Racconti nove di Lella De Marchi

Una raccolta di originali racconti che narrano di tempi lontani e di tempi vicini. Fluido lo stile, intensa l’immaginazione. Storie particolari dal clima di straordinaria euforia al Dipartimento di Archeologia Satellite Lunare, nella scoperta dell’esistenza di “microrganismi selenici, grossi un puntale di spillo, sotto forma di durissimi coaguli di polveri e terriccio”.
Una narrazione che spazia in una parte dell’universo. Terzo millennio. Riferimenti umani pressoché non attendibili. La lettura, pagina dopo pagina, si fa sempre più interessante alla scoperta delle cose, della scienza, della vita. Dell’amore. Nicla Morletti

RACCONTI NOVE
di Lella De Marchi

Gruppo Albatros Il Filo
Collana Nuove voci
2008, p. 64

Semplici racconti che intrecciano scienza, vita e amore. La scoperta delle cose, di ciò che c’è attorno e di ciò che troviamo sulle nostre strade, perché è lo scoprire che ci rende giovani: non importa quanti anni si hanno, importa solo il piacere di svelare ciò che c’è dentro le cose. Se di una cosa non si è fatta ancora esperienza, ecco che si è giovani, perché non si sa già cosa può succedere, come e quando può succedere, cosa si può fare nelle situazioni della vita. Sotto a ogni piede ci sono storie: “Cinque dita per ogni piede, migliaia di piedi, e tutte quelle storie dietro, migliaia di storie, scritte sotto i piedi. Nelle linee concentriche della pelle sotto i pollici, nel modo in cui le unghie si adattano alla pressione del cuoio delle scarpe, nella maggiore o minore ruvidezza dei calcagni”. Cercare fra queste miriadi di pieghe è voler scoprire, conoscere, per essere sempre giovani.

Le prime mattine senza Gisèle non è cambiato niente. Io sono sempre senza lavoro e la mattina la passo spesso in casa. Appena sveglio, mi pettino a lungo davanti allo specchio come se Gisèle stesse per arrivare, mi vesto come prima con Gisèle, sto stesu sul divano, ascolto i miei dischi jazz, mi bevo il mio infuso o la tisana. Adesso mi chiedo se tutte queste cose le facevo per Gisèle o per me, oppure per tutti e due, e comunque continuo a farle anche adesso che Gisèle non c’è più. Ho addosso la stessa trepidazione che non si placa, ho sempre lo stesso nodo alla gola, solo che adesso non si scioglie piano piano. E non giro più la maniglia della porta per trovarmela di fronte. Però, se voglio, posso anche immaginare Gisèle mentre si sveglia o si fa la colazione, mentre prepara Camille per l’asilo e poi ce l’accompagna, mentre passa lungo il fiume con la bicicletta poi svolta l’angolo della via, sale in ascensore ed entra in casa mia. Posso anche immaginarla sul tappeto o distesa sul divano accanto a me...

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