La recensione di Nicla Morletti

Un uomo diverso di Piera Rossi Celant
Piera Rossi Celant, scrittrice di talento, nelle pagine di questo libro dal titolo: “Un uomo diverso”, dimostra tutta la sua capacità narrativa e di essere attenta, appassionata e sensibilissima osservatrice delle cose che la circondano.
Una scrittura limpida, pulita, dove l’occhio dell’autrice coglie l’aspetto più vero, più spontaneo, più bello della vita e dell’amore.
Scene che andranno ad arricchire il piccolo angolo dei ricordi. Idee e pensieri, messaggi speciali per l’evoluzione della nostra storia.

UN UOMO DIVERSO
di Piera Rossi Celant

GABRIELI
2008, p. 94
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Nei confini definiti, chiari, di una creatività letteraria, ove si contraddistinguono caratteri di purezza e di antiche passioni del nostro spirito, ci imbattiamo, nelle squisite pagine di questo libro, con una narrativa nuova, che con forza vuole rimuovere le finitudini emotive del lettore e sublimarlo alla ricerca del “Vero”, della “bellezza” e dell’ “amore”. Diventa, così, esso, un contributo efficace alla spinta che ognuno di noi si accinge a dare al raggiungimento dello stesso proposito. Opera, infatti, non comune quella di mettere a disposizione del patrimonio spirituale della società, idee e pensieri, con i quali si vuole lanciare un “messaggio” all’evoluzione della nostra storia.

Capitolo I

La dottoressa Veda Noris, uscì dall’ospedale con passo veloce. Appena fuori, fu colpita da una folata di vento caldo. Tolse la giacca e si diresse verso la macchina.
Era mezzogiorno, e il piazzale era colmo di macchine. Veda sollevò lo sguardo verso il cielo, con la speranza che le nubi oscure e minacciose mandassero un po’ di pioggia, per rinfrescare l’aria afosa. Salì sulla decappottabile, girò la chiavetta, ma l’auto sembrava bloccata. Doveva recarsi ad un congresso importante, e quell’inconveniente la rendeva nervosa. Scese di nuovo per controllare il motore.
Cominciò a scrosciare una pioggia violenta che le scatenò un po’ di malumore.
Si infilò il cappuccio e iniziò a controllare le varie parti del motore. Stava per perdere la speranza di tornare a casa, quando sentì una voce alle spalle.
– Ha bisogno di aiuto?- chiese lo sconosciuto.
Veda, si girò a guardarlo sorpresa. Aveva un’aria molto elegante; calzoni bianchi di lino, camicia sportiva molto raffinata, mocassini intonati al colore degli abiti.
– No grazie, posso cavarmela da sola, rispose con una punta di orgoglio femminile.
– Non mi sembra. Perché non va a ripararsi e lascia fare a me ?- insistette.
Veda cercò di avere un’aria decisa.
– E tutto sotto controllo, rispose seccata.-
Non ne sono convinto, visto che il motore è una materia per uomini,- continuò lo sconosciuto con un sorriso. – Si faccia da parte, – lui disse gentilmente. Frugò nel motore e trovò un filo staccato. – Ecco adesso può andare.-
Detto, questo, si diresse verso la propria auto lasciandola allibita.
Mentre tornava a casa, Veda cercò di dimenticare quell’episodio. Cercò di far sbollire la rabbia che sentiva per il ritardo.
Era importante conoscere il giovane medico che con una sua relazione dimostrava e rivoluzionava lo studio sull’uomo.
Era bagnata fradicia. Arrivata a casa, corse a farsi una doccia per rimettersi dalla tensione. La madre, si preoccupò.
-Veda, cosa ti è accaduto?-
Veda in grande fretta, le spiegò ciò che le era accaduto, e con aria arrabbiata brontolando disse: – Un signore mi ha avviato il motore.- La madre rise divertita, conoscendo bene l’orgoglio della figlia.
Le rispose sorridendo: – Ora riesci a capire che abbiamo bisogno di tutti! – Veda sbuffò, continuando ad asciugarsi i capelli, poi di fretta si vestì.

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