LA RECENSIONE DI NICLA MORLETTI

Una vita meravigliosa di Vittorio Casali
Un bel libro che sprigiona profumo di cose buone, sentimenti autentici e profondi.
Vittorio Casali, ultimo di otto figli, laureato in Medicina e Chirurgia e Specializzato in Radiologia, dedica questo bellissimo romanzo a "Mamma e papà", costruttori e generosi dispensatori di bontà, amore e saggezza".
L’autore, in queste pagine dense di significati e sentimento, narra la storia della sua famiglia, donandoci tanta pace e serenità.
Ci parla di matrimoni, delle posizioni professionali raggiunte, del cammino dalla fanciullezza alla maturità sotto l’occhio "autorevole e  maternamente assiduo di due genitori esemplari".
Pagine d’amore su cui sono incisi i veri valori della vita.

UNA VITA MERAVIGLIOSA
di Vittorio Casali
Sovera Editore
Collana La fronda peneia
2003, pag. 240
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La mia più grande ammirazione va costantemente a tutte quelle persone che, come i miei genitori, hanno capito il vero significato della vita e danno, in silenzio, il loro aiuto a chi ne ha bisogno.

Prefazione

Questo libro è dedicato a mia madre e a mio padre e a tutti coloro che nella vita hanno dato e danno agli altri più che a se stessi.
A coloro che hanno capito che cosa significa aiutare il prossimo.
A coloro che danno più valore alla persona in quanto persona e non per ciò che possiede.
A chi ha capito i veri valori della vita come il rispetto, la comprensione, l’amicizia, l’amore, l’onestà, la fede, la solidarietà.
A coloro che in silenzio e quasi senza farsene accorgere riescono ad aiutare chi ha bisogno economicamente e moralmente.
A chi ha rinunciato con gioia a tutte le cose futili per vivere quelle più importanti che rendono la persona degna di questo nome.
A chi ha vissuto la propria esistenza per aiutare la famiglia a crescere con serenità, amore, buoni esempi.
A chi ha insegnato ai figli ad apprezzare ideali e valori morali senza dare troppa importanza alle cose materiali.
L’armonia, la tranquillità, un sorriso dolce e rassicurante: è ciò che interessa ai bambini più di tanti regali; questo amore sempre presente è quello che hanno donato, a me ed ai miei fratelli, i nostri genitori. Questa felicità fatta di piccole e grandi cose come il piacere di una semplice visita di un parente, la gioia di un regalo donato con amore, il rispetto di se stessi e degli altri.
Questo ed altro i nostri genitori sono riusciti a trasmetterci, a regalarci, tanto che ormai fanno parte di noi. È come se i loro pensieri ed essi stessi fossero dentro di noi ed insieme continuassimo questo cammino sicuri, con forza, senza paura, con il sorriso e l’amore per gli altri per tutta la vita.

Presentazione di Clelio Darida

Una vita meravigliosa è quella di una sana e numerosa famiglia romana, nella sua ascesa sociale, dispiegatasi in un secolo dalla periferia laziale alla capitale, nel lavoro e nel successo di Augusto, valoroso artigiano sarto cofondatore della prestigiosa Associazione Italiana ed Internazionale, nella vigile, operosa, diligente presenza di una moglie, madre, nonna e bisnonna, la mitica Signora Milena.
L’Autore, uno degli otto figli della coppia, Vittorio, medico, rievoca in queste pagine commosse di partecipazione filiale, la crescita, l’educazione altruistica e cristiana della seconda e terza generazione, i matrimoni, le posizioni professionali conquistate, nel cammino dalla fanciullezza alla maturità, sotto l’occhio paternamente autorevole e maternamente assiduo di due genitori esemplari, meritatamente elevati a simbolo di famiglia italiana come era e come forse è sempre più difficile che sia.
Fulcro, una dimora anch’essa mitica, destinata ad allargarsi quasi elasticamente man mano che i figli crescono, in via Merulana, nel rione Esquilino, già quartiere alto della Roma Imperiale, poi costellato di chiese e torri feudali e ancora dopo di ville cinquecentesche, travolto ahimè dalla necessitata urbanizzazione della nuova capitale unitaria, che nei suoi rettifili ad angolo retto, riproduce l’impianto geometrico torinese, avvolgendo la sempre valida viabilità di Sisto V e divorando via via verde e residenze nobiliari giù per i Monti e il Celio fino alle due grandi Basiliche di Maria e di Giovanni Battista.
Vittorio ama appassionatamente questo luminoso teatro della maturità dei suoi genitori e della sua giovinezza, che descrive a volo d’uccello quasi una guida ideale di ricordi, sempre più tali, guardando con malinconia la odierna routine fracassona, il degrado del Parco Oppio e di Piazza Vittorio Emanuele.
Ma gli anni incalzano, la grande famiglia si dilata e in parte si disloca altrove, ma conserva e ritrova sempre nella vita giornaliera e nelle ricorrenze il calore del primitivo focolare che, quando Augusto muore, la Signora Milena continua a presiedere. Vittorio coglie al San Giovanni professionali successi, viaggia, si diverte, ma il suo punto di gravitazione, come degli altri, è sempre lì, nella quotidianità come nei grandi incontri conviviali.
Ed anche quando la seconda generazione ha i capelli bianchi e arrivano frotte di nipotini, è intorno a quel "motore immobile" che si raduna una vasta famiglia allungata, che ne festeggia il secolo e poi si stringe nell’affetto e nella memoria quando la luce si spegne.
E così "la vita meravigliosa" trova in Lei la più alta significazione.

