LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Tempo
Libreria di Manuale di MariIl
tempo è una realtà sfuggente ai poteri dell’uomo. Ed è stato spesso
raffigurato dagli antichi come una personificazione mitica,
nell’accezione di “realtà immateriale” la cui natura è da porre tra il
sacro e il metafisico. Procedendo ancora più addentro nella riflessione
sul tempo, lo si può considerare come un’entità astratta sulla quale e
intorno alla quale si costituisce la coscienza dell’essere: di fatto,
proprio il senso del tempo determina la consapevolezza interiore, e dà
un significato alle vicende del presente, e al passato e al futuro.
Nessun
altro titolo per questo libro di Paolo D’Amato sarebbe stato migliore
di “Tempo”, dato che si svolge in due atti: primo e secondo tempo. La
prima parte è ambientata in un passato non troppo lontano dai giorni
nostri, definito dall’autore “un periodo violento”. La seconda parte si
svolge invece in un epoca più vicina alla nostra era, che vede gli
stessi personaggi muoversi con lo stesso fervore e animosità  di prima.
Con la stessa violenza. La storia è originale, il linguaggio fluido e
scorrevole. Lo stile asciutto e moderno.
Riuscirà Tilla a curare le
ferite del corpo e dell’anima? E Graziano supererà il rimorso?
Napoleone sorride. Sì, ce la faranno. Li aiuterà il tempo.

TEMPO
di Paolo D’Amato
Cicorivolta Edizioni – Collana Temalibero
2008, pag. 91
Per ordinare il libro clicca qui
Abbiamo vissuto un’adolescenza in cui, prima di uscire di casa,
dovevamo guardarci bene intorno. E per strada dovevamo farlo altre
cento volte.
Cercavamo di stare sempre in gruppo, evitare alcune
zone, fare attenzione a non accompagnarci a chi non era della nostra
“pasta”…
Dovevamo ricordare di non mostrare mai paura in caso di
attacco, di poggiare sempre le spalle al muro, di non voltarle mai al
nemico… – Ammazzarne cento per educarne uno! -, si gridava da entrambe le parti.
Sapevamo
di essere un potenziale bersaglio, anche se in cuor nostro non
riuscivamo a comprendere quale reale pericolo potessimo costituire per
gli avversari.
Ma lo eravamo, bersagli. E loro, i nostri nemici, lo erano per noi e per quelli come noi…
I
nostri sensi restavano all’erta come quelli di una bestia che si sta
abbeverando e sa, per istinto, che in quel momento è più vulnerabile.
Allora
le sue percezioni si moltiplicano per intensità, l’istinto di
conservazione prende il sopravvento, i sensi – tutti i sensi – si
acuiscono…
Paolo D’Amato

Tempo
è un romanzo che si svolge in due atti (Primo Tempo e Secondo Tempo,
appunto). Il primo è ambientato in un passato non troppo lontano della
nostra storia. Si tratta di un periodo molto violento in cui, in
pressoché tutte le città d’Italia, alcuni giovani, con la convinzione
di proteggere il proprio ideale, alimentavano un cancro furioso che da
alterco, rissa, pestaggio, si trasformava in lotta armata. Il secondo
atto è più vicino ai nostri giorni, nei quali ritroviamo quegli stessi
personaggi, alcuni imborghesiti, altri rimasti fedeli al proprio ideale
di vita. Ma non è un periodo meno violento, anzi…

Da “Primo tempo”


Attenzione,
questa sera, alle ore ventuno, in piazza della Pace, parlerà, per il
Movimento Sociale Italiano destra nazionale, l’onorevole Giorgio
Almirante, segretario nazionale del partito. Cittadini ricordate:
questa sera, alle ore ventuno, in piazza della Pace!

