Solo tu nel cuore di Lara Swan

Un romanzo che cattura l’attenzione del lettore per la sua intensità emotiva, per la narrazione densa di carica espressiva, per l’attenta costruzione della trama e la particolarità dei personaggi. Ottimi i dialoghi e la storia che si dipana con scioltezza e ricca di valori familiari ed esistenziali. Pagine suggestive e coinvolgenti rapiscono il lettore trascinandolo in una girandola di sensazioni in un vissuto in cui non mancano ostacoli, difficoltà e imprevisti, perché così è la vita. Non mancano colpi di scena ad arricchire l’intera narrazione, in un vortice di suspense. La scrittura è snella, moderna, chiara ed il tessuto narrativo ben sviluppato insieme alla descrizione di ambienti e personaggi. Così il lettore si appassiona nella lettura di vicende coerenti e realistiche.
Lara Swan, scrittrice eclettica, perspicace ed attenta, mostra ancora una volta tutto il suo talento nel saper narrare fatti e vicende senza ombre, senza indugi, ma con mano ferma e fervida creatività. L’autrice osserva con occhi attenti la realtà che la circonda e ne ritrae gli aspetti più salienti che hanno fatto vibrare il suo animo. Immagini che trasmettono vive emozioni non prive di vibrazioni. Non c’è soggetto o personaggio che la sua singolare capacità non gli consenta di ritrarre con fresca ed inconfondibile vena interpretativa. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Prologo

Leandro si strinse nelle spalle per attutire il dolore, quando alcuni colpi di tosse, secchi come tuoni d’estate, gli trapassarono le costole mozzandogli il respiro. Madido di sudore si aprì il collo della camicia in cerca d’aria, mentre il cuore impazzito sembrò scoppiargli nel petto.
La vita lo stava abbandonando. Avvertiva l’oscura presenza aleggiare nell’aria e farsi ogni minuto più vicina. Si lasciò andare sullo schienale della poltrona reclinando la testa all’indietro, le labbra aperte in una smorfia di dolore.
Una voce femminile proveniente dalla strada si intrufolò attraverso gli spifferi della finestra. Quel suono particolare aprì la porta ai ricordi.

