mercoledì, 7 Dicembre 2022
HomeLe donne raccontanoRitratto a dispetto di Isabella Caracciolo

Ritratto a dispetto di Isabella Caracciolo

-

Ritratto a dispetto di Isabella Caracciolo

La storia è ambientata ai primi del novecento e già questo le conferisce un fascino sorprendente, se poi ci si aggiungono altri ingredienti particolari come un naufragio, una donna a cui il mare ha sottratto la figlia e una villa isolata in montagna dove Ida vive con la piccola nipote e tante altre cose ancora, la lettura si fa sempre più appassionante. La ragazzina di nome Albertina cresce isolata dal mondo in quella villa il cui accesso è vietato agli estranei e per di più, per timore che il mare possa portarle via anche la nipote, Ida in quella sua ossessione che la perseguita da anni dopo la scomparsa della figlia, impedisce alla bambina di conoscere il mare, o per meglio dire la conoscenza della sua esistenza. Misteri, segreti, suspense regnano tra le pagine tessute con una trama ben definita e accattivante in cui i personaggi vengono descritti in maniera esemplare e con attento scavo psicologico. La noce di Alcantara, il recondito significato di un ritornello, un cavallo gigantesco, una misteriosa tela. Poi una mela rosa e lucente in mano ad Albertina che fa pensare a quella della favola di Biancaneve. E si sa, nelle favole, c’è sempre una strega, o una matrigna pericolosa, ci sono frutti avvelenati… Lo stile è chiaro e snello, scivolano veloci le pagine in un’attenta e appassionante immedesimazione con personaggi e situazioni del romanzo stesso. Isabella Caracciolo, in questo libro, riesce a tenere desta l’attenzione ed a catturare con abilità e maestria l’interesse del lettore, pagina dopo pagina, attimo dopo attimo, vicenda dopo vicenda, evento dopo evento. Magia della parola, suspense della storia, questi gli ingredienti per un bel romanzo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dal capitolo I – Un tranquillo pomeriggio

