Un volo tra le nuvole di Adalgisa Licastro

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Un volo tra le nuvole di Adalgisa Licastro

Un volto tra le nuvole di Adalgisa Licastro, il nuovo emozionante romanzo della prolifica scrittrice messinese

La terra è la realtà dell’uomo; il cielo il suo sogno di libertà…

Baldo è un acrobata proprietario del circo Manara che porta in lungo e in largo i suoi fantasmagorici spettacoli, fino a quando il terribile terremoto dell’Irpinia non distrugge la sua attività. Ma, più che la perdita del tanto amato circo, a prostrarlo sono la morte della moglie Guendalina e della figlia Luana. Baldo si lascerebbe andare se non dovesse prendersi cura della nipotina Giada, privata di entrambi i genitori. Dare un senso alla propria vita diventerà il motto del coraggioso circense, che decide di impegnarsi per la ricostruzione della sua cittadina semidistrutta a causa dello straripamento della Dora Baltea. Sullo sfondo di una natura ormai ricomposta nella bellezza delle sue valli ombrose, delle sue vette aguzze luccicanti nel sole come puri diamanti, più destini si compiono.

Anteprima dell’opera

Capitolo I
Quella sera il vento soffiava forte sulla piccola casa; le vetrate tremavano al suo passaggio, e il gelo si  insinuava  dagli infissi impreparati a tanta furia. Dalla sua cameretta, Giada chiamava: «nonno, nonnino, vieni, ho paura!» «Arrivo subito, piccola» rispondeva Baldo prontamente, ed era già presso il suo letto. Nella casa, dove il camino continuava ad ardere i ciocchi consumati e cinerini, c’era un bel tepore, ma l’imperversare della bufera al di là delle mura, dava i brividi.
«Nonno, ho paura! Che succede?» «Niente di diverso da quello che accade sul finire dell’autunno. Tesoro, stai tranquilla! Ricorda che i temporali violenti passano con la stessa velocità con cui arrivano; meglio una breve tempesta che un susseguirsi di giornate cupe» rispondeva nonno Ubaldo, Baldo per gli amici. Cercava di rasserenare la nipotina anche se in cuor suo sapeva che tra le tante tempeste che avevano flagellato la val di Cogne a sud della Dora Baltea, questa era una delle peggiori.
Aveva preso tra le braccia Giada e, seduto ai margini del letto, le cantava una dolce ninna nanna: “Dormi piccina, bambina mia, / canto per te con nostalgia; / vedo lontano tante fiammelle / saranno lucciole o magnifiche stelle? / Un ragno tesse una grande tela, / dorme la strega gobbuta e nera: / si sveglia la fata dal manto turchino, / con esso avvolge ogni bambino. / Il vento soffia, soffia feroce / «vai presto in gabbia!» lei urla a gran voce. /Tutto si tace e quelle fiammelle sono davvero magnifiche stelle! / Ecco la luna far capolino, / cacciare il buio in un tombino, / illuminare tutta la terra che all’improvviso ritorna bella. / Fugge lontano il temporale che a nessun può far più male!»
«Oh nonnino, la tua canzone è bella, ma il vento non smette di urlare, i lampi illuminano la casa, i tuoni brontolano e la pioggia batte forte contro i vetri» diceva Giada, e non si dava pace.
Anche Baldo cominciava ad avere paura, e quando le luci si erano spente all’improvviso, aveva sentito il pericolo incombere sulla loro piccola casa.
Dalla parete, l’immagine della Madonna in stile bizantino guardava pietosa la bimba e l’anziano stretti l’una all’altro alla fioca luce di una candela. Erano rimasti così per un po’, mentre il vento che urlava la sua rabbia si rabboniva al chiuso, imprimendo solo un lieve dondolio alla lampada pendente dal soffitto. Sul tetto, ombre lievi si muovevano con forme strane. «Giadina mia, non ascoltare il fragore della tempesta, ma tuffati nelle immagini più belle della tua mente. Che ne diresti se ci trovassimo al circo?» diceva Baldo, cercando di rasserenarla. «Si nonno, andiamo» rispondeva la piccola, trattenendo il pianto. «Chiudi gli occhi, ascolta, immagina! I lampi sono i fari che illuminano il circo, le urla del vento il grido dei domatori, il frastuono della bufera il chiassoso clamore degli spettatori» sussurrava Baldo, continuando ad accostare fragori e suoni a immagini racchiuse tra i ricordi. Poi, quando all’improvviso il rovinoso inferno si era placato, lasciando alla pioggia il suo scrosciare, Giada si era addormentata. Baldo l’aveva adagiata sul letto ed era rimasto ad almanaccare ricordi, seduto sulla poltrona ai piedi del lettino.
Non poteva dormire, né aveva il coraggio d’aprire gli scuri per guardare oltre le vetrate. «È venuta giù di brutto! Scoprirò domani le amare sorprese» diceva fra sé. Tirò fuori dall’armadio una coperta, per quella notte sarebbe rimasto accanto a Giada. Il tepore della coltre, il respiro regolare della bimba, la calma che imperava dopo il turbinio del vento attutivano la sua tensione, ma non gli concedevano il sonno.
Immagini note, allontanate nel tempo, gli riportavano alla mente tanti ricordi. Nel muoversi surreale delle ombre prodotte dalla fiamma della candela, intravedeva l’intreccio di corpi in volo e se stesso nell’adrenalinico scatto del lancio. La sua vita tornava nella rappresentazione quasi tangibile del passato. Nella mente, come in un palcoscenico, s’affacciavano le scene del vissuto, nell’alternarsi del moto di un sipario.
Malgrado gli anni non più verdi, Baldo conservava un corpo muscoloso e una mente vivida e pronta. Il dolore che lo aveva colpito non aveva fiaccato il suo spirito, né anemizzato il suo corpo.
Sdraiato sulla poltrona con gli occhi fissi al tetto della stanza, riproduceva le immagini sfocate di un uomo e di una donna che si esibivano su altalene mobili: tornava al circo dove aveva vissuto da protagonista la maggior parte della sua vita.
Il cuore gli batteva così forte da perdere il respiro, le luci, i colori, i battimano dei presenti e persino la loro suspense, gli sembravano autentici.
«Dio, Dio mio!» sospirava dentro di sé «perché non posso più librarmi nell’aria e sentirmi vicino a te, amore mio, nella leggerezza del volo?» È proprio vero: un acrobata resta tale anche quando la vita gli recide le ali!
Chiuso nel sogno di antiche libertà, Baldo ascoltava il fremito della folla, sentiva il calore della vicinanza della sua donna e, come per incanto, lo sgomento per la bufera appena passata si allontanava.
«Baldo, ehi Baldo!» gridava qualcuno al di là del recinto. «Vieni a darci una mano; il fango ci copre le ginocchia e le case dei Salina e dei Pinto sono allagate.» La voce di Leandro, la più forte e la più concitata, si distingueva nell’indistinto vocio di altre non meno allarmate.  Baldo balzò in piedi: che succedeva? I vecchi ricordi sfumavano nel riproporsi di una nuova, triste realtà.

