Tante Donne di Vittoria De Marco Veneziano

Come non rimanere attratti ed affascinati da questo libro che ha per protagoniste tante donne? Sfilano tra pagine come su un palco lussureggiante e magico la figura di una forte Oriana Fallaci, di una memorabile Emily Dickinson, di una straordinaria Grazia Deledda. C’è poi Lalla Romano la quale dichiara che per lei scrivere è stato sempre cogliere, dal tessuto fitto e complesso della vita qualche immagine, dal rumore del mondo qualche nota, e circondarla di silenzio. Bellissimo, questo pezzo della signora della letteratura del novecento italiano. Vittoria De Marco Veneziano, in questo suo mirabile saggio, scritto senza incertezze, ma con consapevolezza e ingegno, in uno stile duttile e accurata ricerca, non trascura Rita Levi Montalcini, la signora della scienza, insignita del premio Nobel.
Attrae subito la determinazione e la grande forza di volontà di un’indimenticabile Oriana Fallaci la quale dichiara: “Ho sempre amato la vita. Chi ama la vita non riesce mai ad adeguarsi, subire, farsi comandare. Chi ama la vita è sempre con il fucile alla finestra per difendere la vita… Un essere umano che si adegua, che subisce, che si fa comandare, non è un essere umano.” Aggiungo io: “La vita è lotta, eternamente lotta. Ma è anche speranza e la bellezza infinita di un cielo stellato.”
Vittoria De Marco Veneziano, con sapienza e con penna fluida, passa in rassegna la storia di tante donne: scrittrici, pittrici, operaie, sante, scienziate e figure straordinarie, ma anche donne comuni. Tutte legate dal filo della passione, dell’amore, dalla voglia di fare e di donare il meglio di sé, anche a costo della vita stessa.
Dice l’autrice: “La mancanza di memoria collettiva nei confronti del passato determina assenza di punti di riferimento. Questo libro offre anche l’opportunità di indagare su temi di estrema attualità: di emancipazione femminile, delle tante “ferite delle donne e, in particolare della violenza in genere, piaga sociale dai mille volti.” Vittoria De Marco Veneziano, con questo ottimo saggio dalle mille sfaccettature, dai mille volti, dimostra tutta la sua abilità narrativa e sensibilità di donna di grande cultura e dai valori profondi. Un’ottima lettura. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Introduzione

