Twiggy di Giuseppe Bertolini

Un libro di suspense, pagine dense di atmosfera ed emozioni si susseguono in un caleidoscopio di sensazioni e attese in questo Giallo affascinante dall’enigmatico e ben scelto titolo “Twiggy”. Ottimo e molto convincente l’incipit: “La neve iniziava a rallentare la sua discesa. Quasi tempestosa durante la giornata, si era fatta costante e regolare nel corso della sera, per poi affievolire la sua caduta durante la notte.”
Giuseppe Bertolini ci conduce durante la lettura sui Colli Euganei che sovrastano Padova, la natura tace, l’atmosfera è magica nel silenzio dell’ora tarda della notte. Franco sta rientrando alla sua abitazione, una villetta adagiata tra la neve alle pendici degli Euganei. Il nostro protagonista ha lasciato nella pianura gli ultimi echi della festa: l’anno vecchio se n’è andato con le sue delusioni e amarezze lasciando posto all’anno nuovo sorridente e carico di speranze. Ma qualcosa accade, qualcosa di imprevisto e imprevedibile accade. Per una serie di circostanze Franco si ritrova prigioniero in casa sua in compagnia di un uomo assassinato. Come può avvenire tutto questo? Quale spiegazione logica dare? Le domande si fanno pressanti nella mente del lettore che sempre più incuriosito ne vuole sapere di più, desidera scoprire, indagare, cercare. Tutto è contro il nostro protagonista e tutti i personaggi  del romanzo sono contro di lui, gli indizi, il desiderio di carriera di una giovane magistrato, le circostanze e soprattutto l’opinione pubblica che lo condanna apertamente. Un Giallo che si legge tutto d’un fiato per il ritmo a tratti serrato, a tratti pacato, a tratti inquietante. L’abilità di Giuseppe Bertolini nel narrare vicende e fatti è esemplare, come esemplare è la descrizione dei paesaggi e la psicologia dei personaggi che sapientemente descrive. Ottimo Giallo.
Nicla Morletti

