Ti racconto di lei di Alessio Follieri

Il racconto della vita di Stella è straordinario e sorprendente. Ma chi è questa creatura dalla grande forza di volontà e dal desiderio di donare agli altri la guarigione del corpo e dell’anima? Qual è il mistero che l’avvolge e la rende unica e indimenticabile con il suo sguardo penetrante, quasi a scavare nel profondo dell’anima delle persone che incontra? Alessio Follieri dimostra tutta la sua abilità di narratore nel tratteggiare la figura di Stella e degli altri personaggi che danno spessore al romanzo, a partire da Fabio, giornalista dalla travagliata vicenda personale, che da tempo ormai non vede più suo fratello. Ed è Fabio stesso a narrare in prima persona fatti e vicende, spinto dal suo spirito di ricerca verso l’inconoscibile e il mistero che avvolge l’anima degli esseri umani e gli enigmi della vita. Di grande effetto è l’incipit del romanzo che cattura subito l’attenzione del lettore: “Suonarono alla porta alle quattro del mattino. Tu non c’eri. Andai ad aprire. Cinque poliziotti in divisa. Il mondo mi piombò addosso con tutto il suo peso.” E subito nasce il desiderio di sapere, di conoscere la storia, di entrare “in medias res”.
Stella nasce in una paese sul mare non lontano da Roma negli anni sessanta. A quei tempi c’erano poche case di pescatori e agricoltori e la vita era dura. Intenerisce il cuore la visione di quella piccola bambina che giocava con la sorellina in un campo dove le giovani braccianti raccoglievano pomodori sotto il sole cocente. I sorprendenti fenomeni che accadono alla bambina sono il presagio di un “grande potere” che l’accompagnerà per tutta la vita e grazie al quale potrà aiutare le persone in difficoltà e soprattutto a far superare loro il dolore. “Ti racconto di lei” è un romanzo particolarissimo, scritto in maniera esemplare e con abilità narrativa, dove i sentimenti e lo scavo psicologico dei personaggi hanno ruoli determinanti, mentre il mistero aleggia tra le pagine, inducendo il lettore alla riflessione. Ne emerge la figura di una donna dai poteri di guarigione straordinari. Un romanzo di cui consiglio fortemente la lettura a tutti. Nicla Morletti

