sabato, 28 Novembre 2020
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Prima che il tempo ne cancelli le orme di Lucrezia Maggi

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Prima che il tempo ne cancelli le orme di Lucrezia Maggi

Prima che il tempo ne cancelli le orme di Lucrezia Maggi: amore, impotenza, dolore, rabbia. Questi i sentimenti che affiorano in questo pamphlet, racconto di denuncia

(…) Una denunzia ad un sistema, ad un meccani­smo; una denunzia “forte”, potente, contro un mo­stro non inquadrabile, che a volte riesce a divora­re i suoi stessi figli come un Crono qualunque, ma senza averne la parallela autorevolezza. Una Idra che cerchiamo in tutti i modi di guardare fissa, ma che con le altre teste ci spia, ci svia, ci prende forse anche in giro. Uno scontro, dove a prevalere sono altri aspetti rispetto a quelli che dovrebbero sovrastare; un’onda che ci invade mentre ci credia­mo su di una barca sicura, tranquilla. Una barca che paghiamo. Una denuncia ad un sistema, sì; ma anche una denunzia ad uomini in carne e ossa.
Una sferzata per tenerci vigili, svegli; proprio parlando di quel timore di un non-risveglio, che chiuda gli occhi e, soprattutto, i sogni.
Santino Mirabella, Magistrato e poeta catanese

Amore, impotenza, dolore, rabbia. Questi i sentimenti che affiorano in questo pamphlet, racconto di denuncia. Un diario, quello di Lucrezia Maggi, incalzante e coinvolgente che fa rivivere gli accadimenti di quei “giorni infausti”. La denuncia, gridata, è contro un sistema sanitario, sia pubblico che privato, che perde di vista l’umanità del malato, lasciando sia lui che i familiari in balia di dubbi e domande a cui nessuno può rispondere. Un sistema sanitario che fa diventare la salute un “bene” per pochi, per chi può permettersi di pagare per scavalcare le liste d’attesa. Per tutta la durata del racconto, il lettore vivrà in prima persona tutta la vicenda facendolo sentire protagonista di tutto quello che è accaduto, come se anche lui fosse presente in quei luoghi dove tutto è successo.

Anteprima dell’opera

PROLOGO

Sabato 27 luglio 2013. Ore 1.40

Come era mio desiderio, è stata una serata dav­vero magica, sono stanca ma felice. Gliela dovevo, dopo la bastardata che gli feci ad aprile. Quando me lo chiese allora, mi rifiutai categoricamente di organizzare, a Taranto, una presentazione del suo nuovo romanzo, indispettita dal fatto che la sua casa editrice ne avesse già concordata una “prima”, con la mia concorrenza. La mia di que­sta sera, è stato dunque il nostro “calumet della pace”. Lui mi conosce da anni, sa che gli voglio bene, come sa pure che in fondo, dietro questa mia stronzaggine di facciata, c’è un cuore grande e, la “cena con l’autore” che ho organizzato questa sera a Martina Franca per lui, credo proprio sia stata di suo gradimento, mi ha perdonata direi. L’ho visto contento e pure io lo sono. Non amo le cose troppo formali, soprattutto quando si tratta di letteratura, proporla non è mai semplice ed io, caso per caso, cerco di farlo con modalità e in luo­ghi sempre diversi, per lui poi, ho voluto assolutamente “quel posto”, quella tipologia di evento, una cosa speciale. Ogni cosa è andata come avevo pianificato: il suo libro, la cena e lui, i suoi lettori e le sue parole, i suoi occhi e noi. Bellissimo. Abbia­mo finito tardissimo, è già domani. Qualche ora di sonno poi, devo comunque svegliarmi presto, ho alcune importanti commissioni da fare in cit­tà e devo assolutamente fare un salto in clinica, da mamma. Ieri sera non sono riuscita a sentirla, sono preoccupata, quei dolori e quella febbrico­la serale m’impensieriscono non poco. Non vedo l’ora che esca da lì. Mi procura un’ansia estrema saperla nella stessa clinica dove solo sei mesi fa fu diagnosticato quel disgraziato male a mio pa­dre. Non mi fido di quella gente, non mi piace quel reparto. È ricoverata da una settimana e, finora, non le hanno fatto un cazzo. “Buscopan e tachipi­rina all’occorrenza”, ma vaffanculo…

