giovedì, 23 Settembre 2021
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Un fiore dalla bocca del diavolo di Martina Bascetta

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Un fiore dalla bocca del diavolo di Martina Bascetta

Un fiore dalla bocca del diavolo di Martina Bascetta è il primo romanzo della scrittrice siciliana

Un fiore dalla bocca del diavolo di Martina Bascetta, una donna alla ricerca delle proprie radici

Le radici affondano nel terreno e tengono in vita un albero. L’uomo, come un grande albero, affonda le sue radici nel terreno della memoria. Le radici di Malù affondano in un terreno sconosciuto. La sua adozione in tenera età ne ha compromesso profondamente i ricordi e reso ardente il suo desiderio di conoscenza. Malù, taciturna e silenziosa, vive circondata dall’amore di Rosanna e Piero nella quiete bucolica della campagna che circonda la sua casa. Si trova spesso, però, a subire l’ostilità e la discriminazione di chi la vede e addita come diversa. L’incedere inesorabile del tempo non fa che acuire il numero delle domande a cui Malù non trova risposta. Chi è, da dove viene e come è giunta lì sono solo la punta dell’iceberg. Spera che la notte le indichi la via da seguire, ma è solo foriera di incubi ricorrenti. Gli anni passano, Malù si affaccia all’amicizia, all’amore e a tanti altri aspetti della sua vita presente, sebbene le domande sul suo passato non l’abbandonino mai. Il ritrovamento di alcune lettere le rivelerà degli importanti dettagli su di sé, che la indurranno a prendere una coraggiosa decisione.

Leggi anteprima

Estratto proposto dall’autrice di Un fiore dalla bocca del diavolo

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Malù sedeva sempre sul prato antistante casa, prima di rientrare da scuola. Le piaceva infrangere i pensieri contro il rumore del vento. Si perdeva in quella quiete bucolica mentre un insieme disordinato ed incalzante di domande si addensavano nella sua mente. Almeno fino a quando il tutto non veniva interrotto dalle grida di Rosanna che la esortavano a fare rientro. In casa, spesso si chiudeva in bagno ed indugiava a lungo sulla sua immagine riflessa allo specchio. A tavola, non parlava molto e quando veniva interpellata su qualcosa, si limitava a rispondere e, poi, più niente. Malù era un libro chiuso per Rosanna e Piero. Tuttavia, i due non ne avevano neppure mai parlato di quel suo essere sempre silente ed assorta. Entrambi avevano fatto del loro meglio per tirarla su nella loro casa di campagna. Lui, un gran lavoratore. In paese, tutti lo rispettavano e il suo grano era il più richiesto, perché ritenuto il più onesto per peso e prezzo. Rosanna, dal canto suo, si occupava delle faccende di casa e aiutava anche nella produzione di latte e formaggio. Si erano sposati in età avanzata, per il canone delle famiglie rurali e non riuscirono a concepire figli propri; così arrivò Malù. La prima e la più ovvia osservazione, nonché motivo di chiacchiericcio, dei curiosi compaesani riguardò il colore della sua pelle. Inoltre, Malù aveva già sei anni al momento dell’adozione. Ma Rosanna e Piero non vi avevano mai badato più di tanto e decisero di non celarle mai la verità circa la sua adozione. Del resto, c’era ben poco da mentire; quando Malù arrivò, aveva già dei ricordi più o meno nitidi, per cui i genitori adottivi si limitarono a non fare più riferimento alla sua vita precedente seguendo ciò che gli era stato consigliato; così facendo, la bambina avrebbe dimenticato.
La stanza di Malù si trovava sopra ad un capannone, tra quelli di proprietà della famiglia Valente da generazioni. La sua giornata iniziava all’alba scandita, come di consueto, dal canto del gallo, Pierrot. Era il preferito di Malù ed era stata proprio lei ad attribuirle quel nome, per quella strana macchiolina che portava sotto l’occhio e che assomigliava ad una lacrima. Una volta alzatasi, Malù iniziava a dare da mangiare alle galline e ne collezionava le uova. Poi, si preparava per scuola. La domenica rimaneva senz’altro il suo giorno preferito, perché poteva trascorrere più tempo con i suoi adorati animali e il tempo sembrava trascorrere in fretta e piacevolmente.
Spesso nel pomeriggio zia Iolanda veniva a far visita e si intratteneva per qualche ora con l’adorata nipote. Rosanna allora preparava il tè con degli ottimi biscotti fatti in casa che serviva alla sorella sul patio durante le belle giornate. A Malù piaceva ascoltare quelle sue storie strampalate, un misto di avventure di campagna a volte bizzarre a volte tragicomiche, come quella di nonna Clarice che, richiesta da un vicino di torcere il collo ad una gallinella, lo strappò via con i denti. La parte più divertente stava nell’epilogo che vedeva la testa mozza della gallinella rimanerle tra i denti mentre il corpo ancora scorrazzava in giro e il proprietario a rincorrerlo.
Zia Iolanda abitava in un paese vicino, a circa trenta minuti di distanza e lì viveva nella sua casetta, ormai da sola. Aveva badato a lungo con la madre e non si era mai sposata, benché molti uomini le avessero manifestato il loro interesse. Malù aveva trovato una sua foto di gioventù nell’album di ricordi di Rosanna e lì si era subito resa conto della sua bellezza: lunghi capelli biondi le incorniciavano il viso ed una figura alta e snella la rendevano molto attraente.
All’ora del tramonto la campagna sembrava rasserenarsi; tutto il sacrificio del giorno lasciava spazio alla quiete della sera e la fresca aria primaverile sembrava render tutto più lieve e soave. Dall’alto del capannone Malù rimaneva sveglia fino a che il buio del cielo non si tinteggiava di luce e, distesa sul suo letto, pensava a quella vita agreste, così dura e così facile insieme.

