Rosa Malcontenta di Aldo Dalla Vecchia

Ho sempre creduto ai sogni che si avverano, basta desiderarli intensamente, fortemente. Basta che quel nostro desiderio di ottenere qualcosa diventi parte di noi, dei nostri pensieri, della nostra stessa vita. Ed il miracolo si avvera. Così, all’improvviso, magari quando meno te lo aspetti. E’ ciò che è capitato a Aldo Dalla Vecchia, autore di indubbio valore, il quale riesce a vincere la seconda edizione del Premio In Primis, concorso dedicato ad autori di romanzi inediti dai 18 ai 45 anni ed a veder pubblicato la sua “Rosa malcontenta” dalla prestigiosa Casa Editrice SEI. Margherita Oggero, che fa parte della Giuria, ha così giustamente motivato la sua preferenza per il romanzo Rosa Malcontenta: “Quello che mi ha molto colpito è stato ‘il non detto’, una caratterista rara nei libri d’esordio (…) segno di una maturità espressiva che sa lasciare al lettore il piacere di scoprire ciò che l’autore suggerisce, senza svelarlo.” Un titolo originalissimo, direi, con un incipit altrettanto originale e allettante. La storia, ambientata a cavallo tra gli anni sessanta e settanta, è schietta, genuina e parla di una donna di nome Rosa, di suo marito Martino, dei figli e dell’azienda di famiglia da tirare avanti.
Il tutto inizia con la prima notte di nozze in una grande villa veneta riadattata ad albergo, una notte indimenticabile. Rosa ha 23 anni, è inesperta e timida nella sua camicia da notte di seta. Martino che ha alcuni anni di più sta un po’ sulle sue, con i capelli tirati all’indietro e tutto profumato di muschio, tabacco e altre spezie. Fa caldo, troppo caldo. Si apre una finestra… Ma non occorre dire altro perché la curiosità del lettore è già al massimo ed è impossibile non proseguire e non gustarsi le pagine successive, tanto più che la narrazione scorre fluida, limpida, senza intoppi, in un uso perfetto della lingua italiana e con uno stile inconfondibile. Una piacevolissima lettura che consiglio a tutti, anche per l’amabilità della prosa e la vivacità intellettiva con cui è stato scritto e concepito il libro. Ma perché “Rosa malcontenta?” Ai lettori la scoperta di questo originale romanzo e del suo titolo. Nicla Morletti

Anteprima del libro

A suo modo, anche la mia prima notte di nozze è stata indimenticabile.
Sabato 8 luglio 1967, una grande villa veneta riadattata ad albergo.
Gli ultimi ospiti si erano ritirati da poco.
Martino e io siamo saliti in camera nostra, tutti e due stanchi morti, impauriti.
Era la prima volta insieme.
Io ventitré anni, lui trentacinque.
Ero inesperta, Martino sulle sue.
Infatti.
Sono entrata in bagno per prima, ho indossato la camicia da notte di seta.
Me l’aveva regalata mia zia Melania.
Aveva detto: Usala nelle occasioni speciali, sarà il pezzo più pregiato della tua dote.
L’ho aspettato nel letto, lui però non si decideva.
È uscito con i capelli tirati all’indietro e lisciati con la gommina.
Indossava una maglietta bianca a costine e mutandoni alla coscia.
Aveva esagerato con il profumo.
In un attimo la stanza si è riempita di un odore molto forte di muschio, tabacco e altre spezie.
Ha detto: Anche tu hai caldo?; ha aperto la finestra, poi si è infilato nel letto.
Per un po’ ha tenuto la testa bassa, forse si vergognava.
Quando ci siamo guardati, gli sono venuti gli occhi da cucciolo.
Mi ha fatto una gran tenerezza.
Sorridevo, del suo imbarazzo e del mio.
Adesso ero io che non volevo guardarlo.
Ero come paralizzata.
Fissavo un punto davanti, sulla parete.
Ho sentito una carezza sulla guancia.
Mi ha sfiorato i capelli, ha detto piano: Rosa.
Mi sono voltata verso di lui.
Avevo caldo, paura, le guance in fiamme.
Mi ha preso la mano.
È rimasto a lungo a carezzarla e baciarla.
Poi l’ha lasciata.
Si è schiarito la voce, si è girato, ha messo in ordine la sua parte di copriletto.
È stato l’ultimo gesto.
Da quel momento non ha detto né fatto nient’altro.
Come se io non fossi più lì al suo fianco.
Come se non ci fossi mai stata.
Tempo qualche minuto e russava.
Più che delusa mi veniva da sorridere.
Prima di addormentarmi ho fatto in tempo a pensare che la mia prima notte di nozze l’avevo immaginata diversa, leggendo i romanzi della Delly.
Mio marito per prendermi in giro mi chiamava malcontenta, perché prima di sposarmi abitavo a Malcontenta, in provincia di Venezia, dal nome della villa del Palladio.
Lavoravo in un laboratorio artistico a Venezia insieme con mia sorella più grande Silvana. Per prendere la corriera ci alzavamo tutte le mattine alle sette.
Prima di entrare al lavoro facevamo colazione con un caffè e una pasta.
Per strada, gli uomini si giravano indietro a guardarci.
Ci dicevano che assomigliavamo alle Kessler, e anche altro.
Se qualcuno cercava di attaccare bottone, mia sorella affrettava il passo e mi stringeva il braccio, così forte da lasciarmi i segni blu.
Solo quando eravamo lontane, e lei si sentiva al sicuro, rallentava.
Allora si lasciava finalmente andare, scuoteva la testa, diceva con un’espressione impettita: Gli uomini sono fatti tutti alla stessa maniera, hanno solo voglia di scherzare e perdere tempo.
Fino a sera lavoravamo al telaio.
Silvana si è sposata due anni dopo di me, con un ragazzo calvo di nome Arcibaldo che costruiva oleodotti.
La prima volta che mi sono innamorata avevo quindici anni.
Lui, non sapevo nemmeno come si chiamasse.
Lo incontravo sempre la mattina, in corriera.
Spesso lo vedevo anche la sera, al ritorno.
Con Silvana avevamo scherzato: Va a finire che scopriamo che lavora con noi.
Né io né lui trovavamo il coraggio di attaccare discorso.
Era alto normale, robusto.
Aveva la carnagione scura, gli occhi marroni, le sopracciglia spesse, i capelli neri e folti con l’attaccatura bassa.
Aveva labbra carnose e belle.
Non l’ho mai sentito parlare.
Per molto tempo mi sono chiesta che voce avesse.
Lo sognavo la notte.
Un giorno, in corriera, mi ha urtato per sbaglio.
Mi ha sfiorato appena la mano, forse senza neppure rendersi conto.
Ho avuto una reazione eccessiva.
Mi sono scostata di scatto, ho infilato subito la mano in tasca.
Sentivo come se l’avessi messa sul fuoco.
Non volevo più tirarla fuori.
Sono arrivata al punto di non lavare quella mano per giorni, solo perché lui l’aveva sfiorata. Un giorno all’improvviso ha smesso di prendere la corriera, non l’ho rivisto mai più.