***

Domenica 28 luglio 2013

Vivere l’esordio di una tragedia in “diretta tele­fonica” è quello che è accaduto stamane. Io non lo so perché ma, oggi, il mio primo pensiero al risve­glio è stato quello di chiamare la mamma. Lei mi risponde, ha la voce strana, sofferente. Piangen­do mi dice che poco prima, subito dopo colazione, ha avvertito un dolore forte all’addome e poi, ha iniziato a vomitare. L’infermiera l’aveva appena rassicurata dicendo che, probabilmente era “una colica”, niente di grave. Ora, le stavano facendo una flebo per arrestare il vomito…

Sono a 45 Km da lei in questo momento, inizio ad agitarmi. Ho uno strano presentimento. Chia­mo mia sorella, ha il cellulare spento. Riprovo a richiamarla a casa, non risponde. Richiamo mam­ma che, con un filo di voce mi dice: “Non preoc­cuparti, sta arrivando tua sorella, tu però torni stasera, vero?”. “Si mamma, torno a Taranto oggi pomeriggio e vengo da te, ok? Quando arriva Gra­zia però fammi chiamare, eh?”.

Riaggancio e, come un’ automa, inizio a rasset­tare casa, preparo la mia roba, inizio a vestirmi…

Sembra una giornata solo più calda delle al­tre, la più calda dell’anno hanno detto ed infatti, per me e la mia famiglia, indubbiamente questa lo è stata. La telefonata di mia sorella: “Stiamo aspettando l’ambulanza, hanno chiesto il trasferi­mento urgente in ospedale. Pare sia una cosa gra­ve”, mi riporta nuovamente all’inferno. Salgo in auto, ho tanta rabbia in corpo che non riesco più a contenere, urlo contro un destino che continua, maledetto, a mettermi alla prova. Ne sono ancora dentro, sono trascorsi solo sei mesi dalla morte di mio padre. Ed ora? No, non può accadere ancora. Dio mio ti prego, non prenderti anche lei. Perché? Chiedo tregua alla vita, ma m’impongo di ricorda­re ogni cosa, di tenere bene a mente ogni singolo dettaglio di quello che ora sta accadendo. Sento che è mio dovere farlo…

Scrivo in un articolo che poi invierò a tutti i giornali: “A causa della superficialità e della negligenza del team di una nota clinica tarantina di cui, solo a tutela della mia persona e della mia famiglia, qui, in questo mio scritto, non farò mai il nome (ben consapevole di quanto ‘spalle larghe’ hanno tali strutture), mia madre oggi ha rischiato di morire. La sanità gioca con le nostre vite e, se non ‘sganci il soldo’, i tempi di attesa inevitabil­mente si allungano. Se non scegli il ‘canale pre­ferenziale’, se prima non passi dallo studio del rinomato primario, in ‘quella clinica’ (come in altre, è inteso, è risaputo) sei out. Ricoverata per accertamenti per un persistente dolore al basso ventre, povera donna, l’hanno lasciata lì, per una settimana, senza muovere un dito, senza capirci un cazzo, pillolina di buscopan all’occorrenza, in attesa della colonscopia programmata per il 30 luglio. In mattinata, le condizioni di mia madre improvvisamente peggiorano con conati di vomi­to e dolori all’addome sempre più forti. ‘Solo una colica, tranquilla’, sentenziano le infermiere. Ma, la situazione, continua a peggiorare. Fortuna ha voluto che un medico di guardia, quello di turno questa mattina in reparto, prendesse sotto la sua responsabilità l’iniziativa di adoperarsi per cerca­re di capire “il perché” di quel dolore che non si ar­restava. Le fa fare una TAC, comprende dunque al volo la situazione. Tragica, sospetto addome acuto. Si organizza rapidamente per un trasferi­mento d’urgenza in struttura ospedaliera, trova disponibilità solo in uno della provincia, dove l’ac­compagna lui stesso con un’ambulanza della Mi­sericordia di Taranto, l’unica reperibile a quell’o­ra in zona. L’affida premurosamente al personale sanitario del reparto chirurgia di quell’ospedale dove si attivano subito per un intervento chirurgi­co d’urgenza. Delicatissimo e rischiosissimo dura­to oltre sette ore. Per salvarle la vita. Il chirurgo ci informa che è stata riscontrata una perforazione multipla del colon e rimossa, tra gli altri materiali che verranno poi analizzati, una sospetta massa, si presume, tumorale. Ci mettono al corrente che mia madre è giunta in sala operatoria in serio pe­ricolo di vita. Senza che nessuno lì, nella ‘rinoma­ta clinica’ si fosse reso conto prima di quanto le stava accadendo. Al momento, la prognosi è riser­vata…”.

