Rileggendo «To the Lighthouse» di Edda Ghilardi Vincenti

Virginia Woolf, dotata di grande creatività e sensibilità estrema è sicuramente un personaggio affascinante e seducente, così com’è persuasivo e avvincente questo mirabile saggio scritto in maniera magistrale da Edda Ghilardi Vincenti, dal titolo: “Rileggendo ‘To the Lighthouse’ di Virginia Woolf”, appunto. In copertina si staglia nella luce rosa e celeste del cielo, un faro, simbolo di luce che illumina il percorso di chi approda, nonostante le intemperie e le bufere che, in mare aperto, inghiottono vite umane, capovolgendo imbarcazioni. Edda Ghilardi Vincenti, con intuito tutto femminile, autrice dalle eccellenti capacità nell’indagine interiore, ci narra con simpatia della protagonista di “To the Lighthouse”, Mrs. Ramsay, donna di estrema bellezza e grande fascino. Il suo carisma attrae tutti. Nei suoi occhi brilla una luce che cattura e induce alla comunicazione, alla riflessione, all’accoglienza. Tanto riesce ad essere solare, da investirne anche il marito Mr. Ramsay, valido filosofo, ma un po’ rude nella sua apparente essenza. Un saggio, direi, questo di Edda, felice nella forma, nella scrittura così persuadente e persuasiva, sempre tesa ad ottimi spunti e riflessioni. Un saggio di grande impegno, intelletto, capacità di introspezione e analisi di un testo di una grande esponente della letteratura inglese, Virginia Woolf, cogliendone ogni aspetto ed ogni sfumatura più recondita. Del resto la Vincenti, oltre che eccellente poetessa e narratrice, ha già dimostrato grandi doti nel rivelarsi esperta ed abile saggista come per il saggio critico: “Il mito del Mediterraneo in Camus”. Molto attraente e significativo il passaggio attorno alla Gita al Faro che viene inserito nel paesaggio dell’isola di Skye in Scozia, in cui la Ghilardi Vincenti, già insegnante di Lingue Straniere in Istituti Universitari, ne sa cogliere l’essenza, tra le straordinarie descrizioni di un luogo dove si respira l’immenso.
Edda Ghilardi Vincenti, con questo saggio, ha vinto il primo premio con pubblicazione alla XXXVIII° Edizione del Premio Letterario Internazionale “Casentino”. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Introduzione

“Yes, of course, if it’s fine to-morrow”, said Mrs. Ramsay. “But you’ll have to be up with the lark,” she added. Così inizia il romanzo di Virginia Woolf, con la risposta ad una domanda che è facile intuire ma non è esplicitata. Un inizio che ci dice subito che questo non è un romanzo come gli altri, ma qualcosa di nuovo. Ed è l’autrice stessa a puntualizzarlo, quando afferma: “Ho l’idea che dovrò inventare un nuovo nome per i miei libri, con cui sostituire ‘romanzo’. Un nuovo… di Virginia Woolf. Un nuovo che cosa? Elegia?” È il 27 giugno 1925, e la scrittrice è pronta per il suo nuovo libro. Ne conosce già il nome proprio, ma non ne conosce il genere, né il nome comune. Ne anticipa però il tono: sarà un’elegia – ‘Al faro’.
In effetti, è difficile poter definire ‘romanzo’ un’opera come questa se adottiamo i canoni valutativi precedenti, ma dobbiamo considerare che il ‘900 è secolo di sperimentazione, che cambia profondamente la natura di questo genere letterario. Le nuove teorie psicologiche, che mettono in primo piano le emozioni, le sensazioni rispetto all’azione, all’intreccio (V. lo “stream of consciouness” di Joyce, nel famoso monologo di Molly Bloom che conclude il suo “Ulisse”), e le teorie bergsoniane sul tempo (“la durée réelle”), spostano inevitabilmente l’attenzione su ciò che avviene all’interno del personaggio, più che su ciò che avviene all’esterno, sugli avvenimenti che lo coinvolgono e che rimangono come una sorta di sottofondo evanescente, spesso indistinto, quando non addirittura assente…
Anche il saggio di Cari Gustav Jung “L’io e l’inconscio” (1928), apparso un anno prima del saggio di Virginia Woolf “A Room of One’s Own”, può aver influenzato la scrittrice. Anche se non è certo che la Woolf l’abbia letto, certamente le idee che da quel saggio scaturivano erano state recepite dalla scrittrice, dato che la psicanalisi, insieme con l’arte, era l’argomento più dibattuto nell’ambito del “Bloomsbury Group” di cui Virginia faceva parte.
Nel saggio di Jung, un intero capitolo è dedicato ai due concetti di “Anima” e di “Animus”: 1’ “Anima”, di genere femminile, è una figura che compensa la coscienza maschile, mentre nella donna la figura compensatrice ha carattere maschile, ed è quindi opportuno designarla col nome di “Animus” (Cari G. Jung “Universale Scientifica Boringhieri”, Torino, 1973 pagg. 124/25).

