LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Manuela Pana“Radici d’anima”, questo il titolo della silloge di poesie di Manuela Pana, che cattura il lettore con quel suo “andare in versi” nei mutamenti, nell’irrequietezza e nel dolore della vita, anima vagante in cerca di un approdo, di una terraferma. Canto dolce, a tratti disperato, testimone del disagio del vivere, ma pur fervido di emozioni e sensazioni, si innalza in una morbida liricità da cui emergono rievocazioni che prendono vita da profondi sentimenti di un’anima poetica. Versi che si stagliano nel sentimento umano con scorrevolezza e spontaneità e con armoniosa musicalità.

 

Dalla recensione di Lia Bronzi

Il tema della poesia come luogo privilegiato dell’espressione universale dell’arte e come incessante tensione verso la belleza e la luce, secondo un afflato morale e spirituale, non ha confini, né razza, né censo, né patria anzi, se si vuole, in epoca post-moderna, la pluralità di culture come categoria totalizzante ed unicizzante, favorisce lo sviluppo di una neocultura più consapevole, dove ogni soggetto vive individualmente in un proprio spazio indefinito e indefinibile con libertà interiore assoluta ed inviolabile da qualsiasi voglia potere illiberale costituito. Pur tuttavia dal punto di vista psicologico ed anche sociologico il processo di formazione del partecipante al nuovo villaggio globale, attraversa un processo di “déraciné” per dirla alla francese, che pone in evidenza in letteratura, un lirismo “straniante ed altro” tale da aprire uno iato dal quale fluiscono sentimenti e parole particolari. Questo accade anche a “Manu” che, bussando ai portali di un altro paese, sia in poesia che in narrativa, come ho avuto modo di leggere ed apprezzare, sa afferare quell’attimo di silenzio in mezzo al frastuono che la circonda e fermare quel momento di solitudine, che precedono ogni processo di creazione e risultano essere fecondi di emozioni, ricordi, crisi interiori, movimenti, un mixer, insomma, di sensazioni atto ad unire insieme, a fondere e confondere, al contempo, un’anima in continua tensione “all’infinitum” che si rende conto ed è consapevole che solo dalle difficoltà e dal disagio esistenziale nasce l’aspirazione a creare la bellezza della parola, anche con lo sforzo di farlo con una lingua che non è quella natia, anche se simile per radici, ed alla quale si cerca di aderire con il massimo di sincerità.

Il Profilo di Manuela Pana nella Galleria degli Autori

Da “Radici d’anima”


Radici d’anima

Lasciare tutto
Senza perdere niente,
Per trovare il meglio…
Radici
mai messe da nessuna
delle due sponde,
per l’anima vagante
che cerca di posarsi
Su terra ferma.
Identità incompleta
Sempre irrequieta.

Innocenza

Guardavo gli occhi
Dell’innocenza
Accecati dal fumo
Bagnati dalla pioggia
Di schegge e
Lingue di fuoco…
Stupiti dal silenzio
Di tutta quella gente
Distesa per terra
Con gli occhi sbarrati
Verso un futuro migliore…

Guardavo negli occhi
L’innocenza rubata
Sconfitta
Perita
L’irreversibile candore.

Guardavo
Con gli occhi dell’innocenza
E,
Non riuscivo a vedere
Mai più.

Solitudine

Ubriacati solitudine!
Bevi dalla tua coppa
di cristallo e
Addormentati con i tuoi gomiti
Sulle mie tempie.

Ti cambierò il bicchiere
Te, il mio sogno
Dove mi sembra
di non essere mai andata
O forse mai tornata…
Mi cerco e mi ritrovo
al solito bivio
Dove mio padre mi lasciò
per la prima volta
Con gli occhi spalancati sul futuro.

Via

Fatevi abbracciare forte,
Prima che io vada via
Nella terra di “Nessun mi voglia”.

Dammi la tua manina,
La stringerò forte
E non guarderò
I tuoi occhi, fanciullo…
Potrei ritrovare affogata
La mia anima
Nelle tue gocce di rugiada,
fresche come le primizie
dei tuoi passi
sulla strada della vita.

Quando

Quando poserò la mia testa
Sul tuo petto,
Il mondo sarà così nitido
Da poter seminare il grano.
E l’anima come spasmo
Nella tempesta
Si donerà alla pioggia
Per far germogliare
Il seme della vita.

Il modo in cui mi hai amata
Lo ritroverò soltanto
Nel sorriso di un bambino,
Nel frutto del tuo
Amore proibito,
Che ho assaporato
A piccoli deliziosi morsi…

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