“Leandro”.
Magda si allarmò nel vederlo comparire sulla soglia della cucina a quell’ora insolita. Lo sguardo sofferente nel volto annerito dal carbone la agitò ancora di più.
Doveva essere successo qualcosa di grave alla miniera perché non era un uomo che si lasciava intimorire dalle piccole cose.
“Solo un po’ di riposo ”. La interruppe lapidario lasciando cadere il tegamino di alluminio sul tavolo.
“Cosa?”, balbettò sorpresa vedendolo girare i tacchi. Alla miniera non concedevano pause di riposo a meno che… il cuore prese a batterle più forte incenerendo i secondi.
“Leandro” lo richiamò aggirando il tavolo. Se credeva di liquidarla in quel modo si sbagliava di grosso. “Voglio sapere cosa è successo’’ incalzò decisa e afferratolo per la tuta, lo costrinse a fermarsi.
Lui si voltò infastidito. Era inutile negarsi. Prima o poi 1’avrebbe saputo tanto valeva fosse lui a dirlo.
“Una frana nella galleria ovest. Nella mischia si è staccato un carrello e ha travolto Tommaso. Pare che abbia tutte e due le gambe rotte”.
“Oh povero ragazzo” gemette. Conosceva bene quel giovane operaio arrivato in miniera solo due mesi prima. “Quante disgrazie! Tu, stai bene?” si interessò con apprensione squadrandolo dalla testa ai piedi.
“Solo un graffio da niente” la tranquillizzò portandosi una mano alla spalla sinistra.
“Se non ti dispiace, giudicherò con i miei occhi” replicò battagliera sbarrandogli il passo, “se non era niente non saresti qui”.
Si fissarono per un lungo momento duellando con lo sguardo, poi il dolore pulsante, costrinse Leandro a cedere.
“Accidenti donna!” brontolò aprendosi la tuta.
Magda spalancò gli occhi alla vistosa ecchimosi che scoprì.
“Madre di Dio! E questo lo chiami niente? Sei sicuro dì non avere un osso rotto?”.
“E tutto a posto”. Confermò ricoprendosi. “Solo un poco più in là e ti avrei lasciato la stanza libera” finì abbozzando un sorriso.
“Non dirlo nemmeno per scherzo! So che un giorno te ne andrai, ma non in quel modo”
Leandro la fissò, colpito dal tono accorato.
“È inutile che faccia finta di niente, so che ti fa un male tremendo” lo rimproverò benevolmente.
“Lavati, ti porterò ghiaccio e unguento” gli ordinò con un tono che non ammetteva repliche girandogli le spalle per armeggiare nella credenza.
Leandro alzò gli occhi al cielo. Quella donna era un vero demonio, pensò uscendo dalla cucina. Benché minuta, aveva un carattere forte e decisamente testardo.
Vedova da anni, arrotondava la modesta pensione del marito affittando la stanza in soffitta a lui e a un altro italiano. La sentiva alzarsi prima dell’alba e trafficare in cucina per mettere qualcosa nei loro tegamini e la sera quando tornavano a casa dopo turni massacranti, sulla tavola c’era sempre un piatto caldo e un bicchiere di vino.
Negli ultimi mesi aveva notato l’interesse di Magda farsi più pressante e poiché anche lui non era indifferente alle sue forme procaci, la cosa stava diventando un problema serio. Scosse la testa inquieto.
La sua vita era già abbastanza complicata.
In cucina, Magda si appoggiò al tavolo. Strinse il bicchiere con dita tremanti e sorseggiò un po’ d’acqua.
Quando l’aveva visto comparire sofferente nel vano della porta, aveva sentito il morso della paura stringerle lo stomaco.
Dopo la morte del marito, benché ancora giovane, non si era lasciata coinvolgere sentimentalmente da nessuno, ma lui era riuscito a far breccia nel suo cuore.
Fin dal primo istante era rimasta ammaliata dallo sguardo di un blu profondo come l’oceano.
Aveva cercato di scrollarsi di dosso l’emozione che l’assaliva ogni volta che lui la fissava un attimo più del dovuto, ripetendosi che era solo un inquilino e tale doveva rimanere, ma quel turbamento non le dava pace.
Non sapeva quasi nulla della sua vita. Restio a parlare, le poche informazioni che era riuscita a strappargli erano che proveniva dall’Umbria, era sposato ed era venuto in Belgio per racimolare un po’ di danaro.
Anche se apparteneva ad un’altra donna e ogni giorno poteva essere l’ultimo, non riusciva a soffocare l’attrazione che sentiva per lui.
Armata di ghiaccio e pomata salì in soffitta.
“Permesso” chiese dopo aver dato qualche colpetto alla porta socchiusa.
“Entra”  la invitò senza voltarsi finendo di asciugarsi sottobraccio.
Magda deglutì nel vederlo a torso nudo. Anche se longilineo, il duro lavoro gli aveva sviluppato i muscoli che apparivano sodi e scattanti.
Quando lui si girò, lei sentì arricciarsi le dita dei piedi.
Aveva un aspetto selvaggio e maledettamente virile.
Si era ravviato i capelli biondi all’indietro con le dita bagnate perché alcune gocce brillavano ancora tra le ciocche scomposte. Lo sguardo pungente spiccava tra la barba incolta rasentando il viola.
Lui vedendola immobile la fissò con aria interrogativa.
“Ho l’unguento” esordì riscuotendosi da quel torpore. Era venuta per curare un uomo ferito e non per rimanere inebetita a fissargli il petto. “Siediti”.
“Posso fare da solo” grugnì.
“Non mi pare tu abbia gli occhi dietro la schiena” obiettò.
Con un borbottio si arrese.
“La primavera è alle porte”.
Magda continuò in tono forzatamente leggero cercando di non pensare al rimescolio che le frullava nello stomaco.
Toccare la sua pelle era pura emozione.
“Là sotto non ci sono stagioni” ringhiò di rimando.
Magda cercò di concentrarsi sulla ferita e iniziò a spalmare l’unguento.
“È una brutta botta” osservò preoccupata.
“Ho passato di peggio”.
Sentendolo molto teso, Magda estese il massaggio fino alla base del collo. Con i pollici iniziò a disegnare piccoli movimenti circolari. Leandro sentì ì muscoli contratti e dolenti distendersi a poco a poco come per incanto. Inconsciamente abbassò il capo.
Le mani calde facendosi più ardite si allargarono a toccare punti nevralgici tra le scapole per poi risalire di nuovo fino al collo.
“Hai un tocco magico” si complimentò lui con voce roca, le palpebre socchiuse.
Magda sorrise.
“Hum… non ti credevo così…” sussurrò senza interrompere il massaggio.
Leandro sgranò gli occhi. Cosa stava facendo? Lei non aveva bisogno di incoraggiamento. Anzi! Le parole gli fuoriuscirono con impeto prima che potesse fermarle.
“Solo perché lavoro notte e giorno come un somaro fuori dai mondo?” ruggì a sproposito adirandosi nel sentirsi eccitato.
Da troppo tempo non aveva avuto una donna e sentire le sue mani sulla pelle era come stare vicino a una polveriera con la miccia accesa. Doveva assolutamente allontanarsi da qualsiasi tentazione.
Specialmente da lei.
Immediatamente!

