E’ scomparso Giulio Panzani, una grande perdita per la letteratura
di Nicla Morletti

Se ne è andato l’amico, il letterato, il poeta. Se n’è andata con lui un’epoca, un tempo che non c’è più, ma che lascia dietro sé una scia di ricordi e poesia. Giulio Panzani è stato un eccellente giornalista e cronista de La Nazione con l’amico Paolo Briganti.

Aveva sempre il sorriso sulle labbra e tutti insieme, al Molinello e in altre manifestazioni da lui animate come il Città di Fucecchio, abbiamo premiato i più grandi letterati del novecento con Mario Luzi, Marco Delpino, Giovanbattista Alfano e Luigi Pumpo.

Nel suo toccante libro di poesie Custode d’ombre edito da Bastogi, volle pubblicare sul retro di copertina alcune mie parole a cui teneva molto. Le riporto di seguito perché so che me lo avrebbe chiesto di nuovo:

“Quanto di sé abbia inciso sui tuoi versi la poesia moderna, col suo passare – come asseriva Luzi – dall’unità metrica all’unità linguistica, nell’eco dell’inciso ungarettiano da cui ti distacchi man mano che procedi su un tuo personale percorso lessicale, chi può dirlo? Certo, in Mario Luzi, di cui siamo stati fra gli allievi ultimi, affiora quella profonda attenzione della sacralità dell’essere che è anche un atto di fede in quel Dio che riscopri intorno a te, nel trascorrere di un tempo consumato a cercarne le tracce anche quando gli interrogativi sembrano solidificarsi nel dubbio. Ne hanno avvertito, in molti, l’impronta anche quando le tue e le mie cose sono state rappresentate, con le struggenti liriche di Mario Luzi che ci ascoltava seduto accanto a noi, al Festival di Rapolano e al Cestello di Firenze in quelle splendide sere sui lungarni. Ma di tanti altri porti il ricordo, quasi come stimmate sull’anima e sulle parole che – come tu stesso affermi – non possono che essere il distillato, avaro, di pensieri e di emozioni, ma anche di sofferenze, messaggio racchiuso in una bottiglia da un naufrago che sull’isola della solitudine cerca, senza distinzioni, gli altri e se stesso. (da una lettera di Nicla Morletti).”

Addio Giulio, rimangono nei nostri cuori le parole con cui ci scaldavi l’anima, rimane la tua immensa poesia.

Versi di Giulio Panzani

Annalena (dedicata all’adorata moglie)

Forse sei
solo un sogno,
soffocante
braccato, evanescente
e forse domani
mi diranno
che non esisti.
Ma ho vissuto
di te,
del tuo sorriso
anche se fioco
anche solo
per un attimo.
E più ti penso
mentre il vento soffia
ostinato sui lunghi
pendii

e l’animo
si fa struggente

***

A Dio

Rispondimi
e dimmi dove nascono
le stelle
liturgie di silenzi
crocifìssi
al pensiero di un’alba.
Parlami
in questo luogo d’ansie
liquefatte
dove l’amore
è viaggio senza ormeggi
e noi ombre scolpite
come fiato
che gela nelle notti
d’inverno.

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