Anteprima del libro

Suonarono alla porta alle 4 del mattino. Tu non c’eri, non sapevamo mai dove dormivi, dove passavi la notte in quell’ultimo periodo. Mamma agitata mi venne a svegliare. «Hanno suonato! Hanno suonato! A quest’ora, chi sarà? Chi può essere?».
Mi svegliai di soprassalto, aprii la porta: quattro poliziotti in divisa ed uno, vestito in modo sportivo da non sembrare uno di loro, ci mostrò il tesserino.
«Signora polizia!» si limitò a dire a mamma, mentre dietro di lui un poliziotto si faceva avanti con il mandato.
«Dobbiamo perquisire l’appartamento». Non ci capii più niente.
«Guardate bene ovunque» si raccomandò quello che sembrava essere il capo.
«Che succede? Perché?» disse la mamma piangendo.
«Signora stia tranquilla» rispose. Ci accompagnò in cucina e ci fece sedere.
Fino ad allora avevo visto accadere quelle cose soltanto nei film. Pensai ad un brutto sogno, avevo ancora la testa appannata dal sonno, poi pensai a te, a cosa potevi aver combinato, un’altra delle tue.
La polizia rovistò ovunque ma si concentrò subito sulla nostra cameretta: frugò sotto il letto, nei cassetti, nell’armadio. La stanza si riempì di colpo delle cose della nostra esistenza.
I poliziotti cercarono meticolosamente, fino al momento in cui uno di loro diede un colpo secco sul fondo di un cassetto… e…
«Ispettore qui!» disse con tono di soddisfazione. Aprì il doppio fondo e trovò quello che sembrava un piccolo panetto avvolto nella stagnola. Mamma non capì niente, non immaginò neanche cosa fosse quella roba, ma uno di loro glielo fece capire.
L’ispettore si voltò verso di me. «E questa? E roba tua?». Io restai in silenzio come un idiota. Non seppi dire nulla. In un attimo il mondo mi piombò addosso con tutto il suo peso, di rabbia, paura e disperazione. Una doccia fredda scese dalla punta della mia testa fino ai piedi. Gelarono anche le mie viscere. Il poliziotto mi guardò fisso, con un lampo di soddisfazione negli occhi.
«Devi venire con noi».
«No, lui non ha fatto niente» disse mamma impaurita. Mi voltai verso di lei: «Stai tranquilla, si sistemerà tutto»
Lei mi abbracciò.
Mi lasciarono appena il tempo per vestirmi, mi risparmiarono le manette, ma due poliziotti uno alla mia destra, l’altro alla mia sinistra, mi scortarono per le scale.
Mi voltai un’ultima volta a vedere mamma sulla soglia della porta, le lacrime le inondavano gli occhi. Scesi a testa alta, mentre gli inquilini, svegliati dal trambusto, si riversarono nei pianerottoli cercando sul mio viso una traccia di colpevolezza.
In quel momento, mentre tutto mi stava crollando così velocemente sulle spalle, la cosa che più mi dispiacque fu lasciare mamma, lì a casa da sola, nella sua disperazione. Quanto avrei voluto che papà fosse ancora vivo!
Dentro la volante, che partì a sirene spiegate e a tutta velocità verso il commissariato, un mucchio di pensieri mi assalì. Quando avevi nascosto quella roba? Perché non me ne ero mai accorto? Che dovevo fare?
Ripensai a quando giocavamo insieme e a quella volta che entrammo nella casa abbandonata in fondo alla via. Sapevamo che mamma e papà avrebbero dato di matto se ci avessero scoperti, ma era proprio quando ci proibivano di fare una cosa che noi sentivamo di doverla fare a tutti i costi. Ti coprii quel giorno, e papà me ne diede di santa ragione: eri mio fratello più piccolo e mi veniva naturale farlo, avevo soltanto due anni più di te ma ti dovevo proteggere, ero sempre e comunque tuo fratello più grande.
Poi ti sei perso negli orrori della vita, mentre io studiavo per raggiungere una laurea tra mille difficoltà, tu eri un drogato abbandonato ovunque, ubriaco o a tirare calci, chissà dove e chissà a chi…
Mentre la volante sfrecciava per le vie del centro, pensai alle mille domande della polizia e a cosa avrei dovuto rispondere. In ore di interrogatorio restai invece muto, non dissi nulla, neanche quando mi toccarono le botte. Era come se una mano mi avesse afferrato il cuore da dentro e qualcosa nella mia anima si fosse fatto largo proibendomi di dirgli di te, di fare il tuo nome. Non so se sia stato un bene…
Provai tanta rabbia per te Paolo, andai in galera per te, mi mancava solo un anno alla laurea, ce l’avevo quasi fatta, ma ho dovuto dare tre anni della mia vita. Da quel giorno, lo ammetto, tanto rancore ha accompagnato il tuo ricordo.

Venticinque anni dopo.

Una telefonata, come una macchina del tempo, mi riporta a tanti anni prima, a tutto quello che era successo fra di noi.
Eravamo a pranzo, il telefono squillò. Tua moglie Laura, tra le lacrime, comunicò la brutta notizia a mia moglie Celeste. Un ictus ti aveva fatto balbettare la stessa parola per qualche secondo, prima di cadere a terra esanime in un ufficio postale nei centro di Milano.
Reagii a quella maledetta notizia in modo strano, tante emozioni diverse mi assalirono, un misto di disperazione e vecchio rancore. Dopo venticinque anni che non ci vedevamo, non sapevo neanche chi fossi, non sapevo cos’eri diventato. Soltanto Mauro, un nostro amico d’infanzia, ogni tanto, ritornando a Roma, mi portava notizie di te. Celeste e Laura si sentivano al telefono di rado; in passato, lo ammetto, avevo dato anche un’occhiata a Facebook e ad Internet per sapere di te qualcosa di più, ma non volevo ammetterlo neanche a me stesso. Dalle foto che avevo visto on-line, ti eri ripulito, non avevi più i capelli lunghi e la barba incolta di un tempo.
Ho sperato per anni in una tua telefonata, dovevi chiedermi scusa, non l’hai mai fatto. Io avevo troppa rabbia dentro per cercarti, per venire da te.
Ti sei fatto una famiglia, hai messo la testa a posto, sei diventato un bravo fotografo. Ho visto lavori anche per riviste importanti, ma non mi hai mai chiamato, mai una volta. Celeste e Laura hanno provato più volte a farci incontrare, ma io non ho mai voluto. Spesso mi sorprendevo a fissare il telefono che non suonava, la casella e-mail senza un tuo messaggio, eri mio fratello… maledizione! Io aspettavo, anzi pretendevo una tua iniziativa.
Sono rimasto un mese appeso ad un filo. Celeste e Laura si sono sentite spesso in quest’ultimo periodo. Hai subito un intervento, ma ormai sopravvivi in uno stato vegetativo e Laura ti ha portato a casa dove sei costantemente seguito.