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Malù aveva quattordici anni e frequentava la scuola media di Badiera a circa venti minuti dalla sua abitazione.
Piero le aveva messo a posto una vecchia bicicletta, da lui usata durante l’adolescenza ed ancora funzionante, eppure Malù ne faceva uso di rado e, per lo più, continuava a recarsi a scuola a piedi. In classe erano circa una dozzina e pressoché nessuno le rivolgeva la parola, se non per indirizzarle qualche invettiva. Come quando sul finire dell’anno scolastico, allorché il sole era già più forte, Carlo, uno dei compagni, invitava entusiasta tutti a recarsi al lago per prendere un po’ di sole e aggiungeva: <tranne tu, Malù; non puoi certo abbronzarti più di così!>. Tutti la deridevano. Carolina, la sua compagna di banco, era l’unica a parlarle e qualche volta Malù la sentiva molto vicina. La invitò varie volte a trascorrere del tempo insieme, ma Carolina rifiutava sempre e, piuttosto, si intratteneva spesso con le altre compagne, senza includerla mai.
Un giorno, dopo l’ora di ginnastica, Malù stava per fare rientro in classe e per un attimo indugiò sull’uscio della porta d’ingresso assistendo ad una scena che la ferì profondamente <Ragazze, dato che Lorenza si è ritirata, magari potremmo includere Malù nel gruppo> propose Carolina alla altre compagne impegnate nell’organizzare il tifo per la squadra di pallavolo della scuola; Rosa, punta di diamante della gruppo, le rispose senza mezzi termini <Spero che tu stia scherzando! Non vorrai che io condivida il mio tempo e talento con una nera!>. Carolina non dissentì e tacque. Ecco chi era per tutti Malù: la “Nera”. Non importava a nessuno chi lei fosse davvero, cosa avesse da dire, da raccontare, da condividere. Malù era solo quello che gli occhi altrui percepivano, una ragazzina fuori posto e che mai avrebbe fatto parte veramente della loro comunità. Quel gretto comportamento dei compagni di classe, quel suo sentirsi discriminata e avvilita da quell’immotivato disprezzo acuirono il muro che si faceva sempre più ripido intorno al suo cuore.
Un giorno Malù passeggiava per i campi in direzione della casa di zia Iolanda. Si trovò allora a passare dal lago e vide non lontano alcuni compagni di scuola fare il bagno e giocare sulla riva. Se ne stette, come sempre in disparte, fermandosi giusto qualche minuto. Ad un tratto, scorse un ragazzino in difficoltà; stava per annegare. Malù cominciò a correre e si mise ad urlare a squarciagola <Annega! Annega!>. Due o tre degli altri cominciarono a nuotare e lo recuperarono, ma una volta a riva il ragazzino quasi non respirava. Malù in fretta e furia cominciò a praticare un massaggio cardiaco, di cui aveva solo letto in una rivista e inconsapevole di saperlo operare. Dopo due tentativi, Carlo si risvegliò. Tutti i presenti rimasero attoniti a guardarla. Carlo, una volta ripresa conoscenza, scoppiò in lacrime e la ringraziò. Dopo quell’inteso momento, Malù si sentiva molto confusa. Da una parte, in piena adrenalina per quanto successo, dall’altro confusa su come fosse potuto accadere. Quella prontezza nell’agire l’aveva davvero sconvolta.
Mentre cercava di capacitarsi dell’accaduto, si ritrovò di fronte alla casa di zia Iolanda. Cercò di mettere da parte quella strana sensazione e fece per entrare. Non appena la vide, zia Iolanda le rivolse un immenso sorriso e si avvicinò per abbracciarla <Ho preparato i tuoi biscotti preferiti!> le sussurrò all’orecchio, nonostante non ci fosse nessun altro in casa e come se stesse facendo qualcosa di illecito. Malù sorrise e si mise a sedere. Mentre prendevano il tè, Malù notò una foto dentro alla vetrinetta in cui zia Iolanda riponeva i servizi da tè più preziosi. Ritraeva zia Iolanda e un uomo che portava una giacca rosso-arancio.
<Zia, chi è quell’uomo?> zia Iolanda, la guardò come sorpresa;
<Era una persona molto importante per me> Malù capì che non era un argomento di cui volesse parlare perciò non chiese altro.
Tornando a casa verso sera, mille e più pensieri le affollarono la mente. Chissà chi era quell’uomo e cosa ci fosse stato tra loro. Era solo un amico o qualcosa di più? Ma soprattutto, perché le pareva un viso conosciuto?
Malù restò pensosa tutta la sera. Non proferì parola durante la cena. Rosanna aveva cucinato tutto i suoi piatti preferiti, ma Malù, distratta com’era, neppure lo notò; mangiò poco ed in fretta e poi si ritirò nel capanno.
(Estratto da Un fiore dalla bocca del diavolo di Martina Bascetta)

