LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Quelle strane note del Leoncavallo di F. P. PercocoUn romanzo affascinante, coinvolgente, dal sapore di ricordi e di cose belle che attanagliano il cuore. Francesco Paolo Percoco è scrittore di talento che suscita emozioni e induce a dolci riflessioni. I fatti narrati sono autentici perché tratti da un vero diario, ma hanno quel suggestivo fascino del ricordo, di una rievocazione lirica e appassionata. Anno 1889, studi liceali, musicali, e un protagonista attraente, signorile. Ottimo l’incipit che induce a sognare con la visione di una rosa appassita tra le pagine di un vecchio quaderno. Frammenti di un grande amore, che neppure il tempo può cancellare, ritrovati per caso nel cassetto di una scrivania. Cento anni sono passati da quel libro di memorie e violette intrecciate, dove è ancora scritto: “t’amo.”

 

QUELLE STRANE NOTE DEL LEONCAVALLO
di Francesco Paolo Percoco

Arduino Sacco Editore
2008, p. 224
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Nell’appendice del “Dizionario della musica e dei musicisti” edito da Utet, alla voce Cavallo Ercole si legge: “Didatta organista e compositore. Studiò a Napoli con N. D’Arienzo e insegnò a Bari presso la Scuola Normale. Fu autore di un metodo didattico che gli valse gli elogi, tra gli altri di F. Cilea. Affiancò all’insegnamento e all’attività compositiva quella di organista presso le chiese di S. Domenico e S. Francesco a Bari e tenne concerti di pianoforte.
Diresse la Schola Cantorum dell’Associazione Giovanna d’Arco.”
Quinto rampollo in una famiglia agiata per possedimenti terrieri, era destinato a raccogliere dal padre l’onere freddo e arido dell’amministrazione dei beni. Senonché il padre stesso, Fortunato Cavallo, era un melomane impenitente e avrebbe gradito che almeno uno dei suoi tre figli maschi si affermasse nel mondo musicale. Il tentativo fatto con i due primi figli, tutti e due fatti studiare a Parigi, non sortì l’effetto sperato, cosicché l’ultimo figlio, Ercole, sponsorizzato diremmo oggi, dalla madre Annunziata, rimase l’ultima speranza per il rigido Don Fortunato, che per altro si dilettava ad insegnare lui stesso a suonare il pianoforte. Ercole ebbe, così, via libera, ma non per Parigi dove “si insegnava la depravazione bohemienne,” ma a Napoli dove si trovava il ben noto conservatorio che era già stato della Pietà dei Turchini e che poi si trasformò in San Pietro a Maiella… Il giovane Ercole, figlio del suo tempo, era amante delle novità, specialmente di quelle tecniche che dettero una coloritura particolare alla sua attività sia di docente che di compositore. Chimerico e bizzarro, a volte stravagante, compì l’errore di lasciare Napoli, dove sarebbe stato meno soffocato da un certo sterile provincialismo.

Introduzione di Dinko Fabris
Docente presso il Conservatorio Musicale Nicolò Piccinni di Bari

