martedì, Maggio 26, 2020
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Soffi di vita di Giuseppina Mira

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SOFFI DI VITA
di Giuseppina Mira

Bastogi Editrice Italiana
Collana “Il liocorno. Poeti del Novecento”
2008, 42 p.
Per ordinare il libro clicca qui

NOTA INTRODUTTIVA di Giuseppina Mira

Senza poesia è buio.
Gli occhi del mondo si chiudono e gli uomini brancolano confusi nella ressa di sentimenti brulli, aridi, inconsulti.
Ma un giorno arriva un palpitare di ali e l’amore apre le palpebre.
Le crepe si riempiono di faville e le brezze sciamano dietro i bagliori dei sogni.
La poesia torna a respirare e i suoi soffi di vita liberano dall’agonia i voli della luce.
Stormi d’azzurro si posano sui tetti, sulle strade, sui campi: germina la fiaba e la realtà diventa sfolgorante. Il gemito emigra lontano. Il sorriso torna e abbraccia il cuore. L’uomo non è più a pezzi. Fino a quando? Finché la poesia non spegnerà la sua voce. Accadrà allora che i suoi soffi di vita non spoglieranno l’albero e sui rami nuove gemme salveranno dalla solitudine. Basteranno solo pochi versi per ascoltare il soffio della vita.

La poesia
torna a respirare
I suoi soffi di vita
fanno palpitare
le ali della luce

Stringersi all’amore
come petali
attorno alla corolla
e vedere fiorire la vita
ad ogni stagione


Giuseppina Mira

La prefazione di Nicla Morletti

Giuseppina Mira è una poetessa vera. Una maestra del coro nella cattedrale della poesia. Con sublime maestria ci canta in versi personaggi e eventi. Ci descrive la natura catturandone gli immensi palpiti, gli spazi, le meraviglie in Soffi di vita, mentre tra le siepi ridono le lucciole e le stagioni hanno squarci d’amore che si schiude all’uomo come corolla nella fioritura dell’esistenza.
Dotata di una grande sensibilità d’animo e capacità espressiva in una visione spirituale della natura e del paesaggio dell’anima, sia come spettacolo di contemplazione, che come motivo di meditazione, Giuseppina Mira è donna di alti ideali, maestra di conoscenza e d’amore. E la sua poesia è varia, sensibile, calda, suadente, che per espressione ritmica e forma migliore si riversa nell’animo umano per renderlo partecipe della terrestre sofferenza e della conscia dimensione dello smarrimento e della caducità delle cose.
Solo l’amore può redimerci dal tutto. È quell’amore che canta Giuseppina Mira, quel sentimento che si adorna delle sue perle negli immensi prati del cuore e che è luce, visione, salvezza, redenzione. Purificazione dal dolore e dal male di vivere. Ed ecco che giunge come un soffio di vita pura la poesia che fa palpitare, che dona speranza e certezze. Arcobaleni di luce, tra illusioni e disillusioni dell’uomo nel quotidiano vivere.
La voce di questa meravigliosa poetessa diventa musica e canto attorno agli snodi di un discorso essenziale nella sua ricerca di verità e di pace. Quello di Giuseppina Mira è un messaggio d’amore, di fede e di speranza. Un soffio di vita che tutto muove, tutto comprende nelle anse più segrete del cuore.