Anteprima del libro

Dal Capitolo I

La neve iniziava a rallentare la sua discesa.
Quasi tempestosa durante la giornata, si era fatta costante e regolare nel corso della sera, per poi affievolire la sua caduta durante la notte.
I fari della sua automobile illuminavano il manto bianco che sui Colli Euganei che sovrastano Padova si presentava ancora quasi intonso.
Il controluce dei radi fanali stradali rappresentava una moltitudine di immagini desuete e quasi irreali per la zona.
La Natura taceva: il silenzio era solo lievemente disturbato dal sottofondo del rombo al piccolo trotto dei cavalli della Kia Sorento. Atmosfera ovattata resa ancora più magica dall’ora tarda della notte inoltrata.
La prossima sarebbe stata la prima alba del nuovo anno e Franco faceva rientro alla sua abitazione, quella villetta adagiata sulle pendici degli Euganei lungo la strada che, dalla pianura, porta all’abitato di Teolo. All’inizio del tratto in salita accese gli abbaglianti: i lampioni cessavano al termine del tratto in pianura. L’andatura si fece più lenta e Franco raccolse tutte le sue forze per prestare attenzione alla via che doveva percorrere.
Sapeva che doveva andare lentamente: la neve e i postumi di una notte di festeggiamenti lo consigliavano.
Aveva lasciato alla pianura gli ultimi echi della festa: l’avvenuta cacciata dell’anno da poco terminato e l’accoglienza festosa all’anno entrante, la sepoltura delle delusioni e delle negatività di un anno trascorso sostituite ora dai propositi e dalle speranze che il nuovo anno portava con sé.
Quello trascorso era stato un periodo che aveva determinato profondi mutamenti nella sua esistenza e che aveva altrettanto decisamente provocato mutamenti nel suo carattere.
La separazione dalla famiglia, una moglie e due figli ormai grandicelli, non lo aveva, di fatto, abbattuto.
Pareva, anzi, averlo rinnovato. Pareva avere infuso in lui una nuova spinta di vita; o, forse, la spinta per una nuova vita.
Da cominciare a cinquant’anni da poco compiuti.
Aveva lasciato ai suoi ex-cari la casa del centro città; trasferendosi con tutte le sue cose, e i pochi ricordi ancora da cancellare, nella casetta sui colli che un tempo fungeva unicamente da ricovero estivo contro l’afa della città.
Una piccola casa tra tante tra loro distanti e separate da una natura che ora aveva il solo colore del bianco.
Di fatto, in questo periodo dell’anno era l’unico essere umano nel raggio di alcuni chilometri.
La strada ripiegava in un primo tornante a sinistra; la vettura slittò lievemente andando a lambire la rete di recinzione che delimitava il confine inferiore della sua proprietà: poche decine di metri in linea d’aria, quasi un chilometro lungo la strada asfaltata.
Dopo cinquecento metri, il nastro d’asfalto imbiancato tornava sui propri passi piegando in uno stretto tornante verso destra: la via per il ritorno a casa era, ora, una linea retta.
Sulla piazzola antistante una casa sostava una vettura.
“Ragazzi in cerca di intimità” pensò subito Franco. E la sua mente, sia pur brevemente, tornò alla memoria di analoghe situazioni vissute in gioventù: quando in macchina e riparato dall’eskimo cercava di far breccia tra i bottoni del montone di lei.
‘‘Bei tempi.” Tempi passati.
La neve era prevista da tempo: lo avevano detto. La neve era attesa da molti, temuta dai più.
Pareva che solo le autorità comunali non avessero dato il dovuto credito a queste previsioni. E in strade di scarso afflusso veicolare, il procedere risultava assai rallentato e difficoltoso.
“Sono stato uno stupido” pensò.
Non aveva regolato il timer della caldaia a gas. Alle tre della notte la casa sarebbe stata abbastanza fredda.
Era solito far funzionare il riscaldamento dalle cinque del pomeriggio alle undici della sera; per poi riavviarlo dalle quattro della mattina alle sette. Durante il resto della giornata non era in casa.
Il suo lavoro di rappresentante farmaceutico lo portava a compiere numerosi e quotidiani viaggi, anche se limitati come raggio alle sole province vicine.
Questa volta non aveva considerato il cambio di orario del suo rientro. Aveva trascorso la sera e la notte fino a quell’ora in compagnia degli amici di un tempo. O almeno con quella parte di essi con la quale condivideva il suo status di separato.
Alcuni di loro avevano già provveduto a scegliersi una nuova compagna.
“Poveri illusi” era il suo pensiero.
A una certa età e con un portafogli di tutto rispetto è più facile essere preda che cacciatore.
Avevano scelto tra coloro che lo avevano scelto. Era la sua opinione.
E lui non ne aveva intenzione.
O almeno così pensava, ora che la famiglia era ancora esperienza recente.
Di certo le occasioni non gli mancavano.
C’erano le colleghe; e le amiche di un tempo tornate attuali. Spesso anche loro rese di nuovo al libero stato o, spesso, di fatto ancora impegnate ma desiderose di rinfrescare il ricordo di avventure passate in gioventù.
Franco giunse così lentamente, come lenti apparivano i suoi pensieri, dinnanzi all’ingresso carrabile della sua villetta. Fermò la vettura sul ponticello d’accesso.
Il telecomando per l’apertura era fissato accanto al volante.
Aveva dovuto prendere questo provvedimento in quanto, spesso, accadeva che nel momento del bisogno il magico strumento tendesse a svanire nel nulla. Spesso inghiottito a livello della giunzione tra la seduta di destra e il relativo schienale.
Lentamente, le due ante in ferro battuto, opera quasi artistica di un artigiano locale, iniziarono a schiudersi. Dapprima, e con più decisione, si allontanava l’anta di destra: per essere poi seguita, dopo pochi secondi, dal movimento dell’anta sinistra.
«Che cazzo succede?»
Fu la frase pronunciata ad alta voce che venne a interrompere il silenzioso scorrere del suo pensiero.
Non aveva compiuto che un breve tragitto, che Tanta di destra fermò la sua corsa. Il motore del cancello elettrico continuava a ronzare; e lo fece per alcuni secondi ancora.
Per poi zittirsi a rispettare il silenzio della natura in una notte innevata. La parte sinistra della cancellata, per contro, non fece accenno ad alcun movimento, non essendo ancora sufficiente il tragitto percorso per consentirne il richiamo.
E il cancello rimase così: immobile. Lasciando lo spazio per l’agevole ingresso di una persona, ma impedendo l’accesso di una vettura.
Scese dalla Sorento e oltrepassò il cancello. Doveva fare in fretta. Il telecomando accendeva i lampioni del viale d’accesso, una settantina di metri all’incirca, e disattivava l’impianto d’allarme. Ma solo per pochi minuti. Dopo era necessaria una conferma con la chiave elettronica da inserire al fianco del portoncino d’accesso all’abitazione.
“Che diamine! Ne è venuta di neve!” pensò osservando la massa di neve impaccata che limitava la corsa dell’anta di destra, di fatto impedendo la completa apertura della cancellata.
In preda a un’improvvisa eccitazione, in gran parte dettata dall’euforia che qualche bicchiere di troppo è in grado di conferire a una persona prima di conciliarne il sonno, si ricordò dei badili che teneva nel sottoportico per i lavori di giardinaggio estivo.
Ma prima era necessario disinserire l’allarme.

