Soli diversi di Sandro Orlandi

Chi è in realtà un piromane? Sicuramente chi ha la tendenza patologica ad appiccare il fuoco. Ma c’è qualcosa di più che si insinua subdolamente nel suo animo: un male di esistere, un’incapacità di vivere in società e comunicare con gli altri. Da qui il desiderio di rifugiarsi nel proprio mondo fatto di silenzi e di una gioia incommensurabile di fronte al rogo che si espande. Questo il tema trattato con maestria nel libro “Soli diversi” da Sandro Orlandi, medico ospedaliero e scrittore eclettico, dinamico, intelligente che scava nel profondo dell’anima dei vari personaggi i quali sembrano quasi muoversi e prendere vita tra le pagine. Tutti provano sentimenti profondi anche se in maniera diversa e tutti infine riescono a brillare di luce propria come dei veri e propri astri. Come soli diversi. Pablo, il protagonista, è dunque un piromane: il suo amico fidato fin da bambino è sempre stato il fuoco, soprattutto nei momenti di sconforto, quando la vita diviene amara e beffarda e lui si rifugia nel bosco dietro casa per sognare un mondo migliore in mezzo al verde della natura. Un ottimo romanzo, con la psicologia dei personaggi ben tratteggiata e delineata, dalla narrazione moderna, limpida, snella tanto da rendere molto piacevole la lettura. Si nota uno stile personale di chiara ed indubbia efficacia che riesce a tradurre le immagini in una rara trasparenza espressiva. “Ho solo un confidente – scriveva Soren  Kierkegaard – il silenzio della notte. Perché il silenzio… tace.Nicla Morletti

Anteprima del libro

Don Alvaro glielo aveva detto di non allontanarsi quel giorno, ma Pablo se ne era andato lo stesso.
“Stai qui buono” Gli aveva comandato, e lui sapeva che sarebbe stato meglio ubbidirgli, ma non ce l’aveva proprio fatta: alla fine era scappato via nel boschetto, come al solito.
Massimo e Samuele avevano cominciato a darsele di brutto ed era già macchiata di sangue la terra battuta davanti alla baracca. Avevano tirato fuori i coltelli e Pablo proprio non aveva voglia di restare a guardare, così era fuggito via senza farsi vedere, nel boschetto dietro alla misera costruzione di assi e calcina, nel posto che era il suo rifugio: accanto al tronco morto della grande quercia.
Era quasi il suo compleanno e per i suoi dieci anni nonno Alvaro gli aveva promesso che l’avrebbe portato a pesca sul fiume. Ma sapeva che, scappando in quel modo, per punizione, a pesca non ci sarebbero andati; dopotutto a lui neanche piaceva, mentre al nonno sì.
Voleva bene a quell’uomo, anche se sapeva che non era veramente suo nonno. Don Alvaro lo proteggeva, gli insegnava tante cose e, soprattutto, era forte, fortissimo, malgrado la sua età. Nessuno sapeva quanti anni avesse, ma si diceva fossero una sessantina, più o meno. Comunque era il capo indiscusso e nessuno si sognava di contraddirlo o di provocarlo. Come aveva fatto qualche mese prima quel tizio che veniva dalla città. Paolo non aveva capito bene, ma suo fratello Giovanni, che però proprio fratello non era, gli aveva spiegato che il tizio, alto e grosso come un armadio, era venuto per il pizzo, soldi che, secondo lui, Don Alvaro gli avrebbe dovuto dare. Si erano fronteggiati davanti alla baracca che sembrava un film western, con il tizio che sovrastava Don Alvaro di almeno trenta centimetri e brandiva un coltellaccio da sub, di quelli enormi, seghettati da una parte e affilatissimo dall’altra. Don Alvaro se ne stava zitto a fissarlo negli occhi, immobile, mentre quel tizio gesticolava agitandogli il coltello davanti alla faccia e gonfiandosi nel suo giubbotto nero, facendolo sembrare anche più grosso. Suo nonno rispose calmo che lui soldi da dargli non ne aveva e che non gli serviva niente. Al che l’altro lo aveva minacciato puntandogli il coltello alla gola e cominciando a vomitargli in faccia che lui e le sue puttane avrebbero fatto una brutta fine se non avesse pagato, che lui era solo un povero vecchio, cocciuto e coglione se non capiva che l’unico modo per starsene in pace era pagare, e che se non… ma il tizio non ebbe modo di finire. Veloce e imprevedibile Don Alvaro estrasse un coltello da cucina, di quelli comuni, seghettati e apparentemente inoffensivi, e glielo piantò nella gola. Il suo fu un gesto deciso, semplice e diretto, e la lama penetrò profondamente, recidendo la vena del collo. Subito il sangue uscì copioso e il tizio, sorpreso prima e spaventato dopo, si portò al collo le mani, sfilandosi il coltello e gettandolo a terra. Ma non fu una mossa intelligente. In pochi secondi il sangue cominciò a fiottare e a ricadergli lungo la mano, il braccio, la gamba, formando una pozza scura sotto di lui e in quella stessa pozza il tizio con un gemito crollò. Era morto ancora prima di aver capito cosa fosse successo. In un silenzio assoluto, Don Alvaro si piegò a riprendersi il coltello, lo ripulì sul bavero del giaccone nero del tizio e se lo rimise in tasca. Pronunciò sottovoce solo poche parole che nessuno capì.
Poi, come se niente fosse, si ritirò in casa.
Qualcuno più tardi rimosse il corpo dell’uomo e la storia finì lì.
Ma Pablo non c’era quando era accaduto, era nel boschetto, ancora una volta. Ogni volta che succedeva qualcosa di violento lui scappava via, rifugiandosi tra i pini della collinetta che sovrastava il villaggio di baracche. Da lì riusciva a vedere e controllare quello che accadeva intorno alla casa in cui dormivano, e in qualche modo vivevano, tredici persone, riusciva perfino a vedere la città in lontananza, se non pioveva naturalmente e se non c’era tanta foschia. Non che avesse paura di qualcosa o di qualcuno, nel posto in cui viveva si imparava presto a difendersi, ma era che la vita del villaggio non faceva per lui. Preferiva starsene li tra le felci del sottobosco, accovacciato ad ascoltare gli uccellini cantare, o le cicale se era estate, o a vedere sorgere e tramontare il sole e altre cose così. Fu proprio lì, al limitare del boschetto, che per la prima volta vide accendere un fuoco.
Fernando era uscito dalla baracca con un sacco di spazzatura e dopo averlo gettato insieme ad altri che stazionavano da qualche giorno dietro casa aveva raccolto dei rami secchi di pino infilandovi dentro dei giornali. Fece una bella catasta e in ultimo vi gettò la cicca accesa che si era tolto dalla bocca, voltandosi subito e tornando indietro. Tanto bastò per far venir su la prima piccola fiammella che dopo pochi se-condi era diventata una gran bel fuoco, alto almeno un metro. Pablo era accucciato dieci metri più su, tra gli alberi e contemplava estasiato lo spettacolo. Era l’imbrunire e il sole era tramontato da poco. Delle nubi rosee si sfilacciavano in un cielo celeste che tendeva gradualmente a virare nel blu della notte. Alcune luci della città in lontananza erano già accese e, in quell’atmosfera azzurrina che tanto gli piaceva, vide le lingue di fuoco alzarsi impetuose e avviluppare la piccola catasta di immondizia che Fernando aveva accumulato.

