domenica, 6 Dicembre 2020
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Quando il lavoro fa male di Federico Fontana

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Quando il lavoro fa male di Federico Fontana

Quando il lavoro fa male di Federico Fontana, dal disagio lavorativo alla riqualificazione professionale

Quando il lavoro fa male di Federico Fontana, un saggio su un argomento quanto mai attuale

In questi ultimi anni fenomeni come il mobbing, ormai noto a tutti ma che è solo una delle forme in cui si può manifestare il disagio lavorativo, sono emersi sempre di più imponendosi all’attenzione dell’opinione pubblica in un contesto sociale ed economico caratterizzato da una marcata crescente precarietà del lavoro e da un clima competitivo estremo. Il saggio dello psicologo Federico Fontana affronta con chiarezza espositiva e in modo organico tutti gli aspetti e le condizioni in cui “il lavoro che fa male” si manifesta con gravissime conseguenze nella sfera psicologica del lavoratore fino ad approdare a disturbi psicosomatici e quindi alla malattia. Conseguenze che non sono mai solo su un piano puramente individuale ma si riflettono nella sfera familiare e sociale. Partendo da un’analisi puntuale del contesto ambientale e normativo in cui si produce lo stress tipico del disagio lavorativo, lo studio esamina tutti gli effetti sulla salute dei lavoratori e delle lavoratrici, illustra alcuni dati statistici desunti da una esperienza maturata sul campo dallo stesso autore e fornisce una guida su come intervenire e sulle possibili soluzioni. Molto interessante è anche la sezione dedicata ai casi concreti che permettono di approfondire alcune situazioni tipiche. Il saggio si conclude con un questionario sul benessere organizzativo con il quale è possibile indagare e scoprire le maggiori criticità. Uno strumento utilissimo per le organizzazioni che intendono prevenire le forme più deleterie e patologiche di questo fenomeno. Quando il lavoro fa male di Federico Fontana si presenta insomma come un vero è proprio must, uno strumento indispensabile non solo per manager di aziende pubbliche e private ma anche per lavoratori che desiderano essere consapevoli su questo tema e che aspettavano già da molto tempo una fonte così completa, aggiornata e quanto mai attuale.
Robert, Manuale di Mari

Ostilità, vessazioni, emarginazione e demansionamento sono pratiche ormai molto diffuse nei posti di lavoro. Conflittualità interne, cattiva organizzazione, crisi economica e precarizzazione dei contratti, le principali cause di malessere e tensione che possono sfociare in vere e proprie patologie. L’autore trae spunto da alcune storie vere che ha seguito di persona per spiegare in modo chiaro ed esaustivo il percorso psicologico di coloro che accusano disagio per soprusi subiti di vario tipo. Propone quindi un nuovo modello di intervento che prevede prevenzione, sostegno, tutela del lavoratore e cosa più importante la sua riqualificazione professionale finalizzata a un possibile ricollocamento sul mercato del lavoro. La riuscita di tali interventi può essere possibile solo con l’ausilio coordinato di operatori specializzati che riescano a soddisfare le richieste dell’utente, abbreviando i tempi di attesa e fornendo in parallelo aiuti diversificati: sostegno psicologico, consulenza legale e orientamento in vista di un’eventuale ricollocazione. Il lavoro occupa un terzo della nostra vita, occorre quindi viverlo al meglio e tornare a sorridere.