***
Solo tu nel cuore
di Lara Swan
2013, 240 p., brossura
Tracce
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Lara Swan

Lara Swan, un nome da sognatrice, da creativa, un nome che rimane in mente facilmente e che le ricorda il cigno disegnato dalla figlia anni prima: questo lo pseudonimo, l’alter ego scelto da Angela Rossi, con il quale firma le sue opere. Vive nella più piccola e antica Repubblica del mondo: San Marino. Solo dopo anni di intensa lettura si è cimentata nella difficile arte dello scrivere. All’inizio per esorcizzare un lutto, in seguito, per passione.
“I personaggi di alcuni brevi racconti, reclamavano una storia ad ampio respiro, così, un giorno accettai la sfida con me stessa e iniziai il mio primo romanzo. Poi ne seguì un secondo, e ora sono alle ultime battute di un terzo. Poiché la lettura è stata ed è, per me, una grande compagna e un’ancora di salvezza, il mio sogno è quello di poter donare a mia volta un sorriso e un momento evasione a chi mi legge” queste le parole della scrittrice sammarinese. Impiegata e madre di tre figli, è letteralmente affascinata dalla natura. Una natura amica della solitudine vissuta nei lunghi e dolorosi anni di collegio. A volte solare e radiosa, altre volle malinconica e triste… Opere prime: 2003: Un quaderno blu, racconto, terzo classificato al concorso “LuccAutori, Racconti nella Rete, 2003”, Editrice Newton & Compton, Lucca; 2005-2006: Poesie in diverse Antologie, Aletti Editore, Roma; 2005: Io esisto, racconto pubblicato nell’Antologia “I porti sepolti”, Aletti Editore, Roma; 2005: La forza della solitudine, raccolta ili brani, vincitore assoluto al Concorso narrativa “Alla ricerca dell’autore, Aletti Editore, Roma; 2010: La forza della solitudine, Aletti Editore, Premio di merito al Concorso “Pegasus Cattolica” Premio Letterario Internazionale Città di Cattolica” 2a edizione-sezione narrativa, libro edito; 2010: Raccolta di poesie Palpito d’Ali, auto-prodotto; 2011: Palpito d’ali, libro edito di poesie, segnalazione della giuria al Concorso Nazionale Premio della poesia e Narrativa “Voci 2011”, Mestre; 2011 D’incanto, racconti, pubblicato in “I libri di Pan”, Editrice Florence Art edizioni, Firenze; 2012 II destino dietro l’angolo, racconto breve, premio della giuria al Concorso Letterario Nazionale Comune di Pontremoli, (Ms); Marcel Delacroix, Romanzo inedito, quarto classificato al XXXVII Premio Letterario Casentino “Silvio Miano” Poppi Arezzo, alcuni brani, tratti dal romanzo suddetto, sono inseriti nel 37° volume dell’Antologia: “Poeti e scrittori contemporanei allo specchio”; 2011 Il destino dietro l’angolo, racconto breve, Lillibook Edizioni per Smartphone e Tablet, Sabrina, racconto breve, Lillibook Edizioni.