Le donne nella storia del mondo, tranne sporadiche eccezioni ed escludendo gli ultimi cinquant’anni del secolo scorso, sono state votate al silenzio, tenute lontane dal sapere e da qualunque tipo di sviluppo intellettuale; ombre leggere nell’intimità della casa, lontane dalla scena, talvolta ausiliarie dell’uomo, tanto da lasciare delle tracce esilissime. Tuttavia molte hanno contribuito, in modo fondamentale, allo sviluppo scientifico e culturale, all’avanzamento del progresso civile e sociale nel mondo.
Questo libro vuole essere un tributo all’infinità del loro talento, un riconoscimento alla loro intelligenza. Un’opera che dedico alle nuove generazioni affinché siano consapevoli dei contributi essenziali apportati dall’altra metà del cielo, perché, per vivere l’oggi e costruire il futuro, è essenziale avere memoria del passato.
In questo testo ho incluso scrittrici, pittrici, operaie, scienziate, sante, inventrici e figure eccezionali che hanno contribuito alle battaglie per l’Unità d’Italia; ma anche donne fuori dal comune che hanno aperto la strada all’eccellenza femminile avvalendosi del cuore e della mente ed innalzando ambedue a guida dell’estro.
Le donne che ho scelto sono di ieri e di oggi, e non solo italiane. Tutte protagoniste di alto livello, con storie differenti – la diversità rappresenta sempre un grande valore – con estrazioni culturali e religiose varie che, di primo acchito, sembrerebbero separate da steccati, ma con comuni valori. Donne coerenti spinte dalla passione che, grazie alla loro positività comportamentale, sono riuscite a superare difficili prove – spesso pagando con la propria vita – diventando archetipi universali per tutte le altre.
I profili potevano essere più numerosi. Il risultato sarebbe stato un tomo di almeno novecento pagine, pesante e scomodo da leggere in posizione di relax. Tutto ciò ha comportato tagli difficili che ho accettato con rammarico e dispiacere.
Dice bene Daniel Pennac quando afferma che “Il tempo per leggere è sempre tempo rubato al dovere di vivere”. Io, che sono una lettrice onnivora e vorace, ho preso l’abitudine di portare nel-la borsa, o in capienti tasche delle mie giacche, un libro da leggere per ingannare il tempo… durante le tante code della vita. Un tomo, certamente, non consentirebbe tutto ciò.
Per dare voce alle tante donne del mio libro – molte sono esempi eccezionali di emancipazione che hanno dovuto lottare contro il maschilismo – ho scelto la biografia. Ritengo che questa forma di narrazione costituisca una fonte preziosa e insostituibile per ogni costruzione d’identità. Pagina dopo pagina ho dipinto una sorta di affresco, che è in parte sociale e perfino antropologico, con approdi a considerazioni esistenziali. Tuttavia parlare di biografie è estremamente limitativo, in realtà si tratta di profili – una trentina – e non un elenco asettico di opere, date ed eventi.
Ho cercato di costruire l’azione di queste donne fissandone i tratti fondamentali, professionali, relativi al carattere e, a volte, anche quelli somatici. Sono “entrata” in punta di piedi nella loro vita. Ho usato l’immaginazione: il momento più importante che mi ha permesso di instaurare il mio personale legame con loro, tanto da farmele “vedere”.
Con gli occhi della mente ho immaginato la piccola figura di Grazia Deledda – era alta appena un metro e 54 centimetri – quando, ancora ragazza, si nascondeva nella soffitta di casa sua, intenta a leggere e scrivere, avvolta in un caldo scialle per difendersi dal rigido inverno di Nuoro. L’autodidatta ed anticonformista ragazza sarda riceverà il Premio Nobel per la Letteratura; fino ad oggi Punica scrittrice italiana ad avere ricevuto il prestigioso riconoscimento.
Ho “visto” Lalla Romano mentre si aggirava tra le stanze della
sua amata casa in Via Brera a Milano – colma di libri e di quadri dipinti da lei – dove ha vissuto per quasi mezzo secolo. Scrittrice che immagino da vicino perché nei suoi libri, fedeli compagni di giornate solitarie, ho trovato qualcosa che mi appartiene, tanto da rendermeli amici e, come tali, ricorrere a loro nella circostanza del bisogno. Ritengo che nelle sue opere si possa trovare la “biografia” del genere umano. Libri di pensieri universali e di sentimenti, tanto da far riaffiorare qualcosa di antico che, ciascuno di noi, ha dentro di sé.
Ho immaginato Oriana Fallaci nella sua casa di New York, intenta alla vecchia Olivetti Lettera 32, avvolta nella nuvola di fumo dei suoi sigarilli. Lei non sapeva scindere l’azione dello scrivere dal gesto del fumare. Per Oriana, tra le due cose, c’era come una simbiosi; Lina Merlin durante il confino in Sardegna dove, colpita dalla povertà e dall’arretratezza del paese, si prodigava in particolare a favore delle donne, alle quali insegna a leggere e scrivere, trasformando la sua condanna in un’ennesima occasione di attività a sostegno del suo genere.
Per un attimo ho percepito gli occhi pieni di speranza di Maria Grazia Cutuli quando decide di lasciare la Sicilia per trasferirsi a Milano dove, pezzo per pezzo, inizierà a costruire la propria professionalità con perseveranza e passione. Ho visto, anche, il volo senza ali della bellissima Simona Atzori, una persona che ama la vita ed esprime questo suo amore attraverso l’arte, dotata anche di tanta autoironia che la fa sorridere dei limiti che gli altri, spesso, vedono in lei.