Dunque, “To the Lighthouse” è un romanzo meramente psicologico. Molto interessante è la definizione della vita fatta da Virginia Woolf, dalla quale il critico William Troy parte per il suo commento critico alla stessa:
“La vita non è una serie di luci simmetricamente disposte; è un alone luminoso, un involucro semitrasparente che ci avvolge dagli albori della coscienza fino alla fine”
“Non soltanto per ritmo e tonalità ma anche per la vaghezza imponderabile della sua enunciazione, questa affermazione ha un suono familiare all’orecchio moderno.” Se questa infatti non è proprio esattamente la voce di Henri Bergson, ne è almeno una imitazione molto efficace. Lasciata casual-mente cadere da Virginia Woolf nel corso di una conversazione sull’arte narrativa, una dichiarazione del genere implica realmente l’accettazione di tutta una teoria della metafisica. Dietro di essa sta tutta quella resistenza alla formula naturalistica, tutta quella resa entusiastica al mondo del flusso e dell’intuizione individuale, che hanno costituito l’influenza particolare di Bergson sull’arte e la letteratura dell’ultimo trentennio. Dotata di una mente avvezza alla teoria astratta, e particolarmente aperta alle novità intellettuali del suo tempo, Virginia Woolf fu naturalmente attratta da un metodo che, oltre ad essere contemporaneo, prometteva tante cose all’intelletto speculativo. Tuttavia è ormai evidente che le cause più profonde erano radicate nella stessa tempra della sensibilità di Virginia Woolf. Il modulo soggettivo è il solo specificamente indicato per i temperamenti intrisi della loro stessa sensibilità, ossessionati dai loro stessi ondeggiamenti e vacillamenti, affascinati dalla loro stessa instabilità. La vita dei suoi personaggi è dolorosa non tanto per ciò che viene fatto loro, quanto per ciò che la loro eccessiva sensibilità li induce a dedurne. Nessuna consolazione è lasciata loro salvo la solitudine, una solitudine senza tempo (…). Attraverso la solitudine costoro riescono a liberarsi definitivamente dalle responsabilità della vita, riescono a completare il proprio divorzio dalla realtà (anche fino al punto di sfuggire al peso della personalità).

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Rileggendo «To the Lighthouse» di Virginia Woolf
Edda Ghilardi Vincenti
2013, 97 p., brossura
Helicon

Edda Ghilardi Vincenti

Edda Ghilardi Vincenti, poetessa, narratrice e saggista, vive a Bergamo. Già insegnante di Lingue Straniere anche in un Istituto Universitario, si è dedicata alla scrittura letteraria dalla fine del 2002 ed ha vinto numerosi importanti premi sia nazionali che internazionali, ottenendo in moltissime occasioni il 1° premio. Sue poesie sono state tradotte in inglese, fran­cese, tedesco e spagnolo. Ha pubblicato i seguenti 17 libri di poesie e 2 saggi critici: “Emozioni” (2002), “Sognando” (2003), “Vele nell’anima” (2004), “Tra terra e cielo” (2005), “Lungo il fiume dei pensieri” (2006), “Sui sentieri della vita” (2006), “Paris, Pa­ris…” – poesie scritte in francese, con tra­duzione italiana a fronte (2006), “Scorrono i giorni” (2006), “Più delle parole i silenzi” (2007), “Tra sentimenti ed incanti” (2007), “Come la bellezza l’amore” (2008), “Nel sole e nel vento” (2009), “Il respiro del silen­zio” (2010), “Sulle orme del tempo”(2011), “Lungo le vie della poesia” (2011), “Inse­guendo la luce” (2013), “Il mito del Mediterraneo in Camus” (2010), “Rileggendo ‘To the Lighthouse’ di VirginiaWoolf” (2013) e “Un ruscello di pensieri” (2014). È inserita in oltre centosettanta antologie ed è presen­te in venti pubblicazioni di Storia della Let­teratura italiana contemporanea. Di lei hanno scritto importanti critici e ri­viste letterarie di rilievo. È Senatrice e Pro­curatrice dell’Accademia Internazionale dei Micenei, Senatore e Commendatore Accademico Leopardiano dell’Accademia Internazionale Giacomo Leopardi, Accade­mica dell’Accademia culturale S. Giorgio di S. Margherita Ligure, dell’Accademia In­ternazionale Vesuviano (“International Vesuvian Academy”) di Napoli, dell’Accade­mia Internazionale della Contea di Modica. Fa inoltre parte dell’ANPAI (Associazione Nazionale Poeti, Autori ed Artisti d’Italia”) di S. Margherita Ligure, del Centro cultura­le “Il Porticciolo” di La Spezia, del Circolo Poeti e Scrittori di Empoli, del Centro Lunigianense di Studi Danteschi di Ameglia (SP) e della F.E.B.A.C. (Federazione Euro­pea Beni Artistici e Culturali). Ha ricevuto importanti premi alla carriera e diverse Onorificenze, ed è Accademico Onorarie dell’Università della Pace della Svizzera ita­liana. Ha inoltre ricevuto un Premio al me­rito culturale dalla “Universum Academy” Switzerland.

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3 Commenti

  1. Le riletture di grandi classici mi piacciono molto perché offrono spunti davvero interessanti. Mi farebbe molto piacere poter ricevere una copia di questo volume.

  2. Un incipit davvero accattivante.. ho studiato e anche letto molti romanzi di Virginia Woolf, avendo fatto anch’io la facoltà di lingue straniere all’università..
    certo che competere con la grande Woolf è davvero una cosa difficile, ma credo che l’autrice ha saputo cogliere proprio quell’alone di mistero che aleggia nei romanzi della Woolf…mi piacerebbe molto leggere questo libro..

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