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8 Commenti

  1. Pagine suggestive e dense di carica espressiva. Un libro che desta la curiosità del lettore più attento- Sarebbe bello poter ricevere una copia di questo splendido lavoro.

    • Cara Cristina, grazie per il tuo commento. E’ con profondo rammarico che devo dirti che non ho più copie a mia disposizione. Te lo avrei donato volentieri.
      Spero tu non me ne voglia. un abbraccio

        • Ciao Cristina, spero di farti cosa gradita nel regalarti almeno il primo capitolo… così conoscerai i protagonisti Lisa e Marco. Se un giorno mi sarà possibile, lo farò ripubblicare e chissà che non ci “sentiremo ancora”… (forse è rimasta qualche solitaria copia on line)

          Primo Capitolo

          Venti anni dopo.

          “Il dottore è in ferie” sentenziò una vocina tremula dal marciapiede troncandole ogni speranza.
          Lisa Alfieri, immobile davanti all’ambulatorio chiuso deglutì amaro. Avere la febbre anche in agosto, poteva rientrare nella normalità delle cose, ma se accadeva in montagna durante l’unico periodo di ferie, era una vera e propria disdetta.
          “Comunque è fortunata,” affermò un’attempata nonnina comparendo alla sua vista con la borsa della spesa “perché la jeep del Dottor Vicentini è là, vicino all’edicola, e ho sentito dire che passerà in ambulatorio” concluse con un sorriso proseguendo il suo lento cammino.
          Lisa masticando un ringraziamento uscì dal porticato e poco convinta, sbirciò in strada. Il malumore svanì quando notò la jeep parcheggiata e un respiro di sollievo le allargò il cuore quando vide l’uomo di media statura appoggiato al veicolo intento a sfogliare il giornale.
          Si mosse per andargli incontro, ma vedendolo richiudere il quotidiano e avanzare nella sua direzione, ritornò all’ombra. Poiché sentiva un forte cerchio alla testa, dovuto alla febbre che lievitava, non aveva senso camminare sotto il sole cocente.
          Era giorno di mercato e la via brulicava di gente. Lisa socchiuse gli occhi al riverbero del sole e si concentrò sul medico, tenendosi pronta a intervenire nel caso cambiasse percorso.
          All’improvviso un rumore di passi distolse la sua attenzione. Chiunque arrivasse in quel punto poteva recarsi solo in ambulatorio.
          “Il dottor Vicentini sta arrivando” si prodigò a informare senza voltarsi. “Non lo perdo di vista.”
          “Sicura?” si informò una voce bassa e ben modulata.
          Lisa avrebbe voluto girarsi, ma non poteva rischiare di farsi sfuggire l’uomo dalla giacca chiara che avanzava tra la folla multicolore con il giornale stretto sul petto.
          “Sì. Ora si è fermato a parlare con il vigile,” indicò con un cenno di mano “ma so che passerà in ambulatorio.”
          “Di questo non ho dubbi.” Lo sconosciuto le si fece più vicino. “C’è solo una piccola differenza. Lei sta guardando la persona sbagliata.” Il tono asciutto e inequivocabile la fece girare di scatto.
          “Come scusi?”
          “Sono io, il dottor Marco Vicentini” L’uomo si presentò dall’alto del suo metro e ottanta abbondante.
          Lisa spalancò gli occhi, mentre le labbra morbide e piene si aprirono e si richiusero boccheggianti.
          “Lei, è il dottore?” riuscì a dire in un balbettio sommesso.
          “In persona.” La conferma fu lapidaria. Marco scostò gli occhiali da sole e li fece scivolare adagio sul naso.
          Lisa lo fissò in preda alla confusione più totale, mentre una scarica elettrica la scuoteva da capo a piedi. Non tanto per l’equivoco in cui era caduta, ma per l’intensità dello sguardo che l’uomo palesò sul viso abbronzato. Due occhi nocciola screziati d’oro, bellissimi, la stavano scrutando fra il serio ed il faceto. Solo quando lui si rimise a posto gli occhiali, Lisa piombata in apnea, trovò la forza di parlare.