E’ la
terza volta che la Prinz di Facciotta passa per la rotonda vicino ai
mercati generali, nota zona rossa, e ripete lo stesso annuncio.
Facciotta è uno dei fasci più noti in città.
Di solito non si abbassa a svolgere lavori di bassa lega.
Megafonaggio, volantinaggio, attacchinag-gio sono cose da pivelli.
Lui entra in gioco solo quando c’è da menare le mani, o peggio.
Ma
stavolta non ha potuto rifiutarsi, glielo ha chiesto Carletto, che solo
un mese fa ha convinto il padre ad assumere la sorella di Facciotta,
cieca dalla nascita, come centralinista nell’azienda tessile di
famiglia.
E poi, a dire il vero, ora che hanno deciso di fare megafonaggio nelle zone rosse, la cosa ha cominciato a divertirlo.
Facciotta, chiamato così perché ha il viso piatto e largo come se avesse sbattuto forte contro un muro, ha ventiquattro anni.
E’ stato estromesso dalla polizia.
Durante
una carica contro alcuni studenti di destra che avevano occupato una
facoltà universitaria a Roma, all’improvviso aveva cominciato a
manganellare i suoi colleghi. Questo gli era costato sei mesi di
carcere e l’espulsione.
Da allora è tornato più invasato di prima,
ha deciso di vivere a Tempo pieno al servizio della propria idea e di
trascorrere le sue giornate al bar del Padovano, sul corso principale
della città, punto di aggregazione della destra cittadina.
Ora che
ha avuto il battesimo del carcere, ha preso l’abitudine a salutare
tutti con il noto motto ‘che ci frega della galera…’.
Lo ripete a chiunque incontri, come un intercalare.
Ha
portato anche un altro ricordo da Roma e dal servizio nelle forze
dell’ordine… un ricordo calibro nove, matricola abrasa, finito nelle
sue mani chissà come durante una perquisizione.
E ora è una mina vagante in giro per la città.
Seduto
al suo fianco nella Prinz c’è Carletto, vent’anni, segretario cittadino
del MSI, in rotta con i vertici del partito, con i ‘parrucconi’ che i
giovani chiamano con disprezzo ‘il governo’.
Sono molto diversi: per cultura, stato sociale, età; ma questa diversità li ha resi ancora più legati, quasi fratelli.
Nel
sedile dietro c’è Paolo San Babila, chiamato così perché indossa sempre
la classica divisa dei sanbabilini milanesi: Ray-Ban anche (e
soprattutto) di sera, brillantina, stivali a punta, giubbotto nero di
pelle.
Paolo Petacci, San Babila, ha sedici anni, è la mascotte del partito.
D’un tratto due Ciao sbucano da due traverse distinte e si dirigono contromano verso la Prinz.
A bordo di ognuno ci sono due compagni.
Facciotta
li vede, avvisa Carletto e si prepara a sostenere la parte di chi non
si è accorto di aver invaso un territorio vietato.
Andiamocene ragazzi! – esclama un po’ spaventato e un po’ eccitato San Babila.
Il motorino dalla parte di Facciotta si ferma a un paio di metri dall’auto, quello dall’altro lato fa uno scatto in avanti.
Carletto intuisce.
Si precipita fuori dalla vettura e corre verso la parte posteriore a ripararsi, gridando ai camerati di fare altrettanto.
Facciotta non estrae la pistola.
Al corso gli hanno detto di non farlo mai per primo e la voce dell’istruttore agisce in lui come un comando interiore.
Scappa anche lui fuori dall’auto.
Paolo Petacci sta per seguire i suoi camerati quando un lampo invade l’abitacolo.
Una molotov.
Gettata attraverso il finestrino proprio addosso a lui.
Un dolore insopportabile come mille aghi che ti penetrano.
Un odore soffocante di carne bruciata, la sua.
I motorini fuggono via. Facciotta e Carletto aiutano l’amico a uscire fuori dall’abitacolo.
II loro camerata è vivo, grazie a Dio, piange ma è vivo.
Ha una mano ustionata seriamente, la pelle è venuta via.
Nel resto del corpo qualche bruciatura.
Ma la mano è andata.
I tre si voltano a guardare la Prinz avvolta dalle fiamme.
Intorno a loro centinaia di passanti che osservano la scena e si tengono a debita distanza.
Nessuno ha ancora chiamato un’ambulanza.

Paolo D’Amato è nato a Salerno nel 1965, città dove vive e lavora come bancario.
Si è laureato in giurisprudenza già da impiegato e avendo conseguito l’abilitazione alla professione potrebbe fare l’avvocato.
Un suo racconto breve e alcune poesie sono state pubblicate sulla rivista letteraria Inchiostro.

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