***
Rosa Malcontenta
di Aldo Dalla Vecchia
2013, XII-111 p., brossura
SEI

Aldo Dalla Vecchia

Aldo Dalla Vecchia, nato a Vicenza nel 1968, da 25 anni è autore televisivo e giornalista da più di un quarto di secolo. Ha firmato programmi come Target, Verissimo, Il bivio, e ha colla­borato con numerose testate, da “Epoca” al “Corriere della Sera”, da “Tv Sorrisi e Can­zoni” ad “A”. Nel 2013 è stato autore di The Chef , talent culinario in onda su La5. Nello stesso anno è uscito per la SEI il suo primo romanzo, Rosa Malcontenta, vincitore del premio letterario “In Primis” nel 2012 e del premio speciale “Il Molinello” nel 2014. Per il teatro ha firmato Rosa Malcontenta, Vita da giornalaia e Piccola mappa della nostalgia. Specchio Segreto è il suo secondo libro.

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8 Commenti

  1. Un incipit avvincente, uno stile fluido e piacevole da leggere. E; impossibile non identificarsi coi pensieri di Rosa, e il personaggio del marito delineato dalle prime righe ha un che di triste e misterioso allo stesso tempo. Cosa accadra’ alla loro unione?

  2. Mi ha colpita il titolo e poi anche la traccia mi ha interessato, mi piacerebbe leggere il resto del libro e vedere se è coinvolgente come sembra.

  3. Sono rimasta incollata a leggere l’estratto di questo libro, talmente coinvolgente e piacevole!Una storia che incuriosice e intriga, da non riuscire a smettere di leggere,che ci trasporta nelle vicende della protagonista come se vivessimo in prima persona ogni emozione!Complimenti all’autore!

  4. In questi giorni d’estate sto seguendo in Tv delle fiction che trovo molto interessanti “Raccontami” e “Questo nostro amore”. Da queste prime battute il libro di Aldo Dalla Vecchia potrebbe ispirare una di queste fiction che ti riportano alla mente gli anni passati, dove tutto aveva un valore, anche la prima notte di nozze. Anch’io come la protagonista, a 15 anni m’innamorai di un ragazzo più grande di me, nemmeno conoscevo il suo nome, ma già fantasticavo su come sarebbe stata la mia vita con lui. Oggi ripensandoci mi viene da ridere, a quei tempi però mi sono divertita, era emozionante. Sarei curiosa di scoprire qualcosa di più su Rosa Malcontenta, chissà sicuramente scoprirò di avere molte altre cose in comune con lei. Comunque il libro di Aldo Dalla Vecchia dalle prime battute che ho avuto modo di leggere, posso dire che è piacevole, rilassante, il tipico libro da leggere in spiaggia. Io lo leggerò nel mio piccolo giardino su una comoda sdraio mentre prendo il sole.

  5. Gustoso racconto del giovane Aldo Dalla Vecchia. Con ” Rosa Malcontenta ” da’ prova di un’ inconsueta abilita’ narrativa. Da leggere. Da spronare. Son pronto a ricevere una copia omaggio.

  6. il libro sembra molto promettente, e il periodo storico interessano è uno dei meno “inflazionati” per questo genere di storie.

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