          “Ho febbre e mal di gola.”
          “Posso dedicarle pochi minuti” affermò categorico. “Mi segua.”
          A grandi falcate, Marco, si avviò verso lo studio medico e aperto il portone con un rapido giro di chiave, sparì all’interno.
          Lisa si passò una mano sulla fronte accaldata indecisa sul da farsi. Non si era mai trovata in una situazione tanto imbarazzante e, soprattutto, non aveva mai incontrato un uomo così affascinante. Si rammaricò in cuor suo di aver fatto una figura tanto meschina.
          Decise all’istante di mandare al diavolo l’antibiotico, il mal di gola e la febbre. Voleva sparire dalla sua vista e tornare in fretta alla pensione, ma non fece in tempo a girarsi che lo vide comparire sulla soglia. Era bellissimo con il camice bianco aperto sulla camicia azzurra e i pantaloni di lino chiari. I capelli neri quasi tendenti al blu spiccavano su quel bianco immacolato.
          “La sto aspettando” la richiamò accigliato.
          Lisa trasalì. Non aveva scampo. Ingoiò la vergogna e raddrizzò le spalle. Seppur riluttante, colmò la distanza che li separava.
          La fresca penombra dell’anticamera a pianterreno, le diede un senso momentaneo di sollievo al rapido pulsare delle tempie. Quando lui si bloccò al centro dello studio e si voltò all’improvviso, fu solo per vera fortuna se non gli finì addosso.
          “Il suo nome?” la interrogò incombendo su di lei in tutta la sua prestanza fisica.
          “Lisa Alfieri.” La voce le uscì spezzata, sembrava aver disertato le corde vocali.
          Ancora imbarazzata gli porse il proprio tesserino sanitario.
          Lui dopo una rapida occhiata, lo lasciò cadere sul ripiano della scrivania alle sue spalle.
          Con un movimento fluido, afferrò la lampada a stelo a lato dell’armadietto dei medicinali. La accese e le indirizzò il fascio di luce sulla parte bassa del volto.
          “Vediamo la gola.”
          Le era talmente vicino che Lisa avvertì l’ottima fragranza del suo profumo e percepì il calore che quel corpo statuario e imponente irradiava.
          Quando lo vide inclinare la testa di lato e abbassarla fino a pochi centimetri dal suo viso, sentì le ginocchia diventare di gelatina e le labbra ardere dal desiderio di sfiorare quelle maschili. Anche se stupita di quella reazione così calda e provocante, insidiosa e repentina, non poté fare a meno di sollevare lo sguardo e fissare con sfacciata insistenza ogni riflesso dorato intento a scrutarle le tonsille. Arrossì fino alla radice dei capelli, quando per un attimo incrociò il suo sguardo.
          Il cuore prese a galopparle impetuoso, disordinato e violento dentro il petto.
          Era un uomo che trasudava virilità, forza e fascino. Ammaliante come la Vedova nera, le sembrò di essere colpita dal suo dolce veleno. Lo sentì insinuarsi lento e inesorabile in tutto il corpo fino in fondo all’anima senza lasciarle via di scampo.
          Quell’uomo dal viso bellissimo a un soffio dal suo, la stava mettendo letteralmente in ginocchio. Come se fosse in trance, scivolò adagio su ogni particolare, ogni tratto, ogni linea scolpita e un flusso di lava incandescente la attraversò tutta.
          Era la prima volta in vita sua che provava un’emozione così inspiegabile e travolgente.