Molte testate lo pubblicano, la notizia gira. Sul­la carta stampata e sul web. Sono consapevole di possedere un’arma più potente di mille denunce… La sto usando. Ora…

Prima che il tempo ne cancelli le orme.
«Diario infausto, venti giorni al suo fianco»
di Lucrezia Maggi
Copertina flessibile: 84 pagine
Editore: Print Me; 2 edizione (dicembre 2016)

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15 Commenti

  1. Quale meglio sistema per far capire il nostro sistema sanitario? Brava l’autrice ci voleva proprio una buona lettura su un tema così scottante.

  2. Un libro pieno di patos che purtroppo rispecchia la mala sanità. I racconti coinvolgono il lettore che non può fare altro che immedesimarsi ed essere empatico con la vittima di queste ingiustizie. Il senso di giustizia può solo che gridare ai quattro venti che le cose devono cambiare perché la vita è una ruota: oggi a te e domani a me. Ognuno di noi può soffrire direttamente o indirettamente della mala sanità e occorre fare qualcosa. Davvero un bel libro

  3. Un tema importante a mio parere, essendo di quelle zone capisco e conosco molto bene quel sistema descritto nel libro. Mi piacerebbe leggerlo proprio perché vorrei riuscire ad avverare il mio sogno entrare in medicina e fare in modo che queste tragedie non succedano più! L’autrice ha avuto la forza ma soprattutto molto coraggio a denunciare questo episodio, molte persone non riescono per via del dolore causatoli.

  4. Un tema importante e attuale, ma soprattutto molto tragico!Questo libro tocca delle tematiche che mi stanno molto a cuore e proprio per questo mi piacerebbe leggerlo!

  5. La rabbia che mi ritorna nel cuore, sapendo di aver perso, mio nonno, che era un amico un padre, un fratello e il principe azzurro mi é risalita di nuovo in gola rileggendo questo prologo pensando alla non curanza, alla disattenzione dei medici infermieri che me lo hanno portato via.

  6. mi piacerebbe molto leggere questo libro, leggendo le poche righe su mi ha incuriosito molto, del resto il tema è sempre attuale in Italia ( purtoppo). Ho vissuto anche io un’esperienza simile e mi piacerebbe poter leggere anche l’esperienza che spiega l’autrice nel libro.

  7. L’ autrice descrive con dovizia di particolari la sua tragedia familiare,che è anche quella di tante famiglie italiane.Ciascuno di noi può immedesimarsi nel racconto ,perché ha subito o potrebbe subire ,almeno una volta nella sua vita, un torto simile . Un libro denuncia che merita di essere letto e che affronta tematiche purtroppo sempre attuali.

  8. Una vicenda drammatica resa ancora più drammatica dall’impotenza che ci assale quando, soli davanti ad un sistema inattaccabile, ci troviamo catapultati in quella realtà. Solo denunciando possiamo sperare che il sistemi crolli, sono d’accordo. E all’autrice va tutta la mia stima.

  9. Il tema è attualissimo e molto vicino a me. Mi piacerebbe leggerlo e immergermi in quella che si dice “realtà siciliana”

  10. Libro straordinario dal come lo descruve l autrice nella trama. L’ incipit è quello di un libro che guarda avanti ma non dimentica il passato. Sono curioso di continuare a leggere questo bellissimo libro. Mi piacerebbe consigliarlo a molte persone di mia conoscenza.

  11. Un tema purtroppo attuale e che mi tocca personalmente. Mi è già venuta la pelle d’oca già leggendo il prologo. Uno stile incalzante e diretto che rende l’idea della denuncia direttadi un sistema che non va. Il lettore riesce ad immedisimarsi in prima persona nei fatti che vengono raccontati. È come se all’improvviso venisse catapultato dentro a viverli in prima persona. Mi piacerebbe molto leggerlo tutto.

  12. Una copertina con una foto molto significativa e commuovente che lascia veramente senza parole, come anche il titolo di questo diario! Il tema trattato attraverso questa storia, molto incalzante e che prende il lettore (da quel poco di estratto che ho potuto leggere), è un tema di attualità e che purtroppo non scomparirà mai ma dovremmo trovare la forza di denunciare la negligenza del nostro sistema sanitario! E credo che anche scrivere un libro simile sia un modo per denunciare! Complimenti!! Mi piacerebbe molto leggerlo.

  13. Un tema quanto mai attuale e tragico allo stesso tempo. Questo libro è una denuncia al lassismo e alla negligenza che molto stesso e troppo spesso coinvolge il nostro sistema sanitario. Un libro denuncia che vuole essere un monito a che tragedie del genere non si ripetano mai più.
    Mi piacerebbe leggerlo.

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