***
Twiggy
di Giuseppe Bertolini
2014, 150 p., brossura
0111 Edizioni
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Giuseppe Bertolini

Giuseppe Bertolini è nato a Venezia nel 1957 e da sempre risiede a Padova. Sposato con tre figli, medico specialista, è dirigente medico presso la USL 18 di Rovigo e titolare di studio privato. Si diletta da sempre nella scrittura, ma solo dal 2010 ha iniziato a dare alle stampe le sue opere: “Emuli”, 2013; “Lo specchio”, 2010. Vincitore del premio della critica “Talenti vesuviani” “Alba”, 2010. Terzo premio assoluto inediti premio Iride Cava de Tirreni; Primo premio concorso “Il sabato sera” di Taranto; Primo premio Centanini città di Stanghella.

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24 Commenti

  1. Un libro ricco di colpi di scena ,che tengono il lettore avvinghiato all lettura,davvero intrigante e appassionante !!!

  2. Mi è arrivato il libro un paio di mesetti fa, ma solo da poco ho avuto la possibilità di leggerlo… Storia ben scritta, ricca di colpi di scena e di suspense… Mi è piaciuto molto! Grazie!

  3. Incipit convincente e ricco di suspance. Adoro i gialli, e adoro questa sorta di stream of consciousness in cui leggiamo i pensieri del protagonista, siamo all’interno della sua mente. Non vedo l’ora di leggere il seguito!

  4. suspense, mistero ed un cadavere, i punti fondamentali di quello che dalla trama sembra un giallo capace di tenerti incollato alle sue pagine sino all’ultima riga, sino a dipanare la matassa di eventi precedenti al prologo immedesimandoti nel protagonista ; spero di avere il piacere di leggere questo libro grazie a voi

  5. Adoro i gialli e dopo aver letto i commenti degli altri lettori sono davvero incuriosita. Spero di poterlo leggere anch’io

  6. E adesso?!!! Vorrei proprio sapere che succede! Adoro tutti i libri ma in particolare i romanzi gialli quindi mi piacerebbe veramente poter completare la lettura anche di questo che sin dalle prime battute si preannuncia intrigante.

  7. Finito stanotte di leggere il libro. L’ho letto tutto d’un fiato sia perché circa 150 pagine sono facili da buttare giù, sia perché ogni pagina tirava l’altra lasciandomi ogni volta quella curiosità di scoprire e di andare avanti nella lettura.
    Mi è piaciuta molto la storia e come dettagliatamente fossero descritti i protagonisti, non tanto dal punto di vista estetico, ma per come fosse ben sottolineato il loro carattere e la loro personalità.
    Pazzesca la prima metà del libro, quando ancora tutto è in alto mare con tanti interrogativi che inducono il lettore a porsi parecchie domande; ho apprezzato leggermente meno i capitoli conclusivi, forse perché mi aspettavo un’ennesimo colpo di scena in grado di rimettere tutto in gioco.
    Devo dire però, che tutto sommato, l’ho trovata una piacevole lettura e ringrazio l’autore per avermi dato questa possibilità.

    • Benissimo Antonietta, grazie molte per il commento recensione. Ci aiuterai così a scegliere i Libri dell’Anno.
      La Redazione.

  8. Solo leggendo l’anteprima ho capito che è uno di quei libri che divorerei facilmente. Adoro le storie ricche di suspance e sono rimasta molto colpita dalla descrizione dell’ambientazione…chiudendo gli occhi, mi è stato facilissimo immaginare la scena!

  9. La suspense è l’elemento caratterizzante il libro. È il filo conduttore. Mi piacerebbe molto leggere il libro.

  10. Abitando nella stessa città mi appassiona molto visto che conosco bene il luogo e me lo immagino realmente. Poliziesco scorrevole che vorrei capire come finisce

    • Ho ricevuto il libro con molto piacere.
      L’ho letto con ancora più piacere, in quanto l’ho trovato molto coinvolgente e ricco di colpi di scena!
      Complimenti!
      Grazie per avermi dato la possibilità di scoprire questo appassionante giallo!
      Maria Grazia

  11. Sono rimasta molto incuriosita dalla presentazione di Nicla Morletti e dall’incipit di questo giallo.
    Spero di avere l’occasione di leggerlo interamente!
    Cordiali saluti,
    Barbara

  12. Un bel giallo, questo di Giuseppe Bertolini, che si preannuncia con tutte le carte in regola.
    Passione, suspence, introspezione psicologica, realismo e pathos…
    Spero di avere l’onore di leggerlo e poi di poterne parlare e commentare sul web.
    Grazie.
    Stefania C.

  13. La bellezza del libro è che, dopo poche righe, il desiderio di continuare a leggere e di conoscere altri particolari e sfacettature è molto… sono anch’io al cancello… vedo anch’io la neve ammucchiata… sono anche io lì…

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