Un fiore dalla bocca del diavolo
di
Martina Bascetta
Editore: Gruppo Albatros Il Filo (24 novembre 2020)
Copertina flessibile: 106 pagine

Martina Bascetta

Martina Bascetta (17 Febbraio 1992) nasce a Piazza Armerina (EN), città in cui frequenta e consegue la maturità classica. Si laurea in Giurisprudenza nel 2016 presso la LUISS Guido Carli. Attualmente collabora anche con una testata giornalistica locale. Al di là del percorso lavorativo scelto, la scrittura creativa, specialmente in forma poetica, è sempre stata la sua più grande passione. “Un fiore dalla Bocca del Diavolo” (2020) è il suo primo romanzo, pubblicato da Albatros-Il Filo per la sezione dedicata agli scrittori emergenti.

14 Commenti

  1. Un libro che mi ha molto coinvolta fin da subito, i colori della bella copertina hanno acceso in me un gran desiderio di saperne di più. Mi piacerebbe molto ricevere questo libro e vedere come va a finire questa storia coinvolgente.
    Un romanzo che suscita molto interesse.

  2. Consiglio sicuramente la lettura di questo libro, riesce davvero a catturare l’attenzione del lettore in ogni momento. Ho trovato lo stile essenziale e scorrevole, mi è piaciuto molto il tipo di scrittura e la “penna gentile” con cui l’autrice affronta un argomento sicuramente non semplice. È una buona storia, d’impatto emotivo, che sorprende; è un racconto maturo e articolato, con una attenta rifinitura nei particolari.

  3. Ho letto il libro sotto l’ombrellone mentre l’autrice mi guardava in cagnesco perché da troppo tempo sopra il comodino della camera da letto. Mi sono completamente immerso nel racconto, riuscivo a visualizzare le scene come se stessi guardando un film e, detto da uno che legge solo libri storico-politici, è tanta roba. Si legge tutto d’un fiato e alla fine mi è anche scesa una lacrimuccia. Consigliato A+++

  4. Libro avvincente che tocca tematiche attuali. Personalmente, ho letto il libro tutto in un fiato…ero in trepidante attesa. Il libro è scorrevole alla lettura. Consiglio vivamente a tutti coloro che vogliono immergersi in realtà contemporaneamente. Storia da pelle d’oca, finale inaspettato.

  5. Quanti di noi si sono sentiti fuori posto, all’età di Malù. Quell’età in cui la cattiveria degli adolescenti tocca forse il suo picco più alto. E quale sarebbe la “colpa” di chi si sente costa temente fuori posto? Essere “diverso”. Già, perché qualsiasi cosa sembri fuori dal minimo schema ti etichetta e ti marchia quasi a fuoco. Malù lo sa, perché la sua pelle glielo ricorda costantemente ed i suoi compagni non ne fanno mistero. Ma già dall’incipit è evidente che riuscirà a farsi rispettare, e a quel punto insegnerà agli altri che non è il colore della pelle il vero problema, ma l’ignoranza ed i pregiudizi di cui siamo circondati.