La sedia a dondolo di Ida cigolava leggermente sul pavimento di legno della veranda. Non si udiva altro suono, a parte il ronzio di un’ape tardiva, tra le rose e le dalie.
Che pace!, pensò Alfio, deponendo il giornale e accomodandosi meglio sul sedile di vimini. Anche la luce di quel tranquillo pomeriggio d’inizio autunno era dolce, dorata e avvolgente. E le montagne avevano pure loro un che di lieve, quasi fossero pronte a fluttuare nell’aria.
“Un’altra tazza di tè?” domandò.
Ida fece cenno di no, seguitando a dondolare.
Alfio si stuzzicò i lunghi baffi bianchi, combattuto tra il desiderio di preservare quella beata pace e la curiosità che gli premeva soddisfare. Con accento di scusa, quasi a domandare perdono in anticipo, si decise infine a chiedere: “E le cose di Alberto? Quando le porteranno?”
Il cigolio si interruppe di colpo. Ida drizzò la schiena.
Addio pace!, si stizzì con se stesso Alfio. Perché non era rimasto in silenzio?
“Cose?” domandò Ida, tagliente. “Tu volevi dire quadri, penso.”
“Oh, io… beh, certo…” bofonchiò Alfio, che invece a quel cose era approdato dopo una laboriosa riflessione, evitando di proposito di nominare degli oggetti tanto problematici. Chissà poi perché!, si domandò per l’ennesima volta. Non gli era mai riuscito di capire la ragione dell’avversione dell’amica per i quadri del fratello, tanto più che Ida non aveva niente contro l’arte pittorica in generale. Da dove le veniva l’ostilità bellicosa che scatenava in lei la vista dei quadri di Alberto? Quadri, ruminò Alfio, neanche tanto strani e originali, in fondo. Un po’ moderni forse… anzi di sicuro, almeno per Ida. Ricordava di averle sentito dire che gli impressionisti le facevano venire la nausea con quelle loro immagini sfocate. Mah! D’altra parte non c’era da meravigliarsene: era una tipa da linee nette e chiare, lei. A ogni modo Alberto morendo aveva voluto lasciare i suoi dipinti alla sorella, e lei non aveva potuto rifiutare, era naturale.
“Novecento,” esclamò proprio in quell’istante Ida, con accento carico di riprovazione. “Vedrai tu che arte ci aspetta!” sentenziò fosca, versandosi una tazza di tè dalla sua ottocentesca teiera a fiori.
“Beh, quanto a noi due, non ce ne toccherà poi molta…” osservò Alfio, sollevato al vedere scansato l’argomento da lui imprudentemente introdotto. “Considerato che siamo appena nel 1901, e vista la nostra non tenera età…”
“Che razza di ragionamento!, ovvio che noi due non ne vedremo molto di questo secolo. Ma non possiamo non porci il problema per quelli che dovranno viverci invece. Non pensi ad Albertina?”
“Ma sì che ci penso, però… Per ora grandi differenze non mi pare ce ne siano. E poi qualcosa di buono, dopo tutto, c’è sempre stato, anche nei secoli peggiori,” osò ribattere Alfio. “Chissà che anche in questo.
“Per esempio? Sii preciso Alfio, per favore. Non restare come al tuo solito prudentemente sulle generali…”
Alfio si carezzò di nuovo i bianchissimi baffi. “Mah…” annaspò. La tenue vena di opposizione si era già esaurita. “Di preciso non saprei. Cioè forse…” si affrettò a soggiungere, colpito da una saetta partita dall’occhio di Ida. “Forse per esempio tutte le invenzioni degli ultimi anni si svilupperanno, e sotto certi aspetti il mondo migliorerà.
“Invenzioni!” sbottò Ida, con un tono ancora più critico di quello riservato al Novecento. “Nella scienza medica, può essere, te lo concedo, ma quanto al resto, non vedo altro che diavolerie. Marchingegni inutili, quando non nocivi,” decretò stringendo le labbra.
Che labbra severe!, osservò Alfio. Sottili com’erano, quando si serravano a quel modo mettevano proprio soggezione… Come del resto il viso tutto, con la sua bellezza classica e imperiosa. Era vero che per metterne a lui, di soggezione, non occorreva molto, e tuttavia non di rado aveva notato come quella bocca lì producesse un certo effetto persino su spiriti più coriacei del suo. Per non parlare poi degli occhi, con quello sguardo da dragone fiammeggiante…
“Allora?” tuonò Ida. “Questo esempio concreto?”
“Ma cara,” tentò di ammansirla Alfio. “Ce ne sono talmente tante. Prendi il dirigibile, toh!” esclamò, soddisfatto dell’esempio scovato. Più concreto di così!
“Non potrai negare,” si ringalluzzì, “che l’anno scorso il volo dello Zeppelin sia stato emozionante. Pensa da quanti secoli l’uomo desiderava volare!” osservò con entusiasmo. Ma subito lo colse il dubbio che il suo esempio non fosse poi tanto concreto. All’improvviso si sovvenne di un articolo letto poco prima sul giornale.
“E a parte quello,” riprese, “ci sono gli esperimenti di Marconi. Sta preparando un’installazione radio in Inghilterra in grado di trasmettere i segnali addirittura al di là dell’Atlantico, pensa! Sembra sia convinto che le onde possano varcare l’oceano seguendo la curvatura della terra. Immagina la velocità a cui viaggeranno le notizie! E quanto al viaggiare, tu vedrai come si perfezioneranno i treni e le automobili nei prossimi anni.
Il tempo per spostarsi da un luogo all’altro si ridurrà enormemente. Luoghi prima lontani diverranno vicinissimi e…” Con un rantolo terrorizzato, Alfio si rifugiò in una tosse salvatrice.
Quali sciagurati esempi era andato a pescare?! Gli aveva dato di volta il cervello per caso? Infervorato com’era, aveva dimenticato con chi stava parlando! Come aveva potuto saltargli in mente di perorare con quella donna il vantaggio di sorvolare oceani e ravvicinare luoghi?
Di sottecchi, gettò un trepido sguardo all’amica. Ma Ida impettita, girava e rigirava il cucchiaino nella tazza, fissando un punto lontano. Più che arrabbiata sembrava incupita.
“Sì, è vero,” ammise lei. “Tutto si ravvicinerà. E tu comprendi quello che significa” soggiunse fissando Alfio con ostilità.
“Sì… sì,” balbettò lui. “Ma non è mica colpa mia!” protestò. Insomma, il dirigibile e tutto il resto non li aveva inventati lui!
Ida chinò la testa, e parve scrutare le rose sul fondo della tazza da tè.
“Non credere che io non mi renda conto,” mormorò a un tratto, inaspettatamente. “Forse non mi sarà possibile proteggere Albertina per sempre. Prima o poi qualcosa la trascinerà via, chissà dove. Una delle tue automobili perfezionate magari! Oppure, la raggiungerà qui, varcando invisibile i muri, come la tua radio, con le sue onde.”
Alfio la fissò, allarmato. Per una tacita legge, in quella casa non era ammesso il minimo accenno alla singolare condizione in cui cresceva Albertina, la nipotina di Ida. Era sempre stato inteso che fosse da considerarsi come normale, e tale lui aveva sempre mostrato di considerarla, così come aveva sempre rispettato il divieto di alludere anche di sfuggita alla tragedia che ne era all’origine. A dire il vero, ciò non gli era costato un grande sforzo, essendo lui per natura refrattario a ogni drammatica complicazione. Semmai si era sentito anzi grato che lo si costringesse a evitare ciò che il suo animo desiderava fuggire. Finora l’amica gliene era stata a sua volta silenziosamente riconoscente. Voleva invece adesso, tutto a un tratto, qualcosa di diverso da lui? Voleva forse, all’improvviso, cominciare a parlare?