Nota di P. Angelo Conflitti redentorista della Chiesa di S. Alfonso de Liguori

La lettura di questo libro è consigliabile non soltanto per la ricca miniera di notizie storico-culturali in esso contenute, ma anche come riferimento pedagogico per vivere una vita familiare pienamente serena e cristiana in questo nostro tempo di crisi delle istituzioni e della famiglia che hanno bisogno di modelli ben riusciti per un corretto rapporto tra genitori, figli e società. Grazie Vittorio per questo tuo contributo offertoci per una considerazione e un risveglio della vita umana e cristiana della nostra società.

Dalle prime pagine

È un pomeriggio, alcune mie sorelle ed io ci ritroviamo in salotto con tante vecchie fotografie. Non è una giornata qualsiasi. Da alcuni giorni, infatti, la persona più cara al mondo, insieme a mio padre Augusto, non c’è più fisicamente. Il 4 gennaio di questo anno mamma Milena avrebbe compiuto 102 anni. Questo numero sembra molto grande e lontano nel tempo. Per noi figli non è così. Per la sua lucidità mentale, semplicità, saggezza, per il sorriso rassicurante, mamma è sempre stata la persona a cui rivolgersi, nelle fatiche quotidiane, fino ai suoi ultimi giorni terreni.
Siamo otto figli cresciuti e circondati dall’affetto e dagli sguardi continui dei nostri genitori. Sì, continui perché mio padre, essendo sarto, svolgeva in una parte della nostra casa la sua attività, per cui abbiamo trascorso molte ore della giornata insieme.
Nel marzo del 1932, i miei comprarono il loro primo appartamento in questo bel palazzo di via Merulana. Mamma, invero, avrebbe voluto acquistarne un altro, quello con il balcone più lungo, al secondo piano, dove affacciandosi si ha la sensazione di toccare con mano S. Maria Maggiore. Non fu così, almeno per il momento. Per alcune "decine di lire" mio padre preferì comprarne un altro, ad un prezzo più basso. Questo fu fatto non per mancanza di denaro ma perché, con una cifra inferiore, era riuscito ad acquistare, nello stesso stabile, una casa ugualmente bella e decorosa. Mio padre si definiva ‘l’amministratore" della famiglia ed era contento ogni volta che poteva risparmiare soldi. Nella sua mente c’era il progetto di otto figli, quindi era bene muoversi con oculatezza. Quanto deve essersi dispiaciuta mamma di non avere acquistato quella casa che aveva scelto e desiderato!
Quando i miei genitori sono arrivati nella loro nuova casa, erano nati soltanto i primi tre figli: Giara, Gilberto e Mina.
La vita di papa è stata fatta di tanto lavoro e preghiera. Alle 8 del mattino era già al tavolo da lavoro per disegnare e tagliare le stoffe dei vestiti che erano, quasi sempre, inglesi. Con l’aiuto del Signore ha avuto grande successo diventando uno dei primi sarti di Roma.
Da lui si sono servite personalità della politica, della cultura, dello spettacolo e molti professionisti. Il suo riposo consisteva nel recarsi, intorno alle ore 13.30, nella chiesa di S. Maria Maggiore per una mezz’ora circa e dopo una breve passeggiata tornava a casa per il pranzo. Il pomeriggio era dedicato alle "prove" dei vestiti. Alle ore 18.30 andava alla "funzione" nella chiesa di S. Alfonso de’ Liguori. Tornato a casa riprendeva a lavorare fino alle 10 della sera.
Io sono l’ottavo, il più giovane dei figli. Ricordo la nostra casa sempre piena, oltre che di persone, anche di tanti clienti divenuti, nel tempo, grandi amici di papà.
Quando noi bambini passavamo nel lungo corridoio ci salutavano, infatti, come se fossero persone di famiglia chiedendoci come stavamo, come andavano gli studi, sempre con affettuoso interesse.
Papa era alto un metro e sessantotto, aveva un carattere forte ed incuteva, in un primo momento, una certa soggezione. Era riuscito con la sua volontà e determinazione ad affermarsi sia nel lavoro che nella famiglia.
Era molto buono e ci voleva tanto bene. Qualche sera, d’estate, mi faceva mangiare sul balcone e mi raccontava delle fiabe che ancora ricordo con grande piacere. Anche mamma mi raccontava, prima di addormentarmi, delle bellissime favole come La donna di legno, Le mele d’oro, Alidoro, Cenerentola, Cappuccetto rosso con voce pacata e tranquilla. Non vedevo l’ora di andare a letto per ascoltarla. Alcune volte, sceso dal mio lettino, andavo in quello grande e mi mettevo in mezzo ai miei genitori pieno di felicità.


Il Profilo di Vittorio Casali nella Galleria degli Autori.

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