Così … con gli occhi della mente e del cuore ho immaginato Rita Levi Montalcini, Margarete Schütte Lihotzky, Olympe de Gouges, Maria Montessori e … tante altre.
Accostarsi alle opere dei Santi Cristiani è sempre occasione di arricchimento. Ho ritenuto opportuno soffermarmi sulla vita di due Sante e una Venerabile: Hildegard von Bingen, figura dal la personalità prodigiosa ritenuta fra le più importanti donne del Medioevo in Germania; Gianna Beretta Molla, icona luminosa e intensa della cristianità moderna e, la Venerabile Serva di Dio, Maria Cristina di Savoia, un esempio di religiosità, di saggezza e dolcezza insieme. Sono i Santi che fanno risplendere la Luce di Cristo, un ulteriore tesoro della Chiesa, in grado di arricchire la vita di ogni cristiano.
Ho ricordato anche donne quasi sconosciute come le gelsominaie di Milazzo: operaie ardimentose che si sono impegnate per far valere le proprie ragioni; Rosetta Rota – promettente fisico e moglie di Ennio Flaiano, uno dei più grandi scrittori italiani del ‘900 – che rinunciò ad una prestigiosa carriera per vivere la sua vocazione materna accanto alla figlia gravemente cerebrolesa.
Ho voluto rendere il giusto omaggio anche a tutte quelle donne italiane, straordinarie protagoniste dell’Unità d’Italia, scomparse dalla memoria storica, spesso assenti nei libri scolastici e in tutti quei testi che determinano la cultura della società. Fra le tante ho tracciato il profilo di Cristina Trivulzio di Belgiojoso, Bianca Milesi e Giuseppa Bolognara Calcagno.
Soffermarmi sulla vita delle grandi donne del passato e del presente mi ha offerto l’opportunità di indagare su temi di estrema attualità: di emancipazione femminile, delle tante “ferite” delle donne e, in particolare, della violenza di genere, piaga sociale dai mille volti. Di trattare il tema dell’otto marzo: un giorno di orgoglio femminile, un giorno per ricordare l’impegno di molte donne che, spesso, hanno lavorato nell’ombra affinché fosse possibile l’uguaglianza fra i sessi. Di focalizzare l’attenzione sulla questione della “diversità”. Oggi per fortuna la cultura dell’handicap è cambiata, anche se alcune volte – rare per fortuna – la presenza dello svantaggio viene percepita come una sorta di “spina nel fianco” della nostra cosiddetta quiete fatta di immagini perfette.
È stato anche il pretesto per affrontare il tema del rispetto dell’ambiente. L’ho fatto attraverso Ellen Swallow Richards, considerata da molti la fondatrice dell’ecologia, e tramite l’ambien-talista keniota Wangari Maathai: una delle figure fondamentali dell’ecofemminismo, Premio Nobel per la Pace nel 2004.
Molte delle donne trattate in questo libro – che spargono pillole di esperienza e positività – hanno avuto alle spalle una famiglia eccezionale, come quella di Simona Atzori, o un padre capace di incoraggiarne le potenzialità intellettuali. Ne sono un esempio Cristine de Pizan, Grazia Deledda, Lalla Romano.
Artemisia Gentileschi e Frida Kahlo, in particolare, hanno avuto un padre artista capace di stimolarne la carriera, un po’ com’era successo anche a Marietta Robusti, figlia del Tintoretto, e ad Angelica Kaufman. Per Artemisia e Frida la pittura è stata un mezzo per superare le difficili problematiche della loro vita. La prima, dopo aver subito la peggiore delle offese per una donna: la violenza carnale, è riuscita a superare l’oltraggio subito grazie ad un’inveterata passione per la pittura, tanto da affermare la sua personalità e a lasciare un’impronta sostanziale. La seconda, con la sua arte ed un’energia smisurata, è stata capace di volare oltre i limiti del dolore fisico.
È proprio vero che la vita offre delle opportunità anche nei momenti peggiori.
Non va dimenticato il coraggio di Bernardo Viola, il padre di Franca, che si oppose alla mafia e sostenne la figlia in quella che si potrebbe definire ima scelta di civiltà, nella quale sono com-pendiati molti elementi riformisti del costume siciliano, come la noncuranza alla perdita d’onore e la ribellione all’intimidazione di tipo mafioso.
Tutte le donne che ho raccontato in questo libro mi hanno lasciato qualcosa. Nella vita delle grandi donne del passato e del presente riscopriamo le nostre debolezze e le nostre virtù, come la capacità ad attingere – con orgoglio e senso della propria dignità – alle potenzialità tipicamente femminili: la generosità, l’intelligenza affettiva, l’abilità a immedesimarsi in un’altra persona e di calarsi nei suoi stati d’animo; come il coraggio di non lasciarsi andare, di lottare, di comprendere, di credere nel rispetto di se stesse e di rinascere a vita nuova come l’Araba Fenice dalle proprie ceneri.
Il coraggio delle donne.
Tutto ciò lo dobbiamo trasmettere alle nuove generazioni che devono avere memoria del passato, per vivere l’oggi e costruire il futuro.
La mancanza di memoria collettiva nei confronti del passato determina assenza di punti di riferimento.