***
Ritratto a dispetto
di Isabella Caracciolo
2013, 152 p.
Giovane Holden Edizioni

Isabella Caracciolo
Isabella Caracciolo

Isabella Caracciolo, napoletana di origini (la famiglia pa­terna), toscana di nascita (nata a Pi­sa nel 1963) e romana di adozione, vive attualmente in Francia, a Stra­sburgo. Dopo il primo anno di filologia classi­ca all’Università La Sapienza di Roma entra a far parte di una compagnia di danza contemporanea (la danza è l’altra sua grande passione, dopo la letteratura), e interrompe gli studi. Costretta a lasciare la danza per pro­blemi di salute, riprende gli studi universitari e nel 1998 si laurea in Letteratura Italiana Moderna e Con­temporanea con una tesi su Tomma­so Landolfi (relatore Walter Pedullà). A partire dal 2003, insegna Lettera­tura Italiana e Storia presso l’istituto Silvio Pellico di Roma, fino al giugno 2011, data del suo trasferimento in Francia, dovuto al desiderio di vivere insieme a suo marito (sposato nel 2009).

4 Commenti

  1. Delizioso incipit che ci trasporta indietro di un secolo, intrigante anche la copertina, ci aspettiamo un bel giallo… Lo riceveremo?

  2. Copertina stupenda, non da meno la trama che nel contesto del 900 inserisce personaggi e confronti, un vero e proprio “ritratto a dispetto”.

  3. Mi piace molto la copertina colorata e anche la traccia del libri mi ha incuriosita, spero tanto di poterlo leggere interamente..

  4. I dipinti sono solo il pretesto per un racconto avvincente e pieno di misteri.
    ” Ritratto a dispetto ” di Isabella Caracciolo I dipinti sono una scusa. Per agevolare la trama della Caracciolo verso il giallo di classe.
    ” Ritratto a dispetto ” cattura e ingolosisce.
    Da leggere. Me lo permettera’ l ‘autore con un omaggio ?

LASCIA UN COMMENTO

Per favore inserisci il tuo commento!
Per favore inserisci il tuo nome qui

 Metti la spunta se vuoi ricevere un avviso ogni volta che c'è un commento.

- Aggiungi una immagine -

Fiera dei Libri on line
Fiera dei Libri on line

LIBRI IN PRIMO PIANO

FIERA DEI LIBRI ON LINE