***
Soli diversi
di Sandro Orlandi
2013, 276 p., brossura
GDS
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Sandro Orlandi

Sandro Orlandi è nato nel 1951 a Roma. Medico ospedaliero, iscritto alla SIAE, per la sezione OLAF e come compositore melodista trascrittore, ha al suo attivo la composizione di due CD con brani di sua creazione, per testi e musica:  Punto e a Capo (2004) Gelsomina (2014). Come scrittore ha pubblicato: Le api di Paulette (Ed. Il filo 2008); L’odore del pane (Ed. Montag 2010); Una rossa rosa bianca (Ed. Robin 2010 – Premio Giovane Holden Lucca); Soffi di vita (Ed. Progetto cultura 2011); La chiave del cielo (Ed. Gds 2012); Soli diversi (Ed. Gds 2013); Il popolo delle stelle (Ed. Antipodes 2014 – Premio Giovane Holden Lucca); I.V.G. (Ed. Antipodes 2014); Calma di vento (Ed Antipodes 2015); Fuoco blu (Ed. Antipodes 2015); Frammenti (Ed. Antipodes 2015); Azrael (Ed. Helicon 2016  – 1° Classificato Premio Thesaurus, Matera – 1° Classificato Premio Intreccio d’Autore, Roma – 3° Classificato Premio Giovane Holden – Lucca); Il volo del cigno (Ed.Antipodes 2016).

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8 Commenti

  1. Piromania??? Quante sfaccettature ci sono dietro a questa semplice parola che evoca più di categoria diagnostica tratta dal dsm V. Sarei molto curiosa di leggere il seguito di questa, che appare come una storia struggente.

  2. Mi affascina molto la psicologia dei personaggi, in particolare quella che esplora i lati più profondi e bui della psiche.

  3. Il rifugio nel fuoco e nelle sue fiamme liberatorie che ripuliscono il mondo, soprattutto quello di un bimbo e della sua innocenza nella fuga dalla violenza che lo circonda sono dei temi molto toccanti uniti insieme tanto da avermi incuriosito nella lettura dei prossimi capitoli di questo libro.

  4. Devo dire che la prima cosa che mi è saltata addosso è stata l’immagine di copertina con questi colori vividi e forti. Il titolo poi è davvero originale.
    Leggendo la trama e l’anteprima c’è molto su cui riflettere…

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