Giuseppina Mira, nata nel 1948 a Siculiana (AG), dove vive, insegna Lettere presso la Scuola Secondaria di I Grado. E’ sposata ed ha due figli. Scrive poesie, racconti, commedie, fiabe e si dedica a varie attività culturali. Ha ricevuto numerosi e prestigiosi premi di poesia ed è stata finalista in altrettanti prestigiosi premi, tra cui “II Molinello”, organizzato dalla giornalista e scrittrice Nicla Morletti. Nel 2001 ha ricevuto a Villafranca di Verona il “Premio Castello”, per la sua poesia definita “un inno alla pace”. Nel 2002 è stata invitata a Stoccarda dalla Direttrice dell’Istituto Italiano di Cultura, per rappresentare la Sicilia con le sue poesie. Nel 2002 la sua poesia “E fu notte”, scritta in occasione dell’attentato alle Torri Gemelle e musicata dal Direttore d’Orchestra Simeone Tartaglione, è stata eseguita dalla violinista Alessandra Cuffaro, nell’ambito di un concerto diretto dal Maestro d’Orchestra Serguej Diatchenko, presso la Biblioteca Vaticana di Roma. Nel 2004 alcune sue poesie sono state inserite nel libro Oltre la vita, che è stato donato a Sua Santità Giovanni Paolo II, in occasione del 26° di Pontificato. Nel 2004 le è stato conferito il riconoscimento “Oscar della Cultura Europea” dall’ANPAI, nell’ambito delle manifestazioni di “Genova Capitale della Cultura Europea”. Nel 2005 le è stata assegnata, ad Agrigento, la targa del “Premio Internazionale Talamone”, per la sua “attività poetica ispirata all’umanesimo”. Nel 2005 le è stato conferito il “Premio San Giorgio per la Cultura Europea” dall’ANPAI, a S. Margherita Ligure (GE). Nel 2006 le è stato conferito, ad Alcamo (TP), un riconoscimento speciale dal Presidente della Giuria del Premio Internazionale “Nicola Mirto”, per la sua poesia definita “aurorale”. Nel 2006 le è stato assegnato a Mirabella Eclano (AV) il Premio Nazionale “Aeclanum”. Nel 2007 è stata invitata a leggere una sua poesia alla Camera dei Deputati, nella Sala delle Colonne, a Roma, in occasione del centenario della morte di Nicolo Gallo. Le poesie di Giuseppina Mira sono state recensite da Salvatore Ferlita, critico letterario e giornalista de “La Repubblica” e de “La Sicilia”, Paolo Rumiz, scrittore e giornalista de “La Repubblica”, Salvatore Spoto, saggista e giornalista de “II Messaggero”, Giordano Augusto, giornalista di RAI GR2, Adriano Angelo Gennai, Maestro d’orchestra, compositore e critico letterario dantesco riconosciuto da Natalino Sapegno, Gregorio Napoli, giornalista del “Giornale di Sicilia”, critico letterario e cinematografico. Le poesie di Giuseppina Mira sono state inserite in antologie, riviste e libri di Letteratura Italiana.

Giuseppina Mira nella Galleria degli Autori del Portale Manuale di Mari
Giuseppina Mira nel Blog degli Autori


La premessa di Salvatore Ferlita

Le poesie che Giuseppina Mira ha messo insieme in questa raccolta ci rimandano al significato originario dell’atto poetico: al poieo greco, che indica un fare, un forgiare. Nella pronuncia poetica dell’autrice la parola, volta per volta, tenta di riedificare una realtà, quella del rapporto tra l’uomo e la natura che lo circonda, tra l’uomo e gli altri uomini, e soprattutto tra l’uomo e se stesso. È un’ansia demiurgica quella che muove Giuseppina Mira, che la ispira, che la possiede, e che prende corpo in qualcosa che è subito riconoscibile, e che sta davanti ai nostri occhi. Qualcosa che di volta in volta viene come rinominato dall’innocenza, dal candore dell’autrice di questi versi, la quale, nel momento stesso in cui dice, fa, agisce, opera sulla propria coscienza e su quella degli altri, sulla propria e sull’altrui percezione.
C’è uno slancio creaturale in queste poesie, il bisogno di un ricongiungimento con quanto dall’uomo è stato violentato e cancellato. Giuseppina Mira ha imprigionato in queste pagine i suoi soffi vitali, i refoli di un’esistenza tutta rivolta alla bellezza e all’amore. L’autrice è come se alitasse sui suoi fogli, rendendoli vivi, palpitanti. La misura del verso prediletto dalla Mira è quella breve, icastica, quasi fulminea: una dimensione epigrammatica, nella quale però non trova posto il fulmen in clausola, ma solo una finale, risolutiva illuminazione. Le poesie di Giuseppina Mira sono come messaggi affidati a una bottiglia che fluttua in un mare in tempesta: le onde che infuriano, e i venti procellosi trascinano l’ignaro recipiente, il cui contenuto però rimane intatto. Messaggi che, in un mondo per niente pacificato come il nostro, esposto ogni giorno alla violenza cieca di nuovi integralismi, sono timide fiammelle nell’oscurità della notte. Può la poesia cambiare il mondo? A una domanda del genere Giuseppina Mira sembra voler rispondere di sì: è solo che troppo rumore sovrasta e copre la voce del poeta-profeta. Un profeta, come nel caso della Mira, che non tanto dice prima, quanto assume in anticipo gli eventi, per risistemarli in un nuovo, diverso ordinamento di parole e di significati.


