo abbracciare quel corpicino fremente e curioso di tutto, sentire la sua vocina chiedere e ridere di gioia, guardare quegli occhi desiderosi d’amore.
Andrea era la sua vita, tutto ciò che rimaneva di una storia andata in pezzi, di notti di silenzio e lacrime.
La giornata era iniziata come tante altre, non era cambiato nulla, eppure Sofia si sentiva strana. Doveva ancora sbrigare qualche faccenda, ma non ne aveva voglia.
Le piaceva stare a guardare le cose intorno, con quel pizzico di pigrizia che ogni tanto si concedeva e stare ad ascoltare quelle domande. Andrea era un chiacchierone, uno spirito gaio e spesso la faceva sorridere con i suoi discorsi da ometto e con le sue osservazioni acute ed intelligenti.
“Guarda, mamma, ci sono ancora alcune rondini!”
“Scegline una e seguila, vedrai, ti sembrerà di volare, non avrai che da immaginare la sua storia ed anche tu sarai libero come lei. La mia rondine è quella che vola più in alto, quella che fa i giri più ampi, lì, sul tetto della Chiesa di fronte!”
“La mia è quella che ti segue, ma tu sei più veloce, perché non mi aspetti?”
“La mamma non ti lascia, stai tranquillo, ma tu continua a volare, continua a sognare, non smettere mai!”
Faceva fatica a sorridere sempre, ma aveva deciso di farlo, nonostante quella sensazione dolorosa, che ormai le era difficile cancellare.
Ad ogni risveglio sperava che il tempo l’avrebbe aiutata a superare tutto, ma il tempo a volte le sembrava tiranno, altre sembrava essere troppo veloce.
Alcune giornate sembravano interminabili, altre non erano sufficientemente lunghe, e tutto si doveva rinviare a “dopo”, un tempo ancora da venire.
Era sempre pronta a dirsi che ciò che le era successo era capitato a migliaia di donne.
Ma non era sufficiente pensare di essere come tante altre, lei si sentiva diversa, forse un po’ speciale.
Avrebbe potuto avere ciò che con fatica aveva deciso di ottenere, e, quando si sentiva quasi certa di esserci riuscita, tutto era precipitato, lasciandola nel buio, e lei aveva sempre avuto paura del buio.
Doveva trovare il modo di non fare spaventare mai del buio il suo Andrea, ecco perché gli parlava come ad un adulto, senza mai raccontare troppe frottole, come di solito capita fare con i bambini.
La sua era stata un’infanzia serena e felice, non c’era nulla da dire … anche se i ricordi erano a volte sfumati, alcuni confusi, altri costruiti nel tempo, recuperati con l’aiuto di altri.
“Mamma, ma tu non mi stai sentendo, dove sei?”
Aveva lasciato che la mente vagasse altrove, ma Andrea la riportava sempre al presente.
“Stavo volando, lì, dietro quella nuvola, volevo ascoltare il sospiro degli angeli, che sciocca, scusami, cosa dicevi?”
“Volevo che mi raccontassi una storia! Dicevi di conoscere quella della tua rondine, perché non la racconti anche a me?”
“E’ proprio una bella storia. Tratta di una rondine libera che vola lontano, ma ritorna sempre a primavera. Sai, la mia rondine conosce segreti che svela solo a me. Ora però mamma è stanca, ma ti prometto che domani ti racconterò la sua storia”.
Difficilmente Andrea dimenticava le promesse che gli venivano fatte. Sofia, d’altro canto gli aveva insegnato che le promesse vanno mantenute, e questa regola bisognava rispettarla.
Andrea aveva sempre avuto un profondo rispetto per le regole, ed era cresciuto secondo quei valori che la madre aveva cercato di inculcargli. Sofia gli aveva insegnato che bisognava essere leali e sinceri nella vita e che la verità era una regola fondamentale da non perdere mai di vista.
Sapeva che il suo compito non era per niente facile, ma non era donna che si lasciava vincere facilmente dalle difficoltà o dalle situazioni avverse.
Aveva superato tante prove nella sua vita, e sicuramente ne avrebbe dovuto affrontare ancora molte, forse ben più onerose.
Ora aveva solo voglia di riposare, e di lasciarsi cullare dai suoi pensieri, ed ascoltare quel sospiro degli angeli che la faceva sentire serena, protetta …
Si addormentò con difficoltà, ed il suo sonno fu al contrario un incubo …
Si trovava da sola, era madida di sudore, le mani stringevano una boccetta di medicinale.
