Il commento di Nicla Morletti

Un cappello pieno di ciliege di Oriana Fallaci
“Un cappello pieno di ciliege” è il capolavoro postumo della scrittrice Oriana Fallaci. Un romanzo di 859 pagine. Più di vent’anni per scriverlo. La scrittrice più amata e dibattuta, incominciò la prima stesura di questo romanzo di vita intorno agli anni novanta. Si chiuse nella casa di New York a riflettere e a raccogliere il materiale, uscendo improvvisamente di scena. Anche la sua casa di Greve in
Chianti, in provincia di Firenze, rimase silenziosa con i suoi bauli di segreti. Ma comunque di lei si parlava e si è parlato sempre. L’11 settembre interruppe il lavoro. La sua rabbia e il suo orgoglio la riportano tra le polemiche. Il nipote svela: “Mia zia è sempre stata affascinata dai ricordi della famiglia. Nella casa del Chianti aveva il quaderno degli appunti sempre pronto”. E adesso che lei non c’è più, ecco il suo “cappello pieno di ciliege”, un libro in cui le vicende di famiglia si intrecciano con la grande storia e l’avventurosa vita dell’autrice.


UN CAPPELLO PIENO DI CILIEGE

di Oriana Fallaci
Rizzoli – Collana Fallaci International
2008, 859 p.
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Ora che il futuro s’era
fatto corto e mi sfuggiva di
mano con l’inesorabilità
della sabbia che cola
dentro una clessidra, mi
capitava spesso di pensare
al passato della mia
esistenza: cercare lì
le risposte con le quali
sarebbe giusto morire.
Oriana Fallaci

Così comincia questa straordinaria epopea della famiglia di Oriana Fallaci, una saga che copre gli anni dal 1773 al 1889, con
incursioni nel passato e in un futuro che precipita verso il bombardamento di Firenze del 1944. È una storia dell’Italia rivoluzionaria di Napoleone, Mazzini, Garibaldi, attraverso le avventure di uomini come Carlo che voleva piantare viti e olivi nella Virginia di Thomas Jefferson, Francesco marinaio, negriero e padre disperato, e donne indomite come la Caterina che alla fiera di Rosìa indossa un cappello pieno di ciliege per farsi riconoscere dal futuro sposo Carlo Fallaci, o come una bisnonna paterna, Anastasìa, figlia illegittima, ragazza madre, pioniera nel Far West. Dopo anni di ricerche, l’autrice ha visto la cronaca familiare trasformarsi in “una fiaba da ricostruire con la fantasia”: “la realtà prese a scivolare nell’immaginazione e il vero si unì all’inventabile poi all’inventato… E tutti quei nonni, nonne, bisnonni, bisnonne, trisnonni, trisnonne, arcavoli e arcavole, insomma tutti quei miei
genitori, diventarono miei figli”.

Oriana Fallaci
nasce a Firenze il 26 giugno 1929. All’età di soli dieci anni il padre
la coinvolge nella Resistenza, un’esperienza che le vale la medaglia d’onore dell’Esercito Italiano e che plasma il suo carattere di donna forte e combattiva.
Dopo la guerra, all’età di diciassette anni, ha inizio la sua attività di scrittrice con reportages per testate prestigiose come l'”Europeo”. In questo periodo escono anche i suoi primi libri: “I sette peccati di Hollywood” (1957), “Il sesso inutile, viaggio intorno alla donna (1961),”Penelope alla guerra” (1962) e “Gli antipatici” (1963).
Memorabili sono le interviste di Oriana Fallaci ai grandi potenti – Henry Kissinger, Nguyen Van Giap, Golda Meir, Gheddafi, Deng Xiao Ping e Khomeini- raccolte nel volume “Intervista con la Storia” (1974): un esempio di grande giornalismo e di straordinaria capacità di tenere testa ai propri interlocutori. Tra tutte, l’intervista all’Ayatollah Khomeini si ricorda per il coraggio della donna che osò togliersi il chador davanti al leader iraniano apostrofandolo come “tiranno”.
La sua consacrazione a scrittrice di fama mondiale risale al 1975 con il romanzo “Lettera ad un bambino mai nato” scritto in seguito alla propria esperienza di perdita che desta grande scalpore ed è subito best seller. Nel 1979 la morte del compagno Alekos Panagulis ispira “Un uomo”, altro romanzo che vende milioni di copie e viene tradotto in trenta paesi. Grande successo di pubblico riscuote anche “Insciallah” (1990) che narra la storia delle truppe
italiane schierate in Libano nel 1983.
Dopo undici anni di silenzio, la scrittrice torna a scrivere per la sua più grande battaglia: quella contro l’Islam radicale, seguita ai tragici attentati dell’11 settembre, che ha inizio con un intervento pubblicato sul Corriere della Sera poi rielaborato nel volume “La rabbia e l’orgoglio”, un pamphlet contro le dittature, il fanatismo religioso, la debolezza dei
governi che spacca l’opinione pubblica. L’invettiva continua in “La forza della ragione” (2004) e viene ribadita in un articolo apparso sul “New Yorker” nel maggio 2006 intitolato “The Agitator”. Affetta da un male incurabile, che definiva l'”Alieno” ed attribuiva alle esalazioni dei pozzi fatti esplodere da Saddam Hussein che aveva respirato in Kuwait, Oriana Fallaci muore il 15 settembre 2006 a Firenze nella casa di cura “Santa Chiara” all’età di settantasette anni.
(Fonte: Rai International)

1 commento

  1. Mi piacerebbe molto poter leggere questo libro che presenta la storia dal punto di vista della Fallaci perché sono sicura che è una narrazione accorta e molto precisa.

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