La situazione è grave. Sarei dovuto venire subito da te. Mia moglie ha insistito giorno dopo giorno, ma qualcosa di sconosciuto ed indescrivibile mi ha bloccato, forse la paura, quel passato che si riaffacciava, quel qualcosa di sospeso tra me e te che ora sembra dover giungere ad un finale. Ho avuto paura… lo ammetto.
Questa notte non ho dormito e la mente ha viaggiato nei nostri vecchi ricordi: le gare con le biciclette, le prove di coraggio, i primi amori, le partite di pallone con Mauro e tutti gli altri quando nessuno di noi voleva mai giocare in porta… “Tutti all’attacco!” tipo Armata Brancaleone.
Tutti quei ricordi hanno fatto irruzione nella porta della mia coscienza, mi hanno detto insistentemente che devo affrontare la mia paura, che sei l’unica persona rimasta della mia famiglia.
Te li ricordi quei pranzi quand’era estate e non si andava a scuola e mamma apparecchiava la tavola fuori, sul balcone, perché faceva caldo… ricordi? Quanti anni sono trascorsi… ed ora di quel vecchio film in bianco e nero cancellato via dal tempo, ci sei solo tu, lì tra la vita e la morte.

In questi giorni più volte Celeste mi ha detto: «Devi dirgli di lei, lui deve sapere», e dentro di me un qualcosa di importante che dovevo dirti si è mosso tra le pieghe del passato.
Questa mattina mi sono alzato dopo una notte insonne e ho detto a Celeste: «Io vado». Lei si è commossa perché pazientemente o in modo irruento ha fatto di tutto per farmi venire da te. Io pur esitando per paura e disperazione, ho sempre sentito di volerti incontrare perché ho tante cose da raccontarti. Una, molto importante, forse può salvarti la vita.
Non posso stare qui con le mani in mano, devo parlarti ed il tempo sta sfuggendo via, spero tanto che potrai ascoltarmi come mai hai voluto fare in vita tua.
Sono corso alla stazione Termini, ho comprato un biglietto per Milano Centrale. Celeste mi raggiungerà domani, deve portare a scuola Matteo, il più piccolo, e sistemarlo dai miei suoceri. Credo mi abbia voluto lasciare questo momento per incontrarti, è una donna saggia, paziente, devo a lei la mia nuova vita, spero che tu potrai conoscerla presto.
La stazione è il solito tran tran di gente che va e viene, chi si abbraccia, chi litiga, chi corre. Guardo l’ora: le 9. Il primo treno per Milano è tra un quarto d’ora.
«Signore…» mi dice un barbone seduto alla base di una colonna della banchina. Frugo nelle tasche, trovo un euro, lo metto nel suo vecchio cappello rovesciato sul pavimento, lui mi accenna un sorriso.
Mi faccio due conti sull’orario, arriverò alle 12 e 40, tra quasi quattro ore. Per un attimo l’ansia prende il sopravvento, quattro ore sono tante. Avrei dovuto prendere l’aereo, non so perché sono piombato alla stazione. Dopo aver atteso tutti questi giorni appeso a mille perché, ora quattro ore mi sembrano un’eternità ed ho paura di non fare in tempo. Ho quei sentore che succeda qualcosa, ma caccio via questi pensieri, è solo un’ansia idiota. Salgo sul treno prendo il mio posto vicino al finestrino e aspetto che parta.
Per un attimo non so se è il mio treno che sta partendo o se è quello accanto: fisso fuori dal finestrino e mi accorgo che è un’illusione. Il treno vicino scorre via aprendomi il sipario sulla stazione ancora ferma, è tutto relativo. Guardo l’ora, sono nervoso, poi finalmente la stazione sfila via lentamente, lasciando il posto ai palazzi di via Prenestina. Il treno in movimento mi fa tirare un sospiro di sollievo, sono in viaggio. Seduta davanti a me c’è una signora con due figli piccoli che saltano e giocano euforici.
«Fate i bravi, mettetevi seduti!» si raccomanda lei, mentre il più piccolo piange perché il più grande non vuole dargli la ruspa per giocare.
«Fai giocare anche lui» dice pazientemente la madre. Il più grande fa uno sbuffo e accetta lo scambio della ruspa con una macchinina della polizia.