Francesco Paolo Percoco è un narratore di evidente talento: lo spunto per una storia da lui narrata è sempre la Storia, ossia fatti certi e documentati avvenuti nel passato, dai quali prendere quell’umanità che solo lo scrittore-poeta sa cogliere e comunicare in forma coinvolgente. Se il libro che il lettore sfoglia in questo momento ha tutto l’aspetto di un romanzo d’invenzione, è perché la microstoria che vi si narra è straordinaria al pari di quella di un bigman protagonista della Grande Storia (e pensiamo ai precedenti volumi di Percoco su San Nicola o sull’emiro saraceno di Bari). In realtà tutti i fatti narrati sono veri perché tratti da un vero diario, ma hanno il sapore dell’eccentricità perché il protagonista che li annotò era indubbiamente un eccentrico per i tempi e i luoghi in cui visse. E diciamo allora chi era Ercole Cavallo. Ultimo dei cinque figli di Fortunato Cavallo e Maria Annunziata Pizzi, Ercole era nato nella orgogliosa cittadina barocca di Francavilla Fontana (vicino Brindisi) il 10 maggio 1878 in una casa benestante eretta di fronte al palazzo simbolo del luogo, il Castello della famiglia Imperiali, oggi sede del Municipio. Sul finire dell’Ottocento Ercole, che aveva già avviato gli studi musicali a Francavilla, si trasferì nella capitale Napoli per studiare privatamente con illustri maestri: Vincenzo Romaniello per il pianoforte e Nicola D’Arienzo per la composizione. Tornato nel 1904 a Francavilla, si sposò con la tarantina Anna Spagnolo Turco e si traferì definitivamente a Bari. Nel dinamico capoluogo di regione, dove era appena stato inaugurato il teatro dei fratelli Petruzzelli, Cavallo aprì una scuola privata di musica in via Nicolai e contemporaneamente istruì alla musica i tre figli superstiti (su sette), oltre a suonare l’organo nella chiesa di San Domenico e in altre parrocchie di Bari e provincia. Negli ultimi anni, malato, tornò nella sua casa di Francavilla dove morì nel 1954. Le composizioni superstiti di Ercole Cavallo, 16 manoscritti e 7 edizioni a stampa, raccolte amorevolmente dalla famiglia del nipote Percoco, sono state depositate presso il Centro Ricerche Casa Piccinni di Bari e ne è stato redatto un catalogo in una tesi di laurea.
Ercole Cavallo acquisì una certa celebrità in Puglia per la scuola femminile di musica da lui istituita, che riempiva un vuoto in precedenza colmato soltanto dai monasteri femminili (una notevole attività musicale nel secolo XIX si era svolta per esempio nel monastero di Casamassima).
Una caricatura a colori di buona mano, eseguita da Esperus intorno al 1930, raffigura un centauro con gli occhiali (gioco su Cavallo con il suo viso) che pedala con gli zoccoli su una bicicletta ricolma di fogli e spartiti, inseguito da una torma di ragazze entusiaste, le allieve della sua scuola, mentre da una nuvola in cielo Giuseppe Verdi commenta sconsolato “Non c’è che lui”. L’epigrafe della caricatura recita: “Il dì che Napoli a letto sta / Salta a CAVALLO e viene e va…/ Più che ERCOLE fatiche ha fatto / Per la Riforma finisce matto!!!”. Quest’ultimo rigo, ribadito da un rotolo in mano al centauro con la scritta “Metodo meccanico” ed una fascia “Riforma musicale”, si riferisce alla invenzione che arrecò a Cavallo un breve raggio di notorietà nazionale. Per la verità l’estroso musicista pugliese di invenzioni didattiche ne brevettò almeno tre. Nel 1915 divulgò per la prima volta la sua ideazione di Carta-Guida per Musica ad uso di “principianti, dilettanti, studiosi, compositori ed insegnanti” (su una carta millimetrata si organizzava con facilità l’incerta scrittura delle note musicali dei principianti studenti di musica). Seguì nel 1916 un’opera ben più consistente, il Metodo Meccanico pratico-rapido-facile per l’Educazione Musicale dell’orecchio – dell’occhio-della memoria, stampato a Bari presso lo Stabilimento Tipografico Trizio a spese dell’autore (riedito nel 1922). Questo metodo, che consentiva di facilitare la lettura e la comprensione di qualsiasi brano musicale a prima vista, ebbe una appendice – orgogliosamente stampata da Cavallo – di Autorevoli attestazioni di plauso della stampa-di Casa Reale-di Direttori di RR. Conservatori-Maestri-Critici-Cultori di musica e studiosi. Infine nel 1922 venne pubblicata a Bari, sempre a spese dell’autore, la Riforma Pedagogica Musicale, presentata come continuazione e completamento del Metodo Meccanico. Musicisti, critici e giornali nazionali si interessarono a queste invenzioni che oggi possono apparire tenere e bizzarre, prendendole invece molto sul serio. Teniamo conto che la Puglia era da secoli terra fertile di musicisti e di idee innovative in campo musicale. Il più diffuso metodo di apprendimento dei fondamenti della musica, il cosiddetto “Metodo Bona”, era stato inventato da un musicista di Cerignola, Pasquale Bona, nella prima metà dell’Ottocento. I diagrammi, i quadranti, gli schemi, le bacchette mobili, le tavole e insomma tutto l’armamentario didattico escogitato da Ercole Cavallo ci parlano di un’epoca in cui Bari era allineata con il resto d’Italia e d’Europa nella consapevolezza della centralità della pedagogia della musica per l’elevazione culturale del popolo. Oggi, di fronte a mouse e tastiera di computer, sembrano attrezzi marziani recuperati da una navicella dispersa nella galassia, arnesi di un mondo scomparso.
Spiegata così l’eccentricità del nostro personaggio e delle sue invenzioni musicali, può forse risultare più comprensibile e meritevole di indulgenza la cronaca parziale della sua vita che Percoco ha tratto dalle scarne annotazioni del diario del nonno Ercole ed ha trasformato, con la sua capacità narrativa, in un avvincente Journal intime. Il diario originale, che esiste davvero, comincia a Francavilla Fontana nel settembre 1889 e prosegue attraverso i ricordi degli studi liceali, poi quelli musicali a Napoli e infine la prima sistemazione a Bari nei primi anni del Novecento. A pensarci bene, non conosco altre testimonianze diaristiche sulla città di San Nicola negli anni in cui si inaugurava il Teatro Petruzzelli (1903) e si rinnovava decisamente la pianta urbanistica del secolare borgo murattiano. Ma non conosco neppure diari personali di alunni dei maestri del celebre conservatorio San Pietro a Majella di Napoli di quell’epoca e forse di nessuna epoca dopo le settecentesche Memorie dell’abate Pecorone cantore della Real Cappella di Napoli. Oggi i diari intimi riscuotono un rinnovato interesse anche in Italia (in paesi come l’Inghilterra e la Francia sono da secoli una larga fetta dell’editoria popolare) e si moltiplicano i progetti di ricerca e i centri di raccolta di queste testimonianze storiche. La rilettura letteraria di Francesco Paolo Percoco consentirà anche al diario di Ercole Cavallo di giungere a tanti lettori d’oggi e parlare loro di un mondo, di un sud che altrimenti non avrebbero mai potuto scoprire…

Dalle prime pagine

Trattengo tra le dita una piccola rosa appassita, schiacciata tra le pagine di un quaderno a righe scritto con inchiostro ormai marroncino: il fiore sembra conservare gelosamente i suoi ricordi, con i petali ancora scarlatti che s’intrecciano con uno sfilacciato nastrino di seta rossa un tempo avvolto intorno al gambo ormai minutissima polvere. Frammenti fragilissimi di un amore che doveva essere stato grandissimo, ritrovati casualmente in un cassetto di una scrivania americana del primo ‘900, ma mai ricercati perché ne ignoravo l’esistenza. Continua a leggere e commentare nel Blog degli Autori…

 

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