Un volo tra le nuvole
di Adalgisa Licastro
Copertina flessibile: 132 pagine
Editore: Leone (7 dicembre 2017)

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15 Commenti

  1. Dai tratti morbidi e in tratti paetici, mi ha affascinato la cura del lessico e la struttura dei contesti. Si vede già dalle prime righe l’attenzione e la capacità dello scrittore di fare catapultare il lettore nella storia come se vissuta personalmente. Spero di cuore di riceverne una copia.

  2. Questo libro mi ha conquistata già dalle prime righe della trama! Mi piacerebbe molto leggerlo, spero di poter avere questo piacere!

  3. Bellissimo già l’inizio di questo libro… Come l’amore per una nipote può essere più forte delle proprie paure e anche fragilità. Per non dire del passato di quel povero Baldo. Spero tanto di continuare a leggere questo libro! Mi affascina.

  4. io adoro Adalgisa!!!!!! mi piacerebbe poter leggere tutto il libro , continuare a leggere quello che ho inizìato qui leggendo sopra!

    • Grazie, amica mia! Se potessi, vorrei offrirti quel che desideri, ma siete in tanti, come fare?
      Un caro abbraccio. Adalgisa

  5. La forza di continuare a vivere, sempre. E, come spesso accade, la ritroviamo nei ricordi, belli o brutti che siano, ma anche in chi ci sta accanto o, per caso, in un modo o nell’altro entra a far parte della nostra vita. Come si dice, “la speranza è l’ultima a morire”, e in questo racconto ce n’è tanta, lo si percepisce già dalle prime righe.
    Complimenti all’autrice! Sarei felice di leggerlo.

    • Condivido la profondità delle tue riflessioni.
      Accettare la realtà con le sue gioie e con le sue sofferenze, è l’equilibrio necessario per amare la vita.
      Grazie cara Elena!
      Adalgisa

  6. Che dire, tanti ricordi sono affiorati nel leggere il primo capitolo, il rapporto tra la piccola e il suo nonno, ed è proprio così che succede quando si ha paura….
    Un libro pieno di emozioni con molta paura nel rivivere per chi lo ha vissuto questo periodo e tanta curiosità di sapere i punti di visita di ogni persona.

    • Cara Valentina,
      sono convinta che se leggessi il romanzo che ti ha attratto già nella breve lettura, di emozioni ne proveresti tante. Ti ringrazio per avere espresso con grazia, il tuo pensiero.
      Adalgisa

  7. Complimenti all’autrice. Già nel primo capitolo riesce ad ammaliare il lettore. Purtroppo non si può fuggire alla realtà ma è importante anche rimanere legato ai ricordi. Ci aiutano ad andare avanti.Il libro sembra accattivante. Mi piacerebbe leggerlo

    • Cara Roberta,
      ti ringrazio per i graditi complimenti, convinta che leggere solo il primo capitolo sia al quanto riduttivo.
      Leggimi se puoi, ti farò buona compagnia!
      Un affettuoso saluto. Adalgisa

  8. ” Un volo tra le nuvole ” è l’ ultima fatica di Adalgisa. E , come sempre, cattura l’ attenzione e l’ammirazione del lettore.
    Nonno e nipote non solo rappresentano il quadro di una conferma generazionale, ma anche il segno, plastico, che la vita continua, oltre le tragedie.
    Nel racconto c’è, in filigrana, la virtù della speranza, immortale nella misura in cui ci si abbevera alle sue fonti.
    Complimenti, dunque, dottoressa Licastro. E alla prossima, superba, opera.

    Gaetano

    • Gaetano carissimo,
      riconoscerei il tuo commento anche se non fosse preceduto dal tuo nome.
      Le tue riflessioni profonde mostrano un’evidente capacità di penetrare nel cuore delle cose.
      Ti ringrazio per la costante presenza con cui segui il mio lavoro, e ti assicuro che il tuo entusiasmo mi è da sprone e da incoraggiamento.
      Ps: Gaetano caro, voglio dirti che per te e per i miei lettori, sono solo Adalgisa.

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