***
Ti racconto di lei
di Alessio Follieri
Lampi di stampa, 2013 – pag. 195

Alessio Follieri

E’ nato il 26/07/1977. Inizia a scrivere articoli scientifici e filosofici per alcune riviste di settore nel 1999. Dal 2000 al 2006 è impegnato come con­ferenziere in varie città Italiane esponen­do le sue ricerche sull’origine della vita, l’evoluzione e i misteri dell’Universo pro­ponendo nuove teorie metafisiche. Nel 2004 pubblica il suo primo saggio: “La Nuova Razionalità, tra scienza filosofia e teologia”. Nel 2008 ha pubblicato il secondo saggio: “Il doppio senso della vita” edito da Giraldi Editore Bologna. “Ti racconto di lei” è il suo primo roman­zo, edito da Lampi di stampa.

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13 Commenti

  1. Fantastica la copertina e superfantastica la storia. Spero di poter leggere il libro al più presto (sicuramente lo divorerò) e fare una bella recensione. Sono sicura che non rimarrò delusa

  2. Quegli occhi, quello sguardo… cattura la mente, imprigiona il cuore… direi che l’immagine scelta rappresenta piu’ che degnamente l’attrazione che questo libro genera nel lettore… credo sia proprio da non perdere e spero di avere l’opportunita’ di leggerlo al piu’ presto!!

  3. L’amore fraterno è un sentimento pieno di contraddizioni, amore estremo e rancore, protezione e supplizio. Questo romanzo dipinge il legame complesso che c’è tra fratelli, fatto di affetti ed esperienze comuni.

  4. Salve,
    Inizio col fare un’osservazione;
    La scelta dell’immagine principale mi sembra una mossa astuta, perchè attira l’attenzione del lettore;
    Infatti non appena ho aperto la pagina è stata l’unica cosa che ha suscitato in me il desiderio di conoscere a tutti i costi la storia di quella bambina dal volto vissuto e dagli occhi che sembrano trafiggerti il cuore.
    È vero che non bisogna giudicare il libro dalla copertina, ma penso che questo sia uno dei pochi che non abbia una discordanza tra la copertina e la storia.
    Riallacciandomi al discorso della storia, penso che la trama tratti un’argomento molto importante;
    Anch’essa ti lascia con l’amaro in bocca perchè avresti voluto che il racconto del continusse ancora un po. . .
    Fremo dal desiderio di continuare a leggere il libro, sarei capace di leggerlo tutto d’un fiato.

  5. La storia di Stella e’ una storia straordinaria e misteriosa, la storia di una vita che esprime un profondo senso di amore verso l’altro. Stella possiede un dono straordinario, quello della possibilità’ di guarire, allievare le sofferenze dell’animo umano, rendere salva la vita. La storia di Stella e’ quella di tante vite che si intrecciano in questo percorso di guarigione che esprime la possibilità’ di un mondo migliore fondato sull’amore, un mondo in cui ciascuno di noi può’ tendere la mano all’altro che soffre. Stella e’ li’ pronta ad offrirci questa possibilità’ nella sua differente e profonda umanità’ ci entra nel cuore e ci offre il suo dono e la sua consapevolezza. Ho letto questo libro scritto abilmente da Alessio Follieri tutto d’un fiato, una storia piena di vita e di emozione… Leggetelo! La storia di Stella vi conquisterà’ 🙂