          “Non ci sono placche, ma a scopo precauzionale ritengo utile iniziare con un antibiotico a basso dosaggio.” La voce ricca e profonda la riportò drasticamente alla realtà. Lisa sbatté le palpebre e cercò di seguire quello che le stava dicendo, ma la mente recalcitrante voleva rimanere nell’oblio. Immagini sensuali e conturbanti si rincorrevano alimentando il desiderio di contatto fin nel profondo del suo essere. “Oltre ad un antipiretico, da usare solo al bisogno. Tre giorni di riposo e tornerà in ottima forma” lo sentì concludere.
          Lo vide spegnere la lampada, aggirare la scrivania e apprestarsi a scrivere la ricetta.
          Lisa guardò la mano che si muoveva rapida, mentre l’altra si adagiava in modo elegante sul blocco. Le dita lunghe erano di una forma quasi perfetta. Le immaginò accarezzare la sua pelle e la gola le si asciugò. Spostò lo sguardo sul petto, sulle ampie spalle e lo appuntò sul viso chino. Quell’uomo l’aveva colpita a tal punto che non riusciva a staccargli gli occhi di dosso, mentre un languore mai conosciuto, si dilatava e si spandeva in ogni punto sensibile del suo corpo disorientandola.
          “Si riguardi ed eviterà complicazioni inutili.” Il consiglio vibrò improvviso. Lisa sussultò.“Arrivederci” la liquidò lui con urgenza porgendole la prescrizione.
          Li prese. Incapace di muoversi lo vide togliersi il camice bianco e appenderlo all’attaccapanni. La camicia gli aderiva al torace e rivelava il fisico asciutto e atletico.
          Lui la ignorò completamente, aprì lo schedario e si chinò su di esso alla ricerca di chissà quale documento.
          Per un attimo le palpebre di Lisa si abbassarono.
          Le immagini di un film passavano dietro i suoi occhi.
          Lui nudo e atletico avvinto a un corpo di donna. Le mani nervose che accarezzavano le rotondità di lei, mentre quelle della donna affondavano tra i capelli neri di lui…
          Il campanile della chiesa batté mezzogiorno.
          Lisa si riscosse il viso in fiamme. Mormorò un saluto e in fretta si dileguò.
          Marco corrugò la fronte. Si sollevò e fissò la porta chiusa. Aveva sentito benissimo gli occhi di Lisa su di sé. Sapeva di non essere indifferente alle donne e aveva imparato da qualche tempo, a districarsi e a superare indenne le loro avances, i maliziosi sottintesi o le loro sfacciate proposte. Aveva letto chiaramente l’interesse di quella ragazza e l’aveva vista sciogliersi come neve al sole. A differenza delle altre volte in cui provava fastidio alle troppe attenzioni femminili, la limpidezza di sincere emozioni che aveva visto attraversarle lo sguardo e colorare il viso, dopo tanto tempo lo aveva stranamente colpito. Gli era successo solo una volta nella vita. E dopo quella tragedia, aveva promesso a se stesso che non avrebbe mai più sofferto per una donna e non avrebbe permesso a nessuna di avvicinarsi al suo cuore. Era stato un po’ drastico con Lisa e forse maleducato a voltarle le spalle, ma era l’unico modo per salvarla e salvarsi.
          Si schiarì la gola e si rifiutò di lasciarsi sfiorare dai ricordi. Con un moto d’impazienza, chiuse le persiane e presa la cartella clinica di Leda, in tutta fretta guadagnò l’uscita.

  2. Sembra di entrare nei corpi dei personaggi e vivere le loro emozioni. Resta la curiosità di scoprire cosa accadrà tra Leandro e Magda.

    • Grazie Raffaella per il tuo commento.
      Una parte del prologo che hai letto, traccia le “radici” del romanzo che si sviluppa con altre storie e altri personaggi, ma al suo interno ha qualcosa che alla fine stupirà il lettore.

  3. Le emozioni continuano…
    “Solo tu nel cuore” dopo il primo premio a Cattolica, ora, questa stupenda recensione di Nicla Morletti.
    Mi unisco a Leandro, Magda, Lisa, Marco, Athos, Ines, Carla, Bernard, Pauline, Cris, Leda e tutti gli altri personaggi per un caloroso grazie! 🙂
    Cordiali saluti
    Lara Swan

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