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Spesso si sente parlare negli ultimi anni di un fenomeno denominato “disagio lavorativo”, un termine piuttosto complesso e ampio che purtroppo contraddistingue una serie di situazioni e di vissuti che caratterizzano il mondo del lavoro ai giorni nostri. Cerchiamo di chiarire il concetto partendo da due definizioni molto interessanti e ricche di significato circa il benessere lavorativo.
La prima definizione è quella dell’O.M.S. (Organizzazione Mondiale della Sanità) secondo la quale: La salute è uno stato di completo benessere fisico, mentale e sociale e non semplicemente l’assenza di malattia e di infermità. A questa possiamo aggiungere anche quanto affermato nella “Carta di Ottawa” (documento redatto nel 1986 durante la prima “Conferenza internazionale per la promozione della salute”) dove si afferma che: Grazie ad un buon livello di salute l’individuo e il gruppo devono essere in grado di identificare e sviluppare le proprie aspirazioni, soddisfare i propri bisogni, modificare l’ambiente e di adattarvisi.
La seconda definizione che vorrei citare, sempre per comprendere meglio il concetto in questione è quella di Adriano Olivetti del 1995: La fabbrica fu quindi concepita alla misura dell’uomo perché questi trovasse nel suo ordinato posto di lavoro uno strumento di riscatto e non un congegno di sofferenza.
Si deve partire da queste enunciazioni, risalenti alla fine del secolo scorso, per comprendere cosa si intende per disagio lavorativo e per analizzare quali siano oggi nel nostro paese le condizioni dei lavoratori nelle diverse organizzazioni.
Occorre però tener presente che le tipologie di lavoro e le loro caratteristiche sia intrinseche che estrinseche sono mutate radicalmente negli ultimi anni, anche a seguito delle moderne tecnologie che avanzano e con esse anche i rischi psicosociali che ne scaturiscono.
Cox e Griffiths sempre nel 1995 delineano questi rischi definendoli come quegli aspetti di progettazione del lavoro e di organizzazione e gestione del lavoro, nonché i rispettivi contesti ambientali e sociali che potenzialmente possono arrecare danni fisici o psicologici.
Si può affermare quindi che quando un lavoratore percepisce di non essere più in grado di avere il controllo e il coinvolgimento nella attività che svolge, può subentrare una forma di disagio.
I fattori che predispongono la sua insorgenza sono molteplici. Tra questi, alcuni dipendono dalla percezione personale quali: la situazione di precarietà, il mancato riconoscimento del lavoro svolto o la bassa retribuzione, le richieste incongruenti rispetto alle proprie possibilità, il demansionamento ecc. Altri fattori che possono generare disagio dipendono invece dall’organizzazione come per esempio, l’assenza di controllo e non condivisione sul lavoro svolto; l’insufficiente sostegno da parte dei colleghi come dei dirigenti, e l’assenza di significative interazioni con l’ambiente esterno.

Quando il lavoro fa male
di Federico Fontana
Copertina flessibile: 88 pagine
Editore: Tabula Fati; Tabula fati edizione (1 ottobre 2017)

8 Commenti

  1. Finalmente parliamo di disagio lavorativo che si manifesta sotto molteplici forme anche molto complesse che richiedono competenze per comprenderle. Basta parlare di mobbing, depressione, ansia ecc. come termini intercambiabili e non contestuatualizzati nelle organizzazioni. È necessario capire come si lavora bene perché il lavoro occupa una sfera enorme della nostra vita e contribuisce al benessere dell’individuo tutto. Non siamo fatti a compartimenti come ci hanno fatto credere e ancora continuano a farlo. Viva la Psicologia del Lavoro e delle Organizzazioni.

  2. Tema attuale e sfortunatamente sottovalutato. Aspetto sempre meno considerato sia in piccole che grandi realta lavorative ma che dovrebbe essere approfondito e discusso tra lavoratori e dirigenti.
    La conoscenza del disagio lavorativo dovrebbe servire come strumento in grado di prevenire tale malessere anziche curarlo.

  3. Un libro veramente interessante ed attuale. Mi piacerebbe molto avere la possibilita’ di poterlo leggere. Sicuramente ci sono tanti spunti interessanti di riflessione.

  4. Il lavoro è fondamentale nella vita di ogni persona, sul lavoro si fonda la nostra Repubblica. E’ quindi un diritto di ogni cittadino. Il fatto che il lavoro possa “fare male” lascia sgomenti, eppure è così. Ho l’impressione che questo libro sia un saggio davvero molto interessante su un argomento delicato e quanto mai attuale. Complimenti anche all’autore che ha deciso di affrontare un tema sicuramente non facile.

  5. Tema che mi riguarda da vicino. Ho iniziato a lavorare quando ero ancora minorenne, adesso che ho trent’anni e una quantità di brutte esperienze alle spalle ho vinto una battaglia sindacale contro i miei titolari.

    Non è stato solo un atto di giustizia: sono riuscita a dimostrare a colleghe, amiche e conoscenti che certi ricatti morali possono essere sconfitti con la volontà.

  6. Il lavoro un tema attualissimo visto le condizioni odierne ,sempre più persone per vivere sono costrette a fare i lavori più umilianti .Ci si arrangia e molto spesso bisogna accontentarsi.Le vessazioni sono all’ordine del giorno è questo fa male ,lo stress che ne deriva produce malcontento che si ripercuote nella sfera psicologica e affettiva del lavoratore.un libro da leggere anche per capire tutta la problematica odierna.Complimenti e auguri Mariliana

  7. Un tema delicato e attuale. Stress, scadenze varie e persone che non portano rispetto creando problemi possono portare ad un malessere interiore. C’è chi si sente inutile, chi pensa di avere sempre la colpa e altro ancora. Credo davvero che sia un saggio davvero interessante perché tratta di un tema che molte volte viene messo da parte e ignorato.

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