  6. Le prime righe hanno catturato subito la mia attenzione… un’escalation di sensazioni ed emozioni, misti ad un senso improvviso di curiosità… E mentre proseguo nella lettura, ho come la sensazione che quella bambina, dotata di straordinari poteri, mi stia osservando, forse incuriosita quanto me, e mi stia “aspettando”. E’ uno “scavarsi nell’anima, questo libro, attraverso quel linguaggio tutto suo, proprio come quello che possiede la musica, riesce ad incontrare il tuo vero “io”, quello che magari non conosci neppure tu. Inizia con uno sguardo questo racconto, quello della bambina che in copertina, sembra scrutare proprio te e finisce con un altro sguardo, quello che la tua anima ha catturato, quello che forse, pagina dopo pagina, ti ha permesso di “guarire”, come i tanti protagonisti del racconto. Una guarigione quasi “metafisica”, del cuore, una di quelle che durerà per sempre. Un grazie all’autore e complimenti. Simona

  7. Sono rimasta stregata dagli occhi della bambina in copertina! Che sguardo! E quanta dolcezza sul suo volto…
    Nessun’altra copertina mi ha catturato quanto questa!
    Spero di avere l’occasione di leggere il racconto della vita di Stella, ormai sono troppo curiosa…
    Cordiali saluti.
    Barbara

  8. Mi chiedevo chi fosse la bimba in copertina….! Troppo bella!
    Il libro non l’ ho ancora letto ma lo farei anche solo per quel viso

  9. Ho letto con vero piacere una piccola parte di questo libro perchè deve nascodere un vero mistero.
    Quella frase che dice Celeste al marito ” Devi dirle di lei, lui deve sapere” penso che sia l’enigma di tutto il romanzo.
    Io sono un’appassionata dei misteri specialmente quelli che toccano l’anima.
    Mi piacerebbe molto leggere questo romanzo, bello il titolo e la coperina del libro.
    Complimenti Sig. Follieri

    Cordialmente La saluto

    Maria Luisa Seghi

    • “Ti coprii quel giorno, e papà me ne diede di santa ragione: eri mio fratello più piccolo e mi veniva naturale farlo, avevo soltanto due anni più di te ma ti dovevo proteggere, ero sempre e comunque tuo fratello più grande.”

      “«Fate i bravi, mettetevi seduti!» si raccomanda lei, mentre il più piccolo piange perché il più grande non vuole dargli la ruspa per giocare.
      «Fai giocare anche lui» dice pazientemente la madre. Il più grande fa uno sbuffo e accetta lo scambio della ruspa con una macchinina della polizia.”

      Il bambino più grande accetta lo scambio!

      Sono stata anche io una sorella maggiore e tante volte, pur essendo anche io piccola, “dovevo togliere l’ occasione” e accondiscendere ai capricci dei miei fratellini o proteggerli da chi voleva fare loro del male!
      Anche qui un fratello maggiore si prende le colpe del piccolo, chiude in una parentesi buia tre anni della sua vita che stava prendendo il volo verso la realizzazione del suo sogno e dei suoi sacrifici e aspetta invano un cenno da chi “doveva chiedergli scusa”, vuole dimenticarlo ma lo cerca con tutti i mezzi moderni che ha a disposizione e adesso corre da lui per svelargli il suo grande segreto e forse per salvarlo!

      L’ amore fraterno, represso negli anni con rancore, esplode in una corsa contro il tempo che avvince il lettore coinvolgendolo in una storia dai risvolti misteriosi ed imprevedibili!

      In bocca al lupo!!!

  10. Se il buon romanzo si vede dall’ avvio,
    questo dev’ essere dono del buon Dio ;
    ” Ti racconto di lei ” e’ pura emozione
    e il cuor si mette in azione
    per incamerar quanto Folieri
    vuol raccontarci di oggi e di ieri.
    Un fratello finisce in galera
    al posto dell’ altro che colpevole era.
    E dopo lustri lo cerca ch’e’ inanimato
    per concluder un discorso avviato.
    Vorrei legger per intiero
    e sperimentar dal vero
    quanto le parole sono l’ amore
    di due mani guidate dal cuore.

    Gaetano

  11. Mi ha lasciato senza fiato e con i brividi addosso, leggere questa anteprima…
    La trovo scritta in un modo veramente che tocca il cuore, scava nell’animo umano e svela i sentimenti di un fratello verso l’altro più giovane.
    L’autore descrive con molta maestria i sentimenti veri dell’animo umano che toccano chiunque al cuore! Complimenti davvero!

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