  6. L’ho letto qualche mese fa e mese e mi ha lasciato un bellissimo ricordo. Testo scorrevole e storia coinvolgente. Ti immedesimi facilmente nel personaggio di Malù, credo che lo rileggerò

    • Un libro travolgente su argomenti di grande attualità come quelli dell’inclusione e del razzismo.
      La scrittura è fluida e tiene sempre vivo l’interesse per il racconto.

  7. Ho letto l’anteprima e mi sono subito affezionata a Malù, prima bambina silenziosa e sensibile, poi ragazzina discriminata per il colore della sua pelle. Fortunatamente, è circondata dall’affetto della famiglia adottiva e dalla campagna iun ui vive. Non ho idea di come possa concludersi la sua storia, perchè ho la sensazione che l’affetto della famiglia adottiva non riesca a colmare la vita di Malù e il suo desiderio di conoscere le sue origini. Molto bella la copertina, un fiore giallo che sbiccia nel cemento grigio tutto intorno. Forse rappresenta Malù e la sua forza?

  8. solo l’anteprima mi ha fatto battere il cuore.
    meravigliosa Malu’, bimba della pelle scura.quanto stai soffrendo. i compagni, il paese ,ti rendono la vita difficile , sei una bimba adottata, e non tutti capiscono quale dono possa essere.anzi, ti emarginano, e ti fan notare la differenza tra loro e te.
    e crescendo, tutto resta come prima, anzi,peggiora.
    non conosci le tue radici, non sai nulla di te.
    ma, sfogliando le pagine di questa bellissima storia, scoprirai tutto,ne son certa.e la vita comincera’ ad essere bellissima, te lo auguro di cuore.
    complimenti all’autrice, ha saputo trattare un argomento delicato,con parole e pensieri bellissimi…

  9. “Tutte le creature sono uguali “ce lo insegnavano a scuola ma oggi purtroppo non è più così.La società non è cambiata affatto qualcosa si muove ,alle ultime olimpiadi la nostra Patria è stata una delle nazioni più inclusive.Questo libro affronta una tematica molto complicata e importante ‘ la famiglia d’origine” che come pianta affonda le radici in ogni persona .Molto bello spero abbia successo specialmente fra i giovani e li aiuti a non discriminare e a comprendere che quasiasi tipo di colore della pelle il cuore batte in ognuno di noi e la bellezza risiede nell’amore .Augurissimi Mariliana

  10. Ancora oggi il tema della discriminazione razziale è molto forte e l’avvento dei social usati male non ha di certo aiutato. Ogni giorno si leggono notizie in merito e rimango sempre basita da quanta crudeltà ci sia al mondo.
    Scrivere di questi temi non è semplice perché il cadere nel banale e nelle frasi fatte è un attimo, dall’anteprima che ho letto però non è il caso di questo libro che facendo riflettere il lettore lo invoglia anche a rendersi conto di come ci si deve comportare nella vita di tutti i giorni.
    Bella la scelta dell’immagine di copertina, un fiore che spunta dal cemento quella cattiveria umana che tutto vuole opprimere.
    Un libro sicuramente da leggere e far leggere anche ai ragazzi.

  11. Sono stata colpita dalla copertina di questo romanzo, mi affascina un fiore che con spontaneità cresce fra le fessure del cemento è il fiore più bello di tutti, come penso sia bella l’anima della protagonista, Malù…che sicuramente fra una pagina e l altra ci emozionerà con colpi di scena, da leggere sicuramente tutta di un fiato.

  12. È sempre molto bello ed interessante poter conoscere le proprie radici,risalire alla storia della propria famiglia, scoprirne il passato..in questo libro per Malu’ sarà altrettanto interessante, anche se le difficoltà nel trovarle, ed il percorso di ricerca sarà più complicato e lungo..scopriremo insieme a lei cosa nasconde il suo passato, le radici della sua famiglia.

  13. Una bellissima anteprima che mette subito in risalto un argomento attuale e di profonda importanza: la discriminazione razziale. È impressionante come “il diverso” continui ad essere considerato il nemico e come questa mentalità gretta ed ottusa si tramandi con tanta naturalezza da padre in figlio.
    Il momento descritto in anteprima, delle ragazze che decidono se includere o meno nella loro cerchia una ragazza di 14 anni, il cui unico crimine è quello di avere la pelle nera, è un fatto quotidiano purtroppo e purtroppo devo dire che accade anche molto peggio nella realtà.
    Ottima l’idea di incuriosire il lettore con il mistero dell’uomo sconosciuto.
    Questo è un libro che mi farebbe assolutamente piacere leggere perchè intravedo gli ingredienti giusti dei libri che piacciono a me: fascino e attualità.

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