Tempo di sabbia nel vento di Anna Cattivelli

LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Poesie dal fascino silenzioso, queste di Anna Cattivelli, racchiuse nelle intense pagine del libro “Tempo si sabbia nel vento”.
Tutto scivola, tutto muta, tutto scorre, come il lento fluire delle acque di un fiume.
Ma l’anima resta là, con le sue certezze, il suo sentire, il suo percepire. Con la sua essenza più vera. Nel suo ramo d’amore. Con dolci parole.
Anna Cattivelli con i suoi versi riesce ad esprimere compiutamente e meravigliosamente le emozioni e i fermenti del suo territorio interiore, in una pacata sintesi espressiva in cui sfocia una sotterranea depurazione della composizione, che nasce, si stempra e trae forza attraverso il sentimento e le situazioni vissute nei giorni.

TEMPO DI SABBIA NEL VENTO di Anna Cattivelli
EDIZIONI GIUSEPPE LATERZA – Collana Poeti contemporanei del XXI secolo
2007, p. 148
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Con questa raccolta Anna Cattivelli ci offre una parte non indifferente della sua vita: poesie dal 1976 al 2000, più di vent’anni trascorsi, comunque, consegnando alla pagina bianca il vissuto, spesso molto sofferto, di un’anima sensibile e ferita, ma forte e determinata.
Nella prima parte della raccolta (dal 1976 al 1978), Anna è ancora giovane e, come tutti i giovani, è pronta a combattere per i suoi ideali, a denunciare le storture del mondo e, subito dopo, a rotolarsi “incurante / di graffi d’arbusti, sdraiata / accarezzo l’erba”: ogni amarezza, ogni rancore, ogni privazione di libertà possono essere confortati dal rapporto di serenità che ella instaura con la Natura, sia essa pioggia o neve, tramonto o alba, inverno o primavera.
Poi, Anna si racconta: racconta il tempo dell’amore (“Non un prestito / di tempo, / il nostro tempo / per raccontarti / l’amore”), racconta la magia di attimi indimenticabili, le sere d’agosto, la spuma del mare sugli scogli, il suo incanto di donna che guarda il suo uomo.
È un sogno il suo vivere, che s’infrange sul dubbio, sul tradimento al quale, anima candida quale è, non vuole credere. Vive la solitudine dell’amore “che non la veste più” con grande dolore ma con grande dignità, “spettatrice / della voglia di andare” che l’altro manifesta. Sa che l’amore non può essere imposto, sa anche che non può fuggire dalla paralisi del suo cuore: ma è consapevole di non saper più vivere “in jeans, maglietta / e poco amore”.
In questo deserto di “albe mai spuntate”, di “colori solo sognati”, di silenzi, di tristezza, di “anima vuota”, ecco il miracolo: “tre millimetri di vita”, nel suo campo preparato con cura, stanno germogliando. Un figlio. Nella siccità che lascia dietro di sé questo amore, un nuovo, immenso amore, un figlio in seno, riporta Anna ai castagni e ai cespugli sempreverdi, alla pioggia autunnale, al pesco e alla primavera. Il conforto delle cose che rimangono nel cuore, eterne, immutabili, “anche se il tempo / passa / e mutano i pensieri”, riporta Anna alla saggezza antica. Torna ad essere Madre Terra, come tutte le donne che vivono il miracolo della vita, piena di un mistero interiore che è fatto di saggezza e di amore, di speranza nella vita e nel futuro. Bastano poche parole distaccate al “giardiniere incompetente” che “hai rasato l’erba / dove doveva diventare / prato” per liquidare chi non ha saputo raccontare la vita, raccontare l’amore.
Nell’ultima parte di questa bellissima raccolta, Anna Cattivelli ci conduce per mano tra i suoi giorni fino al 2000. Giorni in cui si è persa, in cui ha chiesto a piene mani ciò a cui anelava e che era suo di diritto: l’amore di chi ama. Giorni in cui delusione, dolore e solitudine sono stati compagni usuali, giorni in cui anche la speranza veniva respinta, in cui non ricordava più quanto era stata viva. Ma lei, Anna, non avrebbe mai venduto la sua anima “per far quadrare / i conti”.
“Non si rammenda / l’amore, / l’amore si ricama / pazientemente, / maglia dopo maglia / e ognuna legata all’altra”: sono i versi di una delle ultime poesie di questa struggente raccolta, la cui lettura, che emoziona e commuove, “ricama” un solido filo di complicità con questa autrice che fa poesia vivendo.

Umanità che muore…

Umanità che muore,
capi,
governanti,
imperatori,
presidenti,
chi è l’assassino.
Ingenuità di bimbo
nelle miniere
nella polvere,
occhi smarriti
tra mani di boia,
tra quelli
con diritto
di colpire,
spose a cercar lavoro
altrove,
uomini soli
con un bicchiere
in mano,
loro discutono
…zitti tutti.

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