La presentazione di Augusto Giordano

Desidero, per conversare sulla poesia della poetessa: Donna Giuseppina Mira, non soffermarmi su posizioni riguardo al verso, alla sua lunghezza; o se consone o meno alla moda corrente.
Non desidero nemmeno accertare se la sua poesia segua o meno un romanticismo, ormai quasi dimenticato, se non annullato dai travolgenti tempi tecnologici che viviamo. Infatti, che cosa è più, ad esempio, l’amore se non un movimento di umori, meglio se diciamo liquidi, trasportati da cellule dette neutroni, e attivati da certi “signori” detti neurotrasmettitori. Un sentimento, ad esempio, chi è costui? Come nasce? Chi lo eccita? Un solo semplice sguardo sorridente o bieco che non ha più nulla da spartire con l’anima, con il battito del cuore? La scienza, relegando tutto a tecnica, liquidi e sterili analisi, questo sembrerebbe affermare.
Ma tutto ciò non interessa.
Noi dobbiamo individuare se la Poesia della Poetessa Giuseppina Mira possa essere utile a mitigare, leggendola, il dolore dell’uomo di fronte alla degenerazione del mondo. Non dimentichiamolo: il mondo sta degenerando.
Non desidero, e lo troverei inutile, classificare la poesia di Giuseppina Mira spirituale, e sono lieto di non doverla classificare impressionista.
Poesia: dai tempi dei tempi è creatività; ma una creatività che si discosta dal ricercatore, che fruga tra le cellule per conoscere l’uomo sano; per poi travalicare il normale e curare il diverso.
Poetessa, e a pieno diritto, così si deve definire Donna Giuseppina Mira, per aver pienamente intuito che cosa offrire ai “suoi cento lettori”. Per aver saputo coagulare gli elementi poetici e produrre il lenimento che possa, almeno lenire, l’animo del suo lettore. Donna Giuseppina Mira, Poetessa, da grande esperto d’arte, con raffinata sensibilità, ingrediente fondamentale che fa grande il medico d’anime, ha percepito la ricerca profonda che esiste nell’Io: nel suo Io, fucina poetica di indiscutibile valore.
È qui il punto. Nel leggere le poesie di Giuseppina Mira si capisce la sua grande intuizione.
Lei recita l’amore, la vita, la luce, e a volte mi richiama alla mente le brevi di un grande poeta spagnolo, quale Jimenez Juan Ramon; a volte mi riporta alla mente detti confuciani: o luce benigna illumina il mio cammino un sol passo mi basta.
Nel mondo d’oggi, più che mai pervaso da guerre terribili oltre l’incredibile, dall’annullamento del futuro attraverso l’annientamento programmato dei bambini, a che cosa servirebbe la poesia fantastica, futurista impressionista; espressioni sempre più difficili da interpretare e sempre più difficili da comprendere, se non con l’ausilio “dell’esperto”?
L’arte moderna! La poesia futurista! Così difficile da capire, che cosa è riuscita a cambiare di questo mondo orrendo, cattivo, dimentico del Prossimo? Nulla; e quindi a nulla serve.
La poesia di Giuseppina Mira dice: “Stringersi all’amore come petali attorno alla corolla”, è una tra le sue più belle espressioni, lo dice chiaramente a chi soffre, lo dice chiaramente a chi gioisce affinché il primo lo cerchi e l’altro lo doni a chi lo cerca.
“Cerchi l’amore? La pace?” si domanda per noi la poetessa e per noi risponde: “Domandalo ad un bimbo come si fa”. Questo è poetare, questo significa aiutare, questo capiranno tutti leggendo la bella poesia di Donna Giuseppina Mira: poetessa.
Viva la poesia e perduri la poesia di Giuseppina Mira che nelle sue poesie implora: gli astri, la luna e l’universo intero affinché cambi qualcosa; che mostra i piedi nudi carichi di ferite; che propone di spalmarsi sulle ferite un sorriso di un bimbo, che chiaramente denuncia gli uomini insetti divoratori, che per un attimo immagina un silenzio di pace, che invita a non dimenticare i bambini: significherebbe cancellare il futuro; che dice: ama il tuo prossimo; che dice alla mamma di non abbandonare suo figlio; “apri il tuo guscio” dice Lei, ci ripete e “apri all’amore, all’amore, all’amore”. Viva la poesia di Donna Giuseppina Mira; e che prosperi, sotto le grandi ali del Buon Dio Ispiratore.

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