Era la soluzione al suo dolore, a quella solitudine che non la lasciava vivere: aveva deciso di farla finita, si trattava solo di stabilire il momento giusto.
L’anima soffocava, il silenzio pesava come un macigno, il cuore sanguinava ed intorno non c’era un barlume di speranza.
C’era buio, neanche una stella.
La consapevolezza di potere finire di soffrire la faceva star meglio.
Era come avere una via d’uscita, in un labirinto senza vie di fuga, in un intreccio di pensieri che si accavallavano, che le impedivano di guardare oltre.
“Mamma, mamma dove sei?”
Una voce lontana, la sua, di quel figlio che amava sopra ogni cosa, di quel figlio che aveva deciso assurdamente di dimenticare, di abbandonare … come poteva avere pensato di essere padrona della sua vita, come aveva potuto dimenticare quel piccolo essere che dipendeva da lei, dalla sua volontà di vivere? … la sua vita infelice non poteva essere più importante della vita di suo figlio … morire, non vederlo crescere, abbandonare tutto, con un colpo di spugna, per non soffrire, fare soffrire e non crearsi il problema … gli altri e lei …
Si svegliò di colpo, con la bocca secca, con gli occhi sbarrati e con l’angoscia che tutto fosse vero e non un sogno …
Si alzò, andò a prendere un bicchiere d’acqua, e con la coscienza sveglia, ripensò …
Forse quel sogno era stato un lontano pensiero, accarezzato in momenti di estrema debolezza, ma non avrebbe mai potuto essere un progetto.
La “vita” è un progetto, la morte è un naturale evento, e non sta a noi decidere quando si verificherà.
Aveva sempre pensato che il suicidio è un insano gesto di disperazione, aveva cercato di dare delle spiegazioni a questo momento di distacco dalla realtà, ma lo aveva saputo solo vedere come un attimo che travalica la razionalità, anche nella sua lucida preparazione …
Non poteva pensare che la fine di una vita potesse risolvere i problemi che si incontrano durante il nostro percorso esistenziale.
Epicuro aveva sostenuto che il bene più grande per l’uomo è l’intelligenza, e che essa è la madre di tutte le virtù. Essa ci aiuta a comprendere che non si da vita felice senza che sia intelligente, bella e giusta, né vita intelligente, bella e giusta priva di felicità.
Tutto ciò che accade è instabile, ed il futuro non è nostro, ma neanche non nostro.
Non esiste nulla di terribile nella vita per chi sappia che nulla c’è da temere nel non vivere più.
Riconoscere i propri desideri, sapere scegliere o rifiutare, può ricondurci al benessere del nostro corpo ed alla serenità dell’anima …
E’ meglio essere senza fortuna ma saggi che fortunati e stolti, diceva il Filosofo; ed è preferibile che nella pratica un bel progetto non vada in porto, piuttosto che abbia successo un progetto dissennato.
Doveva ricordarsi di queste cose che aveva imparato tanto tempo prima e tanto l’avevano affascinata.
Il compito di ognuno è quello di saperci allontanare dalla sofferenza e dall’ansia, per riuscire ad ottenere quello che ogni essere vivente cerca: la felicità.
Erano pensieri che aveva coltivato, selezionato, amato, inseguito, prima che tutto precipitasse, prima che il suo cuore si fosse dimenticato che c’è un progetto primario da perseguire, che riguarda se stessi e chi ci circonda.
Amare se stessi, rispettarsi, è un’azione primaria del nostro esistere, per non danneggiare i nostri simili.
Ma, il suo subconscio elaborava pensieri liberi da ogni logica e da ogni morale, forse perché la sua anima ancora non era riuscita ad emergere dagli abissi di tutte le vicende che le erano capitate.
Prese il suo primo caffè, e cercò di ricacciare via quei pensieri e quell’ansia che l’avevano turbata, mise ordine e si preparò per uscire.

Marisa Provenzano, laureata in filosofia, vive a Catanzaro dove per anni ha insegnato storia e letteratura italiana nelle scuole superiori.
E’ da tempo impegnata nel mondo della letteratura e scrive da sempre poesie e racconti, per i quali ha ottenuto premi e riconoscimenti in Concorsi Letterari Nazionali ed Internazionali.
Si interessa di decorazione e piccolo restauro artistico, presso il suo Laboratorio “L’Arte nel Laboratorio di Marisa”.
Numerose le sue liriche pubblicate in antologie e in riviste di settore.
Con questa pubblicazione è alla sua prima pubblicazione di narrativa.

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