Vittoria De Marco Veneziano
Siracusa, 15 ottobre 2012
Festa di Santa Teresa d’Avila

***
Tante donne
di Vittoria De Marco Veneziano
Erga Edizioni, 2013 – pag. 245

Vittoria De Marco Veneziano

Vittoria De Marco Veneziano, insegnante, scrittrice, narratrice e saggista, nasce a Milazzo da padre  italiano e madre tedesca. Vive a Siracusa. Ha esordito con il romanzo autobiografico “La farfalla dalle ali spezzate” (Erga edizioni 2008)  per il quale ha ricevuto il Premio Speciale Testimonianza “Achille Siciliano” nell’ambito del Concorso Letterario Nazionale Kriterion VII edizione; il terzo Premio Archivio Diaristico “La Lanterna Bianca” X edizione e finalista alla 25° edizione del Centro Studi Logos “Prof. Francesco Florio”.
Ha pubblicato il romanzo “L’isola a forma di quaglia” (Erga edizioni 2010) per il quale ha ricevuto il terzo Premio Viareggio Carnevale 2011,  una segnalazione di merito da parte della giuria del concorso nazionale “Kriterion” VIII edizione, finalista al Premio Letterario Nazionale Città di Arona 2011 e alla 25° edizione del Premio Internazionale di Letteratura “PHINTIA”.
All’autrice è stato conferito dall’Associazione AIPD-ONLUS di Milazzo un riconoscimento per il suo impegno a sostegno della diversità; nella II edizione del Premio Tiche 2012 le è stato assegnato il 1° Premio per la prosa con il racconto inedito “Bruno”.
Nel 2013 ha pubblicato il saggio “Tante Donne” (Erga edizioni) che è  risultato finalista, per la sezione saggistica, alla V edizione del Premio Letterario “Metauros” 2015; l’otto marzo 2016, nell’ambito del XXI Premio Anassilaos Mimosa, ha ricevuto il Premio per la Saggistica.
Il saggio “Tante Donne” è stato adottato come testo di lettura presso l’I.C. “Foscolo” di Barcellona Pozzo di Gotto (ME).
Ha pubblicato il romanzo …Sensazioni (Erga edizioni 2016)
I suoi libri sono stati presentati presso Biblioteche, Comuni, Librerie, Scuole.
E’ intensa la sua attività di conferenziera presso Club e Associazioni Culturali.
Collabora con quotidiani e periodici.
Tiene incontri e testimonianze sulla diversità e lo svantaggio presso scuole e associazioni.

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4 Commenti

  1. un libro sulle donne che mi affascina. una lettura interessante che merita! complimenti all’autore.
    Stefania C.

  2. sicuramente da leggere e da conservare gelosamente nella parte di libreria dedicata alle donne,se posso vorrei averne una copia

  3. Non son d’accordo con Vittoria,
    e se non m’ inganna la memoria,
    le donne han sempre comandato,
    tramite gli uomini, certo, e’ assodato.
    Questo tardo femminismo,
    che fa’ rima con vittimismo,
    non giova all’ altra meta’ del cielo,
    ma su di essa pone un velo,
    per reclamare un’ uguaglianza
    che c’era gia’ nella sostanza.
    Esplicato il mio pensiero,
    controcorrente, del quale vado fiero,
    non ricuso certo i complimenti
    per lo stile e i sentimenti
    immessi dalla Mascherano –
    e cio’ non sembri strano –
    nel volume qui presente,
    pronto per la viva gente.
    Se mi sara’ data l’ occasione,
    leggero’ l’ opera con attenzione;
    e all’autrice sara’ mia premura inviare
    un commento dettagliato e singolare.

    Gaetano

  4. Credo che sia un romanzo da leggere con molta attenzione, soprattutto per ricordare e far rivivere con la descrizione di queste donne, tante altre donne che nell’ombra hanno una vita difficile, eppure trovano la forza di andare avanti.
    A volte basta un attimo per buttarsi giù, eppure noi donne, troviamo dentro di noi stesse la forza di lottare, forse lo dobbiamo a tutte le nostre antenate che hanno lottato, contro padri padroni, mariti impossibili.. soprattutto nella mia terra: la Sicilia, da molti discreditata, ma che come l’Araba Fenice rinasce dalle sue ceneri.. sempre più forte, nonostante tutto..
    Quante donne hanno dovuto nascondere il loro talento, solo perché donne.. in tempi remoti sembrava un sacrilegio che una donna studiasse e portasse avanti le sue idee.. mi viene da pensare alla scrittrice francese George Sand, il cui vero nome era Amandine-Lucie-Aurore-Dupin, e costretta a firmarsi con un nome maschile per riuscire a pubblicare le sue opere..

    sarei davvero onorata se potessi leggere questo libro, che già a primo acchito mi sembra davvero accattivante..

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